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D.Lgs. 128/2015

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Raddoppio Termini Accertamento: Indizi di Reato vs Prova Concreta
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di Raddoppio dei termini accertamento tributario. L'Amministrazione Finanziaria aveva impugnato una decisione che negava il raddoppio dei termini per un accertamento IRPEF del 2008. La Commissione Tributaria Regionale aveva ritenuto tardivo l'accertamento, non riconoscendo il raddoppio per mancanza di prova di un collegamento con un procedimento penale. La Corte Suprema ha stabilito che per applicare il raddoppio dei termini è sufficiente l'astratta configurabilità di un reato e la presenza di seri indizi che facciano sorgere l'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettiva instaurazione di un procedimento penale. La sentenza della Commissione Tributaria Regionale è stata cassata e rinviata per un nuovo esame.
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Raddoppio dei termini accertamento: la Cassazione rinvia la decisione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza che aveva annullato avvisi di accertamento per diverse annualità, contestando l'applicazione del raddoppio dei termini accertamento. La Commissione Tributaria Regionale aveva ritenuto illegittimi gli accertamenti per gli anni 2005-2007, escludendo il raddoppio dei termini per l'IRAP. Per l'anno 2008, aveva confermato l'accertamento ma escluso il recupero IRAP per decadenza. La Corte di Cassazione, rilevando un difetto di evidenza decisoria, ha rinviato la causa a una diversa sezione per un ulteriore esame.
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Raddoppio dei termini di accertamento: Fisco battuto sui tempi
L'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di accertamento a una società e ai soci per imposte relative all'anno 2007, invocando il raddoppio dei termini di accertamento per presunti reati tributari. I giudici tributari hanno annullato gli atti per intervenuta decadenza dei termini di legge. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso per cassazione per far valere la tempestività del proprio operato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso fiscale. Gli Ermellini hanno stabilito che la nuova disciplina transitoria non consentiva la proroga, poiché il verbale di constatazione era stato notificato dopo la data spartiacque del 2 settembre 2015. I contribuenti ottengono l'annullamento definitivo delle richieste fiscali.
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Raddoppio dei termini IRAP: il fisco perde se manca il reato
Il Fisco ha notificato a un socio di una società un avviso di accertamento per il recupero dell'IRAP relativa all'anno 2004, applicando il raddoppio dei termini IRAP per presunti reati fiscali. Il contribuente ha contestato la tardività dell'atto, poiché il termine ordinario era scaduto. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente, stabilendo che il raddoppio dei termini IRAP non può essere applicato. L'IRAP, infatti, non prevede sanzioni penali e quindi non consente l'estensione dei tempi di accertamento legati a indizi di reato. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale.
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Plusvalenza tassabile: conta il saldo, non la firma
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento per il recupero di una plusvalenza tassabile derivante dalla vendita di un terreno. I contribuenti avevano acquistato il terreno nel 1990 con un patto di riservato dominio, pagando l'ultima rata nel 2007 e rivendendolo nel 2008. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nella vendita con riserva di proprietà, l'effetto traslativo si perfeziona solo con il pagamento dell'ultima rata. Di conseguenza, il quinquennio per verificare la tassabilità della plusvalenza decorre dal saldo del prezzo (2007) e non dalla stipula del contratto (1990). La vendita del 2008 è quindi soggetta a tassazione poiché avvenuta entro i cinque anni dall'acquisto. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Fisco, rinviando la causa alla Corte di Giustizia Tributaria di Milano.
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Errore di fatto revocatorio: il Fisco riapre la partita in Cassazione
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso per la revocazione di una precedente ordinanza della Corte di Cassazione, lamentando un errore di fatto revocatorio. Secondo l'ente impositore, la Corte ha erroneamente ritenuto che il Processo Verbale di Constatazione (PVC) fosse stato notificato alla Società Contribuente dopo il 2 settembre 2015, mentre la notifica era avvenuta il 5 giugno 2015. Tale svista ha determinato l'errata applicazione delle norme sui termini di decadenza dell'accertamento fiscale per l'anno d'imposta 2007. Riconoscendo la rilevanza e la complessità della questione di diritto sollevata, la Suprema Corte ha deciso di non definire la causa in camera di consiglio, ma ha disposto il rinvio a nuovo ruolo per la trattazione in pubblica udienza, rimandando la decisione finale.
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Raddoppio dei termini: sanzioni salve anche senza denuncia
L'Agenzia delle Entrate ha sanzionato una professionista per concorso in frode fiscale ai fini Iva e Irap. Il giudice d'appello ha annullato le sanzioni Iva per decadenza, escludendo il raddoppio dei termini. La Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il raddoppio dei termini si applica automaticamente sia alle imposte sia alle relative sanzioni in presenza di violazioni che comportano l'obbligo di denuncia penale. Di conseguenza, la decisione precedente è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio dei termini di accertamento: Fisco salvo e atti validi
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un contribuente un avviso di accertamento per l'anno 2006, contestando costi fittizi per operazioni inesistenti. Il contribuente ha eccepito la decadenza del potere impositivo. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo tardiva la denuncia penale presentata dopo la scadenza dei termini ordinari. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento opera legittimamente per le annualità anteriori al 2016 se l'atto è stato già notificato prima delle riforme del 2015. La Suprema Corte ha chiarito che la denuncia penale tardiva o archiviata non impedisce l'applicazione della disciplina transitoria di salvaguardia, cassando la sentenza d'appello con rinvio per un nuovo giudizio.
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Raddoppio dei termini di accertamento: sì a IVA, ma stop su IRAP
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro Il Contribuente per recuperare IVA, IRPEF e IRAP relative ad anni d'imposta dal 2005 al 2008, ritenendo inesistenti le operazioni commerciali effettuate con una ditta ritenuta una società cartiera. Il Contribuente ha impugnato gli atti contestando il raddoppio dei termini di accertamento. La Corte di Cassazione ha stabilito che per l'IVA e l'IRPEF il raddoppio dei termini di accertamento è legittimo, poiché gli avvisi erano già stati notificati prima della riforma del 2015. Al contrario, la Suprema Corte ha accolto il ricorso per l'IRAP, in quanto per questa imposta regionale non si applica il raddoppio dei termini per violazioni penali. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata limitatamente all'IRAP, con annullamento della relativa pretesa fiscale.
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Raddoppio dei termini di accertamento: Fisco salvo su IVA, ko IRAP
Una società edile riceveva un avviso di accertamento per IVA e IRAP relativo all'anno 2007, basato su fatture per operazioni inesistenti. L'atto veniva notificato oltre i termini ordinari, sfruttando il raddoppio dei termini di accertamento dovuto alla denuncia penale. La CTR annullava l'atto ritenendo tardiva la denuncia. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate per la parte IVA. La Corte ha stabilito che, nel regime transitorio, la notifica dell'invito a comparire prima del settembre 2015 e del successivo accertamento entro dicembre 2015 salvaguarda il raddoppio dei termini di accertamento. Il raddoppio è stato invece escluso per l'IRAP, poiché questa imposta non prevede sanzioni penali. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Abuso del diritto: sanzioni valide anche senza una legge scritta
Un'azienda in fallimento ha detratto l'IVA su un canone di locazione di diciotto anni pagato in un'unica soluzione nel 2004. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione per abuso del diritto, negando la detrazione e applicando le sanzioni. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato le sanzioni, ritenendo che nel 2004 vi fosse un'obiettiva incertezza normativa sull'abuso del diritto, chiarito solo dalla sentenza europea Halifax del 2006. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che l'abuso del diritto è un principio immanente del nostro ordinamento. Di conseguenza, non sussiste alcuna incertezza oggettiva che possa giustificare la cancellazione delle sanzioni. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Raddoppio dei termini di accertamento: basta il sospetto di reato
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un contribuente per gli anni dal 2001 al 2009. Per l'anno 2001, l'ufficio ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento a causa di indizi di reato tributario. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo necessario l'effettivo accertamento del reato o l'allegazione della denuncia. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento scatta per la sola sussistenza astratta dell'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettiva presentazione della querela o dall'accertamento del reato in sede penale. Il giudice tributario deve solo verificare la presenza di indizi seri al momento dell'accertamento.
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Abuso del diritto: salvare l’azienda batte il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società concessionaria di auto un presunto abuso del diritto. La società aveva incorporato un'azienda immobiliare per venderne un immobile da tre milioni di euro, compensando la plusvalenza con le proprie perdite pregresse. Secondo il Fisco, l'operazione mirava solo al risparmio fiscale. La Corte di Cassazione ha invece dato ragione alla società, respingendo il ricorso del Fisco. I giudici hanno accertato che la fusione era giustificata da concrete e urgenti ragioni economiche: la concessionaria rischiava la revoca del mandato commerciale a causa di gravi difficoltà finanziarie. L'incasso della vendita era quindi indispensabile per salvare l'attività. La scelta della via fiscalmente più vantaggiosa è legittima se supportata da reali esigenze di ristrutturazione aziendale.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: costi deducibili ma IVA a rischio
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti nel settore dei rottami. La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini delle imposte sui redditi, i costi di tali operazioni sono deducibili se reali e conformi alle regole generali. Tuttavia, ai fini IVA, il sistema del reverse charge non protegge l'acquirente che non dimostri di aver agito con la diligenza di un operatore accorto, non bastando la natura complessa del mercato di riferimento. Inoltre, la Corte ha confermato la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di violazioni penali, indipendentemente dall'avvio dell'azione penale. Le sentenze d'appello sono state cassate con rinvio.
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Raddoppio dei termini: fisco sconfitto sull’IRAP per l’anno 2009
L'Azienda ha impugnato tre avvisi di accertamento per IRES, IRAP e IVA relativi agli anni 2009-2011, emessi per costi fittizi legati a operazioni oggettivamente inesistenti con società cartiere. La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi relativi all'inesistenza delle operazioni, confermando che l'onere della prova spetta al contribuente. Tuttavia, i giudici hanno accolto parzialmente il ricorso stabilendo che il raddoppio dei termini per l'accertamento non si applica all'IRAP, poiché le violazioni di questa imposta non costituiscono reato penale. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata cassata limitatamente all'IRAP per l'anno 2009, con rinvio alla Corte di giustizia tributaria per un nuovo esame.
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Società a ristretta base partecipativa: il socio paga il nero
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una socia di una Società a ristretta base partecipativa, rideterminando il suo reddito di partecipazione. L'atto derivava dalla contestazione alla società di costi fittizi per operazioni inesistenti. La contribuente ha impugnato l'atto contestando il raddoppio dei termini di accertamento in assenza di una denuncia penale tempestiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente. I giudici hanno chiarito che il raddoppio dei termini dipende dalla sussistenza astratta di un reato tributario e non dall'effettiva presentazione della denuncia. Inoltre, per la Società a ristretta base partecipativa opera la presunzione di distribuzione ai soci degli utili extracontabili, superabile solo con una rigorosa prova contraria che la socia non ha fornito.
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Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche senza denuncia
Un contribuente ha ricevuto una sanzione per aver omesso di dichiarare capitali detenuti all'estero. Ha contestato l'atto del Fisco sostenendo che fosse stato notificato fuori tempo massimo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la validità del raddoppio dei termini di accertamento. Secondo i giudici, per estendere i tempi di controllo è sufficiente che esistano i presupposti di un reato fiscale che obblighino alla denuncia penale, anche se la denuncia non viene effettivamente presentata. Di conseguenza, l'operato dell'Agenzia delle Entrate è stato ritenuto legittimo e la sanzione confermata.
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Raddoppio termini accertamento: valido per Ires, nullo per l’IRAP
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'azienda che aveva ricevuto avvisi di accertamento per Ires, Iva e Irap. Il Fisco aveva applicato il raddoppio dei termini di accertamento basandosi su sospetti di reati fiscali. La Corte ha confermato la legittimità di questa estensione per Ires e Iva, ma ha dato ragione all'azienda per quanto riguarda l'Irap. Ha stabilito, infatti, che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica a questo specifico tributo, poiché le norme penali tributarie richiamate non prevedono sanzioni penali per le violazioni in materia di Irap. Di conseguenza, l'accertamento relativo a questa imposta è stato annullato perché notificato oltre i termini ordinari.
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Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche senza denuncia
Un'azienda ha richiesto un ingente rimborso IVA per l'acquisto di un immobile, operazione poi risultata fittizia. L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento oltre i termini ordinari, invocando il raddoppio dei termini per la presenza di un reato tributario. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per le norme applicabili al caso, il raddoppio termini accertamento scatta per il solo fatto che esista l'obbligo di denuncia penale, a prescindere che la denuncia sia stata effettivamente presentata. Di conseguenza, l'accertamento è stato ritenuto valido e tempestivo, dando ragione all'Agenzia delle Entrate.
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Sequestro per Reati Tributari: Cassazione respinge l’appello
Un indagato per reati fiscali ha impugnato un sequestro preventivo per reati tributari davanti alla Corte di Cassazione. Sosteneva che il giudice penale non avesse giurisdizione e che il sequestro fosse illegittimo. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che l'appello contro un sequestro è possibile solo per violazione di legge, non per criticare la valutazione del giudice. Inoltre, ha confermato che il procedimento penale e quello contabile sono autonomi e possono procedere in parallelo per lo stesso fatto. L'indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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