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Recidiva Reiterata — Anno 2025

121 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva Reiterata

Provvedimenti

Inammissibilità ricorso: prescrizione e recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un imputato che lamentava la mancata estinzione del reato per prescrizione. La decisione si fonda sulla presenza di una recidiva qualificata, che ha esteso il termine di prescrizione, rendendo il ricorso manifestamente infondato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e recidiva reiterata
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per resistenza a pubblico ufficiale. L'appello è stato giudicato meramente riproduttivo di censure già respinte in secondo grado. La Corte ha confermato la correttezza della quantificazione della pena e dell'applicazione della recidiva reiterata, basate sulla pericolosità sociale del soggetto, condannandolo al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando il ricorso è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale. La Corte ha stabilito che una fuga protratta e pericolosa, con manovre che mettono a rischio la sicurezza stradale, non può essere considerata semplice allontanamento ma integra il reato. I motivi del ricorso sono stati giudicati generici, in quanto non si confrontavano con la motivazione della Corte d'Appello, che aveva già valorizzato la pericolosità della condotta e i numerosi precedenti penali dell'imputato per negare le attenuanti e confermare la recidiva.
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Lavoro di pubblica utilità: no se causi un incidente
La Corte di Cassazione ha confermato che il lavoro di pubblica utilità non può essere concesso come pena sostitutiva a chi, guidando in stato di ebbrezza, provoca un sinistro stradale. La sentenza chiarisce che la norma speciale del Codice della Strada, che prevede tale esclusione, prevale sulle disposizioni generali, anche quelle più recenti introdotte dalla Riforma Cartabia. Il caso riguardava un automobilista condannato per guida con un tasso alcolemico molto elevato, che aveva causato un incidente e si era visto negare in appello la richiesta di sostituire la pena detentiva con il lavoro di pubblica utilità.
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Furto aggravato: telecamere non escludono l’aggravante
La Corte di Cassazione conferma la condanna per furto aggravato a carico di una donna che aveva sottratto bottiglie di vino da supermercati. La Corte ha stabilito che la presenza di telecamere di videosorveglianza non esclude l'aggravante dell'esposizione della merce alla pubblica fede, poiché tali sistemi non costituiscono una forma di custodia continua e idonea a impedire il reato, ma solo un ausilio per l'identificazione a posteriori dei colpevoli. Confermato anche l'aumento di pena per la recidiva.
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Divieto di prevalenza: la Cassazione e l’art. 69 c.p.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per maltrattamenti ed estorsione, che contestava la costituzionalità del divieto di prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva reiterata. La Corte ha ribadito che tale divieto, previsto dall'art. 69, comma 4, cod. pen., è una scelta legislativa legittima e non manifestamente irragionevole, confermando così la pena inflitta nei gradi di merito.
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Riconoscimento fotografico: prova valida in Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un imputato per furto e indebito utilizzo di carta di credito. La sentenza stabilisce che il riconoscimento fotografico effettuato dalla polizia giudiziaria tramite video di sorveglianza costituisce una prova atipica pienamente valida. Inoltre, la Corte afferma che la stretta vicinanza temporale e spaziale tra il furto e l'uso illecito della carta rappresenta una prova logica sufficiente a collegare l'imputato a entrambi i reati, rigettando le obiezioni sulla recidiva e sulla costituzionalità delle norme.
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Recidiva reiterata e prescrizione: come si calcola?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per false dichiarazioni. L'imputato sosteneva l'estinzione del reato per prescrizione, ma la Corte ha chiarito che la recidiva reiterata aumenta significativamente i termini, spostando la data di estinzione al 2027 e confermando che tale meccanismo non viola il principio del 'ne bis in idem'.
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Recidiva reiterata: quando si applica l’aggravante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per contrabbando di tabacchi, confermando la corretta applicazione della recidiva reiterata. La decisione si fonda sui numerosi precedenti penali specifici dell'imputato, considerati sintomo di una maggiore pericolosità sociale. La Corte ha inoltre ribadito l'impossibilità di far prevalere le attenuanti generiche sulla recidiva reiterata, come previsto dal codice penale.
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Amministratore di facciata: quando risponde di reato?
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato una condanna per bancarotta fraudolenta a carico di un amministratore di facciata. La sentenza chiarisce che la responsabilità penale non può estendersi alle condotte illecite avvenute prima dell'assunzione della carica, a meno che non sia provato un concorso attivo. Viene inoltre ribadita l'illegittimità della pena accessoria fissa di dieci anni, che deve essere determinata dal giudice.
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Recidiva reiterata: l’impatto sulla prescrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 38846/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia di reati tributari, chiarendo il meccanismo di calcolo della prescrizione in presenza di recidiva reiterata. La Corte ha stabilito che la recidiva, quale circostanza a effetto speciale, incide sia sul termine minimo che su quello massimo di prescrizione, determinando un significativo allungamento dei tempi necessari per l'estinzione del reato.
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Recidiva reiterata e prescrizione: la Cassazione
Un uomo, condannato per furto in appartamento ed evasione, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione dei reati. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che la contestazione della recidiva reiterata comporta un significativo aumento dei termini di prescrizione, rendendoli non ancora decorsi. La sentenza ha inoltre confermato la correttezza dell'aumento di pena applicato in appello, motivato dalla gravità dei fatti e dai numerosi precedenti penali dell'imputato.
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Recidiva reiterata: come incide sulla prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una condanna per ricettazione, aggravata da recidiva reiterata. I giudici hanno confermato che la recidiva reiterata, in quanto circostanza a effetto speciale, estende sia il termine minimo sia quello massimo di prescrizione del reato, rigettando la tesi difensiva. L'appello è stato respinto anche per vizi procedurali.
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Recidiva reiterata: la valutazione del giudice
Un soggetto condannato per furto aggravato ed estorsione tentata ricorre in Cassazione contestando l'applicazione dell'aggravante della recidiva reiterata per vizio di motivazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione sulla recidiva non può basarsi solo sulla gravità dei fatti, ma deve analizzare concretamente, secondo i criteri dell'art. 133 c.p., il rapporto tra il nuovo reato e i precedenti penali, per accertare se questi indichino una perdurante inclinazione al delitto che ha influito sulla nuova commissione.
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Ricorso per Cassazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per truffa. La decisione si fonda sulla genericità e ripetitività dei motivi di appello, che non contestavano specificamente la motivazione della sentenza di secondo grado. L'ordinanza ribadisce che il ricorso per cassazione non può limitarsi a proporre una lettura alternativa dei fatti, ma deve evidenziare vizi di legittimità. Viene inoltre chiarito l'impatto della recidiva sulla prescrizione del reato.
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Recidiva reiterata: come si calcola la prescrizione?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, chiarendo come la recidiva reiterata influenzi il calcolo della prescrizione. L'ordinanza stabilisce che tale aggravante va considerata due volte: per il termine ordinario e per quello massimo. Inoltre, il motivo di ricorso che contesta la recidiva deve essere specifico e non generico.
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Remissione di querela: annullata condanna per minacce
Un uomo condannato per reingresso illegale e minacce si rivolge alla Cassazione. Nel corso del giudizio, la vittima delle minacce procede con la remissione di querela. La Suprema Corte annulla la condanna per le minacce, riducendo la pena, poiché la remissione estingue il reato, mentre dichiara inammissibile il ricorso per il reato di immigrazione in quanto manifestamente infondato.
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Recidiva reiterata: prevalenza attenuanti esclusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante il bilanciamento tra attenuanti generiche e recidiva reiterata. La Corte ha confermato la decisione di merito che aveva stabilito un giudizio di equivalenza, applicando il divieto di prevalenza delle attenuanti in casi di recidiva qualificata, come previsto dal codice penale.
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Crediti inesistenti: ricorso generico è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per l'indebita compensazione di crediti inesistenti. Il ricorso è stato giudicato manifestamente infondato e generico, non contestando in modo specifico le argomentazioni della sentenza di appello. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia all’impugnazione: quando è inammissibile
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce gli effetti della rinuncia all'impugnazione. A seguito della presentazione di un atto di rinuncia firmato dall'imputato, il ricorso contro una condanna per il reato di possesso di documenti falsi è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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