LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Recidiva — Anno 2026

Pagina 24 di 40

1562 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva

Provvedimenti

Guida senza patente: nessuna clemenza per chi è recidivo
Il conducente è stato condannato per il reato di guida senza patente. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la causa di non punibilità non si applica alla guida senza patente in caso di recidiva nel biennio, poiché la ripetizione del comportamento esclude per legge il requisito della non abitualità della condotta. Il conducente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: le chiavi fuori non salvano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di sostanze stupefacenti (hashish). L'imputato sosteneva che l'appartamento in cui era stata trovata la droga fosse accessibile a terzi, poiché era solito lasciare le chiavi vicino alla porta d'ingresso. Inoltre, contestava l'applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. Riguardo alla recidiva, la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali hanno legittimamente valorizzato la pericolosità sociale del soggetto e il suo curriculum criminale, escludendo qualsiasi automatismo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Lieve entità stupefacenti: no allo sconto se c’è il bilancino
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per detenzione di oltre 260 grammi di cocaina, suddivisa in decine di involucri. La difesa richiedeva il riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità stupefacenti. Tuttavia, i giudici hanno confermato che il quantitativo rilevante della sostanza, la suddivisione in dosi pronte per lo spaccio, il possesso di un bilancino di precisione e di materiale per il confezionamento escludono la minore gravità del fatto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna della ricorrente, condannandola anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Possesso di stupefacenti a fini di spaccio: ko la scusa del lotto
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di possesso di stupefacenti a fini di spaccio. L'imputato sosteneva che la droga fosse destinata all'uso personale, giustificando le spese con una vincita al lotto. I giudici di merito hanno escluso questa tesi, evidenziando la suddivisione in dosi, la presenza di strumenti di confezionamento e un reddito incompatibile con l'acquisto della sostanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna e l'applicazione della recidiva reiterata a causa dei numerosi precedenti specifici dell'uomo. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
Continua »
Affidamento in prova al servizio sociale: stop a pregiudizi passati
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato l'affidamento in prova al servizio sociale e la detenzione domiciliare a un uomo condannato a due anni per omicidio stradale. La decisione si basava su vecchie segnalazioni di polizia non sfociate in condanne, ignorando il risarcimento del danno, l'attività lavorativa stabile da diciotto anni e il volontariato nella Protezione Civile. Inoltre, il Tribunale non ha atteso la relazione dell'U.E.P.E. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, annullando l'ordinanza con rinvio. I giudici di legittimità hanno stabilito che la valutazione sull'affidamento in prova al servizio sociale deve fondarsi sull'effettiva evoluzione della personalità del reo e su una motivazione logica e completa, senza basarsi su pregiudizi o fatti remoti e privi di rilievo penale.
Continua »
Guida senza patente: assoluzione contestata, decide l’Appello
Un automobilista, assolto in primo grado dall'accusa di guida senza patente perché il pagamento tempestivo della precedente sanzione amministrativa escludeva la recidiva nel biennio, viene nuovamente sottoposto a giudizio. Il Procuratore Generale impugna l'assoluzione, ma la Corte d'Appello trasmette gli atti alla Cassazione ritenendo la sentenza non appellabile in quanto predibattimentale. La Suprema Corte corregge l'errore, rilevando che la sentenza è stata emessa in fase dibattimentale ordinaria. Di conseguenza, l'impugnazione va qualificata come appello ordinario. La Cassazione dispone quindi la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello di Trieste per lo svolgimento del processo di secondo grado.
Continua »
Reato di estorsione: riscatto o truffa per la moto rubata?
Due soggetti sono stati condannati per il reato di estorsione per aver preteso cento euro dalla vittima in cambio della restituzione del suo motociclo rubato. Gli imputati chiedevano di riqualificare il fatto come truffa, sostenendo di aver usato solo un raggiro. La Cassazione ha confermato la responsabilità penale per il reato di estorsione, poiché la richiesta di denaro conteneva una minaccia implicita: senza il pagamento, la vittima non avrebbe mai riavuto il mezzo. Tuttavia, la Corte ha annullato la sentenza limitatamente al calcolo della pena, accogliendo il ricorso sul vizio nel bilanciamento delle circostanze attenuanti e aggravanti. La causa torna alla Corte d'appello solo per rideterminare la pena.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche: ricorso inammissibile e multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un imputato contro la sentenza della Corte d'Appello. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e ripetitivi di questioni già ampiamente esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la sentenza impugnata aveva già applicato le circostanze attenuanti generiche in regime di equivalenza con le aggravanti. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Particolare tenuità del fatto: ricorso generico costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello che lo aveva condannato. Il ricorrente contestava la mancata concessione delle attenuanti generiche, la mancata esclusione della recidiva e il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e ripetitivi, in quanto la Corte d'Appello aveva già ampiamente e correttamente motivato la propria decisione. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Pene sostitutive negate a chi ha precedenti per evasione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la sentenza d'appello. L'uomo, accusato di essersi allontanato dal proprio domicilio senza autorizzazione, non ha fornito prove a sua discolpa, pretendendo erroneamente che il giudice le acquisisse d'ufficio. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato il diniego delle pene sostitutive per via dei numerosi precedenti penali del soggetto, tra cui tre condanne per evasione e procedimenti per associazione finalizzata allo spaccio. I giudici hanno chiarito che la storia criminale del condannato consente di formulare una prognosi negativa sulla sua capacità di rispettare le prescrizioni. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a motivi generici
L'Imputato ha proposto ricorso contro la sentenza della Corte di Appello che ne confermava la responsabilità penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati erano del tutto generici e ripetitivi. La difesa si era limitata a riproporre questioni sulla responsabilità, sulla mancata esclusione della recidiva e sulla severità della pena, aspetti già ampiamente e correttamente analizzati dai giudici di secondo grado. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche: il passato cancella lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello. Il ricorrente contestava la sussistenza della recidiva e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che il diniego delle circostanze attenuanti generiche era stato implicitamente e correttamente motivato dai giudici di merito in base al pregresso stile di vita del condannato, ritenuto incompatibile con qualsiasi riduzione di pena. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Pene sostitutive negate: i precedenti penali bloccano i benefici
Il Ricorrente, condannato per resistenza a pubblico ufficiale, ha impugnato la sentenza d'appello chiedendo l'applicazione delle pene sostitutive, in particolare l'affidamento in prova al servizio sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il diniego delle sanzioni sostitutive può legittimamente fondarsi in via esclusiva sui precedenti penali del condannato. Tali precedenti, infatti, giustificano un giudizio prognostico negativo circa il rischio di recidiva e l'efficacia rieducativa della misura alternativa. Di conseguenza, il condannato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Interruzione di pubblico servizio: basta un blocco temporaneo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la condanna per il reato di interruzione di pubblico servizio (art. 340 c.p.). L'imputato contestava la sussistenza del reato e l'applicazione della recidiva. I giudici hanno ribadito che, per la configurabilità del reato, è sufficiente che la condotta causi un'alterazione apprezzabile, anche solo temporanea, del regolare funzionamento dell'ufficio o del servizio pubblico. Poiché i motivi di ricorso sono stati ritenuti generici e ripetitivi, il ricorso è stato rigettato. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Daspo urbano violato: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 9 mesi e 15 giorni di reclusione per un uomo accusato di violenza contro un addetto ai trasporti e di ripetute violazioni del Daspo urbano (il divieto di accesso alle aree della Stazione Centrale di Milano). La difesa sosteneva l'illegittimità del provvedimento del Questore, invocando i limiti fissati dalla Corte Costituzionale. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno ritenuto il divieto pienamente valido. Il soggetto, infatti, presentava numerosi precedenti penali (rapina, furto, spaccio) e condotte moleste concrete, elementi che giustificavano un reale pericolo per la sicurezza pubblica. L'appello è stato quindi rigettato, confermando la colpevolezza dell'imputato.
Continua »
Truffa del dipendente pubblico: la Cassazione nega sconti di pena
Un dipendente pubblico, addetto alla gestione del patrimonio di un'azienda sanitaria locale, è stato condannato per il reato di truffa del dipendente pubblico. L'uomo aveva falsificato ordini di acquisto utilizzando strumenti di contraffazione in suo possesso. Dopo un giudizio di rinvio che ha rideterminato la pena a un anno e sei mesi di reclusione, il condannato ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente lamentava un'errata valutazione del suo ruolo, ritenuto marginale a suo dire, e un errore nel calcolo del danno economico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la gravità della condotta e la centralità del ruolo del dipendente nella frode. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Coltello in tasca: particolare tenuità del fatto e stop recidiva
Il Cittadino è stato condannato dal Tribunale per aver portato fuori casa un coltello richiudibile con lama di dieci centimetri senza giustificato motivo. La difesa ha impugnato la decisione chiedendo l'assoluzione o, in subordine, l'applicazione della particolare tenuità del fatto e l'esclusione della recidiva. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso. I giudici hanno stabilito che il Tribunale ha errato nell'applicare l'aggravante della recidiva, in quanto essa non è applicabile alle contravvenzioni. Inoltre, il giudice di merito aveva omesso di motivare sulla richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame su questi specifici punti.
Continua »
Ricettazione: scooter rubato e fuga, ma la pena va ricalcolata
Un uomo è stato fermato alla guida di un ciclomotore rubato, privo di targa, tentando la fuga. Condannato per il reato di ricettazione, ha fatto ricorso sostenendo si trattasse di incauto acquisto. La Cassazione ha chiarito che il possesso ingiustificato del mezzo, unito alla fuga e all'assenza di targa, dimostra il dolo del reato di ricettazione. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso sul calcolo della pena: la Corte d'appello ha raddoppiato illegalmente la sanzione per la recidiva senza effettuare il necessario giudizio di bilanciamento con l'attenuante della particolare tenuità. La sentenza è stata annullata limitatamente alla pena, con rinvio per un nuovo calcolo.
Continua »
Valutazione delle intercettazioni: tra droga e finti affitti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di hashish. L'imputato contestava la valutazione delle intercettazioni, ritenendole prive di riscontri e offrendo una versione alternativa basata su trattative immobiliari. La Suprema Corte ha confermato la condanna, evidenziando che la prova della colpevolezza non poggiava solo sui dialoghi captati, ma su riscontri oggettivi come il sequestro della droga, i pedinamenti GPS e le foto dei contatti. I giudici hanno inoltre ribadito che il diniego delle attenuanti generiche è legittimo se motivato da elementi decisivi, come i precedenti penali e la commissione del reato durante la detenzione domiciliare. L'imputato perde il ricorso e viene condannato alle spese.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a motivi generici
L'Imputato è stato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità. Ha proposto ricorso lamentando un vizio di motivazione sulla responsabilità e sulla pena, contestando in modo generico la valutazione del giudice di merito. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno chiarito che i motivi di impugnazione devono essere specifici e strettamente correlati alle motivazioni della sentenza impugnata, non potendo limitarsi a critiche astratte. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Continua »