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Reato Di Evasione — Anno 2026

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192 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Reato Di Evasione

Provvedimenti

Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso ripetitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato la decisione della Corte d'Appello sollevando sette motivi di ricorso, tra cui l'inoffensività della condotta, la mancanza di dolo e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi proposti erano semplici ripetizioni di questioni già ampiamente e correttamente esaminate nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorso non è stato ritenuto idoneo per il vaglio di legittimità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: lo stato di necessità non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per il reato di evasione. La difesa sosteneva la sussistenza dello stato di necessità per escludere la responsabilità penale, invocando inoltre l'applicazione della particolare tenuità del fatto, la concessione delle attenuanti generiche e la sostituzione della pena detentiva. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, rilevando che i motivi del ricorso riproducevano semplicemente le tesi difensive già ampiamente e correttamente respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione punisce i ricorsi copia-incolla
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello riproponendo le medesime contestazioni già ampiamente esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso per cassazione non può risolversi in una mera ripetizione di argomenti di fatto già superati da una motivazione logica e coerente dei giudici di merito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato in via definitiva la condanna del ricorrente, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega lo stato di necessità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato si era allontanato dal luogo di detenzione domiciliare invocando uno stato di necessità e richiedendo le circostanze attenuanti generiche. I giudici di merito avevano già respinto la tesi difensiva, escludendo qualsiasi pericolo imminente e negando gli sconti di pena a causa dei numerosi precedenti penali specifici del soggetto. La Suprema Corte ha confermato la decisione, ribadendo che la concessione delle attenuanti non è un diritto automatico ma richiede elementi positivi concreti. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la finta urgenza medica non evita la condanna
Il Ricorrente, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, si allontanava dal proprio domicilio senza alcuna autorizzazione. Fermato dagli agenti, giustificava l'allontanamento adducendo un'improvvisa urgenza sanitaria, rimasta tuttavia priva di qualsiasi riscontro oggettivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la sentenza di condanna per il reato di evasione. I giudici hanno confermato l'esclusione dello stato di necessità e della particolare tenuità del fatto, poiché le generiche dichiarazioni rese ai controllori non provano un reale pericolo di vita. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di Evasione: Anche Pochi Minuti Fuori Casa Costano Caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due persone condannate per lesioni personali e per il reato di evasione. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: integra il reato di evasione qualsiasi allontanamento non autorizzato dal luogo di detenzione domiciliare. La durata dell'assenza, la distanza percorsa o le motivazioni personali non hanno alcuna importanza per la configurazione del reato. La decisione dei giudici di merito è stata considerata ben motivata e priva di vizi logici. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e i ricorrenti sono stati obbligati a pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Reato di evasione: anche un’uscita breve porta alla condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di una persona agli arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che qualsiasi allontanamento non autorizzato dal domicilio, indipendentemente dalla sua durata o dalla distanza percorsa, integra pienamente il reato. I giudici hanno respinto la tesi difensiva basata sulla brevità dell'assenza, ribadendo un principio consolidato. Anche la richiesta di applicare la non punibilità per 'particolare tenuità del fatto' è stata negata, considerando la gravità concreta del comportamento. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna della persona al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di Evasione: Uscire di Casa per Poco è Reato? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo che si era allontanato senza permesso dagli arresti domiciliari. Secondo i giudici, per configurare il reato di evasione è sufficiente qualsiasi allontanamento non autorizzato, a prescindere dalla sua durata, dalla distanza percorsa o dai motivi. La Corte ha dichiarato il ricorso dell'imputato inammissibile, in quanto le sue lamentele riguardavano una valutazione dei fatti già correttamente effettuata nei gradi precedenti. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'uomo dovrà pagare le spese processuali e un'ulteriore somma di 3.000 euro.
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Reato di evasione: anche uscire per poco è reato, dice la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato che qualsiasi allontanamento non autorizzato dal luogo degli arresti domiciliari integra il reato di evasione. Un imputato aveva fatto ricorso sostenendo che la sua breve assenza non fosse rilevante. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: per configurare il reato di evasione non contano né la durata dell'allontanamento, né la distanza percorsa, né i motivi personali. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una multa, rendendo definitiva la sua condanna.
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Reato di Evasione: Ricorso Respinto e Condanna Definitiva
Una persona, già condannata per il reato di evasione, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione sperando di annullare la sentenza. La Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici supremi hanno stabilito che i motivi dell'appello erano generici e si limitavano a ripetere argomentazioni già respinte nei gradi di giudizio precedenti. Inoltre, il ricorso chiedeva una nuova valutazione delle prove, un'attività che non rientra nei compiti della Cassazione. Di conseguenza, la condanna per il reato di evasione è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro.
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Reato di Evasione: Condanna Definitiva per Ricorso Inammissibile
Una persona condannata per il reato di evasione ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, sostenendo di aver agito in 'stato di necessità'. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che i motivi fossero una semplice ripetizione di argomenti già respinti e mirassero a una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Cassazione. A causa della genericità del ricorso, la condanna per il reato di evasione è diventata definitiva, con l'obbligo per l'imputato di pagare le spese processuali e una multa.
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Reato di Evasione: Condanna Definitiva dopo Ricorso Inutile
Una persona, già condannata per il reato di evasione, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. L'imputato contestava la sua responsabilità e la pena, chiedendo anche il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto i motivi presentati troppo generici e semplici ripetizioni di argomenti già valutati. In sostanza, l'imputato chiedeva una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Cassazione. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Evasione e Patteggiamento: perché il Ricorso è stato Respinto
Un imputato, condannato per evasione tramite patteggiamento, ha presentato appello alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: il ricorso contro patteggiamento è consentito solo per un numero limitato e specifico di motivi previsti dalla legge. Poiché le ragioni presentate dall'imputato non rientravano in questa lista chiusa, l'impugnazione è stata respinta in partenza. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una multa di 3.000 euro, confermando la rigidità delle norme che regolano l'appello a questo tipo di sentenze.
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Reato di Evasione: si allontana dal lavoro autorizzato, condannato
Un soggetto, autorizzato a lavorare nonostante fosse sottoposto a una misura restrittiva, si allontanava volontariamente dal luogo di lavoro. Condannato per il reato di evasione, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di non avere la piena consapevolezza del disvalore del suo gesto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno ribadito un principio fondamentale: per configurare il reato di evasione è sufficiente il 'dolo generico', ovvero la semplice coscienza e volontà di allontanarsi dal luogo autorizzato, essendo a conoscenza del provvedimento restrittivo a proprio carico. La condanna al pagamento delle spese e di una sanzione è diventata definitiva.
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Reato di evasione: in pigiama al cancello non basta a salvarsi
Un uomo agli arresti domiciliari viene sorpreso dalle forze dell'ordine al cancello della sua abitazione. Per simulare la sua presenza in casa, fugge all'interno, si cambia la maglietta e si fa trovare in abiti intimi. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per il reato di evasione. I giudici hanno stabilito che il tentativo di ingannare gli agenti dimostra la volontà di sottrarsi alla misura cautelare e rende la condotta offensiva. L'appello dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, rendendo definitiva la condanna e imponendogli il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: una sola condotta o più reati?
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari è stato condannato per il reato di evasione a seguito di tre controlli negativi effettuati nell'arco di una settimana. I giudici di merito avevano inizialmente considerato ogni assenza come un episodio autonomo, applicando un aumento di pena per la continuazione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della difesa, stabilendo che l'evasione è un reato istantaneo con effetti permanenti. Poiché non vi era prova che l'imputato fosse rientrato in casa tra un controllo e l'altro, la condotta deve essere considerata come un'unica azione criminosa prolungata nel tempo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha eliminato gli aumenti di pena precedentemente inflitti, rideterminando la sanzione finale in otto mesi di reclusione ed eliminando la configurazione di più reati distinti.
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Reato di evasione: perché il ricorso in Cassazione fallisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione ai sensi dell'articolo 385 del codice penale. L'imputato contestava la sussistenza del dolo e la valutazione delle prove operata nei gradi precedenti. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano meramente riproduttivi di doglianze già esaminate e respinte in appello, risultando privi di un confronto critico con la sentenza impugnata. La decisione conferma la responsabilità penale e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende per la manifesta infondatezza dell'impugnazione.
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Reato di evasione: tra stato di necessità e condanna definitiva
Un cittadino, precedentemente condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione contestando la decisione della Corte d'Appello. Il ricorrente ha basato la propria difesa sulla presunta sussistenza della scriminante dello stato di necessità e ha richiesto il riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha tuttavia dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando come le doglianze fossero generiche e meramente riproduttive di argomenti già affrontati e respinti nei gradi di merito. La decisione sottolinea l'impossibilità di richiedere in sede di legittimità una nuova valutazione delle prove o una diversa ricostruzione dei fatti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega sconti e infligge multe
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione (art. 385 c.p.) nei confronti di una donna che aveva impugnato la sentenza della Corte di Appello di Trieste. La ricorrente lamentava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche nella loro massima estensione. Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che le doglianze erano una mera riproduzione di quanto già discusso e respinto nei gradi precedenti. La decisione sottolinea che la gravità del fatto e la personalità della colpevole giustificano il diniego di ulteriori sconti di pena. Oltre alla conferma della condanna, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende per la manifesta infondatezza del ricorso.
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Reato di evasione: ricorso generico e sanzione pecuniaria
Un cittadino condannato per il reato di evasione ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e la mancata sostituzione della pena detentiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi proposti, che non offrivano una critica puntuale alla sentenza di appello. Oltre alla conferma della condanna, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende, evidenziando il rigore dei giudici di legittimità verso impugnazioni prive di specificità tecnica.
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