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Recidiva Reiterata — Anno 2023

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239 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva Reiterata

Provvedimenti

Furto in chiesa: la recidiva blocca il bilanciamento delle pene
La Cassazione ha confermato la condanna per furto pluriaggravato a un uomo che rubava le elemosine in una chiesa. L'imputato si era lamentato della pena, chiedendo una maggiore considerazione delle attenuanti. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo un punto cruciale sul bilanciamento circostanze aggravanti e attenuanti: la legge vieta di far prevalere le attenuanti generiche sull'aggravante della recidiva reiterata. La pena è stata quindi ritenuta corretta, considerando la frode usata e il luogo del furto. L'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Usura e recidiva reiterata: condanna confermata, prescrizione bloccata
Un individuo, condannato per usura aggravata, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse ormai estinto per prescrizione. La Corte ha respinto la richiesta, stabilendo un principio fondamentale: la recidiva reiterata (essere un trasgressore abituale) costituisce una circostanza aggravante a effetto speciale. Questa condizione allunga notevolmente i termini della prescrizione, impedendone il compimento. La Corte ha chiarito che la recidiva reiterata incide sia sul termine minimo che su quello massimo di prescrizione. Di conseguenza, il reato commesso nel 2011 non era ancora prescritto al momento della decisione del 2022. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna confermata.
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Recidiva e Prescrizione: Niente Sconto di Tempo per il Sorvegliato
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un individuo, già sottoposto a sorveglianza speciale, condannato per aver posseduto un telefono cellulare in violazione delle prescrizioni. L'imputato ha fatto ricorso sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato tra la sentenza di primo grado e l'appello. La Corte ha respinto la richiesta, stabilendo un principio chiave sul rapporto tra recidiva e prescrizione. Poiché all'imputato era stata contestata la 'recidiva reiterata', il termine di prescrizione era aumentato della metà, passando da sei a nove anni. Di conseguenza, il tempo trascorso non era sufficiente a estinguere il reato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Prescrizione e recidiva: chi delinque di più attende di più
Un uomo, già condannato per ricettazione, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il suo reato fosse ormai estinto. La sua tesi si basava su un calcolo dei tempi che non teneva conto della sua condizione di recidivo. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, stabilendo un principio chiaro su prescrizione e recidiva reiterata: essere un delinquente abituale allunga i tempi necessari perché un reato si estingua. La recidiva, infatti, aumenta sia il termine base di prescrizione sia quello massimo in caso di interruzioni. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'imputato condannato a pagare le spese.
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Prescrizione del reato: l’appello fallisce per la recidiva
Un uomo, già condannato in passato, ricorre in Cassazione contro una condanna per resistenza a pubblico ufficiale, sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la sua condizione di 'recidivo reiterato' (cioè di persona che commette nuovi reati dopo precedenti condanne) ha allungato i termini di legge. Di conseguenza, al momento della decisione, il tempo necessario per la prescrizione non era ancora trascorso. L'imputato perde quindi il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva Reiterata: Errore di calcolo, pena ridotta in Cassazione
Un uomo, condannato per evasione, si è visto aumentare la pena per la recidiva reiterata. I giudici di merito avevano applicato l'aumento massimo (due terzi), specificando una forma di recidiva più grave che però non era stata descritta nell'accusa iniziale. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'aumento di pena per una forma specifica di recidiva reiterata è legittimo solo se quella forma è stata chiaramente contestata dall'accusa. In caso di contestazione generica, si applica l'aumento minore (la metà). Di conseguenza, la Corte ha annullato la sentenza e ricalcolato la pena, riducendola.
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Circostanze attenuanti generiche: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso per due imputati condannati per furto aggravato. Il punto centrale riguarda il diniego della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche rispetto alle aggravanti e alla recidiva reiterata. La Suprema Corte ha ribadito che il giudizio di comparazione tra circostanze è frutto della discrezionalità del giudice e, se motivato correttamente, non può essere censurato.
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Recidiva Reiterata: piccolo spaccio, pena aggravata per il passato
Un uomo, condannato per la vendita di 2,5 grammi di hashish, presenta ricorso in Cassazione. Contesta la sua colpevolezza e l'applicazione della recidiva reiterata, che ha aumentato la sua pena a causa di precedenti penali specifici. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che i precedenti reati dello stesso tipo dimostrano una maggiore pericolosità sociale e una capacità criminale consolidata. Per questo motivo, l'aggravante della recidiva reiterata è stata correttamente applicata, impedendo la concessione di sconti di pena più favorevoli. La condanna e la pena più severa sono quindi confermate.
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Paga la vittima ma la pena non cala: il risarcimento parziale
La Corte di Cassazione ha stabilito che un risarcimento parziale del danno non è sufficiente per ottenere la circostanza attenuante. Nel caso specifico, un'imputata per rapina aggravata ai danni di una persona anziana aveva versato 700 euro alla vittima, ottenendo una dichiarazione di soddisfazione. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto la somma non adeguata a coprire l'intero danno, soprattutto quello morale. La Corte ha confermato che il risarcimento deve essere integrale e la valutazione sulla sua congruità spetta esclusivamente al giudice, che non è vincolato dalla dichiarazione della vittima. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e la condanna confermata.
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Recidiva Reiterata: Pistola Clandestina, Condanna Confermata
Un uomo con precedenti specifici per reati in materia di armi viene condannato per aver detenuto una pistola clandestina e munizioni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo il ricorso dell'imputato. Il punto centrale della decisione riguarda la recidiva reiterata. I giudici hanno stabilito che, per valutarla, la somiglianza dei reati commessi nel tempo è un indice di pericolosità sociale più rilevante del semplice tempo trascorso dall'ultima condanna. La specializzazione in un certo tipo di crimine dimostra una maggiore capacità a delinquere e giustifica una pena più severa, negando anche le attenuanti generiche. L'imputato perde il ricorso e la condanna diventa definitiva.
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Recidiva e Prescrizione: Condanna confermata anche con attenuanti
Un imputato, già condannato più volte in passato, ha tentato di far annullare la sua ultima condanna sostenendo che il reato fosse ormai estinto. La sua tesi si basava sul fatto che la sua recidiva era stata bilanciata con circostanze attenuanti, e quindi non doveva allungare i tempi del processo. La Corte di Cassazione ha respinto questa interpretazione. Ha stabilito un principio chiaro sul rapporto tra recidiva e prescrizione: la recidiva aumenta sempre il tempo necessario a prescrivere un reato, a prescindere dal suo bilanciamento con eventuali attenuanti. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta di spese e una sanzione economica per il ricorrente.
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Recidiva: il divieto di prevalenza attenuanti generiche blocca sconti
Un soggetto condannato per ricettazione, con l'aggravante della recidiva reiterata, ha fatto ricorso in Cassazione contestando l'eccessività della pena. Lamentava la mancata concessione delle attenuanti generiche in prevalenza sulla recidiva. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il principio del **divieto di prevalenza attenuanti generiche** sulla recidiva reiterata, come previsto dall'articolo 69 del codice penale. Questa norma impedisce al giudice di concedere sconti di pena in questi specifici casi. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese.
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Recidiva reiterata: l’aumento di pena è fisso alla metà
Un uomo è stato condannato per false dichiarazioni e violazione di misure di prevenzione. Il giudice di primo grado ha applicato la recidiva reiterata, ma ha aumentato la pena base di un anno di soli quattro mesi. La Procura ha impugnato la decisione, sostenendo che la legge impone un aumento fisso della metà della pena per questa specifica aggravante. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, confermando che il giudice non possiede poteri discrezionali sull'entità dell'aumento quando la norma indica una misura fissa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente al calcolo della pena e ha rideterminato la sanzione finale in un anno e sette mesi di reclusione, correggendo l'errore del tribunale senza necessità di un nuovo processo.
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Recidiva reiterata: serve una condanna precedente?
Un uomo, già condannato in passato per bancarotta e false fatturazioni, è stato nuovamente processato per reati simili. I giudici di merito hanno applicato la recidiva reiterata, aumentando sensibilmente la sua pena detentiva. L'imputato ha contestato tale decisione, sostenendo che non potesse essere considerato un recidivo 'ripetuto' poiché in nessuna delle condanne precedenti il giudice lo aveva formalmente dichiarato tale. La Corte di Cassazione ha chiarito che, per applicare l'aggravante, non serve una precedente dichiarazione formale di recidiva semplice, ma basta l'esistenza di più condanne definitive che dimostrino una maggiore pericolosità. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la sentenza perché i giudici non avevano spiegato in modo concreto perché il passato dell'uomo lo rendesse più pericoloso in questo specifico caso, né perché la pena base fosse superiore al minimo di legge.
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Errore del giudice? Inutile con il divieto di prevalenza attenuanti
Una persona condannata per furto contesta la correzione di un errore materiale nella sentenza, che modificava il giudizio di bilanciamento tra circostanze da 'prevalenti' a 'equivalenti'. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La ragione risiede nello status di recidiva reiterata dell'imputata, che attiva per legge il divieto di prevalenza delle attenuanti sulle aggravanti. Poiché le attenuanti non avrebbero comunque potuto prevalere, l'eventuale annullamento della correzione non avrebbe portato alcun vantaggio pratico. La sentenza ribadisce quindi la forza del divieto di prevalenza delle attenuanti, che rende inutile ogni discussione sul punto quando l'imputato è recidivo reiterato.
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Particolare tenuità del fatto: furto e danno irrisorio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto con recidiva reiterata. Il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha stabilito che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa se il giudice di merito ha già motivato la gravità del reato e la colpevolezza attraverso i criteri ordinari di determinazione della pena. Inoltre, per l'attenuante del danno lievissimo, non conta solo il valore economico del bene, ma l'intero pregiudizio subito dalla vittima, indipendentemente dalle sue condizioni economiche personali.
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Falso ideologico in atto pubblico: ricorso generico e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di falso ideologico in atto pubblico fidefaciente. L'imputato aveva indotto in errore un pubblico ufficiale per ottenere la redazione di un atto contenente informazioni non veritiere. La Corte d'Appello aveva già confermato la responsabilità penale, aggravata dalla recidiva reiterata. Il ricorso presentato dinanzi alla Suprema Corte è stato dichiarato inammissibile a causa della sua eccessiva genericità. Il ricorrente non ha infatti specificato i motivi legali per un eventuale proscioglimento immediato. Oltre alla conferma della pena, il soggetto è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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False dichiarazioni sulla propria identità: la verità prevale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il reato di false dichiarazioni sulla propria identità reso a pubblici ufficiali. Il ricorrente aveva fornito generalità mendaci durante un controllo in un piccolo comune, ma era stato prontamente identificato dagli agenti che lo conoscevano personalmente. La difesa ha tentato di contestare l'identificazione e l'applicazione della recidiva reiterata, lamentando un travisamento della prova. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che le doglianze riguardavano questioni di fatto non riesaminabili in sede di legittimità e che i precedenti penali dell'imputato giustificavano pienamente l'aggravamento della pena. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento di una sanzione pecuniaria verso la Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata e calcolo della pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava l'applicazione della recidiva reiterata e il mancato bilanciamento con le attenuanti generiche. La Corte ha confermato che la presenza della recidiva ex art. 99, comma 4, c.p. costituisce un ostacolo logico e giuridico alla prevalenza delle attenuanti, specialmente quando i numerosi precedenti penali dimostrano un'accresciuta pericolosità sociale e una particolare gravità del fatto contestato.
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Recidiva reiterata e inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina aggravata, confermando la centralità della recidiva reiterata nel calcolo della pena. Il ricorrente aveva contestato la decisione del giudice d'appello senza però confrontarsi con il divieto normativo di prevalenza delle attenuanti sulla recidiva. La Suprema Corte ha rilevato la mancanza di specificità dei motivi e il difetto di interesse, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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