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Divieto di prevalenza: la Cassazione e l’art. 69 c.p.

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per maltrattamenti ed estorsione, che contestava la costituzionalità del divieto di prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva reiterata. La Corte ha ribadito che tale divieto, previsto dall’art. 69, comma 4, cod. pen., è una scelta legislativa legittima e non manifestamente irragionevole, confermando così la pena inflitta nei gradi di merito.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 40688 Anno 2025
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Pubblicato il 2 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Divieto di Prevalenza e Recidiva: La Cassazione Conferma la Norma

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40688/2025, torna a pronunciarsi sulla delicata questione del bilanciamento tra attenuanti generiche e recidiva reiterata. Il caso in esame offre lo spunto per analizzare la solidità del cosiddetto divieto di prevalenza, sancito dall’art. 69, comma 4, del codice penale, e le ragioni per cui la giurisprudenza continua a ritenerlo costituzionalmente legittimo, respingendo le censure sollevate dalle difese.

I Fatti del Processo

Il caso trae origine da un ricorso presentato da un imputato, condannato in primo grado e in appello per i reati di maltrattamenti (art. 572 c.p.) ed estorsione in continuazione (art. 81 e 629 c.p.). Nonostante il riconoscimento delle attenuanti generiche, la pena non aveva subito la riduzione sperata dalla difesa. Il motivo risiedeva nella contestuale presenza dell’aggravante della recidiva reiterata, che impediva alle attenuanti di prevalere nel giudizio di bilanciamento. L’imputato, tramite il suo difensore, ha quindi sollevato ricorso per cassazione, deducendo la violazione di legge e, in particolare, la questione di legittimità costituzionale della norma che impone tale divieto.

La Questione del Divieto di Prevalenza delle Attenuanti

Il nucleo del ricorso si concentrava sulla presunta incostituzionalità dell’art. 69, comma 4, del codice penale. Questa norma stabilisce che, se l’imputato è un recidivo reiterato (ai sensi dell’art. 99, comma 4, c.p.), le circostanze attenuanti diverse da quelle “privilegiate” non possono essere ritenute prevalenti sull’aggravante della recidiva. Al massimo, il giudice può dichiararle equivalenti, neutralizzando di fatto l’effetto di riduzione della pena.

La difesa sosteneva che tale automatismo legislativo violasse i principi di uguaglianza e di individualizzazione della pena (artt. 3 e 27 della Costituzione), impedendo al giudice di adeguare la sanzione alla reale gravità del fatto e alla personalità del reo. In sostanza, il giudice di merito, pur riconoscendo l’esistenza di elementi meritevoli di una mitigazione della pena, si trovava legalmente impossibilitato ad applicarla a causa del divieto di prevalenza imposto dalla legge.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Gli Ermellini hanno rigettato completamente la tesi difensiva, allineandosi a un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato. La Corte ha sottolineato come la questione di legittimità costituzionale dell’art. 69, comma 4, c.p., sia stata già più volte esaminata e ritenuta infondata sia dalla stessa Cassazione che dalla Corte Costituzionale.

Le Motivazioni della Sentenza

La Corte ha spiegato che il divieto di prevalenza non è una norma irragionevole o arbitraria, ma rappresenta una precisa scelta del legislatore. Si tratta di una disposizione derogatoria rispetto alla disciplina ordinaria del bilanciamento delle circostanze, giustificata dalla particolare pericolosità sociale del recidivo reiterato. La ratio della norma è quella di valorizzare, in senso negativo, la “plurima ricaduta del reo in condotte trasgressive”, limitando il potere discrezionale del giudice in questi specifici casi.

Inoltre, la Cassazione ha chiarito la diversa funzione delle attenuanti generiche. Esse non servono a correggere eventuali sproporzioni del trattamento sanzionatorio previsto dalla legge per un determinato reato, ma a valorizzare, in misura contenuta, la componente soggettiva del fatto. Pertanto, il legislatore può legittimamente decidere di limitarne l’efficacia quando si scontrano con un’aggravante, come la recidiva reiterata, che indica una spiccata e persistente inclinazione a delinquere. La pronuncia ribadisce che i parametri costituzionali invocati dalla difesa non sono violati, poiché la norma persegue un obiettivo di politica criminale ritenuto legittimo.

Conclusioni

La sentenza in commento consolida un principio fondamentale del diritto penale: il trattamento sanzionatorio per i recidivi reiterati è volutamente più severo e meno flessibile. La decisione del legislatore di impedire la prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva qualificata è considerata una scelta non arbitraria e costituzionalmente orientata. Per gli operatori del diritto, ciò significa che le strategie difensive basate sulla richiesta di incostituzionalità di tale norma hanno scarsissime probabilità di successo. La valutazione della pericolosità del reo, espressa attraverso l’istituto della recidiva reiterata, prevale sulla possibilità di mitigare la pena attraverso circostanze generiche, confermando un approccio rigoroso del sistema penale verso chi delinque ripetutamente.

Perché il ricorso dell’imputato è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato ritenuto inammissibile per manifesta infondatezza. La questione di legittimità costituzionale dell’art. 69, comma 4, cod. pen., che costitutiva l’unico motivo del ricorso, è stata già ripetutamente giudicata infondata dalla giurisprudenza di legittimità.

Cosa stabilisce l’art. 69, comma 4, del codice penale riguardo alla recidiva reiterata?
Stabilisce il cosiddetto “divieto di prevalenza”: quando a un imputato è contestata l’aggravante della recidiva reiterata (art. 99, comma 4, c.p.), le attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.) non possono essere considerate prevalenti. Il giudice può al massimo dichiararle equivalenti, il che annulla l’effetto di riduzione della pena derivante dalle attenuanti stesse.

Secondo la Cassazione, il divieto di prevalenza viola la Costituzione?
No. La Corte ha affermato che tale divieto è una scelta di politica criminale del legislatore, non manifestamente irragionevole né arbitraria. Non viola gli articoli 3, 25 e 27 della Costituzione, poiché è una disposizione derogatoria mirata a sanzionare più severamente chi dimostra una persistente inclinazione a delinquere.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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