LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Recidiva — Anno 2026

Pagina 15 di 40

1562 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva

Provvedimenti

Detenzione a fini di spaccio: tra uso personale e profitto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per il reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine hanno fermato l'uomo dopo un tentativo di fuga, sequestrando venti dosi di crack, cinque ovuli di cocaina e una modesta somma di denaro. La difesa sosteneva la destinazione a uso personale della droga, evidenziando l'assenza di bilancini o strumenti di confezionamento. I giudici hanno respinto la tesi difensiva per la sproporzione economica tra il valore delle dosi e le entrate mensili dichiarate dal soggetto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la recidiva, il diniego dei benefici di legge e la confisca del denaro.
Continua »
Pene sostitutive e precedenti penali: quando scatta il diniego
Un condannato alla pena di sei mesi di reclusione ha richiesto la conversione della condanna in detenzione domiciliare. I giudici di merito hanno respinto l'istanza a causa dei numerosi precedenti penali dell'uomo e della sua condotta aggressiva verso le forze dell'ordine. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la legittimità del diniego. I magistrati hanno chiarito che i precedenti penali non precludono in automatico le pene sostitutive, ma costituiscono un elemento fondamentale per verificare se il reo rispetterà le prescrizioni imposte. Il giudice può legittimamente negare il beneficio qualora emerga una totale insensibilità alla legge e un concreto pericolo di reiterazione. Il ricorrente deve inoltre pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
Continua »
Giudizio di bilanciamento delle circostanze e recidiva: pena ferma
Un imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. La difesa lamentava l'eccessiva severità della sanzione inflitta dai giudici di merito. In particolare, il ricorrente contestava l'esito del giudizio di bilanciamento delle circostanze, il quale aveva dichiarato le attenuanti generiche equivalenti alla recidiva anziché prevalenti. I giudici di legittimità hanno rilevato che il motivo di impugnazione non affrontava la puntuale motivazione della corte territoriale né i parametri normativi vigenti. La Suprema Corte ha pertanto dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna e imponendo all'imputato il pagamento delle spese di giustizia e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Notifica al difensore di fiducia dopo l’assenza al domicilio
L'imputata, condannata per evasione, ha impugnato la sentenza lamentando l'omesso rinnovo dell'accesso al domicilio eletto prima della notifica degli atti processuali al proprio legale. La difesa ha inoltre contestato l'applicazione della recidiva per un fatto precedentemente archiviato per particolare tenuità. La Corte di Cassazione ha chiarito la validità della notifica al difensore di fiducia quando la persona sia irreperibile all'indirizzo eletto, senza obbligo di ulteriori tentativi. I giudici hanno inoltre rilevato che la precedente non punibilità esclude la recidiva formale, ma l'errore non ha arrecato alcun danno sanzionatorio concreto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso confermando la condanna e le relative spese.
Continua »
Sanzioni sostitutive della pena detentiva: stop a chi sgarra
Un uomo sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno viola le prescrizioni allontanandosi dal proprio comune e frequentando un altro pregiudicato. I giudici di merito lo condannano a cinque mesi e dieci giorni di reclusione, negandogli la sostituzione del carcere con i lavori socialmente utili. L'imputato presenta ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle sanzioni sostitutive della pena detentiva. La Suprema Corte conferma la decisione impugnata e rigetta il ricorso. La violazione pregressa di misure restrittive dimostra l'inaffidabilità del condannato e impedisce una prognosi positiva sul rispetto delle regole future.
Continua »
Furto aggravato: ricorso generico e sanzione confermata
L'Imputato ha presentato ricorso per contestare la condanna per furto aggravato e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. Il ricorrente lamentava anche la presenza di errori nell'indicazione degli articoli di legge e la contestazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha giudicato infondate e generiche le doglianze difensive, rilevando che i giudici di merito hanno motivato adeguatamente ogni aspetto della decisione. Di conseguenza, il Collegio ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'Imputato al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Determinazione della pena: pena valida e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza della Corte di Appello. L'imputato contestava la determinazione della pena e l'applicazione della recidiva. I giudici supremi hanno rilevato che la questione sulla recidiva costituiva un motivo nuovo mai presentato nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la contestazione sull'eccessiva severità della sanzione risultava generica. La Corte territoriale aveva ampiamente e logicamente motivato il calcolo della pena, fissata con un divario minimo rispetto alla soglia minima stabilita dalla legge. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha disposto il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso generico in Cassazione: inammissibilità e sanzione
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un condannato che ha contestato la sentenza della Corte di Appello in merito al calcolo della pena e all'applicazione della recidiva. I Supremi Giudici hanno rilevato la totale mancanza di argomentazioni specifiche da parte della difesa. Il difensore non ha chiarito le presunte mancanze logiche della decisione impugnata, limitandosi a censure astratte. La Suprema Corte ha dunque sanzionato il ricorso generico in Cassazione dichiarandolo inammissibile. Di conseguenza, il ricorrente ha subito la condanna al pagamento di tutte le spese del procedimento e al versamento di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Prescrizione del reato di ricettazione: condanna annullata
I giudici di merito condannavano L'Imputato per un episodio contestato nel 2015. La difesa impugnava la decisione contestando vizi nella notifica degli atti e l'avvenuta estinzione dell'addebito. La Corte di Cassazione, pur ritenendo non manifestamente infondati i motivi di ricorso sui difetti procedurali, accertava il decorso del tempo massimo di legge comprensivo dei periodi di sospensione. I giudici di legittimità dichiaravano quindi la prescrizione del reato di ricettazione, cancellando la sanzione e annullando senza rinvio la precedente condanna.
Continua »
Indebita percezione del reddito di cittadinanza e condanna
Un cittadino ha omesso di dichiarare all'ente previdenziale una condanna definitiva per associazione mafiosa. L'uomo ha ripetuto la dichiarazione infedele in tre diverse occasioni per ottenere il sussidio economico statale. Il richiedente ha incassato illegittimamente oltre ventimila euro senza restituire le somme e senza mostrare pentimento. I giudici di merito hanno inflitto la pena di un anno e quattro mesi di reclusione per il reato contestato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per l'indebita percezione del reddito di cittadinanza e ha dichiarato il ricorso inammissibile.
Continua »
Fuga e resistenza a pubblico ufficiale: l’auto spericolata condanna
Un automobilista ha forzato un posto di blocco della polizia locale fuggendo ad alta velocità per circa due chilometri. Durante la fuga, l'uomo ha compiuto manovre a zig-zag, ha rischiato di investire un pedone sulle strisce pedonali e ha tagliato la strada a vari veicoli, prima di nascondersi dietro un fienile e inveire contro gli agenti. I giudici di merito hanno condannato il conducente a nove mesi di reclusione per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, negando le attenuanti generiche e applicando la recidiva. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione sostenendo che si trattasse di una semplice fuga priva di violenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che guidare in modo gravemente pericoloso per sottrarsi all'arresto integra pienamente il delitto contestato.
Continua »
Minaccia grave e recidiva: stop al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per i reati di minaccia grave e detenzione abusiva di armi. Il ricorrente contestava la ricostruzione probatoria della responsabilità e l'aumento di pena legato alla recidiva qualificata. I giudici supremi hanno ribadito che la valutazione delle prove spetta solo ai giudici di merito e che l'aggravamento sanzionatorio per i precedenti penali era pienamente giustificato. La corte territoriale ha infatti accertato una concreta e perdurante inclinazione al delitto, collegando i vecchi precedenti alla nuova condotta illecita. La pronuncia ribadisce i rigorosi limiti del ricorso in tema di minaccia grave e recidiva, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando l'imputato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
Continua »
Resistenza a pubblico ufficiale: la fuga con speronamento
Un automobilista tenta la fuga dalle forze dell'ordine e sperona l'auto di servizio della pattuglia durante l'inseguimento. I giudici di merito condannano il conducente per il delitto di resistenza a pubblico ufficiale, applicando la recidiva e gli aumenti per la continuazione dei reati. L'imputato presenta ricorso per Cassazione, sostenendo che la fuga non costituisse una violenza diretta contro gli agenti e contestando la gravità della pena. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che speronare una pattuglia integra pienamente la violenza richiesta dalla norma penale e mette a rischio la sicurezza stradale. Il ricorrente perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Bancarotta fraudolenta documentale: stop ai motivi inediti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imprenditore condannato per il reato di bancarotta fraudolenta documentale. La Corte di Appello aveva confermato integralmente la sentenza di condanna emessa in primo grado. L'imputato ha proposto ricorso davanti ai giudici di legittimità contestando l'applicazione della recidiva per violazione di legge e vizio di motivazione. I giudici supremi hanno rilevato che la difesa non aveva sollevato alcuna censura sulla recidiva durante il giudizio di appello. La proposizione di motivi inediti per la prima volta in sede di legittimità rende il ricorso privo dei presupposti di legge. La Suprema Corte ha pertanto confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Rapina aggravata e droghe: la Cassazione nega la lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per rapina aggravata dall'uso di armi, violenza privata e tentato furto. La difesa sosteneva che l'assunzione volontaria di sostanze alcoliche e stupefacenti escludesse la piena consapevolezza delittuosa e invocava l'attenuante della lieve entità. I giudici supremi hanno ribadito che l'alterazione volontaria non elimina l'imputabilità né la volontà di procurarsi un ingiusto profitto, quando l'azione risulti coordinata e finalizzata allo scopo. Inoltre, la serialità dei reati e l'uso di armi impediscono la concessione di sconti di pena per fatto di lieve entità. La Cassazione ha respinto integralmente l'impugnazione difensiva.
Continua »
Furto aggravato e recidiva: pena confermata in Cassazione
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di furto aggravato con applicazione dell'aumento per recidiva. La difesa ha impugnato la decisione in Cassazione contestando la valutazione della pericolosità sociale e l'eccessiva entità della pena inflitta. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Il giudice di merito ha motivato correttamente la recidiva, evidenziando come la nuova condotta rivelasse una spiccata pericolosità sociale alla luce dei precedenti penali. Inoltre, la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del magistrato di merito. Se la sanzione si attesta al di sotto della media edittale, non occorre una motivazione analitica e la Cassazione non può procedere a un nuovo conteggio. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese legali oltre a 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto in abitazione: sola parola della vittima e condanna ferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per il reato di furto in abitazione, respingendo l'impugnazione difensiva. I giudici hanno ribadito che la testimonianza della persona offesa costituita parte civile è sufficiente a fondare la responsabilità penale, purché superi un rigoroso vaglio di attendibilità e credibilità. Inoltre, la Suprema Corte ha convalidato l'applicazione della recidiva, ritenuta espressiva di una pericolosità sociale qualificata dai precedenti penali del colpevole. Infine, i giudici hanno negato l'attenuante del danno di speciale tenuità. Tale beneficio richiede infatti che il pregiudizio economico sia oggettivamente irrisorio, senza che rilevi la facoltà economica della vittima di sopportare la perdita. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: sanzione per motivi copia
La Corte d'appello condanna l'imputato a un anno e otto mesi di reclusione per violazione degli obblighi legati alle misure di prevenzione. L'imputato presenta ricorso contestando l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. Egli sostiene che i giudici di merito abbiano applicato la recidiva automaticamente e senza un'adeguata valutazione della sua pericolosità effettiva. La Suprema Corte dichiara la netta inammissibilità del ricorso per cassazione. Il ricorrente ha riproposto le stesse identiche lamentele già esaminate e respinte in secondo grado, omettendo qualsiasi reale confronto critico con la sentenza d'appello. La Cassazione condanna l'imputato al pagamento delle spese legali e a versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto in abitazione: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di furto in abitazione. Il soggetto aveva impugnato la pronuncia della Corte d'Appello contestando la mancata esclusione della recidiva e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e del danno di speciale tenuità. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'atto di appello originario presentava motivi generici e privi di un'argomentazione logica dettagliata contro la prima decisione. Questa carenza originaria ha reso invalido anche il ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha imposto all'imputato il pagamento delle spese processuali e una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Uso di atto falso: la Cassazione nega la particolare tenuità
L'Imputato è stato condannato per il delitto di uso di atto falso su documenti e autorizzazioni amministrative. Contro la pronuncia di secondo grado, la difesa ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della non punibilità per particolare tenuità del fatto, la contestazione della recidiva e la severità della sanzione inflitta. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. La Corte ha ritenuto le doglianze generiche e meramente ripetitive di argomenti già esaminati. Inoltre, i giudici hanno confermato la pericolosità sociale del reo in considerazione dei suoi precedenti penali, respingendo ogni sconto di pena e condannando il ricorrente al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »