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Recidiva — Anno 2023

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2986 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva

Provvedimenti

Cancellazione dal casellario giudiziale: no per reati esteri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una cittadina che chiedeva la cancellazione dal casellario giudiziale di una sentenza italiana di riconoscimento di una condanna greca per stupefacenti. La ricorrente sosteneva che, non avendo tale riconoscimento prodotto effetti concreti sulla recidiva, il provvedimento fosse ormai privo di esecutività e quindi cancellabile. I giudici hanno chiarito che l'elenco dei casi che consentono la cancellazione dal casellario giudiziale, previsto dall'articolo 5 del d.P.R. 313/2002, è tassativo. Il mancato effetto pratico in un singolo procedimento non rende la sentenza di riconoscimento "non esecutiva". Di conseguenza, la richiesta di cancellazione è stata respinta, confermando la permanenza dell'iscrizione nel casellario.
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Differenza tra truffa ed estorsione: la condanna per la minaccia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per estorsione a carico di un uomo che si era introdotto nell'abitazione di due anziani coniugi, rifiutandosi di andarsene finché non avesse ottenuto del denaro. L'imputato sosteneva si trattasse di una semplice truffa. I giudici hanno chiarito la differenza tra truffa ed estorsione: si ha truffa se il danno prospettato è eventuale e non dipende direttamente dal colpevole; si configura invece l'estorsione quando la vittima subisce una minaccia reale e immediata che non le lascia altra scelta se non quella di pagare. Nel caso specifico, la presenza minacciosa dell'uomo in casa ha costretto le vittime a pagare per riprendere il controllo della propria abitazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: la pena non si tocca
Il Ricorrente ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione contestando la misura della pena stabilita nei gradi precedenti. La Suprema Corte ha rilevato che le contestazioni sollevate erano del tutto generiche e si limitavano a ripetere gli stessi argomenti già respinti dalla Corte d'Appello. I giudici di secondo grado avevano infatti già spiegato in modo chiaro che la pena base era stata fissata al minimo ed era stata aumentata in modo contenuto per via della recidiva e della continuazione dei reati. Per questo motivo, la Cassazione ha pronunciato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, condannando Il Ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Trattamento sanzionatorio e recidiva: ricorso inammissibile
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la determinazione della pena e l'applicazione della recidiva da parte della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la Corte d'Appello ha motivato correttamente la maggiore pericolosità del soggetto e la sua personalità negativa, applicando un trattamento sanzionatorio e recidiva adeguato e di poco superiore al minimo edittale. La richiesta di attenuanti generiche è stata ritenuta inammissibile perché non proposta nel precedente grado di giudizio. Il Ricorrente perde il ricorso e viene condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Fuga notturna e ubriachezza: no alla particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che contestava il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e della sospensione condizionale della pena. Il soggetto si era allontanato di notte da una comunità di recupero per recarsi in centro città, dove era stato trovato in stato di ubriachezza. I giudici hanno confermato che tale condotta non presenta i requisiti di scarsa offensività necessari per l'applicazione dell'esclusione della punibilità. Inoltre, la presenza di precedenti penali ha giustificato il diniego della sospensione condizionale, evidenziando un elevato rischio di recidiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: no all’assorbimento del danno
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per i reati di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo aveva rotto lo specchietto di un'auto della polizia e si era opposto fisicamente agli agenti che tentavano di fermarlo. La difesa sosteneva che il danneggiamento dovesse essere assorbito nel reato di resistenza a pubblico ufficiale e che l'imputato non fosse pienamente capace di intendere e di volere. I giudici hanno respinto queste tesi, chiarendo che si tratta di due condotte distinte e autonome. Inoltre, la Cassazione ha escluso la prescrizione dei reati a causa della recidiva e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Applicazione della recidiva: reati continui e ricorsi respinti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la sentenza d'appello che confermava l'applicazione della recidiva. Il ricorrente contestava la decisione ritenendola non adeguatamente motivata. I giudici di legittimità hanno invece evidenziato che l'uomo si è reso responsabile di numerosi reati specifici tra il 2003 e il 2021 senza alcuna interruzione. Questa condotta continuativa dimostra una chiara pericolosità sociale e un'ostinata volontà di violare la legge. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la legittimità della sanzione aggravata, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: aggressione fisica e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due cittadini condannati per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. I soggetti avevano minacciato e cercato ripetutamente il contatto fisico con il volto di alcuni militari impegnati a redigere un verbale. La difesa chiedeva di riqualificare il fatto come oltraggio, ma i giudici hanno confermato la gravità della condotta fisica. La Corte ha inoltre ritenuto legittimo il calcolo della pena, di poco superiore al minimo edittale, e l'applicazione della recidiva per uno dei ricorrenti a causa dei suoi numerosi precedenti penali. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: la Cassazione frena i ricorsi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello che ne confermava la condanna. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva, lamentando vizi di motivazione. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Corte d'Appello ha correttamente motivato la decisione, valorizzando i precedenti penali del soggetto e dimostrando la sua perdurante inclinazione a delinquere. Trattandosi di valutazioni di merito non sindacabili in Cassazione, e risultando generiche le altre censure, il ricorso è stato respinto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la violenza costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per i reati di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo aveva aggredito con violenza e minacce due militari intervenuti, provocando loro lesioni fisiche certificate. La difesa contestava la gravità della condotta e l'entità della pena. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendo la sanzione proporzionata nonostante la concessione delle attenuanti generiche e l'esclusione della recidiva. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Favoreggiamento personale: ospitare un latitante costa caro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di favoreggiamento personale nei confronti di un soggetto che ha ospitato un latitante per tre giorni. L'imputato era pienamente consapevole dello stato di latitanza dell'ospite, ricercato per associazione mafiosa, a causa del forte clamore mediatico della notizia. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo corretta la decisione dei giudici di merito che hanno negato la prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva. Questa decisione si fonda sui precedenti penali dell'uomo in materia di armi e droga, che dimostrano una non occasionale vicinanza ad ambienti criminali. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: quando il gergo criminale costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che contestava l'applicazione della recidiva decisa dalla Corte d'Appello. I giudici di secondo grado avevano giustificato l'aumento di pena evidenziando la commissione di numerosi reati della stessa indole, il fatto che il soggetto fosse detenuto al momento del nuovo illecito e l'uso di espressioni gergali come "gambizzare", indicative di una spiccata pericolosità sociale e dell'appartenenza a contesti criminali. La Suprema Corte ha confermato che la valutazione sulla pericolosità del reo spetta ai giudici di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Esclusione della recidiva negata: ricorso generico costa caro
L'Imputata ha proposto ricorso per Cassazione contestando la mancata esclusione della recidiva, che il giudice d'appello aveva ritenuto equivalente alle attenuanti generiche a causa della vicinanza temporale dei precedenti penali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per la genericità dei motivi, in quanto la ricorrente non ha mosso una critica specifica alle valutazioni dei giudici di merito sulla gravità della condotta e sulla sua pericolosità sociale. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Esclusione della recidiva: ricorso respinto e multa di 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte di Appello. Il ricorrente contestava unicamente la mancata esclusione della recidiva, che era stata considerata equivalente alle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi del ricorso erano del tutto generici, limitandosi a richiedere una diversa valutazione della gravità dei fatti senza contestare l'analisi dei giudici di merito. La Corte d'Appello aveva infatti evidenziato la pericolosità sociale del soggetto basandosi sulla gravità dei suoi numerosi precedenti penali. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la decisione precedente, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Travisamento della prova: la Cassazione nega il terzo grado
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contestando la ricostruzione dei fatti, la valutazione delle prove sulla sua presenza sul luogo del reato in concorso con il fratello e il calcolo della pena basato sulla recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente al giudice di merito. Il sindacato di legittimità non può tradursi in una nuova valutazione dei fatti. Il travisamento della prova si configura solo quando la sentenza impugnata si fonda su una prova oggettivamente inesistente o con un contenuto palesemente diverso da quello reale, e non quando si contesta la semplice interpretazione degli elementi probatori. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Valutazione della recidiva: il recupero interrotto costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza della Corte d'Appello. Il nodo centrale riguarda la valutazione della recidiva, ritenuta equivalente alle circostanze attenuanti (nello specifico, il tentativo di recupero dalla dipendenza alcolica, non portato a termine). I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione delle prove e della pericolosità del soggetto spetta esclusivamente ai giudici di merito. Non essendoci vizi logici nella decisione precedente, il ricorso è stato rigettato. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Esclusione della recidiva: ricorso respinto se generico
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la mancata esclusione della recidiva, che i giudici di merito avevano ritenuto equivalente all'attenuante per i fatti di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi di impugnazione. Il ricorrente si è limitato a richiedere una diversa valutazione della gravità dei fatti, senza contestare in modo specifico le motivazioni della Corte d'Appello, la quale aveva valorizzato la gravità dei suoi precedenti penali come indice di elevata pericolosità sociale. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Esclusione della recidiva negata: ricorso generico costa 3000 euro
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando unicamente la mancata esclusione della recidiva, che i giudici di merito avevano ritenuto equivalente alle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa della genericità dei motivi presentati. La difesa si è limitata a richiedere una diversa valutazione della gravità dei fatti, senza muovere una critica specifica e argomentata alle decisioni dei precedenti gradi di giudizio sulla pericolosità del soggetto. Di conseguenza, oltre al rigetto del ricorso, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: condanna confermata e multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello di Bologna. Il caso riguardava una condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, concretizzatosi in un atto violento e oppositivo volto a ostacolare l'attività legittima delle forze dell'ordine. La ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti e il bilanciamento tra la recidiva e le circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno stabilito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e che la motivazione della sentenza impugnata era logica e coerente. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ostacolo all’attività ispettiva: bloccare l’auto costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per aver bloccato l'auto degli ispettori del lavoro. L'imputato aveva posto in essere un grave ostacolo all'attività ispettiva, sbarrando fisicamente le vie di fuga al veicolo dei funzionari pubblici per impedire loro di completare i successivi accertamenti. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendo corretta l'esclusione delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva, data la gravità della condotta violenta e oppositiva. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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