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Reato Di Evasione — Anno 2026

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192 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Reato Di Evasione

Provvedimenti

Reato di evasione: confermata condanna e respinta tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. La difesa contestava la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e l'addebito della recidiva stabilito nei precedenti gradi di giudizio. I Supremi Giudici hanno rilevato che i motivi di impugnazione erano generici e si limitavano a riprodurre le stesse argomentazioni già respinte dalla Corte di Appello, senza confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna definitiva dell'imputato, disponendo anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso generico
L'imputato ha subito una condanna per porto di oggetti atti ad offendere e reato di evasione. La difesa ha presentato ricorso per cassazione contestando la valutazione delle prove, la colpevolezza soggettiva, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il calcolo della pena. La Suprema Corte ha dichiarato l'impugnazione inammissibile poiché la difesa ha riproposto questioni di fatto già respinte dai giudici di merito e motivi generici privi di confronto con la sentenza impugnata. L'imputato deve pagare le spese del procedimento e la somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso
La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un imputato per il reato di evasione, dichiarando il ricorso interamente inammissibile. L'uomo aveva impugnato la pronuncia della Corte d'Appello contestando la mancata concessione delle attenuanti, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e l'eccessiva severità della pena. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi proposti riproducevano mere censure di merito già esaminate nei gradi precedenti e risultavano privi di una specifica critica alla sentenza impugnata. Di conseguenza, la Corte ha respinto le doglianze, condannando l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la frode impedisce la non punibilità
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di evasione dopo aver eluso i controlli delle forze dell'ordine tramite modalità fraudolente. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto, il diniego delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'uso di stratagemma ingannevole per evitare i controlli impedisce l'applicazione della particolare tenuità. Inoltre, le doglianze sulla pena e sulle attenuanti sono risultate generiche e non correlate alle motivazioni della sentenza di secondo grado. L'Imputato perde definitivamente il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione notturna: la Cassazione nega la tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. Il ricorrente chiedeva il riconoscimento della particolare tenuità del fatto per evitare la sanzione. I giudici supremi hanno confermato la decisione della Corte di Appello, evidenziando la presenza di due precedenti penali specifici per la medesima violazione, chiaro indice di abitualità nel crimine. Inoltre, la fuga è avvenuta durante le ore notturne e senza alcuna valida giustificazione. L'imputato è stato quindi condannato in via definitiva al pagamento delle spese legali e di una somma pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione punisce il ricorso generico
Un cittadino condannato per il reato di evasione ha presentato ricorso per Cassazione, sostenendo l'assenza dell'elemento soggettivo e contestando la motivazione della corte territoriale. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. L'impugnazione riproduceva mere argomentazioni già valutate e respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza indicare reali vizi logici o violazioni di legge. La Suprema Corte ha accertato che la sentenza di condanna conteneva una spiegazione coerente, solida e puntuale sulla piena consapevolezza della condotta illecita. La decisione conferma la responsabilità penale dell'imputato e dispone la sua condanna alle spese del procedimento, oltre al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: fuga breve ma condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto allontanatosi arbitrariamente dal luogo di custodia per circa due ore. L'intervento tempestivo delle forze dell'ordine ha interrotto la fuga. Il ricorrente ha contestato la decisione lamentando la mancata valutazione della capacità di intendere e di volere, il difetto di dolo e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici supremi hanno dichiarato inammissibile il ricorso poiché le questioni sull'incapacità mentale richiedevano accertamenti di fatto mai dedotti in appello. Inoltre, i precedenti penali e la fuga bloccata solo dalla polizia escludono la lieve entità del danno, confermando la piena responsabilità penale dell'interessato con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: fuga violenta nega la tenuità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un imputato che chiedeva il riconoscimento della non punibilità per particolare tenuità del fatto. Durante l'allontanamento non autorizzato, l'uomo aveva assunto condotte violente e minacciose. I giudici hanno stabilito che tali comportamenti impediscono di qualificare l'episodio come lieve e hanno dichiarato il ricorso inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Evasione dagli arresti domiciliari: condannato chi va al bancomat
Un uomo sottoposto alla misura degli arresti domiciliari ha ottenuto l'autorizzazione per recarsi al lavoro in determinati orari. Durante l'orario lavorativo, anziché rimanere sul posto autorizzato, si è allontanato per effettuare un'operazione allo sportello bancomat. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e sei mesi di reclusione per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. I giudici hanno chiarito che l'autorizzazione a lavorare non sospende la misura cautelare, ma ne sposta soltanto il luogo di esecuzione. Allontanarsi dal posto di lavoro senza permesso configura il delitto a tutti gli effetti, richiedendo soltanto la consapevolezza di allontanarsi senza autorizzazione. I motivi dell'allontanamento restano irrilevanti e non spetta alcuna causa di non punibilità se il permesso lavorativo viene usato in modo pretestuoso.
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Reato di evasione: no al riesame delle prove in Cassazione
L'Imputato è stato condannato nei gradi di merito per il reato di evasione. Contro la sentenza d'appello ha proposto ricorso in Cassazione, sollecitando una nuova valutazione delle prove esamine dai giudici precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il sindacato di legittimità non consente la rilettura dei fatti né l'analisi delle fonti probatorie, compito riservato esclusivamente al giudice di merito. Inoltre, il ricorso si limitava a riprodurre le medesime censure già analizzate e correttamente respinte dalla Corte territorialmente competente. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: perché pochi metri o minuti non salvano
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di evasione. La difesa ha sostenuto l'irrilevanza penale dell'allontanamento, evidenziando la breve durata, la ridotta distanza e le motivazioni dello spostamento dagli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato di evasione si configura con qualsiasi allontanamento non autorizzato dal luogo di custodia, indipendentemente dal tempo trascorso, dai metri percorsi o dai motivi personali. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: condanna confermata per i recidivi
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di evasione. La difesa ha contestato la responsabilità penale e la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Il primo motivo di impugnazione si è rivelato una semplice riproduzione delle difese già esaminate e correttamente respinte nei precedenti gradi di giudizio. Il secondo motivo è risultato manifestamente infondato, poiché i giudici di merito hanno motivato il diniego delle attenuanti richiamando i numerosi precedenti penali dell'Imputato e una pena originaria già particolarmente mite. Per queste ragioni, la Cassazione ha confermato la condanna e ha imposto all'Imputato il pagamento delle spese processuali e la sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: confermata condanna e respinto il ricorso
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la sentenza della Corte di Appello lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e la misura eccessiva della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno rilevato la totale genericità dei motivi di impugnazione, privi di specifiche censure giuridiche o fattuali. Per questa ragione, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente alle spese processuali, oltre al pagamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: confermata la condanna per ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione reiterato nel tempo. Il soggetto, sottoposto alla misura cautelare, aveva impugnato la pronuncia di secondo grado lamentando una presunta mancanza di motivazione circa la propria responsabilità penale. I giudici Supremi hanno rilevato la totale genericità delle censure difensive. Il ricorrente ha evitato il confronto critico con le prove raccolte e con la logica ricostruzione della sentenza di merito. La Suprema Corte ha confermato in via definitiva la condanna penale e ha imposto all'imputato il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: confermata la condanna dopo il ricorso
Un imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per il reato di evasione. La difesa ha sostenuto la presenza di uno stato di necessità, l'assenza del dolo, la particolare tenuità del fatto e il diritto alle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'atto riproduceva le stesse censure già respinte nei precedenti gradi di giudizio e mirava a una rivalutazione delle prove nel merito, attività vietata in sede di legittimità. I motivi risultavano inoltre generici e privi di un confronto critico con la motivazione della sentenza d'appello. La Corte ha confermato la condanna, disponendo il pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso generico e condanna definitiva
La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un imputato per il reato di evasione. Il soggetto aveva proposto ricorso lamentando vizi di motivazione in merito alla sussistenza della colpevolezza e all'entità della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'atto del tutto inammissibile a causa della genericità delle censure sollevate, le quali non contrastavano adeguatamente le prove raccolte nel precedente grado di giudizio. Oltre a rendere definitiva la condanna penale, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e a versare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: stop alla particolare tenuità per recidivi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di evasione, respingendo integralmente il suo ricorso. Il soggetto ha violato le prescrizioni impostegli dall'autorità giudiziaria, allontanandosi dal luogo di custodia. La difesa richiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto e la prevalenza delle attenuanti generiche rispetto alla recidiva contestata. I giudici di legittimità hanno escluso ogni beneficio penale a causa dell'evidente pervicacia della condotta e della marcata trasgressività manifestata. L'imputato ha tradito la fiducia accordata dall'autorità giudiziaria, dimostrando un'elevata pericolosità sociale. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali, oltre a una sanzione di tremila euro.
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Reato di evasione: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. L'imputato ha contestato la decisione della Corte di Appello richiedendo una rivalutazione delle prove e una diversa ricostruzione dei fatti storici. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità delle censure sollevate, le quali miravano a un nuovo esame del merito precluso in sede di legittimità. A seguito della dichiarazione di inammissibilità, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso generico e sanzione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato condannato in appello per il reato di evasione. L'individuo ha proposto ricorso lamentando l'errata valutazione delle prove, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione, ritenendo i motivi proposti del tutto generici e meramente riproduttivi delle tesi già disattese nei gradi di merito. Il ricorso non ha formulato specifiche obiezioni contro la motivazione del provvedimento impugnato. La Suprema Corte ha dunque dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna definitiva per il reato di evasione e imponendo al ricorrente il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: non basta il rischio sfratto per giustificarsi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto sottoposto a misura restrittiva. L'imputato si era allontanato dal luogo autorizzato per raggiungere un altro comune e prelevare denaro, giustificando la condotta con l'asserita necessità di evitare un imminente sfratto. I giudici hanno respinto la tesi difensiva escludendo lo stato di necessità: la difesa non ha fornito alcuna prova del pericolo attuale di un grave danno alla persona o dell'effettiva esecuzione dello sfratto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la sussistenza della recidiva e negando le attenuanti generiche a causa dei numerosi precedenti penali.
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