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Recidiva — Anno 2023

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2986 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva

Provvedimenti

Cocaina in casa: esclusa la lieve entità dello spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata a quattro anni di reclusione per la detenzione di 90 grammi di cocaina purissima. La difesa richiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, evidenziando l'assenza di materiale da taglio. I giudici hanno invece confermato la gravità del fatto, poiché dal quantitativo sequestrato erano ricavabili ben 456 dosi medie giornaliere, elemento che esclude la minima offensività della condotta. La Suprema Corte ha inoltre ritenuto corretto il bilanciamento tra la recidiva e le attenuanti generiche operato dai giudici di merito, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di tre soggetti condannati per spaccio di sostanze stupefacenti. Per il primo ricorrente, la Corte ha rilevato che la mancata concessione delle attenuanti generiche era ingiustificata, essendo egli incensurato. Di conseguenza, accogliendo il ricorso, ha dichiarato l'estinzione dei reati per intervenuta prescrizione del reato. Per il secondo ricorrente, i giudici hanno annullato la sentenza con rinvio limitatamente a un capo d'accusa, per valutare se il fatto potesse essere riqualificato come spaccio di lieve entità, dato che a un coimputato era stata riconosciuta tale attenuante. Infine, il ricorso del terzo imputato è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi sulla prescrizione e sulla recidiva erano infondati, confermando la sua condanna e disponendo il pagamento delle spese processuali.
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Furto in abitazione: la recidiva cancella lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di furto in abitazione. L'imputato contestava il bilanciamento tra le circostanze attenuanti generiche e la recidiva, ritenendo la decisione priva di adeguata motivazione. I giudici di legittimità hanno invece confermato la correttezza della sentenza d'appello. La decisione di considerare equivalenti le attenuanti e la recidiva è stata giustificata dalla spiccata propensione a delinquere del soggetto, già gravato da precedenti penali per furto e ricettazione. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione e al pagamento di una multa, oltre alle spese processuali e a una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Misure cautelari personali: arresti anche senza prove dirette
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione delle misure cautelari personali, nello specifico gli arresti domiciliari, nei confronti di un soggetto accusato di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. Sebbene la difesa sostenesse la mancanza di prove dirette sul contenuto di alcune buste sospette riprese dalle telecamere e l'assenza di attualità del pericolo di recidiva a distanza di tempo dai fatti, i giudici hanno ritenuto legittimo il provvedimento. La Suprema Corte ha chiarito che, nella fase cautelare, per valutare la gravità degli indizi non occorrono gli stessi rigorosi criteri richiesti per una condanna definitiva. I sistematici contatti dell'indagato con esponenti di un'associazione criminale dedita allo spaccio giustificano la misura restrittiva, confermando la decisione del Tribunale del Riesame.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: quando l’omissione non salva
Il Condannato ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto contro una sentenza della Corte di Cassazione. Egli lamentava che i giudici non avessero esaminato una memoria con motivi nuovi riguardante il calcolo della pena. La Suprema Corte ha rigettato la richiesta. I giudici hanno chiarito che, sebbene vi sia stata un'omissione, i motivi aggiuntivi erano comunque inammissibili. Infatti, le nuove contestazioni non riguardavano i punti della sentenza già impugnati con il ricorso principale, ma introducevano una questione del tutto nuova sulla continuazione dei reati. Di conseguenza, l'omesso esame di un atto già di per sé inammissibile non costituisce un errore di fatto correggibile. Il Condannato perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Guida senza patente: ricorso tardivo costa caro al conducente
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida senza patente, in quanto revocata, con l'aggravante della recidiva nel biennio. Egli ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un'erronea applicazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile proporre per la prima volta in Cassazione questioni che non sono state precedentemente sollevate dinanzi alla Corte di Appello, a meno che non si tratti di questioni rilevabili d'ufficio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Scippo violento: no all’attenuante del danno di speciale tenuità
Un uomo, autore di un violento scippo ai danni di una turista straniera, ha impugnato la sentenza di condanna per furto con strappo. Il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che il valore della collana d'oro sottratta fosse minimo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la brutale violenza della condotta, che ha causato anche la caduta a terra del marito della vittima, impedisce la concessione dell'attenuante, a prescindere dal valore economico del bene. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: la Cassazione nega sconti al recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l. Il Conducente contestava la severità della pena (cinque mesi di arresto e mille euro di multa) e la sospensione della patente per due anni. I giudici hanno confermato il massimo della sanzione a causa dei numerosi precedenti specifici dell'uomo, della guida con patente scaduta e del suo comportamento aggressivo verso le forze dell'ordine. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Attenuanti generiche negate: la confessione non salva il recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione e spaccio di marijuana. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, sostenendo che i giudici di merito non avessero valorizzato la sua confessione. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice non deve analizzare ogni singolo elemento difensivo, ma può negare le attenuanti basandosi su elementi decisivi, come i precedenti penali specifici e la spiccata propensione a delinquere. Inoltre, la confessione è stata considerata irrilevante poiché resa in un contesto di piena evidenza probatoria. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: la Cassazione annulla la condanna tardiva
L'Imputato era stato condannato nei primi due gradi di giudizio per false dichiarazioni volte a ottenere il patrocinio a spese dello Stato. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, eccependo che la prescrizione del reato era già maturata prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che il termine di prescrizione era decorso interamente il 23 settembre 2017, ben prima della decisione di secondo grado emessa nel 2022. I giudici di merito avrebbero dovuto rilevare d'ufficio l'estinzione del reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per intervenuta prescrizione del reato.
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Inammissibilità del ricorso: condanna definitiva e multa salata
Due imputati, condannati in appello per spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità, hanno proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato che gli atti di impugnazione presentati dai difensori erano totalmente privi dell'indicazione delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto necessari a contestare la decisione precedente. Mancava, infatti, un confronto puntuale con le motivazioni della sentenza d'appello. Per questo motivo, la Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, condannando ciascun ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Vizio parziale di mente e recidiva: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della prevalenza del vizio parziale di mente rispetto alla recidiva, oltre al diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che il primo motivo non si confrontava con la reale motivazione dei giudici di secondo grado, basata su valutazioni di fatto. Il secondo motivo, invece, richiedeva una inammissibile rivalutazione del merito sulla misura della pena, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Mancata disapplicazione della recidiva: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall'Imputato contro la sentenza della Corte di Appello. Il ricorso contestava la mancata disapplicazione della recidiva, ma la Suprema Corte ha rilevato che i motivi proposti riguardavano esclusivamente questioni di fatto già correttamente risolte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attenuanti generiche e recidiva: ricorso inutile e condanna
Il Ricorrente ha proposto ricorso per cassazione contestando la mancata applicazione delle attenuanti generiche e la mancata disapplicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché i motivi riproponevano questioni di fatto già ampiamente esaminate e correttamente risolte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende. La decisione conferma che la valutazione su attenuanti generiche e recidiva spetta esclusivamente al giudice di merito.
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Applicazione della recidiva: la Cassazione respinge il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato che contestava l'applicazione della recidiva decisa nei precedenti gradi di giudizio. I giudici di legittimità hanno rilevato che le sentenze di primo e secondo grado contenevano una motivazione logica, coerente e priva di vizi giuridici sulla necessità di applicare l'aumento di pena per la reiterazione dei reati. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la decisione precedente, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Fuga o resistenza a pubblico ufficiale? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato sosteneva di essersi semplicemente dato alla fuga per evitare il controllo. Tuttavia, i giudici hanno accertato che l'uomo ha posto in essere una condotta attiva di resistenza, superando i limiti della mera fuga passiva. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo che la resistenza attiva configura il reato e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Usura aggravata: condannato il boss che usava intermediari
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di usura aggravata a carico di un soggetto che prestava denaro a tassi illeciti. L'Imputato sosteneva che i prestiti fossero stati concessi da altri soggetti e che non vi fosse prova del suo coinvolgimento diretto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che i coimputati agivano come semplici intermediari dell'Imputato. La colpevolezza di quest'ultimo è stata provata tramite intercettazioni telefoniche, messaggi e il riconoscimento fotografico da parte della Vittima. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentato furto in abitazione: il danno della finestra nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per tentato furto in abitazione aggravato. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenui-ta. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, evidenziando la costante attivita criminosa del soggetto e la sua elevata pericolosita sociale. Inoltre, i giudici hanno chiarito che l'attenuante non puo essere concessa poiche la rottura di una finestra per entrare nell'appartamento ha gia causato alla vittima un danno economico e materiale non trascurabile. L'imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto aggravato: la condanna resta anche senza querela
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per tentato furto aggravato. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva e il bilanciamento delle circostanze attenuanti. La Suprema Corte ha chiarito che le contestazioni sulla recidiva non erano state sollevate in appello, rendendole inammissibili. Inoltre, i giudici hanno stabilito un principio fondamentale: l'inammissibilità del ricorso impedisce di rilevare la mancanza di querela, anche dopo l'entrata in vigore della Riforma Cartabia che ha reso il reato procedibile a querela. Di conseguenza, l'imputato perde definitivamente la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Aggravante della recidiva: confermata se il recupero fallisce
Un cittadino, condannato per falsa attestazione a un pubblico ufficiale, ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione dell'aggravante della recidiva. L'imputato lamentava una carenza di motivazione da parte dei giudici di merito riguardo alla sua reale pericolosità sociale, sostenendo di aver avviato un percorso di recupero. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che i gravi precedenti penali in materia di stupefacenti e il mancato completamento del programma terapeutico presso il Sert dimostrano una persistente pericolosità del soggetto. Di conseguenza, l'applicazione dell'aggravante della recidiva risulta pienamente giustificata e supportata da una motivazione logica e coerente. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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