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Raddoppio Dei Termini Di Accertamento

136 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'estensione del periodo di tempo a disposizione dell'Agenzia delle Entrate per controllare le dichiarazioni e richiedere le imposte non pagate, che passa dal termine ordinario a quello doppio in specifici casi, come la detenzione di capitali non dichiarati in paradisi fiscali.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato prescritto ma raddoppio dei termini di accertamento valido
L'Agenzia delle Entrate notificava a una società un avviso di accertamento per recuperare imposte non versate relative a operazioni societarie ritenute fittizie. L'atto impositivo giungeva oltre i termini ordinari. L'ufficio applicava il raddoppio dei termini di accertamento a causa della rilevanza penale delle condotte. La società impugnava l'atto eccependo la decadenza temporale del Fisco, dato che il procedimento penale originario era stato archiviato per intervenuta prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la piena legittimità dell'atto fiscale. I giudici hanno stabilito che il prolungamento dei controlli scatta con l'obbligo oggettivo di denuncia penale e non viene annullato dall'archiviazione penale per prescrizione.
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Sanzioni Tributarie: L’Incertezza Normativa Oggettiva non è Scontata
L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella di pagamento contro un'Azienda per crediti IRAP indebitamente riportati e sanzioni relative all'anno 2008, a seguito di una dichiarazione integrativa tardiva. I giudici di merito avevano annullato le sanzioni, invocando l'incertezza normativa oggettiva tributaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che l'incertezza normativa oggettiva non era stata adeguatamente provata. Pertanto, le sanzioni per l'anno 2008 sono dovute.
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Stock Lending: Deducibilità Fiscale Contesa, la Cassazione Fa Chiarezza
Una società ha stipulato contratti di "stock lending" (prestito di titoli) e ha dedotto fiscalmente le commissioni pagate. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la *deducibilità fiscale stock lending*, equiparando l'operazione all'usufrutto di azioni, rendendo i costi non deducibili. La società ha impugnato gli avvisi di accertamento, contestando anche il raddoppio dei termini e l'accertamento induttivo. La Corte di Cassazione ha confermato che le operazioni di *stock lending* con dividendi esenti e commissioni deducibili sono assimilabili all'usufrutto di azioni, rendendo le commissioni non deducibili. Tuttavia, ha accolto parzialmente il ricorso per altri oneri finanziari, rinviando la questione alla Commissione tributaria regionale.
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Raddoppio termini di accertamento valido sui soci accomandanti
L'Agenzia delle Entrate ha contestato maggiori imposte a una società in accomandita semplice e ai suoi soci dopo aver riscontrato costi indeducibili penalmente rilevanti. I giudici di merito avevano annullato gli atti verso i soci accomandanti ritenendo scaduti i termini ordinari e non applicabile a loro l'estensione temporale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento opera anche verso i soci accomandanti privi di responsabilità penale. L'imputazione del reddito per trasparenza lega in modo unitario la posizione dei soci a quella della società, estendendo i tempi di rettifica IRPEF ma escludendo l'IRAP.
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Raddoppio dei termini di accertamento: limiti fiscali e IRAP
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a una società un avviso di accertamento per maggiori imposte IVA, IRAP e IRES. Il ricorso della contribuente è stato respinto in primo grado. La corte d'appello ha poi dichiarato inammissibile l'impugnazione per difetto di specificità dei motivi. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, accogliendo il ricorso societario. Gli Ermellini hanno stabilito due principi cruciali: la riproposizione delle proprie difese rende valido l'appello tributario e il raddoppio dei termini di accertamento non opera per l'IRAP, essendo una tassa priva di risvolti penali. La controversia torna ora ai giudici regionali per un nuovo esame.
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Raddoppio termini accertamento tributario: quando la motivazione non basta
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro un Contribuente. L'Agenzia aveva contestato l'indeducibilità di costi non inerenti da parte di un'Azienda in regime di trasparenza fiscale. I giudici precedenti avevano annullato l'accertamento. La Cassazione ha ritenuto che la sentenza impugnata presentasse una "motivazione apparente", non spiegando adeguatamente le ragioni della decisione sull'indeducibilità dei costi e sul condono IVA. Inoltre, ha rilevato un'errata applicazione del principio del "raddoppio termini accertamento tributario" in caso di reato fiscale. La Corte ha cassato la sentenza e rinviato il caso alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame.
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Raddoppio dei termini di accertamento: limiti e retroattività
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente per redditi di capitale non dichiarati nel 2007, derivanti da un finanziamento a una società situata in un paradiso fiscale. I giudici di merito hanno annullato l'atto ritenendo non applicabile retroattivamente la normativa del 2009. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria chiarendo una fondamentale distinzione. La presunzione legale di evasione ha natura sostanziale e non è retroattiva, mentre il raddoppio dei termini di accertamento ha natura puramente procedimentale. Di conseguenza, il Fisco può utilizzare i termini raddoppiati anche per gli anni precedenti all'entrata in vigore della legge, purché provi l'evasione senza avvalersi della presunzione retroattiva.
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Raddoppio dei termini di accertamento: IRES ok ma IRAP decaduta
Un'Azienda riceve un avviso di accertamento per presunte fatture false relative al commercio di carni. L'Amministrazione Finanziaria richiede maggiori imposte per IRES e IRAP applicando il raddoppio dei termini di accertamento previsto in presenza di reati tributari. L'Azienda contesta il superamento dei termini ordinari di controllo. La Corte di Cassazione stabilisce che il raddoppio dei termini di accertamento scatta in presenza dell'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dalla sua effettiva presentazione. Tuttavia, questo beneficio temporale si applica solo alle imposte sui redditi e non all'IRAP, poiché quest'ultima non prevede fattispecie di reato penale tributario. Di conseguenza, il Fisco incassa la vittoria sull'IRES ma perde definitivamente la pretesa fiscale sull'IRAP per intervenuta decadenza dei termini.
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Raddoppio Termini Accertamento: Quando l’Agenzia Arriva Troppo Tardi
L'Agenzia delle Entrate contestava a un'Azienda la deduzione di costi e la detrazione IVA per operazioni ritenute inesistenti, emettendo un avviso di accertamento. La questione centrale riguardava il "raddoppio termini accertamento" in presenza di reati fiscali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando che per gli avvisi notificati dopo il 2 settembre 2015, il raddoppio dei termini è valido solo se la denuncia penale è stata trasmessa tempestivamente. Poiché la trasmissione era tardiva, l'accertamento era fuori termine. L'Azienda ha vinto, l'Agenzia deve pagare le spese.
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Raddoppio dei termini di accertamento: bastano gli indizi
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento integrativo a un Amministratore di fatto, contestando costi non documentati e fatture per operazioni inesistenti. I giudici di secondo grado avevano annullato l'atto ritenendo decaduto il potere impositivo del Fisco. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione accogliendo le tesi dell'Erario. I giudici hanno chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento non richiede una condanna penale o l'effettiva presentazione della denuncia entro la scadenza ordinaria. È sufficiente la sussistenza oggettiva di seri indizi di reato tributario che facciano scattare l'obbligo di segnalazione alla Procura. La Cassazione ha inoltre precisato che il raddoppio non si applica all'IRAP, poiché le violazioni relative a questo tributo non costituiscono reato. La causa è stata quindi rinviata alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame.
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Raddoppio dei termini di accertamento: la Cassazione frena il Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato nel 2012 un avviso di accertamento a un commerciante per l'anno di imposta 2006, contestando un'evasione fiscale di circa 76.000 euro. L'Ufficio ha fatto valere il raddoppio dei termini di accertamento, sostenendo la sussistenza di un reato tributario a seguito della riduzione della soglia penale approvata per legge nel 2011. Il contribuente ha impugnato l'atto eccependo la decadenza dell'Ufficio, poiché nel 2006 la soglia penale era fissata a oltre 100.000 euro e la sua condotta non costituiva reato all'epoca dei fatti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, chiarendo che la rilevanza penale deve sussistere al momento del fatto. Di conseguenza, l'Amministrazione non poteva fruire del termine allungato e l'avviso di accertamento è nullo.
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Deducibilità dei Costi: Cassazione Annulla Detrazione IVA Contro Aziende
Due aziende hanno contestato avvisi di accertamento dell'Agenzia delle Entrate per il 2004. L'Agenzia aveva recuperato costi e IVA, sostenendo l'indebita deducibilità dei costi e detrazione IVA. I costi riguardavano servizi e oneri di urbanizzazione, contestati per documentazione insufficiente, genericità e mancanza di data certa sui contratti, oltre al fatto che non sarebbero stati sostenuti dall'azienda che li aveva dedotti. La Commissione Tributaria Regionale aveva parzialmente accolto il ricorso delle aziende. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, annullando la sentenza di secondo grado. La Corte ha ritenuto che il giudice d'appello non avesse valutato correttamente tutti gli elementi probatori, in particolare la mancanza di data certa e la reale inerenza dei costi. Il caso torna al giudice di merito per un nuovo esame.
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Raddoppio termini: indizi di reato bastano, non la prova
Una società ha contestato avvisi di accertamento per presunte operazioni IVA inesistenti. I giudici di merito avevano annullato gli avvisi, ritenendo l'Amministrazione finanziaria decaduta dal potere di accertamento e negando il raddoppio dei termini di accertamento, poiché non era stato provato un reato fiscale. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che per applicare il raddoppio dei termini è sufficiente l'esistenza di seri indizi di reato che facciano sorgere l'obbligo di denuncia penale, non la prova definitiva del reato. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Raddoppio dei termini di accertamento: la Cassazione e le difese
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di recupero IVA per operazioni inesistenti. Il Fisco ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento per violazioni penali tributarie. Il contribuente ha contestato la decadenza dell'ufficio, evidenziando che il reato tributario era ormai prescritto e la denuncia penale era stata archiviata. La Corte di Cassazione ha confermato la piena validità del raddoppio dei termini di accertamento, poiché l'estinzione del reato penale o l'archiviazione non cancellano il potere impositivo. Tuttavia, i giudici supremi hanno accolto il ricorso del contribuente per omessa pronuncia, poiché i giudici d'appello hanno ignorato le altre difese di merito regolarmente riproposte.
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Raddoppio dei termini di accertamento: IRAP esclusa e sanzioni da ricalcolare
Un'azienda del settore telecomunicazioni ha impugnato un avviso di accertamento integrativo relativo a IVA, IRES e IRAP. Il Fisco contestava l'utilizzo di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti emesse da una società priva di struttura. La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento si applica a IVA e IRES in presenza di astratti indizi di reato tributario, anche se la denuncia interviene oltre i termini ordinari. Al contrario, il raddoppio dei termini di accertamento non opera per l'IRAP, in quanto per tale imposta non sono previste sanzioni penali. Inoltre, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso dell'azienda sull'omessa pronuncia relativa al cumulo giuridico delle sanzioni, rinviando la causa alla Commissione Tributaria Regionale per la rideterminazione dell'importo dovuto.
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Raddoppio termini accertamento: l’Agenzia vince sul principio ma perde
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento IVA per omessa dichiarazione (anno 2000) contro un'associazione. La Commissione Tributaria Regionale lo annullò per tardività, sostenendo che il raddoppio dei termini di accertamento, per indizi di reato, richiedesse una denuncia penale tempestiva. La Cassazione ha corretto questo principio: il raddoppio opera anche se la denuncia è tardiva o archiviata. Nonostante ciò, la Suprema Corte ha comunque confermato la tardività dell'avviso, basandosi sui termini effettivi applicabili al caso, anche con il raddoppio. Il ricorso dell'Agenzia è stato rigettato.
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Raddoppio dei termini di accertamento: stop a IRAP
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società fallita per recuperare maggiori imposte relative a IRPEG, IRAP e IVA per le annualità 2001 e 2002. L'atto è stato recapitato oltre i normali termini di legge sul presupposto della sussistenza di violazioni penali tributarie. La curatela fallimentare ha contestato l'intervenuta decadenza del potere impositivo e l'infondatezza delle riprese contabili. La Corte di Cassazione ha chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento non opera per l'IRAP, in quanto le relative violazioni non integrano mai reati tributari. Di conseguenza, i giudici hanno annullato l'avviso di accertamento limitatamente all'IRAP per tardività della notifica. Hanno invece confermato la validità della pretesa fiscale per le restanti imposte, poiché la curatela non ha fornito prove documentali idonee a smentire i rilievi erariali.
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Raddoppio dei termini di accertamento: quando vale per Iva e Irap
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a una Società un avviso di accertamento per recuperare Iva e Irap legate a presunte fatture per operazioni inesistenti. La Società ha contestato sia la firma del funzionario delegato, sia la decadenza dei tempi di controllo. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto ritenendo non provata la qualifica del firmatario e inapplicabile il raddoppio dei termini di accertamento. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione: la firma del funzionario delegato si presume valida se l'ufficio non la disconosce. Inoltre, la Corte ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento si applica all'Iva in presenza di denunce penali inviate nei tempi ordinari, mentre non si applica mai all'Irap, poiché questo tributo non prevede sanzioni penali. La causa dovrà essere riesaminata dai giudici di merito.
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Raddoppio termini di accertamento: illegittimo per l’IRAP
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente per presunte fatture inesistenti relative all'anno 2006, recuperando IRPEF, IVA e IRAP oltre i termini ordinari. Il Fisco ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento per la sussistenza di reati tributari. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso del contribuente: ha sancito che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica mai all'IRAP, poiché questa imposta non prevede sanzioni penali. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che il giudice tributario deve verificare autonomamente la presenza di indizi di reato per giustificare la proroga dei termini sulle altre imposte, annullando la decisione impugnata con rinvio.
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Accertamento valido oltre i termini ma sanzioni da ricalcolare
L'Agenzia delle Entrate ha notificato diversi avvisi per recuperare maggiori imposte e sanzioni a carico di due contribuenti, a seguito di indagini su un gruppo societario accusato di operazioni fittizie. I contribuenti hanno contestato la decadenza dei poteri impositivi per intervenuta prescrizione, l'assenza di un valido contraddittorio preventivo e la quantificazione massima delle sanzioni applicate. La Corte di Cassazione ha confermato la validità dell'accertamento, affermando che il raddoppio dei termini di accertamento opera per il solo obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito effettivo del giudizio penale. Ha respinto inoltre le eccezioni sulla nullità delle indagini a tavolino e sulla responsabilità solidale della co-dichiarante. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto la richiesta di rideterminare le sanzioni in applicazione della normativa successiva più favorevole, rinviando la decisione ai giudici di merito.
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