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Reato Di Evasione — Anno 2023

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218 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Reato Di Evasione

Provvedimenti

Reato di evasione: anche un breve allontanamento costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione. L'imputato si era allontanato dal luogo di esecuzione degli arresti domiciliari senza alcuna autorizzazione. La Suprema Corte ha ribadito che, per configurare il reato di evasione, è sufficiente il solo allontanamento non autorizzato dal domicilio. Non hanno alcuna rilevanza la durata dell'assenza, la distanza dello spostamento o i motivi personali che hanno spinto il soggetto a eludere la vigilanza. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Oltre il portone: quando scatta il reato di evasione
Il caso riguarda un uomo sottoposto a una misura restrittiva che è stato sorpreso dalla polizia giudiziaria all'esterno del portone del proprio condominio. La Corte di Cassazione ha confermato che superare la soglia dell'abitazione, anche solo per trovarsi nell'area condominiale esterna, configura pienamente il reato di evasione. Il ricorrente ha cercato di contestare la ricostruzione dei fatti e l'applicazione della recidiva, ma la Suprema Corte ha ritenuto il ricorso del tutto inammissibile. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, confermando la gravità della violazione delle prescrizioni imposte dall'autorità giudiziaria.
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Reato di evasione: telefonare alla polizia non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione (art. 385 c.p.). Il soggetto, sottoposto alla detenzione domiciliare, si era allontanato dalla propria abitazione fuori dall'orario consentito. Egli aveva preventivamente telefonato alle forze dell'ordine per rappresentare una presunta necessità di uscire, ma aveva violato il divieto esplicito intimatogli dagli agenti. I giudici hanno confermato la condanna, escludendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si basa sulla notevole distanza percorsa, sulla durata prolungata dell'assenza e sulla totale mancanza di una giustificazione valida. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: anche un breve allontanamento costa caro
Il caso esamina la condotta di un uomo sottoposto alla misura degli arresti domiciliari che si è allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno ribadito che per configurare il reato di evasione è sufficiente qualsiasi allontanamento non autorizzato dal luogo di detenzione domiciliare. Non hanno alcuna rilevanza la durata dell'assenza, la distanza percorsa o i motivi personali che hanno spinto il soggetto a violare la misura cautelare. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: anche un breve allontanamento costa caro
Un soggetto sottoposto alla misura degli arresti domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno chiarito che per la configurazione del reato è sufficiente il solo allontanamento non autorizzato dal luogo di custodia, indipendentemente dalla durata dell'assenza, dalla distanza percorsa o dai motivi personali del soggetto. È stata inoltre esclusa l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle circostanze attenuanti generiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la scusa della sordità non salva il condannato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato si era giustificato sostenendo di non aver sentito il campanello a causa della propria sordità. Tuttavia, le forze dell'ordine avevano accertato il corretto funzionamento del campanello, suonandolo ripetutamente per un tempo congruo. La Suprema Corte ha stabilito che l'accertamento del reato di evasione non richiede modalità rigide o predeterminate. Di conseguenza, la valutazione del giudice di merito, basata sulla prova del funzionamento del campanello e sulla non credibilità della sordità, è insindacabile se logicamente motivata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: l’amore paterno non cancella la condanna
Un genitore sottoposto a misura restrittiva si è allontanato dal proprio domicilio senza autorizzazione per incontrare il figlio. Accusato del reato di evasione, l'uomo ha sostenuto che il diritto di visita del minore costituisse una causa di giustificazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che il diritto di vedere il proprio figlio non giustifica in alcun modo l'allontanamento arbitrario. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della reiterazione e delle modalità della condotta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la recidiva cancella la tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza del dolo e chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la presenza dell'elemento soggettivo, ritenendo irrilevanti le giustificazioni fornite. Inoltre, la Cassazione ha escluso la particolare tenuità del fatto a causa dell'abitualità del comportamento, dimostrata da due precedenti condanne definitive per lo stesso reato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: farmaci per la moglie non evitano la condanna
Un uomo, agli arresti domiciliari, si è allontanato dalla propria abitazione per procurare dei farmaci alla moglie malata. Accusato del reato di evasione, l'uomo ha invocato lo stato di necessità, sostenendo che l'allontanamento fosse indispensabile per la salute della coniuge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno evidenziato che la moglie era già assistita da altri familiari e che esistevano soluzioni alternative e lecite per reperire i medicinali, escludendo così il requisito dell'inevitabilità del pericolo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna per il reato di evasione, escludendo anche la prevalenza delle attenuanti generiche a causa della recidiva e della pericolosità sociale del soggetto.
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Reato di evasione: pochi minuti fuori casa costano 3.000 euro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto che si era allontanato senza autorizzazione dal proprio domicilio, dove si trovava agli arresti domiciliari. I giudici hanno ribadito che per configurare il reato di evasione è sufficiente qualsiasi allontanamento non autorizzato, indipendentemente dalla durata, dalla distanza percorsa o dai motivi del gesto. È stata inoltre negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta e della consapevolezza del soggetto, già gravato da precedenti recenti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: bastano 10 minuti fuori casa per la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione. L'imputato si era allontanato senza autorizzazione dal proprio domicilio, rimanendo in strada per circa dieci minuti insieme a un minore. La difesa aveva sostenuto una versione dei fatti ritenuta non credibile dai giudici. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità penale, escludendo la concessione delle circostanze attenuanti generiche a causa dell'inconsistenza delle motivazioni addotte per l'allontanamento. È stata inoltre confermata la recidiva, giustificata dai numerosi precedenti penali per lo stesso reato e dalla spiccata pericolosità sociale del soggetto, che ha mostrato una condotta spregiudicata nel violare le prescrizioni imposte. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la sosta al distributore costa la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto ammesso al lavoro esterno, sorpreso in un distributore di benzina durante l'orario lavorativo. Il distributore si trovava a circa cinquecento metri dal posto di lavoro e fuori dal percorso autorizzato tra l'abitazione e l'ufficio. La Suprema Corte ha confermato la configurabilità del reato di evasione, respingendo la tesi difensiva secondo cui la minima distanza escludesse il reato. Inoltre, i giudici hanno escluso l'applicazione della causa di non punibilità della costituzione spontanea, poiché il soggetto è stato rintracciato dalle forze dell'ordine e non si è consegnato di sua iniziativa. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la difesa insiste ma la Cassazione condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza del dolo e la mancata applicazione dell'esimente della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato la genericità dei motivi di ricorso, in quanto riproduttivi di censure già correttamente respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria in favore della cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso inutile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un soggetto condannato per il reato di evasione. La ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti e la mancata esclusione della recidiva. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in Cassazione, né presentare motivi che non si confrontano direttamente con la decisione della Corte d'Appello. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e la ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Arresti a casa ma nel cortile comune: è reato di evasione
Il caso riguarda un uomo sottoposto a detenzione domiciliare che si è allontanato dalla propria abitazione per raggiungere un capannone esterno, attraversando uno spazio condominiale comune. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione, dichiarando inammissibile il ricorso del condannato. I giudici hanno chiarito che l'allontanamento dal luogo di detenzione, anche solo per accedere ad aree condominiali esterne, configura il reato se manca una specifica autorizzazione o uno stato di assoluta necessità. Inoltre, la Suprema Corte ha negato le attenuanti generiche e la particolare tenuità del fatto a causa dei numerosi precedenti penali del soggetto, che dimostrano una sistematica inosservanza dei provvedimenti dell'autorità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: le finte scuse non salvano il detenuto
Il caso riguarda un detenuto che si è allontanato arbitrariamente dal proprio domicilio per due giorni consecutivi, violando gli orari e i giorni autorizzati dal giudice. L'imputato ha cercato di giustificarsi adducendo una presunta notizia di scarcerazione e una visita alla guardia medica, circostanze smentite dalle riprese delle telecamere analizzate dai Carabinieri. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del detenuto, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno ritenuto pienamente provato il dolo, ossia la volontà cosciente di evadere, desumendolo dalla condotta e dalle false giustificazioni fornite. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: non è reato uscire per parlare con i militari
Un uomo in detenzione domiciliare ritarda ad aprire la porta ai Carabinieri per un controllo. Successivamente esce in strada per pochi minuti e per pochi metri, rimanendo davanti ai militari per protestare contro la minaccia di una segnalazione. Durante la discussione, pronuncia frasi di sfida e minaccia di rivolgersi al giudice. Condannato nei primi gradi, la Cassazione lo assolve definitivamente. La Corte stabilisce che non si configura il reato di evasione se l'allontanamento è minimo, avviene sotto gli occhi degli agenti e senza volontà di fuggire. Inoltre, protestare o annunciare azioni legali non costituisce minaccia a pubblico ufficiale, trattandosi di un diritto costituzionale e di uno sfogo privo di reale capacità intimidatoria.
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Reato di evasione: la fuga dai domiciliari non è mai un fatto tenue
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza dell'elemento psicologico e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione d'appello, rilevando che per il reato di evasione è sufficiente il dolo generico, ossia la semplice volontà di sottrarsi alla custodia. Inoltre, la presenza di precedenti penali a carico del ricorrente esclude la particolare tenuità del fatto, in quanto indicativa di una spiccata capacità a delinquere. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: niente sconti per chi viola la fiducia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato la qualificazione giuridica del fatto e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Inoltre, lamentava il bilanciamento tra attenuanti generiche e recidiva specifica. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi dei motivi d'appello. In particolare, la richiesta di particolare tenuità è stata respinta poiché il fatto è stato commesso solo due mesi dopo l'attenuazione di una precedente misura cautelare più grave, dimostrando una spiccata gravità della condotta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la particolare tenuità
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di evasione che ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato lamentava la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che il reato di evasione non poteva essere considerato di minima offensività a causa della reiterazione della condotta, avendo l'uomo già subito quattro condanne per lo stesso titolo, e per la gravità dell'allontanamento prolungato dal domicilio. Inoltre, la personalità incline a violare la legge ha precluso la concessione delle attenuanti generiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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