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Evasione dagli arresti domiciliari: condannato chi va al bancomat

Un uomo sottoposto alla misura degli arresti domiciliari ha ottenuto l’autorizzazione per recarsi al lavoro in determinati orari. Durante l’orario lavorativo, anziché rimanere sul posto autorizzato, si è allontanato per effettuare un’operazione allo sportello bancomat. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e sei mesi di reclusione per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. I giudici hanno chiarito che l’autorizzazione a lavorare non sospende la misura cautelare, ma ne sposta soltanto il luogo di esecuzione. Allontanarsi dal posto di lavoro senza permesso configura il delitto a tutti gli effetti, richiedendo soltanto la consapevolezza di allontanarsi senza autorizzazione. I motivi dell’allontanamento restano irrilevanti e non spetta alcuna causa di non punibilità se il permesso lavorativo viene usato in modo pretestuoso.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 27226 Anno 2026
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Permesso di lavoro ed evasione dagli arresti domiciliari

La concessione di un permesso lavorativo costituisce una misura fondamentale per il reinserimento sociale del soggetto sottoposto a restrizioni della libertà personale. Tuttavia, l’uso difforme di questo permesso comporta conseguenze penali particolarmente severe. La Corte di Cassazione ha recentemente esaminato il caso di un individuo sottoposto a misura cautelare che ha utilizzato l’autorizzazione al lavoro per svolgere commissioni personali. L’allontanamento non autorizzato dal luogo di lavoro configura a tutti gli effetti il reato di evasione dagli arresti domiciliari.

Il fatto trae origine da un provvedimento del giudice che autorizzava un cittadino in custodia domestica ad assentarsi dall’abitazione per svolgere attività lavorativa presso un fondo agricolo. L’orario stabilito dal provvedimento andava dalle ore sei del mattino fino alle quindici del pomeriggio. Nel corso di questo orario, l’uomo si è recato sul posto di lavoro, ma successivamente si è allontanato in modo deliberato per recarsi presso uno sportello bancario al fine di effettuare un prelievo di denaro.

Allontanarsi dal luogo di lavoro autorizzato

Le forze dell’ordine hanno accertato lo spostamento ingiustificato e la magistratura ha avviato il procedimento penale per fuga. La difesa del lavoratore ha sostenuto che la condotta non costituisse un delitto di evasione, bensì una semplice inosservanza delle prescrizioni collegate alla misura cautelare. Secondo la prospettazione difensiva, il soggetto non intendeva sottrarsi al controllo della giustizia, ma doveva soltanto soddisfare un’esigenza personale momentanea.

Questa impostazione difensiva è stata completamente disattesa dai giudici di legittimità. La giurisprudenza consolidata stabilisce che l’autorizzazione a svolgere attività lavorativa all’esterno non sospende lo stato di detenzione della persona. Il provvedimento autorizzativo modifica soltanto la sede fisica in cui la misura restrittiva viene eseguita durante le ore autorizzate. Di conseguenza, il lavoratore rimane sottoposto al vincolo della custodia anche all’interno del luogo di lavoro.

Le motivazioni: quando scatta l’evasione dagli arresti domiciliari

I giudici della Corte di Cassazione hanno dettagliato le ragioni giuridiche del rigetto del ricorso, confermando la responsabilità penale. Per la configurabilità del reato di evasione dagli arresti domiciliari è sufficiente il dolo generico. Questo elemento psicologico consiste nella semplice consapevolezza di allontanarsi dal luogo di custodia senza una preventiva autorizzazione del giudice.

I motivi personali che spingono il soggetto ad abbandonare la sede lavorativa risultano privi di qualsiasi rilevanza giuridica. Effettuare un prelievo di denaro o svolgere altre incombenze private non attenua la gravità del fatto. L’imputato era pienamente consapevole dei limiti posti dall’autorizzazione giudiziaria e ha deciso autonomamente di violarli senza informare preventivamente le autorità preposte al controllo.

La Cassazione ha altresì escluso la possibilità di applicare la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto. Gli accertamenti svolti hanno dimostrato che l’imputato non ha mai prestato alcuna effettiva attività lavorativa presso l’azienda agricola indicata. L’autorizzazione al lavoro è stata pertanto impiegata come un mero pretesto strumentale per circolare liberamente. Questa condotta preordinata dimostra una volontà incompatibile con la tenuità dell’offesa.

Le conclusions: la decisione della Cassazione

La Suprema Corte ha confermato la pena di un anno e sei mesi di reclusione per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. Il ricorso proposto dalla difesa è stato rigettato in quanto infondato, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Chi fruisce di un’autorizzazione al lavoro durante la custodia domestica deve attenersi scrupolosamente ai luoghi e agli orari stabiliti dal giudice. Qualsiasi allontanamento non autorizzato, anche per brevi spostamenti personali, integra una condotta penalmente sanzionabile e comporta l’irrogazione di una condanna definitiva.

Configurazione dell’evasione per chi abbandona il posto di lavoro autorizzato
Il detenuto che lascia il luogo di lavoro senza autorizzazione commette il reato di evasione, poiché il permesso lavorativo sposta solo la sede della custodia senza sospendere la misura cautelare.

Irrilevanza dei motivi personali nell’allontanamento non autorizzato
I motivi dello spostamento, come l’esigenza di effettuare un prelievo bancario, non evitano la condanna, essendo sufficiente la consapevolezza di allontanarsi senza permesso.

Inapplicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità
La particolare tenuità del fatto non viene riconosciuta se il permesso di lavoro viene utilizzato in modo pretestuoso per eludere i vincoli della misura cautelare.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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