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Recidiva Reiterata — Anno 2023

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239 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva Reiterata

Provvedimenti

Furto e recidiva: niente sconto pena dal bilanciamento circostanze
Un uomo, già condannato per evasione e tentato furto aggravato, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava il mancato riconoscimento di uno sconto di pena. Secondo lui, le attenuanti generiche dovevano prevalere sulle aggravanti, come la recidiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ritenendolo infondato. Ha stabilito che la decisione del giudice di merito sul bilanciamento circostanze aggravanti e attenuanti era corretta. Una motivazione sintetica è sufficiente, se serve a giustificare una pena adeguata al caso. L'imputato ha perso e dovrà pagare una sanzione.
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Ricettazione e recidiva reiterata: la prescrizione non salva
Un uomo, condannato per ricettazione, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il suo reato fosse ormai estinto. La Corte ha respinto la sua tesi, chiarendo il meccanismo di calcolo della **Prescrizione e recidiva reiterata**. La presenza di questa aggravante, infatti, non solo aumenta il termine di prescrizione base (in questo caso da 8 a 12 anni), ma estende anche il termine massimo in caso di interruzioni, portandolo fino a 20 anni. Poiché questo termine non era ancora trascorso, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva. L'imputato ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Bilanciamento circostanze: attenuanti bloccate per il recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione e sostituzione di persona. L'imputato sosteneva un errato bilanciamento circostanze aggravanti e attenuanti, chiedendo che le attenuanti prevalessero sulla sua condizione di recidivo reiterato. La Corte ha ribadito che la legge (art. 69, comma 4, c.p.) vieta esplicitamente la prevalenza delle attenuanti su questa specifica aggravante. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto perché manifestamente infondato, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva Reiterata: Passato Criminale Giustifica Pena Aumentata
Un uomo, già condannato per rapina e lesioni, ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'aumento di pena per recidiva reiterata. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici precedenti. Secondo la Suprema Corte, i numerosi e gravi precedenti penali dell'imputato dimostravano una spiccata pericolosità sociale e un'assoluta indifferenza alle sanzioni. Di conseguenza, l'applicazione della recidiva reiterata e della pena più severa è stata ritenuta pienamente giustificata. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una multa.
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Assegno rubato: la recidiva reiterata blocca la prescrizione
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di ricettazione di un assegno rubato, stabilendo un importante principio su prescrizione e recidiva reiterata. L'imputato sosteneva che il reato fosse estinto per il decorso del tempo. Tuttavia, la sua condizione di recidivo reiterato ha avuto un doppio effetto sul calcolo della prescrizione. La Corte ha chiarito che questa aggravante aumenta sia il termine base necessario per prescrivere il reato, sia l'estensione massima di tale termine in presenza di atti interruttivi del processo. Di conseguenza, il tempo non era ancora trascorso. L'imputato è stato condannato in via definitiva, poiché il suo ricorso è stato respinto.
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Messa alla prova negata per troppi precedenti: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per appropriazione indebita e minacce, respingendo la sua richiesta di accedere alla messa alla prova. La decisione si basa sui numerosi precedenti penali dell'uomo, che secondo i giudici dimostravano una 'spiccata capacità a delinquere'. Questo elemento è stato sufficiente per formulare un giudizio prognostico negativo, escludendo la possibilità di un percorso di rieducazione. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla personalità dell'imputato è un potere discrezionale del giudice di merito. Anche l'eccezione sulla prescrizione è stata rigettata, poiché la recidiva ha allungato i termini di legge, rendendo la condanna definitiva.
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Rapina e recidiva: no sconto con il divieto di prevalenza
Un uomo, già condannato per rapina aggravata e riconosciuto come recidivo reiterato, ha presentato ricorso in Cassazione. Egli chiedeva che le circostanze attenuanti generiche prevalessero sulle aggravanti, per ottenere uno sconto di pena. La Corte ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito il principio del 'divieto di prevalenza attenuanti generiche' in presenza di recidiva reiterata, come previsto dal Codice Penale. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Patteggiamento per recidivo reiterato: No oltre i due anni
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento che applicava una pena di 2 anni e 6 mesi a un imputato. Il motivo è che la legge vieta il cosiddetto 'patteggiamento allargato' (per pene superiori a 2 anni) in caso di recidiva reiterata. La Corte ha stabilito che la pena concordata era illegale, riaffermando il principio secondo cui il patteggiamento per recidivo reiterato non può superare la soglia dei due anni di reclusione. Di conseguenza, la decisione del giudice di primo grado è stata cancellata e gli atti sono stati restituiti per un nuovo procedimento.
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Recidiva Reiterata: Niente Sconto di Pena per Pericolosità Sociale
Un imputato, già condannato in passato, ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere la cancellazione dell'aggravante della recidiva reiterata dalla sua pena per un reato di spaccio. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici precedenti. Secondo la Cassazione, i numerosi e gravi precedenti penali dell'imputato dimostravano una chiara persistenza nel commettere reati e un'elevata pericolosità sociale. Pertanto, l'applicazione della recidiva reiterata era pienamente giustificata. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata: più grave la pena per chi mente sul patrocinio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per false dichiarazioni finalizzate a ottenere il gratuito patrocinio. Il punto centrale della decisione è stata la conferma dell'aggravante della recidiva reiterata. I giudici hanno stabilito che i precedenti penali dell'imputato, alcuni della stessa natura, e la loro vicinanza temporale, dimostravano una 'indole fortemente trasgressiva'. Questa valutazione ha giustificato un aumento di pena. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e aggiungendo il pagamento di una sanzione pecuniaria per aver presentato un ricorso infondato.
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Coltivazione di Stupefacenti: Condanna valida senza verbale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di coltivazione di stupefacenti. L'imputato aveva allestito una serra con undici piante di canapa indiana. La sua difesa si basava su una presunta irregolarità: la mancanza di un verbale che documentasse come le foglie e le infiorescenze fossero state separate dalle piante per essere analizzate. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante. L'estrazione del campione da analizzare è una semplice operazione materiale e non un atto tecnico irripetibile. Pertanto, non richiede formalità particolari come un verbale o la presenza della difesa, a meno che non emergano elementi concreti per dubitare della corrispondenza tra il materiale sequestrato e quello analizzato. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Danneggiamento aggravato e recidiva: condanna anche se depenalizzato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un soggetto condannato per danneggiamento aggravato e recidiva. L'imputato sosteneva che il reato fosse estinto, sia per la depenalizzazione del danneggiamento semplice, sia per la prescrizione. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la depenalizzazione non si applica alle forme aggravate del reato. Inoltre, ha chiarito che la recidiva reiterata è una circostanza aggravante che allunga i termini di prescrizione, impedendone l'estinzione. Il bilanciamento tra attenuanti e aggravanti, infine, incide solo sulla pena finale ('quoad poenam') ma non cancella la natura aggravata del fatto. L'imputato è stato quindi condannato in via definitiva.
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Recidiva reiterata: condanna per spaccio anche senza preavviso
Una donna viene condannata per spaccio di droga, aggravato dall'aver agevolato un clan camorristico. La sua difesa contesta l'applicazione dell'aggravante della recidiva reiterata, sostenendo che le sue precedenti condanne non la qualificavano formalmente come tale. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per applicare la recidiva reiterata non è necessaria una precedente dichiarazione formale. È sufficiente che, al momento del nuovo reato, l'imputato abbia già accumulato più condanne definitive per fatti che dimostrano una sua maggiore pericolosità sociale. La condanna della donna viene quindi confermata in via definitiva.
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Violazione misure di prevenzione: condanna per firma e amicizie
Una persona sottoposta a misura di prevenzione viene condannata per aver violato ripetutamente le prescrizioni imposte. In particolare, non ha rispettato l'orario per l'obbligo di firma in Commissariato e ha frequentato pregiudicati in tre diverse occasioni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ritenendo le violazioni abituali e consapevoli. L'appello è stato dichiarato inammissibile, stabilendo un principio chiaro: la sistematica violazione delle misure di prevenzione costituisce reato e giustifica pienamente la sanzione penale. Il soggetto è stato condannato al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Pena illegale: errore di calcolo del giudice non basta per ricorso
Un imputato, condannato per un reato minore di droga con patteggiamento, ha fatto ricorso sostenendo l'illegalità della pena. Lamentava un errore del giudice nell'applicare l'aumento per la recidiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: un errore nel calcolo della pena non la rende una 'pena illegale' se il risultato finale resta comunque entro i limiti minimi e massimi previsti dalla legge per quel reato. In questo caso, la pena è solo 'illegittima' e, dopo un patteggiamento, non può essere contestata in Cassazione. Il ricorso è quindi inammissibile.
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Truffa e recidiva reiterata: la Cassazione blocca la prescrizione
Un uomo, già condannato per truffa, presenta ricorso in Cassazione sperando nell'estinzione del reato per prescrizione. La Corte, però, dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: la recidiva reiterata, essendo un'aggravante a effetto speciale, incide sul calcolo della prescrizione, allungandone i tempi. Questo impedisce che il reato si estingua. La condanna dell'imputato diventa quindi definitiva, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria, confermando che i precedenti penali possono avere conseguenze decisive sull'esito del processo.
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Recidiva reiterata: condanna per bancarotta anche con reato estinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta distrattiva con l'aggravante della recidiva reiterata. L'imputata sosteneva che un precedente reato di furto, estinto per sospensione condizionale della pena, non potesse contare ai fini della recidiva. I giudici hanno respinto questa tesi, stabilendo un principio importante: l'estinzione del reato non cancella la condanna dal casellario giudiziale, che resta quindi valida per valutare la pericolosità sociale e applicare la recidiva reiterata. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la precedente condanna, anche se 'perdonata' negli effetti esecutivi, dimostra una persistente tendenza a delinquere che giustifica un aumento di pena per il nuovo reato.
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Pena invariata senza aggravante: il divieto di reformatio in peius
Un imputato, condannato per violazione di domicilio e lesioni, si è visto confermare la pena di nove mesi di reclusione anche dopo che la Corte d'Appello aveva escluso una circostanza aggravante. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando la violazione del divieto di reformatio in peius. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: la conferma della pena è legittima se, nonostante l'eliminazione di un'aggravante, la presenza della recidiva reiterata impedisce alle attenuanti di prevalere. In pratica, la pericolosità sociale dimostrata dai precedenti penali giustifica il mantenimento della sanzione originale, senza violare alcuna regola processuale.
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Furto e recidiva: il bilanciamento delle circostanze è unitario
Un uomo condannato per furto aggravato dalla destrezza e dalla recidiva reiterata ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva un errore nel calcolo della pena, chiedendo che le attenuanti fossero confrontate con una sola delle aggravanti. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale sul bilanciamento delle circostanze. Ha chiarito che tale valutazione deve essere unitaria e complessiva, includendo tutte le circostanze presenti, salvo rare eccezioni previste dalla legge. Nel caso specifico, il giudice aveva correttamente considerato equivalenti le attenuanti e le aggravanti, inclusa la recidiva. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna confermata.
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Recidiva Reiterata: Ricorso Respinto per Precedenti Penali
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato che contestava l'applicazione dell'aggravante della recidiva reiterata. L'imputato sosteneva che la Corte d'Appello non avesse motivato adeguatamente la sua decisione. La Cassazione ha respinto il ricorso, definendolo 'manifestamente infondato'. I giudici supremi hanno confermato che la decisione precedente era corretta, poiché teneva conto dei numerosi precedenti penali dell'imputato. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione economica.
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