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Reato Di Evasione — Anno 2022

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250 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Reato Di Evasione

Provvedimenti

Reato di evasione: fugge al canile per evitare la madre
Il Detenuto si è allontanato senza autorizzazione dalla propria abitazione, dove si trovava agli arresti domiciliari, per portare i suoi cani al canile comunale a causa dell'insostenibile convivenza con la madre. Successivamente ha allertato le forze dell'ordine chiedendo di essere condotto in carcere. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione, escludendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa dei numerosi precedenti penali del soggetto. I giudici hanno chiarito che qualsiasi allontanamento non autorizzato integra il reato di evasione, indipendentemente dalla distanza, dalla durata o dai motivi personali che hanno spinto il soggetto ad agire. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Reato di evasione: quando il ricorso costa caro al condannato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. Il ricorrente contestava la sussistenza del fatto e lamentava la mancata applicazione delle attenuanti e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno chiarito che le contestazioni di fatto non possono essere riesaminate in Cassazione. Inoltre, le richieste sulle attenuanti e sulla tenuità del fatto non erano state presentate nel precedente giudizio d'appello, rendendole non proponibili per la prima volta in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione fissa i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. Il ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti e la misura della pena stabilita dalla Corte d'appello di Ancona. I giudici di legittimità hanno chiarito che le contestazioni di fatto non possono essere riesaminate in Cassazione se la sentenza precedente è adeguatamente motivata. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso sui fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di evasione (art. 385 c.p.). L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata nei precedenti gradi di giudizio. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per ridiscutere gli aspetti di fatto della vicenda, ma solo per contestare violazioni di legge. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega le attenuanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la responsabilità penale, invocando la particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi rispetto a quanto già deciso nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che il giudice di merito può legittimamente negare le attenuanti generiche indicando semplicemente gli elementi ritenuti decisivi. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: cercava lo sconto di pena, riceve una multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza del dolo, ossia la volontà cosciente di evadere, e la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno stabilito che le contestazioni sul dolo riproponevano semplici questioni di fatto già ampiamente e correttamente risolte nei precedenti gradi di giudizio. Anche la richiesta di sconti di pena è stata respinta, poiché la Corte d'appello aveva già motivato in modo impeccabile il proprio diniego. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: lo sciopero ferma la prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato sosteneva che il reato fosse ormai estinto per prescrizione e contestava la presenza del dolo. La Suprema Corte ha chiarito che il calcolo della prescrizione doveva considerare una sospensione di 272 giorni dovuta a impedimenti dell'imputato e all'adesione del difensore all'astensione dalle udienze. Inoltre, la contestazione sull'elemento soggettivo del reato è stata ritenuta inammissibile poiché riguardava valutazioni di fatto, non proponibili in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la derubricazione
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello che lo condannava per il reato di evasione (art. 385 c.p.). La difesa sosteneva che la condotta integrasse la meno grave inosservanza dei provvedimenti dell'autorità (art. 650 c.p.) e invocava una causa di esclusione della colpevolezza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'allontanamento ingiustificato configura pienamente il reato di evasione e hanno respinto le contestazioni di fatto sulla colpevolezza, in quanto non deducibili in sede di legittimità. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la particolare tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino straniero contro la condanna per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza della propria responsabilità penale e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, oltre alla mancata applicazione della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici, limitandosi a riprodurre tesi già respinte nei precedenti gradi di giudizio, e che i giudici di merito avevano correttamente motivato il diniego dei benefici richiesti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega le attenuanti e infligge una multa
Il Ricorrente ha proposto ricorso per Cassazione contro la condanna per il reato di evasione, contestando la responsabilità penale, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il primo motivo è stato ritenuto generico poiché riproduceva argomenti già respinti nei precedenti gradi di giudizio. Il secondo motivo è stato giudicato manifestamente infondato, poiché il giudice di merito ha motivato correttamente il diniego delle attenuanti basandosi su elementi decisivi. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: niente sconti per chi torna a casa
Un uomo agli arresti domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione per raggiungere l'ex compagna e la figlia in una struttura protetta, interrompendo la fuga solo per l'arrivo imminente delle forze dell'ordine. Accusato del reato di evasione, l'uomo ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo l'applicazione di una circostanza attenuante per il rientro spontaneo e la causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attenuante richiede la consegna in carcere o all'autorità, non il semplice rientro a casa. Inoltre, la condotta non è stata considerata di modesta offensività, vista la destinazione della fuga e la desistenza forzata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la visita in ospedale non salva dai domiciliari
Un uomo sottoposto a misura restrittiva domiciliare si è allontanato dall'abitazione senza autorizzazione, venendo rintracciato solo alcune ore dopo in ospedale per una visita medica. La difesa ha invocato lo stato di necessità e la buona fede, sostenendo che l'imputato credesse di essere libero a seguito della ricezione di un atto giudiziario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno chiarito che lo stato di necessità richiede un pericolo immediato e oggettivo, incompatibile con un allontanamento avvenuto ore prima della visita. Inoltre, l'errata interpretazione di un atto non esclude la colpevolezza.
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Reato di evasione: arresti in ospedale ma seduto in cortile
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari presso una struttura ospedaliera è stato sorpreso dalle forze dell'ordine mentre si trovava seduto su una panchina nel cortile esterno dell'edificio. Accusato del reato di evasione, l'imputato ha presentato ricorso in Cassazione deducendo l'insussistenza del fatto, richiedendo l'applicazione dell'attenuante per il rientro spontaneo e sollevando l'eccezione di prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la responsabilità dell'uomo, evidenziando che l'allontanamento dal reparto configura il reato di evasione e che il rientro è avvenuto solo dopo il sollecito dei militari, escludendo così l'attenuante. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la fuga durante la rivolta non è mai lieve
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato per il reato di evasione. Il soggetto aveva sfruttato i disordini scoppiati nel carcere di Foggia, causati dalle restrizioni sui colloqui durante la pandemia da COVID-19, per fuggire, venendo poi prontamente catturato dalla polizia penitenziaria. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, escludendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della gravità del contesto in cui è avvenuta la fuga. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la fuga non è mai di lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di evasione. La difesa invocava l'applicazione della causa di non punibilità legata alla costituzione spontanea e il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, rilevando che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi. La Suprema Corte ha escluso la particolare tenuità poiché il fatto presentava una gravità non minima e ha confermato l'insussistenza dei presupposti per la scriminante dell'evasione. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso generico e condanna inevitabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato la decisione dei giudici di secondo grado senza però fornire argomenti specifici o prove concrete a sua difesa. La Suprema Corte ha stabilito che una contestazione generica non è sufficiente per mettere in discussione una sentenza di condanna ben motivata. Di conseguenza, l'imputato ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: nessun beneficio per chi ha precedenti
Il ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto, dell'attenuante dello stato di necessità, della recidiva e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi erano meramente ripetitivi di questioni già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. I giudici hanno confermato che la durata dell'allontanamento e i numerosi precedenti penali specifici dell'imputato escludono l'applicazione di benefici, dimostrando una spiccata pericolosità sociale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: l’urgenza inventata non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato la responsabilità penale evidenziando la durata significativa dell'allontanamento, le false dichiarazioni fornite e l'assenza di una reale situazione di urgenza legata alla convivenza con un parente. Inoltre, la gravità della condotta, l'intensità del dolo e i precedenti penali del soggetto precludono qualsiasi riduzione di pena. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di evasione, contestando la propria identificazione e richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto, delle attenuanti generiche e l'esclusione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici, manifestamente infondati e ripetitivi di questioni già ampiamente e correttamente risolte nei precedenti gradi di giudizio. L'imputato era stato infatti fermato proprio sul luogo di ritrovamento della refurtiva, confermando la sua identità e la gravità del comportamento, incompatibile con benefici di legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione e scuse inverosimili: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino contro la condanna per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza del dolo, adducendo circostanze ritenute inverosimili e smentite dalle prove oggettive, e si opponeva all'applicazione della recidiva e al diniego delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici e meramente riproduttivi di censure già ampiamente esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la responsabilità penale del ricorrente, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.
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