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Raddoppio Dei Termini Di Accertamento

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136 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Raddoppio dei termini di accertamento: Fisco batte cooperativa
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento IRPEF nei confronti di una Società Cooperativa. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo illegittimo il raddoppio dei termini di accertamento poiché alla società era contestata solo una violazione amministrativa, non penale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento scatta in presenza di seri indizi di reato che impongono l'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettivo esito del processo penale. Nel caso specifico, l'indagine coinvolgeva un'operazione unitaria complessa che riguardava anche il legale rappresentante della società, giustificando così il maggior tempo a disposizione dell'amministrazione finanziaria per effettuare i controlli.
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Raddoppio dei termini di accertamento: stop al fisco sotto soglia
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento per l'anno 2004 nei confronti di una società di costruzioni, applicando il raddoppio dei termini di accertamento sul presupposto di un reato tributario. Tuttavia, l'imposta evasa per quell'anno era inferiore alla soglia di punibilità penale. L'amministrazione sosteneva che la soglia andasse calcolata sommando le evasioni di più anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che il superamento della soglia penale deve essere verificato per ogni singolo anno d'imposta e per ciascun tributo. Di conseguenza, senza il superamento della soglia nel 2004, non sorgeva alcun obbligo di denuncia penale e il raddoppio dei termini di accertamento non poteva essere applicato. La società ha vinto definitivamente la causa.
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Raddoppio dei termini di accertamento: basta il sospetto
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società, contestando l'indebita deduzione di costi derivanti da un contratto di prestito titoli. Per superare i termini ordinari di decadenza, l'ufficio ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento, ipotizzando il reato di dichiarazione fraudolenta. I giudici di merito hanno annullato l'atto, ritenendo che il Fisco non avesse provato la sussistenza del reato né allegato la denuncia penale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per il raddoppio dei termini di accertamento il giudice tributario deve solo verificare l'astratta sussistenza dell'obbligo di denuncia penale al momento dell'accertamento (prognosi postuma), senza dover accertare l'effettiva commissione del reato. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio termini di accertamento: Fisco vince ma perde sull’IRAP
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a una società un avviso di accertamento per l'anno 2008 oltre i tempi ordinari, applicando il raddoppio dei termini di accertamento per presunti reati fiscali. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo insussistente il reato sulla base di una perizia tecnica della società. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento dipende solo dall'obbligo astratto di denuncia penale al momento del controllo, senza che il giudice tributario possa accertare l'effettiva colpevolezza, compito riservato al giudice penale. Tuttavia, il raddoppio non si applica all'IRAP, poiché per questa tassa non esistono sanzioni penali. La causa è stata rinviata per un nuovo esame su IRES e IVA.
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Raddoppio dei termini di accertamento: stop all’IRAP e sì ai costi
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per IRPEF, IVA e IRAP basato su indagini bancarie. La Corte di Cassazione ha chiarito importanti regole sul raddoppio dei termini di accertamento. I giudici hanno stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica all'IRAP, poiché le violazioni di questa imposta non costituiscono reato penale. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso della contribuente stabilendo che, anche in caso di accertamento basato su prelievi bancari ingiustificati, il fisco deve riconoscere la deduzione dei costi presunti sostenuti per produrre quei ricavi. La sentenza di appello è stata quindi cassata con rinvio per ricalcolare le imposte dovute.
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Raddoppio dei termini di accertamento: nulla la sentenza
L'Amministrazione finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un'amministratrice, considerata socia occulta di una società portoghese ritenuta fittiziamente esterovestita. L'ufficio ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento per la sussistenza di indizi di reato tributario. La Corte di Cassazione ha chiarito che il raddoppio dei termini opera automaticamente in presenza dell'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettivo esercizio dell'azione penale o dalla prescrizione del reato. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso della contribuente poiché la sentenza d'appello presentava una motivazione apparente sul merito dell'esterovestizione, priva di qualsiasi analisi concreta dei fatti e delle difese. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Raddoppio dei termini di accertamento: fisco salvo ma atto nullo
L'Agenzia delle Entrate emetteva un avviso di accertamento IRPEF nei confronti di un contribuente, ritenuto socio e amministratore occulto di una società portoghese fittiziamente localizzata all'estero. L'ufficio applicava il raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di reati tributari. La Corte di Cassazione ha chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento opera automaticamente in presenza di seri indizi di reato, a prescindere dall'effettivo avvio dell'azione penale o dalla prescrizione del reato stesso. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del contribuente annullando la decisione di secondo grado perché la motivazione dei giudici d'appello era del tutto apparente e priva di un reale esame dei fatti. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo giudizio.
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Raddoppio dei termini di accertamento: annullata la decisione
L'Amministratrice di una società estera subisce un accertamento fiscale per IRPEF. L'Agenzia delle Entrate contesta l'esterovestizione della società e l'esistenza di un'interposizione fittizia, attribuendo i ricavi ai soci occulti. La Commissione Tributaria Regionale dà ragione al Fisco, applicando il raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di indizi di reato. La Corte di Cassazione rigetta i motivi sul raddoppio dei termini di accertamento, confermando che basta l'astratta configurabilità del reato per allungare i tempi del Fisco. Tuttavia, accoglie il ricorso dell'Amministratrice sul merito: la sentenza d'appello viene cassata con rinvio perché la motivazione sull'esterovestizione era solo apparente, priva di un reale esame dei fatti. Vince l'Amministratrice, che ottiene un nuovo giudizio d'appello.
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Raddoppio dei termini di accertamento: valido anche per cifre minime
Un lavoratore autonomo operante nel settore edile ometteva di presentare le dichiarazioni fiscali per gli anni dal 2006 al 2008. A seguito di una verifica, l'Agenzia delle Entrate notificava un avviso di accertamento per il 2006, applicando il raddoppio dei termini di accertamento a causa del sospetto di un reato tributario legato all'occultamento di una fattura. I giudici di merito annullavano l'atto ritenendo l'importo irrisorio e privo di dolo. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che, per l'operatività del raddoppio dei termini di accertamento (limitatamente a IRPEF e IVA), basta l'astratta configurabilità di un reato tributario, senza che il giudice tributario possa valutarne la fondatezza concreta. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame su IRPEF e IVA, escludendo invece l'IRAP dal raddoppio.
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Raddoppio dei termini di accertamento: sì a IVA, no a IRAP
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un amministratore di fatto un avviso di accertamento per imposte evase (IRES, IRAP, IVA) e sanzioni, applicando il raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di reati tributari. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso del contribuente. I giudici hanno stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica all'IRAP, poiché per tale imposta non sono previste sanzioni penali. Inoltre, la Corte ha accolto il motivo relativo all'applicazione delle norme più favorevoli sui costi da operazioni inesistenti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado del Lazio per ricalcolare l'imponibile.
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Utili in nero della società? Pagano i soci: la presunzione vince
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della presunzione di distribuzione utili società ristretta base. Se l'Agenzia delle Entrate accerta profitti non dichiarati in una S.r.l. con pochi soci, può legalmente presumere che tali somme siano state distribuite ai soci stessi, emettendo avvisi di accertamento IRPEF a loro carico. La Corte ha inoltre stabilito che il 'raddoppio dei termini' per l'accertamento, applicato alla società per ipotesi di reato tributario, si estende automaticamente anche ai soci. Di conseguenza, i soci non possono contestare l'accertamento basandosi sulla sola mancanza di prove dirette del trasferimento di denaro, dovendo invece fornire la prova contraria. L'Agenzia delle Entrate vince la causa.
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Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche senza denuncia
Un contribuente ha ricevuto una sanzione per aver omesso di dichiarare capitali detenuti all'estero. Ha contestato l'atto del Fisco sostenendo che fosse stato notificato fuori tempo massimo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la validità del raddoppio dei termini di accertamento. Secondo i giudici, per estendere i tempi di controllo è sufficiente che esistano i presupposti di un reato fiscale che obblighino alla denuncia penale, anche se la denuncia non viene effettivamente presentata. Di conseguenza, l'operato dell'Agenzia delle Entrate è stato ritenuto legittimo e la sanzione confermata.
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Raddoppio termini accertamento: valido per Ires, nullo per l’IRAP
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'azienda che aveva ricevuto avvisi di accertamento per Ires, Iva e Irap. Il Fisco aveva applicato il raddoppio dei termini di accertamento basandosi su sospetti di reati fiscali. La Corte ha confermato la legittimità di questa estensione per Ires e Iva, ma ha dato ragione all'azienda per quanto riguarda l'Irap. Ha stabilito, infatti, che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica a questo specifico tributo, poiché le norme penali tributarie richiamate non prevedono sanzioni penali per le violazioni in materia di Irap. Di conseguenza, l'accertamento relativo a questa imposta è stato annullato perché notificato oltre i termini ordinari.
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Raddoppio termini accertamento: Fisco vince ma sentenza è nulla
L'Agenzia delle Entrate contesta a una contribuente, socia occulta di una società estera, di aver evaso l'IRPEF, applicando il raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di un'ipotesi di reato. La Cassazione conferma un principio fondamentale: il raddoppio dei termini è legittimo se esiste l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito del processo penale. Tuttavia, la Corte accoglie il ricorso della contribuente per un vizio procedurale. La sentenza del giudice precedente viene annullata perché la sua motivazione era solo 'apparente', cioè non spiegava concretamente le ragioni della decisione. La causa dovrà quindi essere riesaminata da un'altra corte, che dovrà fornire una motivazione completa e dettagliata.
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Sanzioni società estinta: il socio non paga. La Cassazione decide
Un socio di una società a ristretta base, cancellata dal registro imprese, riceve un avviso di accertamento per imposte e sanzioni dovute dall'azienda estinta, accusata di aver emesso fatture false. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: mentre il socio è tenuto a pagare le imposte della società (in quanto suo successore), non deve pagare le relative multe. La sentenza conferma la regola della **intrasmissibilità sanzioni tributarie**, poiché queste hanno natura personale e si estinguono con la società. Inoltre, chiarisce che il raddoppio dei termini di accertamento per reati fiscali non si applica all'IRAP. Il socio ottiene quindi una vittoria parziale, con un notevole sgravio del debito.
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Fatture false: la visura non basta per le operazioni inesistenti
La Corte di Cassazione interviene sul tema delle operazioni soggettivamente inesistenti, stabilendo un principio chiave sulla diligenza richiesta all'acquirente. Un'azienda aveva detratto l'IVA su fatture emesse da fornitori risultati essere società fittizie. La Corte ha chiarito che, per dimostrare la propria buona fede, non è sufficiente per l'acquirente verificare la sola iscrizione del fornitore nel registro delle imprese. Se esistono altri indizi di anomalia (prezzi, mancanza di una sede reale, assenza di personale), l'imprenditore deve insospettirsi. La valutazione degli indizi di frode deve essere complessiva e non atomistica. Di conseguenza, la Corte ha dato ragione all'Agenzia delle Entrate, rinviando il caso a un nuovo giudice per una valutazione più approfondita basata su questo principio.
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Raddoppio termini accertamento: nullo con la sola segnalazione
Un'azienda ha contestato un avviso di accertamento fiscale, sostenendo che fosse stato notificato oltre i termini di legge. L'Agenzia delle Entrate invocava il raddoppio termini accertamento, basandosi su una segnalazione della Guardia di Finanza. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda, stabilendo un principio fondamentale: una semplice 'annotazione di polizia giudiziaria' non equivale a una denuncia penale formale. Per raddoppiare i tempi, è indispensabile che una vera e propria denuncia sia presentata alla Procura entro la scadenza ordinaria. In assenza di ciò, il potere di accertamento del Fisco decade e l'atto emesso tardivamente è nullo.
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Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche senza denuncia
Un contribuente ha ricevuto un avviso di accertamento per redditi di capitale non dichiarati, notificato oltre i termini ordinari. L'Agenzia delle Entrate ha giustificato il ritardo applicando il raddoppio dei termini di accertamento, previsto in caso di sospetto reato tributario. Il contribuente ha contestato l'atto, sostenendo che la norma fosse stata applicata in modo strumentale poco prima di una modifica legislativa. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Agenzia delle Entrate, stabilendo che, secondo la legge allora in vigore, il semplice sospetto di reato era sufficiente per il raddoppio dei termini, a prescindere dalla presentazione di una denuncia penale. L'accertamento è stato quindi confermato.
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Raddoppio dei termini: obbligo di denuncia batte denuncia tardiva
Un contribuente riceve un avviso di accertamento oltre i termini ordinari. Si oppone sostenendo l'illegittimità del **raddoppio dei termini di accertamento**, poiché la denuncia penale a suo carico era stata presentata tardivamente. La Corte di Cassazione dà ragione all'Agenzia delle Entrate. La Corte stabilisce un principio fondamentale: per gli atti notificati prima del 2 settembre 2015, il raddoppio dei termini è legittimo se esiste l'obbligo di denuncia penale, a prescindere da quando questa venga effettivamente presentata. Le leggi successive, che hanno modificato questa regola, non sono retroattive e non si applicano ai casi precedenti. L'accertamento è quindi valido.
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Fatture false: l’azienda vince per un vizio sul raddoppio dei termini
Una società cooperativa ha ricevuto un avviso di accertamento per aver dedotto costi da fatture considerate false, emesse da una ditta risultata essere una 'scatola vuota'. La società ha impugnato l'atto, contestando vari aspetti procedurali. La Corte di Cassazione ha respinto quasi tutte le obiezioni, ma ha accolto quella decisiva sul raddoppio dei termini di accertamento. I Giudici hanno stabilito che, per applicare i termini più lunghi, l'Agenzia delle Entrate avrebbe dovuto presentare una denuncia penale prima della scadenza dei termini ordinari. Poiché il giudice precedente non ha verificato questa condizione essenziale, la sentenza è stata annullata e il caso dovrà essere riesaminato.
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