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Recidiva — Anno 2023

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2986 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva

Provvedimenti

Reato di rapina aggravata: anziani indifesi e ricorsi respinti
Due imputati sono stati condannati per il reato di rapina aggravata ai danni di persone anziane e vulnerabili. Gli autori del reato avevano sfruttato lo stato di isolamento e allarme sociale causato dalla pandemia nell'autunno del 2020. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalla difesa. I giudici hanno rilevato che i motivi di ricorso erano una mera ripetizione di quanto già proposto e respinto in appello, senza alcuna critica specifica alla sentenza impugnata. La Corte ha confermato la sussistenza della circostanza aggravante della minorata difesa, legata all'età avanzata e al deficit funzionale delle vittime, e ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Affidamento in prova ai servizi sociali: sì anche ai disoccupati
Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato l'affidamento in prova ai servizi sociali a una donna condannata, motivando il rigetto esclusivamente con il suo stato di disoccupazione e ritenendo insufficiente la sua disponibilità a svolgere attività di volontariato in parrocchia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, stabilendo che la mancanza di un lavoro stabile non può essere considerata un ostacolo automatico all'accesso alla misura alternativa. I giudici di legittimità hanno chiarito che il volontariato e le attività socialmente utili possono validamente sostituire l'attività lavorativa nel percorso di reinserimento sociale e rieducazione del condannato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza di rigetto, ordinando un nuovo esame del caso.
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Omessa valutazione delle conclusioni scritte: condanna annullata
Il caso riguarda un imputato condannato per truffa. La difesa aveva inviato tramite PEC le proprie conclusioni scritte chiedendo l'esclusione della recidiva e la prescrizione del reato. La Corte d'Appello ha ignorato tale invio, confermando la condanna. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che l'omessa valutazione delle conclusioni scritte inviate regolarmente tramite PEC costituisce una nullità di regime intermedio per violazione del diritto di difesa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata e ha rinviato il procedimento alla Corte d'Appello di Firenze per un nuovo esame.
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Ricorso per cassazione personale: la difesa fai-da-te costa cara
Un cittadino, condannato per ricettazione dalla Corte di Appello, ha presentato autonomamente un ricorso alla Suprema Corte. Ha contestato la mancata prevalenza di una circostanza attenuante sulla recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La legge stabilisce infatti che il ricorso per cassazione personale non è più consentito. L'atto deve essere obbligatoriamente firmato da un avvocato abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena vieta il ricorso
Due imputati, condannati in secondo grado per estorsione e violazioni delle norme antimafia, concordano la pena di due anni di reclusione tramite il concordato in appello. Successivamente, propongono ricorso per Cassazione lamentando la mancata motivazione sul riconoscimento della recidiva. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici chiariscono che il concordato in appello costituisce un accordo processuale liberamente stipulato dalle parti e non modificabile unilateralmente. Di conseguenza, non è possibile contestare in Cassazione la misura della pena o la valutazione delle circostanze, salvo il caso di pena illegale o vizi del consenso. I ricorrenti vengono condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Delitto di evasione: la fuga fallisce anche in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il delitto di evasione. L'imputato contestava la sussistenza dell'elemento soggettivo del reato e l'aumento di pena applicato a causa della recidiva. I giudici di legittimità hanno ritenuto infondate entrambe le contestazioni: la sentenza d'appello ha correttamente motivato la presenza del dolo e ha giustificato l'aumento della pena evidenziando la pericolosità sociale del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando la reazione è reato
Un cittadino è stato condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale dopo aver rivolto gravi minacce a dei militari durante un controllo. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata ammissione di un testimone e invocando la scriminante della reazione ad atti arbitrari delle forze dell'ordine. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la reazione legittima non si applica in caso di semplici irregolarità o controlli di routine, ma richiede un comportamento del pubblico ufficiale del tutto persecutorio e fuori dalle righe. Di conseguenza, l'imputato perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Applicazione della recidiva: condanna confermata per chi insiste
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la sentenza d'appello che confermava la sua condanna. L'imputato contestava il diniego delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva. I giudici hanno stabilito che l'applicazione della recidiva è corretta quando il soggetto mostra una spiccata pericolosità sociale, testimoniata da numerosi precedenti penali che evidenziano la prosecuzione di un percorso delinquenziale. La gravità della condotta e l'intensità del dolo giustificano inoltre il mancato riconoscimento delle attenuanti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione ai sensi dell'articolo 385 del codice penale. L'imputato contestava la sussistenza del reato, la mancata concessione delle attenuanti generiche, l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi del ricorso erano costituiti da semplici contestazioni di fatto, già ampiamente esaminate e respinte con adeguate argomentazioni giuridiche nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la recidiva cancella ogni sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno chiarito che i motivi del ricorso erano una semplice ripetizione di quanto già esaminato e correttamente respinto dalla Corte d'Appello. La gravità del fatto e i numerosi precedenti penali dell'uomo giustificano pienamente il diniego delle attenuanti e l'aumento della pena. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Delitto di evasione: la scusa dello scambio di persona non regge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per il delitto di evasione. L'imputata sosteneva di essere stata scambiata per la sorella e contestava la sussistenza del dolo. Tuttavia, i Carabinieri l'avevano chiaramente riconosciuta mentre fuggiva verso casa. La Suprema Corte ha confermato la condanna, escludendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta, aggravata dalla presenza di un altro soggetto ai domiciliari. È stata altresì confermata la recidiva, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata: inutile il ricorso se la pericolosità è reale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale, lamentando un vizio di motivazione della sentenza d'appello. I giudici di legittimità hanno invece confermato la correttezza della decisione precedente. La Corte d'appello ha infatti adeguatamente valorizzato i gravi e specifici precedenti penali dell'uomo, ritenendo il nuovo reato un chiaro sintomo di una sua accresciuta pericolosità sociale. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la recidiva cancella lo sconto di pena
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il riconoscimento della recidiva e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la reiterazione di condotte illecite e la presenza di un precedente specifico dimostrano l'incapacità del soggetto di controllare i propri comportamenti. Questo elemento giustifica sia l'aumento di pena per la recidiva, sia il diniego delle attenuanti generiche, evidenziando una spiccata pericolosità sociale. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: fuggire dai domiciliari costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato a un anno e sei mesi di reclusione per il reato di evasione. L'uomo si era allontanato dai domiciliari non solo per acquistare droga, ma anche per compiere rapine. I giudici hanno ritenuto la pena proporzionata e giustificata dal superamento del minimo edittale, dovuto alla gravità del fatto e alla recidiva, bilanciata con le attenuanti generiche. Il ricorrente dovrà pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: fuggire per la droga costa la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato si era allontanato dal luogo di detenzione con lo scopo di acquistare sostanze stupefacenti. La difesa aveva richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto e il riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendo corretta la valutazione sulla gravità del comportamento e sulla capacità a delinquere del soggetto, evidenziata anche dai suoi recenti precedenti penali per rapina. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Applicazione della recidiva ed evasione: no alle attenuanti
Un uomo, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva è stata correttamente motivata dalla Corte d'Appello sulla base della reiterazione di condotte illecite, sintomo di una concreta pericolosità sociale e di un'incapacità di autocontrollo del soggetto. Questo giudizio complessivo sulla personalità del condannato esclude la concessione delle attenuanti generiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione punisce la condotta del recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza del reato, sostenendo che l'autorità potesse facilmente controllarlo, e si opponeva all'applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno chiarito che le contestazioni sui fatti non sono ammissibili in Cassazione. Inoltre, hanno confermato la legittimità della recidiva, poiché i giudici d'appello hanno adeguatamente motivato la pericolosità del soggetto basandosi su una condotta illecita quasi ininterrotta dagli anni novanta. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la bugia sul lavoro costa la condanna
L'Imputato, ammesso al lavoro esterno, si è allontanato ingiustificatamente dal luogo di lavoro, fornendo poi false giustificazioni. La Corte d'Appello lo ha condannato per il reato di evasione, negando la particolare tenuità del fatto e applicando la recidiva. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la valutazione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'allontanamento e le menzogne escludono la tenuità del fatto e dimostrano una pericolosità sociale che giustifica la recidiva. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: i precedenti che aumentano la pena
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva è stata correttamente motivata dalla Corte d'Appello, la quale ha evidenziato la reiterazione di condotte illecite da parte dell'uomo. Questo comportamento dimostra una chiara incapacità di autocontrollo e un'accresciuta pericolosità sociale. Di conseguenza, l'aggravamento della pena è pienamente giustificato. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Oltraggio a pubblico ufficiale: no al ricorso sui fatti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale. L'imputato chiedeva la riduzione della pena e l'esclusione della recidiva, contestando la valutazione dei suoi precedenti penali e della gravità del fatto compiuto. I giudici di legittimità hanno chiarito che tali contestazioni riguardano valutazioni di fatto, non proponibili davanti alla Cassazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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