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Reato Di Evasione — Anno 2022

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250 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Reato Di Evasione

Provvedimenti

Reato di evasione: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato l'applicazione della recidiva e la decisione dei giudici di merito, proponendo tuttavia motivi di ricorso del tutto generici. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la tenuità del fatto
Il Ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno evidenziato che la Corte d'Appello aveva ampiamente e correttamente motivato l'esclusione della tenuità del fatto. Il Ricorrente ha cercato di proporre una diversa valutazione delle prove, operazione vietata in sede di legittimità. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: il finto errore sul domicilio costa caro
L'Imputato, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, è stato condannato per il reato di evasione dopo che un controllo dei Carabinieri ha accertato la sua assenza dall'indirizzo di custodia. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando un presunto errore sull'esatto indirizzo del domicilio e contestando l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la correttezza del controllo, convalidato anche dalle dichiarazioni dello zio dell'uomo. Inoltre, la Cassazione ha ritenuto legittimo l'aumento di pena per la recidiva, giustificato dalle ripetute violazioni e dalla pericolosità sociale del soggetto. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: salute o fuga? La Cassazione dice no
L'Imputato, condannato in appello alla pena di nove mesi di reclusione per il reato di evasione, ha proposto ricorso per cassazione. La difesa ha sostenuto che l'allontanamento dal domicilio coatto fosse giustificato da urgenti motivi di salute. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il giudizio di legittimità non consente una nuova valutazione dei fatti o delle prove, attività riservata esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, l'allontanamento non autorizzato configura pienamente il reato di evasione, e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: doppia violazione con una sola fuga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato, con un unico allontanamento dal proprio domicilio, aveva violato contemporaneamente due diversi provvedimenti restrittivi: una misura cautelare e la detenzione domiciliare. La Suprema Corte ha confermato che tale condotta integra un concorso formale di reati, poiché una sola azione ha violato due distinte prescrizioni dell'autorità giudiziaria. I giudici hanno inoltre respinto le giustificazioni dell'uomo, che sosteneva di essersi allontanato per recarsi al pronto soccorso e al servizio per le tossicodipendenze, chiarendo che la valutazione delle prove spetta solo ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la scusa del pronto soccorso non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato si era allontanato dal proprio domicilio sostenendo, senza prove documentali ma solo a parole, di essersi recato al pronto soccorso. I giudici hanno chiarito che per la configurazione del reato di evasione è sufficiente il dolo generico, ossia la semplice consapevolezza e volontà di allontanarsi dal luogo di detenzione, rendendo del tutto irrilevanti i motivi personali della condotta. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato l'applicazione della recidiva a causa dei numerosi precedenti penali ravvicinati nel tempo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione non riscrive i fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato a un anno di reclusione per il reato di evasione. La difesa sosteneva che mancasse la prova dell'assenza dell'imputato dal proprio domicilio, poiché le forze dell'ordine non avevano atteso il suo eventuale rientro. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, la Cassazione non può riesaminare i fatti già accertati se la motivazione della sentenza precedente è logica e priva di vizi giuridici. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la particolare tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza dell'elemento soggettivo e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, ribadendo che per la configurabilità del reato di evasione è sufficiente il dolo generico, ovvero la consapevolezza di allontanarsi dal luogo di custodia senza autorizzazione. Di conseguenza, il ricorso è stato ritenuto generico e ripetitivo. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende, confermando la pena di un anno di reclusione.
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Reato di evasione: niente sconti di pena per il recidivo
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello che confermava la condanna a un anno di reclusione per il reato di evasione, aggravato dalla recidiva. La difesa ha lamentato la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e l'errata applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, rilevando che i giudici di merito hanno motivato in modo logico e coerente la scelta del trattamento sanzionatorio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: l’orario sbagliato non salva dai domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione. L'imputato si era allontanato dalla propria abitazione dove si trovava in regime di detenzione domiciliare. La difesa ha sostenuto l'esistenza di un errore sull'orario di autorizzazione e l'assenza di volontà di fuggire, oltre a richiedere l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno respinto le tesi difensive: le contestazioni sull'orario non erano state sollevate in appello, mentre la richiesta di rivalutare la gravità del fatto e i precedenti penali costituisce un giudizio di merito precluso in Cassazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: lo stato di necessità non salva il detenuto
Il Ricorrente, condannato a otto mesi di reclusione per il reato di evasione aggravato dalla recidiva, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dello stato di necessità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché volto a richiedere una rivalutazione dei fatti, attività preclusa in sede di legittimità, e basato sulla mera ripetizione di argomenti già respinti nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione blinda la pena inflitta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello, che confermava la sua condanna per il reato di evasione. L'imputato contestava la severità della pena inflitta, chiedendo una riduzione del trattamento sanzionatorio. I giudici di legittimità hanno chiarito che la determinazione della pena spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere modificata in Cassazione, a meno che non sia frutto di decisioni arbitrarie o prive di motivazione logica. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso inammissibile e condanna pecuniaria
Il caso riguarda un uomo condannato in primo grado per il reato di evasione. L'imputato ha proposto appello contro la condanna, ma la Corte d'Appello ha dichiarato l'impugnazione inammissibile per genericità dei motivi. Successivamente, il difensore dell'imputato ha presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione, lamentando una violazione di legge. I giudici di legittimità hanno però confermato l'inammissibilità del ricorso. La Cassazione ha chiarito che i motivi presentati miravano a ottenere una nuova valutazione dei fatti e delle prove, attività vietata nel giudizio di legittimità. Inoltre, il ricorso mancava di specificità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la scusa fittizia non evita la condanna
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di evasione che ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato contestava il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche, giustificando l'allontanamento con uno scopo fittizio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la condotta materiale era pacifica e che l'intensità del dolo escludeva la tenuità dell'offesa. Inoltre, i numerosi precedenti penali del ricorrente impedivano la concessione delle attenuanti. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione nega sconti al fuggitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione. Il ricorrente contestava la severità della pena, lamentando la mancata valutazione delle circostanze a suo favore. I giudici di legittimità hanno invece confermato la correttezza della decisione d'appello. La condanna originaria si fondava sulla gravità della condotta, sui numerosi precedenti penali e sulla qualifica di delinquente abituale del soggetto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna e imponendo al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso infondato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato sosteneva l'assenza del dolo, lamentando un vizio di motivazione nella sentenza d'appello. I giudici di legittimità hanno invece rilevato che la contestazione mossa dalla difesa non analizzava criticamente le argomentazioni della sentenza impugnata, risultando generica e manifestamente infondata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, respingendo il ricorso e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la chiamata della polizia esclude lo sconto
L'Imputato, sottoposto alla misura cautelare dei domiciliari, si è allontanato temporaneamente dalla propria abitazione. Vi ha fatto rientro solo dopo aver ricevuto una telefonata da parte delle forze dell'ordine che non lo avevano trovato durante un controllo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'uomo, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno chiarito che il rientro a casa sollecitato dalla telefonata della polizia non può essere considerato una consegna spontanea. Pertanto, non spetta alcuna attenuante o causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data anche la recidiva del soggetto. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: ricorso generico costa caro all’imputato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino precedentemente condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Torino lamentando un vizio di motivazione. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici e privi di una critica specifica contro la decisione impugnata. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la responsabilità penale dell'uomo, condannandolo al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: finto malore smentito dalla moglie
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato sosteneva di essersi allontanato dal domicilio per recarsi al pronto soccorso, esibendo un certificato medico. Tuttavia, le indagini hanno rivelato che l'orario di ingresso era stato falsificato su richiesta dello stesso imputato, il quale si era invece recato sotto casa della moglie per insultarla. La Suprema Corte ha confermato la condanna, escludendo anche l'attenuante della costituzione spontanea, poiché l'uomo era semplicemente rientrato a casa anziché presentarsi in carcere. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: il rientro spontaneo non cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione. Il soggetto si era allontanato temporaneamente dalla propria abitazione, dove si trovava in regime di arresti domiciliari, per poi farvi rientro subito dopo. La difesa chiedeva l'applicazione della circostanza attenuante della costituzione spontanea, sostenendo che l'essersi messo a disposizione degli agenti fosse assimilabile alla costituzione in carcere. I giudici hanno chiarito che questa attenuante non si applica in caso di allontanamento temporaneo seguito da rientro spontaneo. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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