LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Reato Di Evasione — Anno 2026

Pagina 5 di 10

192 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Reato Di Evasione

Provvedimenti

Reato di evasione: confermata la condanna e respinta la tenuità
L'Imputato ha proposto ricorso contro la sentenza della Corte di Appello che confermava la sua condanna per il reato di evasione. La difesa contestava la presenza della reale intenzione colpevole (dolo) e chiedeva l'assoluzione per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno stabilito che la Corte di Appello ha motivato in modo logico e coerente sia l'esistenza della piena consapevolezza della violazione, sia l'incompatibilità della condotta con l'esimente della speciale tenuità. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: confermata la condanna definitiva e la sanzione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un imputato per furto e per il reato di evasione. L'uomo aveva impugnato la sentenza d'appello contestando la ricostruzione probatoria, l'elemento soggettivo dell'evasione e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche con applicazione della recidiva. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile: le censure riproponevano argomentazioni di merito già esaminate e respinte con motivazione logica dalla Corte territoriale, supportata dalle dichiarazioni concordanti delle forze dell'ordine e dalla pericolosità sociale del soggetto. Oltre alla conferma definitiva della pena, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: ricorso generico e sanzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. I giudici di secondo grado avevano accertato la piena sussistenza degli elementi del reato e quantificato la sanzione in modo coerente con le prove raccolte. L'imputato ha contestato la decisione lamentando presunti vizi logici, senza tuttavia specificare le ragioni concrete del disaccordo né confrontarsi criticamente con la sentenza d'appello. A causa della genericità assoluta dei motivi di impugnazione, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando la condanna e imponendo al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Arresti domiciliari: quando scatta il reato di evasione
L'Imputato, sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, si è allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di evasione, applicando l'aumento di pena per la recidiva e negando la particolare tenuità del fatto a causa della durata dell'assenza e dei molteplici precedenti penali sotto diverse generalità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'interessato. I Supremi Giudici hanno confermato la piena sussistenza del dolo e la gravità della condotta, condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una somma pecuniaria alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione e particolare tenuità: il no della Cassazione
Un soggetto condannato per il reato di evasione ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. I giudici di merito hanno motivato adeguatamente la decisione, evidenziando l'elevata gravità della violazione e l'intensa determinazione dell'autore. La Corte di Cassazione ha quindi confermato la condanna, imponendo al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: allontanarsi anche di pochi metri costa caro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto sottoposto a detenzione domiciliare, sorpreso dalle forze dell'ordine a circa 70 metri dalla propria abitazione. I giudici hanno chiarito che, ai fini della configurabilità del reato di evasione, è sufficiente il dolo generico, risultando irrilevanti i motivi dell'allontanamento. Inoltre, la breve distanza percorsa non esclude il pericolo per il bene protetto, poiché ostacola i controlli tempestivi delle autorità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, escludendo anche la sostituzione della pena detentiva con una pena pecuniaria a causa dei precedenti penali dell'imputato e condannandolo al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: stop ai domiciliari dopo cinque uscite
La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna per reato di evasione a carico di un imputato sottoposto a detenzione domiciliare. L'uomo si era allontanato dalla propria abitazione per ben cinque volte in un breve lasso temporale. La difesa lamentava l'assenza del dolo e chiedeva il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto la tesi difensiva perché le reiterate condotte escludono l'occasionalità dell'azione, specie in presenza di precedenti penali qualificati. Per configurare il reato basta la volontarietà dell'uscita senza autorizzazione, trattandosi di fattispecie a dolo generico. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: fuga volontaria e ricorso respinto
Un uomo condannato per il reato di evasione ha presentato ricorso in Cassazione contestando la propria responsabilità penale. L'imputato sosteneva di non essersi allontanato intenzionalmente dal luogo di esecuzione della misura cautelare e chiedeva il riconoscimento della circostanza attenuante per la spontanea costituzione. I giudici di secondo grado avevano già provato l'allontanamento cosciente e volontario, escludendo l'attenuante richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione precedente e ha dichiarato il ricorso inammissibile, in quanto i motivi risultavano meramente reiterativi di doglianze già respinte. Il ricorrente deve pagare le spese del procedimento e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: la Cassazione conferma la condanna dell’imputato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. La difesa contestava la ricostruzione della volontarietà della condotta, sostenendo un difetto di motivazione da parte dei giudici di appello. I giudici di legittimità hanno invece stabilito che la sentenza impugnata presentava una spiegazione logica, coerente e completa su tutti i punti sollevati dalla difesa. La Cassazione non può riesaminare i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. L'imputato perde definitivamente la causa ed è condannato al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: confermata la condanna e ricorso inammissibile
Un uomo ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che confermava la sua condanna per il reato di evasione. La difesa contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e l'applicazione dell'aumento di pena legato alla recidiva. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi presentati riproducevano semplicemente le censure già esaminate e correttamente respinte dai giudici di merito. L'imputato non ha formulato una reale critica giuridica alla sentenza impugnata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente a sostenere le spese legali e a pagare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: ricorso generico e sanzione
L'Imputato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione dopo la condanna per il reato di evasione confermata in appello. La difesa ha lamentato un difetto di motivazione, sostenendo che i giudici di secondo grado si fossero limitati a confermare la prima pronuncia senza una valutazione autonoma su due temi centrali: la mancata concessione della particolare tenuità del fatto e l'errata applicazione della recidiva aggravata. La Suprema Corte ha giudicato i motivi di ricorso del tutto generici e privi di argomenti concreti. I giudici hanno accertato che la sentenza d'appello conteneva motivazioni complete e coerenti. La Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione, confermando la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: pochi minuti fuori casa costano la condanna
Un uomo sottoposto a detenzione domiciliare si è allontanato dalla propria abitazione per pochi minuti e a brevissima distanza, giustificando il gesto con la necessità di prestare soccorso a un vicino in difficoltà. I giudici di merito hanno ritenuto integrato il reato di evasione e gli hanno negato le attenuanti generiche a causa dei suoi precedenti. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione lamentando difetto di motivazione sia sull'elemento psicologico, data la brevità dell'allontanamento, sia sulla mancata concessione dello sconto di pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la correttezza della decisione precedente e condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: pochi metri fuori casa costano la condanna
Un imputato agli arresti domiciliari si è allontanato di 10-15 metri dal portone del proprio stabile per parlare in strada con due conoscenti. Alla vista della pattuglia delle forze dell'ordine, i tre hanno tentato la fuga, ma l'uomo è stato bloccato e arrestato. L'interessato ha presentato ricorso sostenendo che l'uscita rappresentasse una semplice violazione delle prescrizioni o fosse giustificata da un presunto stato di necessità, richiedendo in subordine l'attenuante per essere rientrato a casa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per il reato di evasione e ordinando il versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: stop ai benefici per i pluripregiudicati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un uomo condannato per il reato di evasione. La difesa contestava il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte di Appello, evidenziando che le modalità della condotta e la presenza di precedenti penali specifici impediscono l'applicazione della causa di non punibilità. Inoltre, le attenuanti generiche non rappresentano un diritto automatico, ma richiedono la presenza di elementi positivi mai allegati dall'imputato. L'uomo è stato condannato al pagamento delle spese e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione e reiterazione: rigettata la particolare tenuità
L'Imputata ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per il reato di evasione, lamentando la violazione del principio del ne bis in idem e il mancato riconoscimento dello stato di necessità e della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno respinto integralmente le contestazioni. La Corte ha chiarito che la precedente condanna riguardava un episodio differente e autonomo. Inoltre, la reiterazione delle condotte illecite impedisce di considerare il fatto occasionale, precludendo l'applicazione della causa di non punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: arresti domiciliari violati e condanna ferma
Un imputato sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari si è allontanato arbitrariamente dalla propria abitazione. I giudici di merito hanno pronunciato la condanna per il reato di evasione, escludendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della non scarsa gravità dell'illecito. Il tribunale ha respinto anche la richiesta di pene sostitutive e della sospensione condizionale della pena, motivando il diniego con i precedenti penali presenti nel casellario giudiziale e con la prognosi negativa sulla capacità del soggetto di rispettare gli obblighi imposti. L'imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la sussistenza della colpevolezza e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando in via definitiva la condanna per il reato di evasione e applicando una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: la fuga per droga non esclude la condanna
Un soggetto sottoposto alla misura degli arresti domiciliari è stato sorpreso dalle forze dell'ordine per strada in compagnia di alcuni amici. L'uomo ha contestato la condanna sostenendo l'assenza di dolo, affermando che si era allontanato dall'appartamento con l'intenzione di assumere stupefacenti per porre fine alla propria vita. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che il reato di evasione si configura pienamente anche a fronte di presunti intenti autolesionistici, poiché l'allontanamento dal domicilio senza autorizzazione costituisce una violazione volontaria e cosciente della misura cautelare. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: no a sconti per condotte abituali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. L'uomo contestava la responsabilità penale, la recidiva, il mancato riconoscimento della continuazione con precedenti violazioni e il diniego della particolare tenuità del fatto. I giudici supremi hanno chiarito che le questioni di merito non dedotte in appello non possono essere introdotte per la prima volta in sede di legittimità. Inoltre, la presenza di precedenti condotte illecite integra una chiara abitualità che impedisce l'applicazione di cause di non punibilità. L'imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: fuga lunga e ritorno non cancellano la pena
Un individuo sottoposto a misura cautelare si è allontanato arbitrariamente dal luogo di detenzione per un considerevole lasso di tempo, per poi farvi rientro spontaneamente. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di evasione, escludendo la particolare tenuità del fatto e negando le attenuanti generiche, pur riconoscendo la specifica attenuante prevista per la costituzione spontanea. L'imputato ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'assenza di dolo e chiedendo una riduzione di pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: i motivi addotti per l'allontanamento erano privi di prova e la lunga assenza impedisce qualsiasi riconoscimento di tenuità. Il rientro volontario non dimostra un effettivo pentimento generale. Il ricorrente deve quindi pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: spesa urgente non cancella la condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto sottoposto a misura restrittiva. L'imputato si era allontanato dal proprio domicilio in due distinte occasioni a pochi giorni di distanza. La difesa ha invocato lo stato di necessità, giustificando le uscite con l'esigenza di acquistare generi di prima necessità in assenza di aiuti esterni e in condizioni di salute precarie. I giudici hanno respinto la tesi difensiva. L'imputato godeva già di permessi orari specifici concessi dal Tribunale di sorveglianza per provvedere alle proprie esigenze. L'allontanamento al di fuori delle fasce autorizzate, unito ai precedenti penali e alla recidiva, impedisce anche l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
Continua »