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Concordato in appello negato: la Cassazione conferma le condanne

Due soggetti, condannati in appello per detenzione e spaccio di cocaina, ricorrono in Cassazione. Il primo ricorrente lamenta la mancata valutazione di un presunto concordato in appello e il diniego delle attenuanti generiche. Il secondo ricorrente contesta il calcolo della recidiva reiterata e specifica applicata dai giudici di merito. La Suprema Corte dichiara inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici chiariscono che non vi è stato alcun reale accordo tra le parti per un concordato in appello, ma solo una rinuncia parziale ai motivi di impugnazione. Inoltre, confermano la correttezza del calcolo della recidiva reiterata, giustificata dai numerosi precedenti penali per reati della stessa indole lucrativa. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa e sono condannati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 36171 Anno 2023
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Pubblicato il 15 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Che cos’è il concordato in appello e come funziona

Il concordato in appello rappresenta uno strumento fondamentale nel processo penale italiano. Questo meccanismo, spesso definito come un patteggiamento in secondo grado, permette alla difesa e all’accusa di accordarsi sulla pena, rinunciando ai motivi di impugnazione originari. Tuttavia, la sua applicazione richiede regole precise e un accordo formale tra le parti. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha chiarito i confini di questa procedura, analizzando anche il delicato tema della recidiva reiterata per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Il caso: la droga e i ricorsi dei due condannati

La vicenda nasce dall’arresto di due soggetti, trovati in possesso di oltre centocinquanta grammi di cocaina destinata allo spaccio. Il Tribunale di primo grado condanna entrambi a pene severe, applicando l’aumento di pena per la recidiva specifica e reiterata. In secondo grado, la Corte d’appello riduce leggermente la pena, ma nega le circostanze attenuanti generiche. I due condannati decidono quindi di presentare ricorso in Cassazione. Il primo ricorrente sostiene che i giudici di secondo grado abbiano ignorato una richiesta di concordato in appello e abbiano negato ingiustamente le attenuanti generiche. Il secondo ricorrente, invece, contesta la qualificazione della sua recidiva, ritenendo eccessivo l’aumento di pena applicato dai giudici di merito.

Quando si applica la recidiva reiterata e specifica

La recidiva indica la ricaduta nel reato. Il secondo ricorrente sosteneva che i suoi precedenti non giustificassero l’aumento di due terzi della pena base. Egli evidenziava che alcune vecchie condanne erano state estinte o ridefinite positivamente. Tuttavia, la legge penale stabilisce che la pluralità di condanne per reati mossi dallo stesso fine di lucro, come il contrabbando o i reati contro il patrimonio, dimostra una costante insofferenza verso le regole, giustificando pienamente la misura massima dell’aumento di pena.

Le motivazioni della sentenza sul concordato in appello e sulla recidiva

I giudici della Suprema Corte hanno rigettato punto per punto le lamentele dei ricorrenti. Riguardo al primo motivo di ricorso, la Cassazione ha chiarito che non è mai esistito un vero concordato in appello tra le parti. I difensori si erano limitati a rinunciare ad alcuni motivi di impugnazione, senza che vi fosse un accordo effettivo con il Procuratore generale sulla rideterminazione della pena. Di conseguenza, la Corte d’appello non doveva ratificare alcun patteggiamento, ma ha legittimamente proceduto con il giudizio ordinario. Per quanto riguarda il diniego delle attenuanti generiche, la Corte ha confermato che la semplice rinuncia ad alcuni motivi di appello non dà diritto automatico a uno sconto di pena, specialmente in assenza di elementi positivi che giustifichino tale concessione. Infine, sulla recidiva del secondo ricorrente, la Cassazione ha ribadito che i reati di spaccio e quelli contro il patrimonio condividono la medesima finalità di lucro, configurando perfettamente la recidiva specifica e reiterata.

Le conclusioni della Cassazione sul caso specifico

La decisione della Cassazione mette fine alla vicenda con una netta sconfitta per i ricorrenti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, confermando integralmente le condanne inflitte nei gradi precedenti. Oltre a non ottenere alcuno sconto di pena, i due condannati dovranno farsi carico delle spese del procedimento giudiziario. Inoltre, la legge prevede che, in caso di ricorso inammissibile, i ricorrenti debbano versare una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende, stabilita in questo caso nella misura di tremila euro ciascuno. Questa sentenza riafferma la necessità di un rigore formale assoluto quando si invoca il concordato in appello e conferma la severità della legge verso chi delinque abitualmente per fini di lucro.

Cosa succede se si propone un concordato in appello senza un reale accordo con il procuratore?
Il giudice non può ratificare alcuna intesa e il processo prosegue nelle forme ordinarie, raccogliendo le conclusioni delle parti in udienza.

La rinuncia ad alcuni motivi di appello garantisce lo sconto di pena delle attenuanti generiche?
No, la rinuncia parziale non comporta alcun riconoscimento automatico delle attenuanti, che richiedono sempre elementi positivi di valutazione.

Come influiscono i precedenti per furto o contrabbando sulla recidiva per spaccio?
Poiché sono tutti reati commessi con finalità di lucro, essi dimostrano la stessa indole e giustificano l’applicazione della recidiva specifica e reiterata.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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