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Reato Di Evasione — Anno 2022

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250 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Reato Di Evasione

Provvedimenti

Reato di evasione: confermata condanna e respinto il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato già condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di evasione. L'uomo contestava la presenza dell'elemento psicologico del reato, chiedendo ai giudici di terzo grado una rivalutazione delle prove a proprio favore. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso per cassazione non consente di proporre una ricostruzione alternativa dei fatti già accertati in appello, specie a fronte di una motivazione coerente e priva di vizi logici. Di conseguenza, la condanna per il reato di evasione è divenuta definitiva e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione e ricorso inammissibile: no alle attenuanti
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per il reato di evasione emessa dalla Corte di Appello. Il ricorrente contesta la valutazione dei fatti e la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che il controllo di legittimità non può riesaminare le prove di fatto già valutate nei gradi precedenti. Il diniego delle attenuanti risulta adeguatamente motivato sulla base dei precedenti penali dell'Imputato. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: confermata la condanna per l’uscita nell’androne
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di evasione, dopo essere stato sorpreso e riconosciuto da un agente di polizia nell'androne del proprio palazzo. La difesa contestava la regolarità della contestazione, chiedeva il riconoscimento della particolare tenuità del fatto ed eccepiva la prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e privo di confronto critico con la sentenza d'appello. I giudici hanno confermato la piena attendibilità del riconoscimento dell'operante e hanno escluso la particolare tenuità a fronte dell'intensità del dolo. La prescrizione è stata respinta a causa dei periodi di sospensione per astensione del difensore. L'Imputato perde definitivamente la causa e subisce la condanna alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di Evasione: Ricorso Inammissibile per Contestazioni di Merito
Un Lavoratore, già sottoposto a prescrizioni, è stato condannato per il reato di evasione, essendo stato sorpreso a violarle nuovamente il giorno dopo una precedente infrazione simile. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la condanna e il trattamento sanzionatorio. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che le contestazioni riguardavano questioni di fatto e la valutazione della pena, compiti esclusivi del giudice di merito. La Cassazione non può riesaminare questi aspetti se la motivazione dei giudici precedenti è logica e completa. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: confermata la condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. La difesa contestava la sussistenza della capacità di intendere e di volere al momento del fatto, denunciando una violazione di legge e un vizio di motivazione della sentenza di secondo grado. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi proposti riproducevano acriticamente le censure già analizzate e respinte con logica impeccabile dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna definitiva e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: stop ai ricorsi di merito
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di evasione e ha presentato ricorso in Cassazione. Il soggetto ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, criticando la ricostruzione delle prove operata dai giudici di merito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito che i giudici di legittimità verificano solo la correttezza logico-giuridica della decisione e non possono rivalutare le prove. La condanna originaria è divenuta definitiva con l'addebito delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso respinto e sanzione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da una persona condannata per il reato di evasione. L'imputata contestava la decisione dei giudici di merito, lamentando la mancanza di una prova chiara sulla propria responsabilità penale. I Supremi Giudici hanno rilevato che l'impugnazione non conteneva una critica logica e puntuale alle motivazioni già espresse nella sentenza precedente. La ricostruzione dei fatti effettuata nei gradi di merito dimostrava in modo lineare la presenza di tutti gli elementi tipici dell'infrazione. I magistrati hanno quindi dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Di conseguenza, l'imputata ha subito la conferma della condanna penale, l'obbligo di pagare le spese del giudizio e il versamento di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione blocca il ricorso sui fatti
L'Imputato è stato condannato per il reato di evasione stabilito dall'articolo 385 del codice penale. Lo stesso ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando l'eccessività della sanzione e il riconoscimento della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le lamentele riguardavano elementi di fatto già analizzati in modo corretto dalla Corte di Appello. In sede di legittimità non è possibile riesaminare le prove o chiedere uno sconto di pena basato su semplici rivalutazioni fattuali. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna dell'Imputato e gli ha imposto il pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: condanna confermata e ricorso inammissibile
Un imputato condannato per il reato di evasione ha presentato ricorso per cassazione chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente ha infatti contestato la ricostruzione dei fatti e la valutazione dei giudici di merito anziché evidenziare reali vizi di legittimità della sentenza impugnata. La Cassazione non può riesaminare le prove né rivalutare i fatti storici. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna dell'imputato e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la condotta ripetuta esclude i benefici
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una persona accusata del reato di evasione per essersi allontanata dal luogo di detenzione senza alcuna autorizzazione per circa una settimana. L'imputata ha proposto ricorso chiedendo il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso per genericità delle contestazioni. La Corte ha sottolineato che la lunga durata dell'assenza e la reiterazione della condotta, trattandosi della terza evasione, impediscono qualsiasi beneficio penale. L'imputata deve quindi pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende, confermando la piena responsabilità penale.
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Revoca Detenzione Domiciliare: Furto Minore non Basta per il Ritorno in Carcere
Un ex collaboratore di giustizia, sottoposto a detenzione domiciliare, è stato accusato di furto di modesto valore e di una breve evasione. Il Tribunale di Sorveglianza aveva revocato la sua detenzione domiciliare. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che la revoca detenzione domiciliare per i collaboratori di giustizia richiede una valutazione complessiva del percorso rieducativo, non potendosi basare solo su un singolo episodio di scarsa gravità senza un'adeguata comparazione con i risultati trattamentali già raggiunti.
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Reato di evasione: la Cassazione conferma condanna e sanzione
L'Imputata ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione la condanna per il reato di evasione. La difesa ha sostenuto che la condotta fosse stata interrotta e che sussistessero i presupposti della non punibilità previsti dall'ordinamento penitenziario. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici di legittimità hanno rilevato che le censure riguardavano meri elementi di fatto, già ampiamente analizzati e respinti dai giudici di merito con motivazione corretta e logica. Per tali ragioni, la Corte ha confermato la condanna e ha disposto l'obbligo di pagare le spese del procedimento, unitamente a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Evasione: Ricorso Inammissibile, Confermata la Condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato, condannato per il reato di evasione, contro la sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato la sua colpevolezza. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso manifestamente infondati, non riscontrando illogicità o carenze nella motivazione della sentenza precedente. Di conseguenza, la condanna per evasione è stata confermata e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende. La decisione sottolinea l'importanza di presentare ricorsi con motivazioni solide e fondate.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso
L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che lo condannava per il reato di evasione. La difesa ha contestato la sussistenza dell'elemento soggettivo (il dolo, ossia la coscienza e volontà della fuga), la mancata applicazione dell'attenuante per la costituzione spontanea e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile poiché i motivi riproducevano mere censure già correttamente esaminate e respinte dai giudici di merito. La Corte ha confermato la condanna definitiva per l'Imputato, imponendogli anche il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenuto condannato due volte: il Ne bis in idem annulla la pena
Un Detenuto, già condannato per evasione, non rientrava da un permesso premio. Veniva nuovamente processato e condannato per lo stesso fatto. La difesa sollevava il principio del Ne bis in idem, sostenendo che non si può essere giudicati due volte per la stessa accusa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la condanna. Ha stabilito che l'azione penale non poteva essere esercitata nuovamente, poiché il potere di perseguire per quel fatto era già stato "consumato" con la precedente sentenza. Questo ha portato all'improcedibilità dell'azione penale.
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Lite in casa e reato di evasione: la Cassazione nega la tenuità
Un uomo sottoposto a misura restrittiva si allontana dal proprio domicilio e giustifica la condotta con un acceso diverbio familiare con la madre. La difesa sostiene l'assenza della volontà colpevole e richiede la particolare tenuità del fatto per evitare la condanna. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità dell'imputato per il reato di evasione. I giudici stabiliscono che una lite domestica non cancella la consapevolezza di violare gli obblighi di custodia e non rende il fatto di minima gravità. Il ricorso viene dichiarato inammissibile con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione economica.
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Reato di evasione: confermata la condanna e stop al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti sostenendo l'assenza di prove sul suo effettivo allontanamento dal luogo di custodia. Inoltre lamentava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che le censure sul merito della vicenda non trovano spazio davanti alla Suprema Corte. Inoltre i precedenti penali del soggetto giustificano pienamente il rifiuto delle attenuanti. L'imputato deve quindi scontare la condanna definitiva e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione e Ammissione Nuove Prove Penale: Il Potere del Giudice
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per evasione. L'imputato contestava l'Ammissione nuove prove penale, sostenendo che il giudice non avrebbe potuto ascoltare testimoni non indicati dal Pubblico Ministero. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il giudice ha il potere di disporre l'audizione di nuovi testimoni, anche se non richiesti dalle parti, per integrare le prove e formare il proprio convincimento. Il requisito della 'novità' non si limita a prove che non potevano essere richieste prima.
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Reato di evasione: no alla tenuità del fatto con 45 condanne
L'Imputato, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, si è reso responsabile del reato di evasione non recandosi presso l'immobile designato e rendendosi successivamente irreperibile. L'uomo era pienamente consapevole che l'abitazione indicata era stata venduta dal padre anni prima. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'uomo, che richiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno sottolineato la presenza di ben 45 condanne precedenti, anche specifiche per evasione, e la piena sussistenza del dolo generico. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso respinto e condanna confermata
L'Imputato ha presentato ricorso per cassazione contro la condanna per il reato di evasione emessa dalla Corte di Appello. Il soggetto contestava la ricostruzione dei fatti e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso poiché le censure richiedevano una rivalutazione nel merito delle prove, preclusa ai giudici di legittimità. Inoltre, la richiesta di sconti di pena riproponeva rilievi già esaminati e superati dai giudici precedenti con motivazione logica. Di conseguenza, la Corte ha reso definitiva la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese legali del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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