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Recidiva Reiterata — Anno 2023

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239 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva Reiterata

Provvedimenti

Fuga di notte: esclusa la particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino sorpreso in piena notte all'esterno di un'abitazione privata. L'imputato, accortosi della presenza delle forze dell'ordine, aveva tentato immediatamente la fuga. La Suprema Corte ha confermato l'esclusione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno evidenziato che la gravità della condotta, le modalità dell'azione notturna e i numerosi precedenti penali del soggetto (recidiva reiterata) impediscono di considerare l'offesa come minima. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato in via definitiva al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Sottrazione di cose sottoposte a sequestro: ruba la propria auto
Un uomo ha coordinato l'intervento di un carro attrezzi per prelevare la propria auto, già sottoposta a sequestro giudiziario, denunciandone poi falsamente il furto alle autorità. Le telecamere di sorveglianza hanno incastrato l'autore del fatto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di simulazione di reato e sottrazione di cose sottoposte a sequestro. La difesa sosteneva che la successiva confisca tardiva annullasse il reato, ma i giudici hanno chiarito che il sequestro e la confisca sono provvedimenti autonomi. La sottrazione di un bene già sequestrato costituisce reato a prescindere dagli sviluppi successivi della confisca. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata: nessun sconto per chi accumula condanne
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva reiterata decisa nei gradi precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e manifesta infondatezza. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva reiterata è ampiamente giustificata sia dai numerosi precedenti penali del soggetto, sia dalla brevissima distanza temporale dall'ultima condanna definitiva. Inoltre, le modalità del comportamento concreto dimostrano una persistente inclinazione a delinquere, rafforzata dalla natura omogenea dei reati commessi in passato. Di conseguenza, il Ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: finti rogiti salvi senza l’aggravante
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due soggetti accusati di falsità ideologica per aver indotto in errore alcuni notai durante vendite immobiliari fittizie. Per il primo ricorrente, i giudici hanno annullato la sentenza con rinvio per ricalcolare la recidiva, elemento decisivo per stabilire la prescrizione del reato. Per il secondo ricorrente, la Corte ha escluso l'aggravante dell'atto pubblico fidefacente poiché non era stata contestata in modo chiaro e specifico nell'imputazione. Di conseguenza, senza tale aggravante, è scattata la prescrizione del reato per il decorso del tempo, con il conseguente annullamento senza rinvio della condanna e la revoca dei risarcimenti civili.
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Bancarotta impropria da operazioni dolose: condanna sì, ma pena ridotta
L'Amministratore di una società fallita è stato condannato per il reato di bancarotta impropria da operazioni dolose per aver accumulato oltre due milioni di euro di debiti con il fisco e l'INPS, causando il dissesto aziendale. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale, ribadendo che il mancato pagamento sistematico delle tasse integra il reato. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso sul calcolo della pena. La Corte d'appello aveva infatti applicato erroneamente l'aggravante della recidiva reiterata, senza verificare che i precedenti reati fossero stati commessi prima che la prima condanna diventasse definitiva. La sentenza è stata quindi annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio, con rinvio alla Corte d'appello per rideterminare la pena.
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Recidiva reiterata: condanna per truffa anche senza precedenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa a carico di un uomo, ritenendo legittima l'applicazione della recidiva reiterata. La difesa sosteneva che tale aggravante non potesse essere applicata senza una precedente dichiarazione formale di recidiva semplice. I giudici, richiamando una recente pronuncia delle Sezioni Unite, hanno chiarito che per l'applicazione della recidiva reiterata è sufficiente che l'imputato, al momento del fatto, sia gravato da più condanne definitive che dimostrino una sua maggiore pericolosità sociale, senza necessità di una precedente dichiarazione giudiziale. Inoltre, la Corte ha respinto le contestazioni sull'identità del truffatore, confermando la solidità delle prove, tra cui la foto profilo di un'applicazione di messaggistica e l'uso della carta prepagata della convivente per ricevere il denaro.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e condanna per furto
Un uomo, condannato per furto aggravato con recidiva reiterata, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione lamentando una generica violazione di legge. I giudici di legittimità hanno rilevato che il ricorso non indicava in modo specifico i motivi di critica alla sentenza d'appello, violando le regole del codice di procedura penale. Per questo motivo, la Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro a favore della Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua condanna penale.
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Reato di rapina: lo spintone alla vittima esclude lo scippo
Tre imputati sono stati condannati per il reato di rapina e ricettazione. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il fatto dovesse essere riqualificato come furto con strappo, poiché la violenza sarebbe stata esercitata solo sul portafogli e non sulla persona. La Corte di Cassazione ha invece confermato la sussistenza del reato di rapina. I giudici hanno chiarito che lo spintone inflitto alla vittima per superare la sua resistenza configura una violenza diretta sulla persona, escludendo il furto con strappo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di truffa: la Cassazione condanna il finto intermediario
Il Ricorrente è stato condannato per il reato di truffa dopo aver ingannato la vittima, promettendole un documento d'identità che non poteva rilasciare e privandola dei suoi unici beni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato. I motivi di ricorso sono stati ritenuti generici e ripetitivi. La Corte ha escluso l'attenuante del danno di speciale tenuità, poiché la vittima ha perso tutto ciò che possedeva. Inoltre, ha negato la particolare tenuità del fatto a causa della recidiva e dell'abitualità delle condotte criminose del Ricorrente. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il Ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un imputato condannato per furto aggravato. L'uomo, ritenuto responsabile in sede di giudizio abbreviato con l'aggravante della recidiva reiterata, aveva contestato l'eccessività della pena inflitta. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che il ricorso era del tutto generico e privo di elementi specifici volti a contestare la motivazione della sentenza d'appello, violando le regole procedurali. Di conseguenza, i giudici hanno respinto l'impugnazione, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione: nessun sconto di pena per il recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per concorso in furto in abitazione. La ricorrente contestava la mancata esclusione della recidiva reiterata e la mancata concessione dell'attenuante del risarcimento del danno. I giudici hanno chiarito che la motivazione sulla recidiva era corretta e che la richiesta di attenuanti era inutile: la legge vieta infatti che le attenuanti prevalgano sulla recidiva reiterata. Inoltre, l'imputata aveva già beneficiato di un errore di calcolo favorevole nel primo grado di giudizio, che aveva fissato la pena di partenza sotto il minimo di legge. L'imputata perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata: nessun sconto per il conducente ubriaco
Il conducente di un veicolo, fermato in stato di ebbrezza, ha fornito false generalità a un pubblico ufficiale. Condannato nei primi gradi di giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto e la prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva reiterata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la condotta non era affatto tenue e che la legge vieta espressamente di far prevalere le attenuanti generiche in presenza di una recidiva reiterata. Di conseguenza, l'imputato perde la causa, vede confermata la condanna penale e deve pagare le spese processuali oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione: la targa dell’auto smentisce la difesa
L'Imputato è stato condannato per concorso in furto in abitazione. Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando la propria identificazione come autore del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'identificazione, effettuata dagli agenti di polizia e supportata da un testimone e dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza che mostravano il transito della sua auto, è del tutto attendibile e priva di vizi logici. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ordine di allontanamento dello straniero: no ai benefici per i recidivi
Il Giudice di Pace di Asti ha condannato un cittadino straniero per non aver rispettato l'ordine di allontanamento dello straniero emesso dal Questore di Torino. Lo straniero ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche e dei doppi benefici di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che il ricorrente non ha dimostrato di aver richiesto le attenuanti nel precedente grado di giudizio, violando il principio di autosufficienza. Inoltre, la presenza di una recidiva specifica e reiterata impedisce per legge la concessione dei benefici richiesti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata: basta la pericolosità, non serve la forma
L'Imputato, condannato per furto aggravato, ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva reiterata. Secondo la difesa, tale aumento di pena richiedeva una precedente e formale dichiarazione di recidiva semplice in una passata sentenza di condanna. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. Richiamando l'orientamento delle Sezioni Unite, i giudici hanno stabilito che per l'applicazione della recidiva reiterata non serve una precedente dichiarazione formale. È invece sufficiente che, al momento del nuovo reato, il soggetto risulti gravato da più condanne definitive che dimostrino una sua maggiore pericolosità sociale, adeguatamente motivata dal giudice. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna alle spese.
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Recidiva reiterata e cumulo delle pene: ricorso inammissibile
Un uomo, condannato per estorsione, lesioni e spaccio di droga, ha proposto ricorso contestando il calcolo dell'aumento di pena per reato continuato. La difesa sosteneva che l'aumento violasse i limiti del cumulo giuridico, specialmente in presenza di recidiva reiterata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la pena complessiva non può superare quella del cumulo materiale, ma nel caso specifico la Corte d'appello aveva già motivato in modo corretto e autonomo l'aumento di ventun mesi di reclusione, basandosi sulla gravità dei fatti e sull'intensità del dolo. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione e recidiva reiterata: quando scatta l’aumento di pena
Un cittadino è stato condannato per la ricettazione di un assegno bancario da duemila euro. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva reiterata. Secondo la difesa, questa circostanza non poteva essere applicata in mancanza di una precedente dichiarazione formale di recidiva semplice in una sentenza passata in giudicato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che per applicare la recidiva reiterata basta che il soggetto, al momento del fatto, risulti gravato da più condanne definitive che dimostrino la sua pericolosità sociale. Non serve una precedente dichiarazione formale, ma è sufficiente che il giudice motivi la scelta basandosi sulla storia criminale del colpevole.
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Furto aggravato: l’allaccio abusivo costa caro in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il reato di furto aggravato, legato a un allaccio abusivo. La ricorrente contestava la responsabilità penale e l'applicazione della recidiva, chiedendo la prevalenza delle attenuanti generiche. I giudici hanno stabilito che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi, non confrontandosi con la sentenza d'appello. Inoltre, la presenza di una recidiva reiterata specifica e infraquinquennale impedisce, per legge, di considerare le attenuanti prevalenti sulle aggravanti. Di conseguenza, l'imputata perde il ricorso ed è condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione: inammissibile se contesta solo il merito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione proposto da un cittadino condannato per il reato di percosse. Il Tribunale, in secondo grado, aveva ridotto la pena stabilita dal Giudice di Pace, confermando la responsabilità penale e il risarcimento del danno alla vittima. L'imputato ha impugnato la decisione contestando la ricostruzione dei fatti e la misura della pena. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso per cassazione contro le sentenze d'appello relative a decisioni del Giudice di Pace è ammesso solo per violazione di legge, e non per contestare il merito o la motivazione della sentenza. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: la Cassazione nega sconti di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per il reato di tentato furto pluriaggravato. I ricorrenti contestavano la sussistenza della recidiva reiterata specifica e la determinazione della pena da parte del giudice d'appello. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sulla pericolosità sociale del reo e la graduazione della pena rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, purché motivate in modo logico e non arbitrario. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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