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Reato Di Evasione — Anno 2022

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250 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Reato Di Evasione

Provvedimenti

Reato di evasione: no allo sconto di pena per chi fugge due volte
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato l'applicazione della recidiva specifica infraquinquennale e il mancato riconoscimento del vincolo della continuazione tra due episodi di fuga avvenuti a distanza di mesi (maggio 2015 e dicembre 2015 - gennaio 2016). I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando la pericolosità sociale del soggetto e l'impossibilità di ravvisare un unico disegno criminoso tra le condotte a causa del notevole lasso di tempo trascorso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: confermata la pena superiore al minimo
Un uomo, condannato per il reato di evasione alla pena di un anno e quattro mesi di reclusione, ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato lamentava una carenza di motivazione riguardo alla determinazione della pena, stabilita in misura superiore al minimo previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Nel caso specifico, la decisione era ampiamente giustificata dai numerosi precedenti penali dell'uomo e dalla reiterazione delle condotte di fuga. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la fuga dai domiciliari costa una multa salata
Un uomo sottoposto a detenzione domiciliare si è allontanato dalla propria abitazione senza autorizzazione. La Corte d'Appello lo ha condannato per il reato di evasione. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo l'assenza di dolo e contestando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la difesa si è limitata a riproporre argomenti generici già respinti nei precedenti gradi di giudizio, senza muovere una critica specifica alla sentenza impugnata. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: no alla tenuità se ci sono precedenti
Il Ricorrente, già ristretto agli arresti domiciliari, si è allontanato dal proprio domicilio venendo condannato per il reato di evasione. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'imputato presentava gravi e plurimi precedenti penali specifici, elementi che escludono sia la tenuità del comportamento sia la concessione delle attenuanti. Inoltre, il ricorso si limitava a riproporre motivi generici già respinti nei precedenti gradi di giudizio, senza muovere una critica specifica alla sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: lo stato di necessità non salva il fuggitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. Il ricorrente ha cercato di giustificare la fuga invocando lo stato di necessità e richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto queste tesi, evidenziando che lo stato di necessità non era supportato da prove concrete e che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa a chi ha già subito altre due condanne per lo stesso tipo di reato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: i precedenti penali cancellano ogni sconto
Il Ricorrente è stato condannato per il reato di evasione commesso nel 2015. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la richiesta sulla particolare tenuità non era stata presentata in appello ed è comunque esclusa dai numerosi precedenti penali del soggetto. Inoltre, la recidiva è stata correttamente applicata a causa della spiccata pericolosità sociale del condannato. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: ottiene il minimo ma ricorre e viene multato
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello, che aveva gi dichiarato inammissibile il suo precedente appello. La Corte d'Appello aveva evidenziato che la pena inflitta dal Tribunale era gi stata fissata al minimo edittale, con la massima riduzione per le circostanze attenuanti e senza l'applicazione della recidiva. Di conseguenza, non vi era alcun interesse concreto a richiedere un'ulteriore riduzione della pena. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilit del ricorso poich i motivi presentati non contestavano la motivazione dei giudici d'appello. Il ricorrente stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione annulla la condanna
Il Detenuto, sottoposto a detenzione domiciliare, era stato autorizzato a recarsi a un colloquio con il Magistrato di Sorveglianza utilizzando i mezzi pubblici. Al rientro, le forze dell'ordine non lo avevano trovato in casa durante alcuni controlli pomeridiani. Assolto in primo grado perché il fatto non sussiste, la Corte d'appello lo aveva condannato per il reato di evasione. La Corte di Cassazione rileva gravi carenze motivazionali nella sentenza d'appello, che non ha accertato l'orario effettivo di fine colloquio né l'effettivo funzionamento dei mezzi pubblici utilizzati per il rientro. Poiché nel frattempo è decorso il tempo massimo previsto dalla legge, la Cassazione annulla senza rinvio la condanna per intervenuta prescrizione del reato.
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Reato di evasione: scuse respinte e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva cercato di giustificare il proprio allontanamento dal luogo di custodia, contestando anche la presenza del dolo (la volontà cosciente di evadere). I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendo che le giustificazioni addotte fossero del tutto infondate e già ampiamente analizzate nei precedenti gradi di giudizio. La Cassazione ha ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità se la motivazione dei giudici di merito è logica e completa. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega sconti e conferma il dolo
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di evasione. La difesa ha contestato la mancata riunione del processo con un altro procedimento pendente e l'assenza del dolo generico, richiedendo anche le attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il diniego di riunione era legittimo per evitare ritardi, dato che l'uomo si trovava in custodia cautelare. Inoltre, la Corte ha confermato che per il reato di evasione è sufficiente il dolo generico, ossia la semplice volontà di allontanarsi dal luogo di arresto. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: ricorso respinto e condanna pecuniaria
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il giudizio sulla recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi erano generici e ripetitivi. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: tra pretesa di tenuità e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il reato di evasione. La ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno stabilito che la Cassazione non può rivalutare le prove di fatto già esaminate nei gradi precedenti. Inoltre, la richiesta sulla tenuità del fatto non era stata presentata in appello ed era incompatibile con la gravità della condotta. Di conseguenza, l'imputata perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: scusa medica senza prove costa tremila euro
L'Imputato, sottoposto a una misura restrittiva domiciliare, si allontana dal proprio domicilio violando le prescrizioni imposte. Durante un controllo delle forze dell'ordine, l'uomo risulta assente. La difesa giustifica l'assenza adducendo improvvisi motivi di salute, ma non fornisce alcuna prova medica o documentale a supporto di questa tesi. La Corte d'Appello condanna l'uomo per il reato di evasione. L'Imputato propone ricorso davanti alla Corte di Cassazione, contestando la decisione. I giudici di legittimità dichiarano il ricorso inammissibile. La Cassazione stabilisce che le semplici affermazioni sulla salute, senza prove concrete, non escludono la colpevolezza. L'Imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Reato di evasione: la sordità non scusa la fuga dai domiciliari
Il protagonista della vicenda, condannato per il reato di evasione continuata, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione e violazione di legge. Il ricorrente ha cercato di giustificare l'allontanamento adducendo una grave sordità che gli avrebbe impedito di sentire i controlli delle forze dell'ordine. Ha inoltre richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni di fatto non possono essere riesaminate in sede di legittimità e che la scusa della sordità risulta del tutto infondata e priva di riscontri credibili. Di conseguenza, la condanna è stata confermata con l'aggiunta delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la finta emergenza non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per il reato di evasione. L'imputata aveva giustificato l'allontanamento dai domiciliari invocando lo stato di necessità e richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno stabilito che la Corte d'Appello ha motivato correttamente l'assenza dei presupposti per la scriminante e per l'esclusione della punibilità. La Cassazione non può rivalutare le prove di merito già esaminate nei gradi precedenti. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e la ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione blocca il ricorso sui fatti
Il ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. La difesa ha contestato la sussistenza dell'elemento soggettivo del reato e ha richiesto l'applicazione delle attenuanti generiche e della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che le contestazioni sollevate riguardavano esclusivamente valutazioni di fatto sulle prove, già ampiamente esaminate e motivate nei precedenti gradi di giudizio. La Cassazione non può riesaminare il merito delle prove ma solo la legittimità della decisione. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: fuggire e tornare a casa non evita la condanna
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di evasione dopo essersi allontanato arbitrariamente dal proprio domicilio dove si trovava agli arresti domiciliari. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la violazione del diritto a rendere spontanee dichiarazioni in primo grado e richiedendo l'applicazione dell'attenuante per essere ritornato spontaneamente a casa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il diniego di rendere dichiarazioni spontanee costituisce una nullità relativa, che andava sollevata immediatamente e non in appello. Inoltre, l'attenuante della costituzione in carcere non si applica a chi si limita a rientrare presso il luogo degli arresti domiciliari dopo una fuga. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: nessun perdono e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che la richiesta di rivalutare la gravità del fatto costituisce un giudizio di merito, precluso in sede di Cassazione. Inoltre, la Corte d'Appello aveva già motivato in modo logico e completo il rifiuto delle attenuanti. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: no alla tenuità se si contesta il merito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che i motivi del ricorso si limitavano a contestare valutazioni di merito già ampiamente e correttamente motivate dai giudici dei precedenti gradi di giudizio. Poiché il giudizio di legittimità non consente una nuova valutazione dei fatti, il ricorso è stato respinto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la tenuità del fatto
Un uomo, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto da parte della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorrente, pur lamentando formalmente vizi di motivazione, puntava in realtà a ottenere una nuova valutazione dei fatti, operazione vietata in sede di legittimità. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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