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Recidiva — Anno 2026

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1562 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva

Provvedimenti

Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna confermata
La Suprema Corte ha confermato la condanna a due anni e otto mesi di reclusione inflitta a un imputato per violazione della legge sugli stupefacenti in concorso. La difesa aveva proposto impugnazione lamentando la mancata esclusione della recidiva e contestando l'eccessività della sanzione applicata. I giudici hanno rilevato che la recidiva non era mai stata applicata nei gradi di merito e che l'entità della pena non era stata censurata durante il giudizio di appello. Tale omissione rende la doglianza un motivo nuovo e non proponibile. L'inammissibilità del ricorso per cassazione ha comportato la condanna definitiva dell'imputato, oltre al pagamento delle spese legali del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: accordo valido e ricorso inammissibile
L'Imputato aveva concordato una riduzione di pena davanti alla Corte di Appello, rinunciando formalmente alle doglianze sulla propria colpevolezza e sulla recidiva. Successivamente, l'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione, lamentando l'assenza di motivazione sulla propria responsabilità penale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Chi stipula un concordato in appello rinuncia a contestare il merito dell'accusa e non può proporre ricorso per Cassazione su punti già oggetto di rinuncia o di patto sanzionatorio, salvo il caso eccezionale di una pena illegale. L'Imputato è stato condannato alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Applicazione della recidiva e ricorso: condanna confermata
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per evasione e resistenza a pubblico ufficiale, contestando il calcolo della pena. Il ricorrente lamentava un vizio di motivazione relativo alla decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la difesa non ha contestato le puntuali argomentazioni della sentenza impugnata. I giudici territoriali avevano già evidenziato la personalità negativa del soggetto e la sua costante inosservanza delle regole. Tale condotta dimostra una marcata gravità del fatto, presupposto che giustifica pienamente l'applicazione della recidiva. La Corte ha condannato l'imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Traffico di stupefacenti su Telegram: confermata l’associazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'esistenza di una complessa organizzazione dedita al traffico di stupefacenti, gestita attraverso un canale Telegram con punti di smistamento e corrieri su diverse regioni. I giudici hanno dichiarato inammissibili i ricorsi personali presentati direttamente dagli imputati senza il ministero di un difensore abilitato, nonché le censure che richiedevano una rivalutazione nel merito delle intercettazioni e dei ruoli associativi. L'unico motivo accolto ha riguardato la posizione di un imputato in merito al difetto di motivazione sull'applicazione della recidiva, disponendo per questo solo profilo il rinvio alla Corte di appello.
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Particolare tenuità del fatto negata in caso di condotta reiterata
Un imputato ha presentato ricorso per cassazione contro la sentenza di appello che riduceva la pena senza applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il ricorrente sosteneva la modesta offensività delle violazioni, il lungo tempo trascorso dalla misura di prevenzione e chiedeva la prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha chiarito che la reiterazione delle condotte impedisce l'accesso al beneficio e che il giudice di merito ha motivato correttamente il calcolo della pena.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per evasione. Il ricorrente contestava l'entità della pena e richiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici supremi hanno confermato la decisione della Corte di Appello, evidenziando che la caratura criminale del soggetto, pluripregiudicato per gravi delitti tra cui l'associazione mafiosa, impedisce ogni beneficio. L'allontanamento non ha avuto durata minima e la condotta evidenzia un'abitudine al crimine incompatibile con la tenuità. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna penale e ha obbligato l'imputato a versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Revisione della sentenza penale e prescrizione: no al ricorso
Un condannato per reati sugli stupefacenti ha richiesto la revisione della sentenza penale definitiva sostenendo l'estinzione del fatto per prescrizione prima della condanna. La richiesta nasceva dalla correzione della data del reato tramite procedura di errore materiale. I giudici hanno respinto l'istanza. La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità, stabilendo che la revisione della sentenza penale non può essere invocata per far valere la prescrizione non rilevata nei precedenti gradi di giudizio.
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Reato di evasione: confermata la condanna definitiva e la sanzione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un imputato per furto e per il reato di evasione. L'uomo aveva impugnato la sentenza d'appello contestando la ricostruzione probatoria, l'elemento soggettivo dell'evasione e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche con applicazione della recidiva. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile: le censure riproponevano argomentazioni di merito già esaminate e respinte con motivazione logica dalla Corte territoriale, supportata dalle dichiarazioni concordanti delle forze dell'ordine e dalla pericolosità sociale del soggetto. Oltre alla conferma definitiva della pena, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Omessa dichiarazione dei redditi: confermata la pena
L'Imputata ha subito una condanna per il reato di omessa dichiarazione dei redditi e IVA per tre anni consecutivi. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione contestando il trattamento sanzionatorio, in particolare il mancato prevalere delle circostanze attenuanti generiche sulla recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: i giudici di merito hanno motivato adeguatamente la congruità della pena e il bilanciamento delle circostanze. La Cassazione non può riesaminare valutazioni di merito sulla pena. L'Imputata perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: ricorso inammissibile e pena confermata
I giudici di merito hanno condannato un imputato a un anno, un mese e dieci giorni di reclusione per spaccio di lieve entità, avendo detenuto cinque grammi di crack e ceduto una dose da 0,40 grammi. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione chiedendo la sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità e contestando la severità della condanna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La difesa non aveva richiesto la sanzione sostitutiva durante il giudizio di appello, rendendo preclusa la domanda. I giudici hanno inoltre confermato la congruità della pena a causa della recidiva e dell'organizzazione dell'attività illecita. L'imputato deve scontare la condanna e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di parti di arma da guerra: condanna e recidiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e due mesi di reclusione e tremila euro di multa inflitta a un imputato per il reato di detenzione di parti di arma da guerra e del relativo munizionamento. L'interessato ha proposto ricorso lamentando la mancata concessione di una riduzione di pena più consistente mediante la prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto pienamente motivata la scelta del tribunale di merito di limitarsi a un giudizio di equivalenza, tenuto conto della gravità della condotta, dei precedenti specifici e della violazione di un precedente divieto prefettizio di detenzione armi. L'imputato deve versare tremila euro alla cassa delle ammende.
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Prescrizione della pena detentiva e recidiva solo contestata
Il Condannato ha richiesto l'estinzione per decorso del tempo di alcune sanzioni carcerarie accumulate tramite un cumulo di condanne. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, sostenendo che la commissione di un reato successivo e la presenza della recidiva impedissero il beneficio. Il Condannato ha contestato la decisione, evidenziando che i giudici di merito non avevano applicato formalmente la recidiva contestata dall'accusa. La Corte di Cassazione ha accolto in parte il ricorso, stabilendo che la prescrizione della pena detentiva non può essere negata automaticamente solo perché la recidiva risulta contestata nel capo di imputazione. I giudici di legittimità hanno annullato l'ordinanza con rinvio per verificare l'effettivo riconoscimento dell'aggravante nel processo originale.
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Particolare tenuità del fatto: 107 dosi negano lo sconto di pena
L'Imputato ha subito una condanna a sei mesi di reclusione e 1.200 euro di multa per detenzione di stupefacenti di lieve entità. La difesa ha impugnato la decisione in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e la mancata prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva. I giudici hanno escluso la non punibilità a causa della presenza di 107 dosi medie singole già confezionate e di un bilancino di precisione. Inoltre, l'Imputato ha commesso l'illecito mentre risultava già sottoposto a una misura cautelare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la pena e condannando il ricorrente alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Giudizio di bilanciamento delle circostanze: pena confermata
I giudici di merito hanno condannato l'imputato a un anno e due mesi di reclusione per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate. L'imputato ha contestato il giudizio di bilanciamento delle circostanze, sostenendo che le attenuanti generiche concesse avrebbero dovuto prevalere sulla recidiva contestata, riducendo sensibilmente l'entità complessiva della pena. La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il bilanciamento tra attenuanti generiche e aggravanti rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. La decisione non è censurabile in sede di legittimità se sostenuta da una motivazione congrua basata sui parametri di gravità del reato e sui precedenti penali del colpevole.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a motivi nuovi
Un individuo condannato per tentato furto aggravato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione per contestare la sussistenza del reato e la valutazione della recidiva. I Supremi Giudici hanno stabilito l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché l'imputato ha sollevato questioni mai presentate prima durante il giudizio di appello. La legge vieta infatti di proporre per la prima volta davanti alla Cassazione argomenti non discussi nel grado precedente. Il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: furti e condanna definitiva
L'Imputato ha subito una condanna penale per furto aggravato, tentato furto, porto abusivo di oggetti atti ad offendere e resistenza a pubblico ufficiale. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione contestando la sussistenza e l'applicazione della recidiva, sostenendo una valutazione errata del percorso penale del reo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva richiede una verifica concreta sul legame tra i reati passati e quelli recenti. Tale condotta pregressa dimostra un'inclinazione persistente a delinquere che ha agevolato i nuovi reati. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese legali oltre a una sanzione di tremila euro.
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Resistenza e reati gravi: stop ai ricorsi contro la recidiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per resistenza a pubblico ufficiale. La difesa contestava l'applicazione della recidiva, ritenendo i precedenti penali troppo lontani nel tempo, e chiedeva le attenuanti generiche per il corretto comportamento tenuto a processo. I giudici hanno respinto le tesi difensive, evidenziando il grave passato criminale dell'uomo per mafia, armi e tentati omicidi. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la pena e sanzionando il ricorrente con il pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sottrazione di cose sottoposte a sequestro: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di sottrazione di cose sottoposte a sequestro. La difesa contestava la configurabilità del reato e l'applicazione della recidiva. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso. Da un lato, la questione sulla recidiva era stata introdotta per la prima volta solo davanti alla Cassazione, violando le regole procedurali che vietano temi nuovi in sede di legittimità. Dall'altro, le contestazioni sull'effettiva commissione del reato costituivano una mera replica di argomenti già esaminati e respinti dai giudici di merito. L'imputato perde definitivamente la causa ed è condannato al pagamento delle spese di giudizio e a tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: rigettato il ricorso dell’imputata
L'imputata ha proposto ricorso per cassazione contestando la decisione della Corte di Appello sulla sussistenza dei precedenti penali a suo carico. La difesa ha sostenuto che i giudici di merito non avessero motivato a sufficienza l'aumento di pena. La Suprema Corte ha confermato la correttezza della sentenza impugnata. I giudici hanno accertato in concreto la personalità della colpevole e l'effettivo collegamento tra le passate condanne e il nuovo reato. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha confermato l'applicazione della recidiva, condannando la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro.
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Particolare tenuità del fatto: la recidiva blocca il ricorso
L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando il diniego dell'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto stabilito dai giudici di secondo grado. La Corte d'Appello aveva negato il beneficio rilevando la sussistenza della recidiva e l'abitualità della condotta illecita. La Suprema Corte ha giudicato l'impugnazione priva di specificità e fondata su censure generiche, confermando che la valutazione di merito dei giudici territoriali risulta solida, congrua e priva di difetti logici. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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