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Recidiva Reiterata — Anno 2023

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239 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva Reiterata

Provvedimenti

Omesso versamento IVA: pagare gli stipendi non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione per il Legale Rappresentante di una società, responsabile del reato di omesso versamento IVA per l'anno d'imposta 2015. La difesa sosteneva che il mancato pagamento fosse dovuto a una grave crisi di liquidità e alla scelta di pagare prioritariamente gli stipendi dei dipendenti per salvare l'azienda. I giudici hanno respinto la tesi, stabilendo che la crisi finanziaria non esclude il dolo né costituisce forza maggiore, a meno che non si provi l'assoluta impossibilità incolpevole di reperire fondi. Il pagamento dei lavoratori non giustifica l'evasione fiscale al di fuori delle procedure fallimentari. La Cassazione ha rigettato il ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia all’impugnazione: la condanna diventa definitiva
L'Imputato era stato condannato per la detenzione illecita di oltre trecento grammi di cocaina destinata allo spaccio. Contro la sentenza della Corte di Appello, l'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata esclusione della recidiva reiterata e la severità della pena. Tuttavia, prima dell'udienza, la difesa ha depositato una formale rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato inammissibile il ricorso. Di conseguenza, l'Imputato ha perso definitivamente la possibilità di ottenere una riduzione della pena e dovrà pagare le spese del procedimento, oltre a una sanzione pecuniaria di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto ed evasione: stop dalla recidiva
Un uomo condannato per il reato di evasione ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la presenza della recidiva reiterata esclude per legge sia l'applicazione della particolare tenuità del fatto, sia un bilanciamento favorevole delle attenuanti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Minaccia grave: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di minaccia grave. L'imputato contestava la qualificazione giuridica del fatto, sostenendo si trattasse di minaccia semplice, e lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva reiterata. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano del tutto generici e privi di un reale confronto con le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Recidiva reiterata: l’errore della difesa salva la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto aggravato. Il nodo centrale riguarda la recidiva reiterata, inserita dal giudice di primo grado nel giudizio di bilanciamento con le attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che, se l'imputato intendeva contestare l'applicazione della recidiva reiterata o la sua motivazione, avrebbe dovuto proporre uno specifico motivo di appello in secondo grado. Non avendolo fatto, la recidiva deve ritenersi definitivamente applicata. Di conseguenza, il termine di prescrizione del reato si allunga e non risulta ancora decorso al momento della decisione. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: basta divincolarsi per la condanna
L'Imputato, dopo un inseguimento ad alta velocità terminato con il ribaltamento della propria auto, ha tentato la fuga a piedi spintonando un militare per divincolarsi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, stabilendo che anche il solo divincolarsi con forza fisica integra il reato, senza che sia necessario impedire concretamente l'atto dell'ufficiale. Inoltre, la Corte ha confermato l'applicazione della recidiva reiterata, ritenendo sufficiente la presenza di precedenti condanne definitive che dimostrino una persistente pericolosità sociale, anche se la recidiva non era stata formalmente dichiarata nei precedenti giudizi. Il ricorso dell'imputato è stato rigettato.
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Utilizzo indebito di carte di credito: condanna inevitabile
L'Imputato è stato condannato per i reati di possesso di documenti falsi e utilizzo indebito di carte di credito, commessi in concorso e con il vincolo della continuazione. La Corte d'Appello ha confermato la responsabilità penale, applicando le attenuanti generiche in regime di equivalenza con la recidiva reiterata. L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando la contraddittorietà della motivazione e l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e manifestamente infondato. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna penale e hanno sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: quando il ricorso costa caro
L'Imputato, condannato per il reato di furto, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando una carenza di motivazione sulla determinazione della pena. La Corte d'Appello aveva precedentemente confermato la condanna, concedendo tuttavia le circostanze attenuanti generiche in regime di equivalenza con la recidiva reiterata, valorizzando il buon comportamento processuale dell'uomo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che i giudici di merito hanno ampiamente e correttamente motivato la scelta della pena. Di conseguenza, l'uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata e sconti di pena: la Cassazione dice no
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. L'uomo contestava la mancata prevalenza delle attenuanti generiche rispetto alla recidiva reiterata specifica e infraquinquennale contestatagli. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'articolo 69, ultimo comma, del codice penale vieta espressamente di considerare le circostanze attenuanti come prevalenti sulla recidiva reiterata. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la particolare tenuità
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza d'appello che confermava la sua condanna per il reato di evasione. La difesa ha lamentato la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche rispetto alla recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'applicazione della causa di non punibilità è esclusa dall'abitualità della condotta del soggetto, desunta da numerosi precedenti penali anche violenti. Inoltre, la valutazione sulla mancata prevalenza delle attenuanti generiche spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se adeguatamente motivata. Di conseguenza, la condanna penale dell'Imputato è stata definitivamente confermata.
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Recidiva reiterata: perché le attenuanti non salvano dalla condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la sentenza d'appello. Il caso si concentra sull'applicazione della recidiva reiterata. Sebbene il giudice di merito avesse riconosciuto le circostanze attenuanti generiche, non ha potuto considerarle prevalenti rispetto alla recidiva a causa del divieto previsto dall'articolo 69 del codice penale. La Suprema Corte ha confermato la decisione precedente, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata: niente sconti di pena in Cassazione
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte di Appello chiedendo che le attenuanti generiche fossero considerate prevalenti rispetto alla recidiva reiterata contestata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'articolo 69, quarto comma, del codice penale vieta espressamente di considerare le attenuanti generiche come prevalenti sulla recidiva reiterata. Di conseguenza, il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata: nessun aumento ma addio sconti
L'Imputato, condannato per estorsione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva reiterata. Secondo la difesa, la recidiva era stata solo contestata ma non applicata concretamente nel calcolo della pena, lamentando anche un vizio nel bilanciamento con l'attenuante del risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la recidiva reiterata si considera applicata non solo quando aumenta materialmente la pena, ma anche quando neutralizza un'attenuante nel giudizio di bilanciamento, impedendole di produrre uno sconto di pena. Di conseguenza, non vi è stata alcuna violazione delle regole di calcolo o del divieto di peggiorare la pena in appello.
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Recidiva reiterata: quando l’evasione cancella le attenuanti
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello che lo condannava per essere uscito dalla propria abitazione senza autorizzazione e per aver commesso un reato contro i beni culturali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi presentati dalla difesa. I giudici hanno confermato l'applicazione della recidiva reiterata, evidenziando la pericolosità sociale del soggetto che ha commesso il nuovo illecito per ripetere condotte già sanzionate in passato. La Suprema Corte ha ritenuto corretta l'esclusione della prevalenza delle attenuanti generiche e il diniego della causa di non punibilità, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata e rapina: niente sconti di pena in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per diversi episodi di rapina, tentata e consumata. L'imputato lamentava la mancata applicazione delle attenuanti generiche nella loro massima estensione. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso è privo di specificità e riproduce motivi già respinti. Inoltre, la presenza di una recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale impedisce, ai sensi dell'articolo 69 del codice penale, di considerare le circostanze attenuanti come prevalenti sulle aggravanti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna del ricorrente, ordinando anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Tentata rapina aggravata: il coltello inchioda il colpevole
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per tentata rapina aggravata ai danni di una minorenne. L'imputato era stato fermato subito dopo il fatto con un coltello identico a quello descritto dalla vittima. La difesa contestava l'identificazione e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I giudici hanno confermato la condanna, evidenziando che l'attendibilità del riconoscimento fotografico supera le incongruenze sul colore del giubbotto. Inoltre, la Cassazione ha ritenuto corretto il diniego delle attenuanti e l'applicazione della recidiva, giustificati dalla gravità della condotta, dai numerosi precedenti penali e dalla totale assenza di resipiscenza o condotte riparatorie da parte del condannato. L'uomo è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Circostanze attenuanti generiche: no allo sconto se c’è recidiva
L'Imputato, condannato per truffa ed estorsione con l'aggravante della recidiva, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per negare le circostanze attenuanti generiche, il giudice di merito non deve analizzare ogni singolo elemento sollevato dalla difesa. È sufficiente che la motivazione si concentri sui fattori ritenuti decisivi e rilevanti, escludendo implicitamente gli altri. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: quando contestare i fatti costa caro in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per i reati di rapina impropria e porto ingiustificato di strumenti da scasso. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata nei gradi precedenti, in particolare riguardo al suo tentativo di fuga ripreso dalle telecamere e alla valutazione delle prove. La Suprema Corte ha chiarito che tali contestazioni riguardano il merito della vicenda e non possono essere riesaminate in sede di legittimità. Inoltre, i giudici hanno respinto la questione di legittimità costituzionale sul divieto di prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva reiterata. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità nel reato di spaccio: no allo sconto per chi tace
L'Imputato è stato condannato a sei anni di reclusione per detenzione di sostanze stupefacenti, tra cui cocaina, hashish e marijuana, oltre al possesso di un bilancino di precisione. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità nel reato di spaccio e contestando il bilanciamento tra le attenuanti generiche e la recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la lieve entità nel reato di spaccio non può basarsi solo sul dato quantitativo, ma richiede una valutazione complessiva. Nel caso specifico, la quantità di dosi ricavabili, la condotta omertosa e i collegamenti con la criminalità organizzata escludono la minima offensività del fatto. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Recidiva reiterata: dieci furti negano lo sconto di pena
L'Imputato è stato condannato per furto in abitazione aggravato. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva reiterata e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la recidiva reiterata è stata correttamente applicata valutando in concreto la pericolosità sociale del soggetto, desunta da ben dieci precedenti penali specifici. Inoltre, il diniego delle attenuanti generiche è stato ritenuto legittimo in quanto l'atteggiamento collaborativo dell'Imputato è stato minimo e non ha consentito né il recupero della refurtiva né l'individuazione dei complici. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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