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Reato Di Evasione — Anno 2023

218 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Reato Di Evasione

Provvedimenti

Reato di evasione: il ricorso inutile costa caro al condannato
Il caso riguarda il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato ha contestato la decisione dei giudici di secondo grado, lamentando un'errata applicazione della recidiva e una carenza di motivazione sulla sua reale pericolosità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici di legittimità hanno confermato che la sentenza d'appello ha correttamente motivato la decisione, valorizzando i numerosi precedenti penali del soggetto e la sua concreta pericolosità sociale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Inseguire il cane costa caro: è reato di evasione
Un uomo sottoposto alla misura degli arresti domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione per inseguire il proprio cane fuggito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno chiarito che qualsiasi allontanamento non autorizzato dal luogo di custodia configura il reato di evasione, indipendentemente dalla durata dello spostamento, dalla distanza percorsa o dai motivi personali del soggetto. La tesi difensiva basata sulla forza maggiore, legata alla necessità di recuperare l'animale domestico, è stata ritenuta del tutto priva di fondamento giuridico e logico. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la gravità del fatto cancella la tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato richiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando la gravità oggettiva della condotta e l'intensità del dolo. Inoltre, la contestazione sulla mancanza di dolo è stata ritenuta inammissibile poiché non proposta nel precedente grado di appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la tenuità del fatto
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza di condanna per il reato di evasione, richiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano generici e riproducevano argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio. I giudici hanno confermato la gravità della condotta e l'intensità del dolo, escludendo qualsiasi beneficio. Di conseguenza, il Ricorrente perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: nessun sconto di pena per chi fugge
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto fuggito dal regime di custodia. L'imputato ha proposto ricorso lamentando la mancata applicazione dello sconto di pena per vizio parziale di mente e la mancata concessione dell'attenuante per la consegna spontanea. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che i motivi presentati erano identici a quelli già respinti in appello e privi di reale fondamento logico. Di conseguenza, la condanna originaria resta valida e definitiva, e il ricorrente deve pagare le spese processuali oltre a una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: allontanarsi dai domiciliari costa caro
Un uomo sottoposto alla misura degli arresti domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione senza la necessaria autorizzazione del giudice. La difesa ha sostenuto la sussistenza dello stato di necessità, collegato alla ricerca di un lavoro per finalità di recupero sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il reato di evasione si configura con qualsiasi allontanamento non autorizzato, indipendentemente dalla durata, dalla distanza o dai motivi del soggetto. I permessi lavorativi richiedono sempre la preventiva autorizzazione del giudice. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la richiesta di tenuità costa tremila euro
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di evasione che ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché il motivo presentato era del tutto generico e non si confrontava con la motivazione della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: il ritardo di due ore costa la condanna
Un uomo sottoposto a misura restrittiva ha ottenuto un permesso temporaneo di un'ora, dalle 10:00 alle 11:00, ma è rientrato presso il domicilio solo alle 12:55. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di evasione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che un ritardo di quasi due ore non può essere considerato un fatto lieve, poiché supera ampiamente la durata stessa del permesso concesso. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso generico e condanna inevitabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione (art. 385 cod. pen.). L'imputato aveva contestato la propria responsabilità penale e la prova dell'elemento psicologico del reato. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e non si confrontavano minimamente con le motivazioni della sentenza di condanna emessa dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: il vizio di mente non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza del dolo, sostenendo che un vizio parziale di mente avesse influito sulla sua condotta. Chiedeva inoltre l'applicazione della particolare tenuità del fatto e la riduzione della pena. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano del tutto generici e ripetitivi, in quanto non contestavano direttamente le motivazioni della sentenza d'appello, limitandosi a riproporre argomenti già esaminati e respinti nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: condanna definitiva per ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte di Appello senza però confrontarsi con le motivazioni reali della decisione precedente. Inoltre, il ricorso richiedeva una nuova valutazione delle prove e una diversa ricostruzione dei fatti, attività precluse alla Corte di Cassazione, che si occupa solo della legittimità della decisione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega il riesame dei fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato in appello per il reato di evasione (art. 385 c.p.). Il ricorrente aveva contestato la decisione precedente chiedendo una nuova valutazione delle prove e dei fatti. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano generici e non si confrontavano direttamente con le motivazioni della sentenza d'appello. Inoltre, la Cassazione non può riesaminare il merito dei fatti o rivalutare le prove già decise nei gradi precedenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la consegna spontanea non ammette scuse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. La difesa chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto e dell'attenuante per la spontanea consegna. I giudici hanno respinto la prima richiesta a causa dell'abitualità del comportamento dell'imputato. Hanno inoltre negato l'attenuante poiché l'uomo non si è presentato spontaneamente in carcere né si è consegnato alle forze dell'ordine. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Reato di evasione: nessuna scusa evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato si era allontanato dal proprio domicilio senza autorizzazione, giustificando il gesto con motivi personali. I giudici hanno ribadito che per la punibilità del reato è sufficiente il dolo generico, rendendo del tutto irrilevanti i motivi dell'allontanamento. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato l'applicazione della recidiva reiterata, evidenziando come i precedenti penali dell'uomo dimostrino una persistente pericolosità sociale e una spiccata capacità criminale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: no alla particolare tenuità del fatto
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di evasione dopo essersi allontanato senza autorizzazione dal proprio domicilio. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e della continuazione con altri reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i motivi di ricorso erano generici e infondati, confermando che non vi era alcuna prova di un medesimo disegno criminoso che potesse giustificare l'allontanamento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la fuga prolungata costa cara al recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato per il reato di evasione. Il ricorrente si era allontanato dal luogo di restrizione per quasi due mesi, da metà dicembre al 7 febbraio. La Suprema Corte ha confermato l'applicazione della recidiva, contestata dal ricorrente, evidenziando la sua elevata pericolosità sociale desumibile da cinque precedenti condanne definitive per rapina e dalla lunga durata della fuga. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: l’autodenuncia non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato sosteneva che la propria autodenuncia avrebbe dovuto far sorgere un ragionevole dubbio sulla colpevolezza, portando all'assoluzione. Lamentava inoltre la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi del ricorso erano del tutto generici e privi di elementi concreti, limitandosi ad affermazioni astratte non verificabili in Cassazione. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: ricorso generico costa caro all’imputato
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di evasione emessa dalla Corte d'Appello di Bari. La difesa ha contestato la decisione sollevando dubbi generici sulla colpevolezza e invocando l'applicazione della particolare tenuità del fatto alla luce della Riforma Cartabia, senza però specificarne i presupposti concreti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano del tutto generici e assertivi, non consentiti in sede di legittimità. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende, confermando definitivamente la sua responsabilità penale.
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Reato di evasione: la condanna diventa definitiva per ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. Il ricorrente aveva impugnato la sentenza della Corte di Appello di Palermo, ma i motivi presentati davanti ai giudici di legittimità sono stati ritenuti del tutto generici e privi di un reale collegamento con la decisione precedente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese del procedimento, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. La decisione ribadisce la necessità di formulare contestazioni specifiche e dettagliate quando ci si rivolge alla Cassazione.
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Reato di evasione: il rientro tardivo non evita la condanna
Un uomo, precedentemente condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della massima riduzione di pena per le attenuanti generiche e l'esclusione dell'attenuante del rientro spontaneo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che un rientro tardivo presso l'abitazione non dimostra una reale resipiscenza e non giustifica l'applicazione dell'attenuante speciale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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