LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Recidiva Reiterata — Anno 2023

Pagina 4 di 12

239 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva Reiterata

Provvedimenti

Concordato in appello negato: la Cassazione conferma le condanne
Due soggetti, condannati in appello per detenzione e spaccio di cocaina, ricorrono in Cassazione. Il primo ricorrente lamenta la mancata valutazione di un presunto concordato in appello e il diniego delle attenuanti generiche. Il secondo ricorrente contesta il calcolo della recidiva reiterata e specifica applicata dai giudici di merito. La Suprema Corte dichiara inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici chiariscono che non vi è stato alcun reale accordo tra le parti per un concordato in appello, ma solo una rinuncia parziale ai motivi di impugnazione. Inoltre, confermano la correttezza del calcolo della recidiva reiterata, giustificata dai numerosi precedenti penali per reati della stessa indole lucrativa. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa e sono condannati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Recidiva reiterata: perché i vecchi reati non aumentano la pena
L'Imputato era stato condannato per spaccio di lieve entità. I giudici di merito avevano applicato la recidiva reiterata, ritenendolo socialmente pericoloso solo perché riconosciuto dalle forze dell'ordine per i suoi precedenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, stabilendo che la recidiva reiterata non può essere applicata in modo automatico o basandosi solo sulla presenza di vecchi reati. Il giudice deve dimostrare concretamente come i precedenti penali abbiano influenzato la nuova condotta e se esista una reale e attuale pericolosità sociale. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente al calcolo della pena, ordinando un nuovo giudizio sul punto.
Continua »
Prescrizione del reato e recidiva: la Cassazione nega lo sconto
L'Imputato, accusato di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la recidiva reiterata incide sia sul calcolo del tempo base necessario a prescrivere, sia sulla proroga massima in presenza di atti interruttivi. Di conseguenza, il termine di prescrizione del reato non era ancora decorso al momento della decisione. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Recidiva reiterata: fedina penale sporca nega ogni sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza d'appello che lo aveva condannato. Il ricorrente contestava l'esclusione della particolare tenuità del fatto, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva reiterata. I giudici di legittimità hanno confermato che la gravità e la pluralità dei precedenti penali giustificano pienamente l'applicazione della recidiva reiterata e l'aumento della pena. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Omessa comunicazione variazioni patrimoniali: ricorso respinto
Un soggetto, gia condannato per associazione mafiosa, e stato ritenuto responsabile del reato di omessa comunicazione variazioni patrimoniali per non aver segnalato acquisti e vendite di beni. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'assenza di dolo e la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per questo reato e sufficiente il dolo generico, ossia la consapevolezza della precedente condanna e la volonta di non comunicare le variazioni. Inoltre, la prescrizione non era decorsa poiche la recidiva qualificata ne prolunga i termini fino a oltre sedici anni. Il ricorrente e stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Particolare tenuità del fatto negata se c’è recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno di reclusione per aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale. L'imputato lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto e l'avvenuta prescrizione del reato. I giudici hanno stabilito che l'esclusione della particolare tenuità del fatto era stata correttamente motivata nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, a causa della recidiva reiterata e infraquinquennale contestata all'uomo, i termini di prescrizione non erano ancora decorsi. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per Cassazione: no alla prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione presentato da un cittadino contro una sentenza di condanna della Corte d'Appello di Bari. L'imputato contestava la propria responsabilità penale e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, chiedendo inoltre la prescrizione del reato commesso nel 2012. I giudici hanno stabilito che i motivi di ricorso erano ripetitivi e generici, privi di elementi concreti a supporto delle attenuanti. Inoltre, la presenza della recidiva reiterata ha escluso il decorso dei termini di prescrizione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Rapina impropria: il codice a barre smentisce il ladro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per concorso in rapina impropria a carico di un uomo che, insieme a un complice, aveva sottratto merce da un supermercato. Vistisi scoperti, i due avevano lanciato i beni contro gli addetti alla sicurezza, dichiarando ad alta voce che si trattava della refurtiva. La difesa sosteneva l'assenza di prove del furto, ipotizzando che i beni fossero stati acquistati altrove. Tuttavia, la lettura dei codici a barre ha smentito tale versione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha chiarito che, per l'applicazione della recidiva reiterata, è sufficiente la presenza di più condanne definitive al momento del fatto, senza necessità di una precedente formale dichiarazione di recidiva.
Continua »
Reato di usura: la Cassazione nega gli sconti e confisca i beni
Tre imputati sono stati condannati in appello per il reato di usura ed estorsione ai danni di un imprenditore. I condannati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la credibilità della vittima, l'applicazione della recidiva, il diniego delle attenuanti generiche e la confisca del denaro trovato nelle loro abitazioni. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno confermato la piena attendibilità della persona offesa e la legittimità della confisca allargata dei beni sproporzionati rispetto al reddito. Inoltre, la Corte ha ribadito che la recidiva reiterata impedisce il bilanciamento con le attenuanti generiche e che la destinazione familiare del denaro non esclude l'aggravante del reato di usura commesso ai danni di un imprenditore. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Affidamento in prova al servizio sociale: no a camper e rame
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato per ricettazione di rame che chiedeva l'ammissione all'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di sorveglianza aveva negato la misura alternativa ritenendo inidoneo il domicilio proposto (un camper in un terreno agricolo) e inadeguata l'attività lavorativa prospettata (raccolta di ferro), poiché troppo simile al reato commesso e non in grado di prevenire la recidiva. La Suprema Corte ha confermato che la valutazione dei giudici di merito è logica e corretta, sottolineando la necessità di un periodo di osservazione in carcere prima di concedere benefici esterni. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Recidiva reiterata: aumento pena senza precedenti formali
L'Imputato, condannato per rapina aggravata, ha impugnato la sentenza contestando l'applicazione della recidiva reiterata. La difesa sosteneva che tale aggravante richiedesse una precedente e formale dichiarazione di recidiva in una passata condanna definitiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che per configurare la recidiva reiterata è sufficiente che il soggetto, al momento del nuovo reato, abbia accumulato più condanne definitive che dimostrino una sua maggiore pericolosità sociale. Non serve un precedente riconoscimento formale nei vecchi giudizi, ma basta una specifica valutazione del giudice sulla condotta complessiva del reo.
Continua »
Recidiva reiterata: il passato penale pesa anche dopo anni di carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per aver utilizzato documenti d'identita' e attestazioni di reddito falsi al fine di ottenere un indebito vantaggio economico. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva reiterata, sostenendo che i suoi precedenti penali fossero ormai datati. I giudici hanno pero' evidenziato che il soggetto era stato detenuto a lungo tra il 2012 e il 2017, dimostrando una persistente indifferenza verso la legge e l'assenza di un reale percorso di riabilitazione. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato l'aumento di pena e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Recidiva reiterata: condanna per furto senza precedenti formali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per furto in abitazione e tentato furto. Il primo imputato contestava l'applicazione della recidiva reiterata, sostenendo che non fosse configurabile in mancanza di una precedente dichiarazione formale di recidiva semplice e lamentando un errato bilanciamento con le attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice puo' accertare i presupposti della recidiva reiterata basandosi sulla presenza di piu' condanne definitive precedenti che dimostrano una maggiore pericolosita' sociale, anche senza una formale dichiarazione anteriore. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Traffico di stupefacenti: il carcere non spezza il vincolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da diversi soggetti condannati per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio. I giudici hanno confermato la responsabilità penale dei ricorrenti, evidenziando che l'arresto di alcuni membri non ha interrotto il loro legame con il gruppo criminale, come dimostrato dai colloqui in carcere e dal sostegno economico ricevuto. La Corte ha inoltre chiarito che, in tema di reato continuato, l'aumento minimo di pena non richiede una motivazione dettagliata. Di conseguenza, tutti i ricorsi sono stati rigettati con condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche: no allo sconto per la camorra
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato come mandante di un delitto di camorra. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche rispetto alla recidiva reiterata e alla premeditazione. I giudici hanno chiarito che l'articolo 69 del codice penale vieta espressamente di considerare le attenuanti prevalenti sulla recidiva reiterata. Inoltre, la collaborazione con la giustizia non può superare la gravità di un crimine pianificato con fredda determinazione per scopi di egemonia mafiosa. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Pena illegale e sanzione errata: la Cassazione fa chiarezza
Il Condannato ha chiesto al Giudice dell'esecuzione di ricalcolare la sanzione inflitta con sentenza definitiva, lamentando l'erronea applicazione dell'aumento per recidiva reiterata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'applicazione errata di una circostanza aggravante configura una pena illegittima e non una pena illegale. La pena illegale si verifica solo quando la sanzione è priva di base normativa o supera i limiti edittali. Poiché la sanzione applicata rientrava comunque nei limiti di legge, l'errore di calcolo doveva essere contestato tramite i normali mezzi di impugnazione prima del giudicato, e non può essere corretto nella fase esecutiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a tremila euro per la Cassa delle ammende.
Continua »
Recidiva reiterata: condanna anche senza precedenti contestazioni
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che confermava la sua condanna a un anno e otto mesi di reclusione per violazione delle misure di prevenzione. La difesa ha contestato l'applicazione della recidiva reiterata e infraquinquennale, sostenendo un vizio di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la recidiva reiterata può essere applicata anche se non è stata contestata nei precedenti giudizi, purché emerga la maggiore pericolosità sociale del soggetto dai suoi plurimi precedenti penali risultanti dal casellario giudiziale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Fuga spericolata e resistenza a pubblico ufficiale: condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per il reato di resistenza a pubblico ufficiale e minaccia. I ricorrenti sostenevano che la loro condotta fosse una mera fuga non punibile. Tuttavia, i giudici hanno accertato che i soggetti avevano prima ingaggiato un inseguimento d'auto spericolato per seminare le forze dell'ordine e, successivamente, avevano minacciato di morte gli agenti che tentavano di bloccarli a piedi. La Suprema Corte ha confermato la condanna, escludendo la concessione delle attenuanti generiche a causa dei numerosi precedenti penali e della totale assenza di pentimento. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato e narcotraffico: confermata la pena di 26 anni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato a ventisei anni di reclusione per traffico di stupefacenti. La difesa contestava la quantificazione della pena e la mancata prescrizione dei reati. I giudici hanno confermato la decisione della Corte di appello, che aveva applicato l'istituto del reato continuato unificando la nuova condanna con precedenti sentenze definitive per associazione mafiosa ed estorsione. La Cassazione ha ritenuto l'aumento di pena ampiamente motivato in base alla gravità dei fatti e alla caratura criminale del condannato. La prescrizione è stata esclusa a causa della recidiva reiterata e specifica dell'imputato, che allunga i termini di legge. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Trattamento sanzionatorio in Cassazione: sconti di pena negati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la sentenza della Corte di Appello. L'imputato contestava il trattamento sanzionatorio in Cassazione, lamentando il mancato riconoscimento di circostanze attenuanti e l'applicazione della recidiva reiterata. La Suprema Corte ha chiarito che la determinazione della pena spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se supportata da una motivazione logica e coerente. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »