LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Raddoppio Dei Termini Di Accertamento

Pagina 5 di 7

136 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Appalto Fittizio: Costi Indeducibili Anche se il Lavoro è Reale
Un'azienda di costruzioni utilizzava fatture emesse da società 'cartiere' per mascherare una somministrazione illecita di manodopera. La Corte di Cassazione ha stabilito la totale indeducibilità dei costi derivanti da questo appalto fittizio. Anche se i lavoratori avevano effettivamente svolto le prestazioni, il contratto di appalto era una finzione. Questa nullità del titolo giuridico fa venir meno il requisito della 'certezza' del costo, rendendolo non scaricabile ai fini IRES. La Corte ha inoltre confermato che il raddoppio dei termini di accertamento fiscale è legittimo quando c'è l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito del procedimento penale stesso (in questo caso, archiviato). L'Agenzia delle Entrate vince la causa su questo principio.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche senza denuncia
La Corte di Cassazione affronta il tema del raddoppio dei termini di accertamento in caso di sospetto reato tributario. Una società aveva ricevuto avvisi di accertamento per costi fittizi oltre la scadenza ordinaria. La Corte ha stabilito che per applicare il termine più lungo non è necessaria l'effettiva presentazione di una denuncia penale prima della scadenza. È sufficiente la sola esistenza di fatti che comportano l'obbligo di denuncia per il pubblico ufficiale. L'esito del successivo processo penale è irrilevante. La Corte ha quindi dato ragione all'Agenzia delle Entrate, confermando la validità degli accertamenti.
Continua »
Fatture false: IVA non detraibile, l’Azienda perde in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato un avviso di accertamento a carico di un'azienda che aveva detratto l'IVA da fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. L'Agenzia delle Entrate aveva dimostrato che i fornitori erano mere 'società cartiere', prive di qualsiasi struttura. Secondo la Corte, quando il Fisco fornisce prove, anche indirette, della frode e della consapevolezza del cliente, spetta a quest'ultimo dimostrare la propria buona fede e di aver usato la massima diligenza. La semplice regolarità dei pagamenti e della contabilità non è sufficiente. L'azienda, non avendo fornito tale prova, ha perso il ricorso e il diritto alla detrazione dell'IVA.
Continua »
Operazioni inesistenti: Fisco vince, ma non sull’IRAP
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un avviso di accertamento per IRES, IVA e IRAP emesso a carico di un'azienda per costi di sponsorizzazione ritenuti fittizi. La sentenza ha confermato che l'Agenzia delle Entrate può legittimamente provare le operazioni parzialmente inesistenti basandosi su un insieme di indizi gravi, precisi e concordanti. Tuttavia, ha annullato la pretesa relativa all'IRAP, stabilendo che il 'raddoppio dei termini' di accertamento, previsto in caso di reato fiscale, non si applica a questa imposta. Di conseguenza, l'accertamento IRAP era stato notificato oltre i termini di legge. L'azienda ha quindi vinto solo parzialmente la sua causa.
Continua »
Fatture False ma Costi Veri: Ok alla Deducibilità dalla Cassazione
Un'azienda deduce i costi di acquisto di materiali documentati da fatture emesse da società fittizie. Il Fisco contesta l'operazione. La Corte di Cassazione stabilisce un principio chiave: la deducibilità dei costi da fatture soggettivamente inesistenti è permessa ai fini delle imposte dirette (IRES/IRAP). La condizione è che l'impresa provi che il costo sia stato realmente sostenuto e sia inerente alla sua attività. La consapevolezza della frode da parte dell'acquirente non osta alla deduzione del costo, a differenza di quanto accade per la detrazione dell'IVA. La Corte ha quindi respinto i ricorsi di entrambe le parti, confermando la decisione dei giudici di merito favorevole, su questo punto, all'azienda.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: Fisco vince con il solo sospetto
Una società vendeva orologi di lusso evadendo le imposte. L'Agenzia delle Entrate, sospettando un reato tributario, ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento per notificare gli avvisi. La società ha contestato questa scelta, ottenendo ragione in un primo momento. La Corte di Cassazione ha però ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: il raddoppio dei termini è legittimo se esiste l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'effettivo avvio o esito del processo penale. Il giudice tributario non può valutare la sussistenza del reato, ma solo verificare che l'Agenzia non abbia abusato di questo strumento. L'Agenzia delle Entrate ha quindi vinto la causa.
Continua »
Raddoppio termini fiscali: Fisco contro soci, ma la lite si ferma
L'Agenzia delle Entrate notifica a due ex soci di una società cancellata un avviso di accertamento oltre i termini ordinari. Il Fisco giustifica il ritardo invocando il raddoppio termini accertamento fiscale, legato a presunti illeciti penali. I contribuenti si oppongono, sostenendo che la proroga non fosse applicabile in assenza di una denuncia penale a loro carico. La Corte di Cassazione, tuttavia, non si pronuncia sulla questione. Su richiesta dei contribuenti, che intendono aderire a una definizione agevolata (una sorta di 'pace fiscale'), la Corte sospende il processo. L'esito della controversia sul principio del raddoppio dei termini resta quindi in sospeso, in attesa della possibile chiusura della lite tramite la procedura agevolata.
Continua »
Raddoppio termini accertamento IRAP: Fisco battuto in Cassazione
Una società ha ricevuto avvisi di accertamento per IRES e IRAP oltre i termini ordinari. L'Agenzia delle Entrate aveva applicato la proroga speciale legata a presunti reati fiscali. La Corte di Cassazione ha però stabilito un principio fondamentale: il raddoppio termini accertamento IRAP è illegittimo. La Corte ha chiarito che le norme penali che consentono tale estensione non riguardano le violazioni sull'imposta regionale. Di conseguenza, mentre la proroga è stata confermata per l'IRES, l'accertamento IRAP è stato annullato perché notificato fuori tempo massimo. La sentenza rappresenta una vittoria parziale ma significativa per la società contribuente.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche senza denuncia
Una società si vede notificare un accertamento fiscale per un'annualità già definita con un condono. L'Agenzia delle Entrate giustifica l'atto sostenendo il raddoppio dei termini di accertamento a causa di sospetti reati fiscali. La Corte di Cassazione dà ragione al Fisco, stabilendo un principio fondamentale: il raddoppio dei termini scatta per il solo fatto che esistano seri indizi di reato che impongono all'Ufficio l'obbligo di denuncia. Non è necessaria né l'effettiva presentazione della denuncia penale né, tantomeno, una condanna. L'astratta configurabilità del reato è sufficiente per estendere i tempi dell'accertamento, superando gli effetti del condono.
Continua »
Fatture false per coprire l’oro: l’IVA si paga lo stesso
La Corte di Cassazione analizza un caso di frode fiscale attuato tramite un complesso sistema di **fatture per operazioni inesistenti**. Un gruppo societario aveva utilizzato fatture e controfatture fittizie tra società controllate per mascherare un ingente ammanco di oro. L'azienda sosteneva che, non essendoci un reale danno per l'erario né un'intenzione evasiva, l'IVA non fosse dovuta. La Suprema Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale: chi emette una fattura per un'operazione finta è comunque obbligato a versare l'IVA indicata, ma non ha diritto a detrarre l'imposta assolta su tali documenti. La pretesa dell'Agenzia delle Entrate è stata quindi confermata.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: Associazione perde contro il Fisco
Un'associazione sportiva dilettantistica ha ricevuto un avviso di accertamento per violazioni fiscali, tra cui la mancata tracciabilità di alcuni pagamenti. L'associazione ha contestato l'atto sostenendo che fosse stato notificato oltre i termini ordinari. La Corte di Cassazione ha però dato ragione all'Agenzia delle Entrate, confermando la legittimità del 'raddoppio dei termini di accertamento'. I giudici hanno stabilito che per applicare questa estensione è sufficiente la sussistenza dell'obbligo di denuncia penale per un sospetto reato fiscale, a prescindere dall'effettiva presentazione della denuncia o dall'esito del procedimento penale. L'associazione ha quindi perso la causa e l'accertamento è stato confermato.
Continua »
Sovrafatturazione qualitativa: fatture regolari ma l’Azienda perde
La Corte di Cassazione ha confermato un accertamento fiscale a carico di un'azienda per un caso di sovrafatturazione qualitativa. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato la deduzione di costi ritenuti 'gonfiati' per la locazione di alcuni immobili. Secondo i giudici, la società non è riuscita a provare la congruità e l'effettività di tali costi. La semplice esibizione di fatture e pagamenti tracciabili non è sufficiente a superare gli indizi di evasione presentati dall'Ufficio. La Corte ha quindi stabilito che, di fronte a prove di costi fuori mercato, spetta al contribuente dimostrare la loro veridicità, cosa che in questo caso non è avvenuta. L'azienda ha perso la causa e dovrà pagare le imposte evase.
Continua »
Frode Carosello: Deducibilità Costi Salva Anche con Consapevolezza
Una società, accusata di aver partecipato a una frode carosello, si è vista negare la deduzione di alcuni costi. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante sulla deducibilità costi operazioni inesistenti. Anche se l'imprenditore è consapevole della frode, i costi relativi a operazioni reali possono essere dedotti, a condizione che non siano stati sostenuti per commettere il reato. Spetta al contribuente dimostrare la realtà e l'inerenza di tali costi. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, che aveva negato la deduzione in modo automatico, rinviando il caso a un nuovo esame. La Società vince sul principio, ottenendo una nuova valutazione dei fatti.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: Fisco vince se denuncia prima
La Corte di Cassazione interviene sul tema del raddoppio dei termini di accertamento. Un contribuente aveva ricevuto un avviso fiscale per annualità ormai vecchie. L'Agenzia delle Entrate giustificava il ritardo applicando il raddoppio dei termini, sostenendo la presenza di un reato tributario. La Corte ha stabilito un principio chiaro: il raddoppio è legittimo solo se l'Agenzia dimostra di aver presentato una denuncia penale all'autorità giudiziaria prima della scadenza del termine ordinario di accertamento. Non basta la semplice esistenza di indizi di reato. In questo caso, la Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, rinviando la causa al giudice precedente per verificare proprio questo aspetto temporale, ovvero la data di invio della denuncia.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: Fisco vince? No, caso sospeso
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento basato sul raddoppio dei termini di accertamento, applicato per la mancata dichiarazione di capitali detenuti in Svizzera. Secondo il contribuente, la norma non poteva essere applicata retroattivamente a periodi d'imposta precedenti la sua entrata in vigore. La Corte di Cassazione, tuttavia, non ha deciso la questione nel merito. Ha invece accolto l'istanza del contribuente di sospendere il processo, in attesa della possibile definizione della lite tramite le procedure di 'tregua fiscale' introdotte da una nuova legge. Di conseguenza, il giudizio sul raddoppio dei termini di accertamento è stato temporaneamente interrotto.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: Fisco vince su IVA, perde su IRAP
La Corte di Cassazione interviene sul tema del raddoppio termini accertamento in presenza di reati fiscali. La Corte stabilisce che l'estensione dei tempi per i controlli è legittima per IRPEF e IVA se esiste l'obbligo di denuncia penale, anche se questa non è stata ancora presentata. Tuttavia, questo principio non si applica all'IRAP. Le violazioni relative a questa imposta non hanno rilevanza penale e, pertanto, l'Amministrazione Finanziaria deve rispettare i termini ordinari. Di conseguenza, l'avviso di accertamento per l'IRAP, notificato oltre i tempi, è stato annullato, mentre quelli per IRPEF e IVA sono stati ritenuti validi.
Continua »
Dichiarazioni omesse: scatta la perdita del diritto alla detrazione IVA
Un'azienda omette per anni la presentazione delle dichiarazioni fiscali, nascondendo ricavi per oltre 9 milioni di euro. L'Agenzia delle Entrate notifica diversi avvisi di accertamento, contestando le gravi violazioni. La Corte di Cassazione conferma la validità degli accertamenti e stabilisce un principio fondamentale: violazioni formali così gravi, che impediscono di fatto qualsiasi controllo sulla contabilità, non sono semplici irregolarità. Esse comportano la perdita del diritto alla detrazione IVA. Questo perché la forma, in questo caso, diventa sostanza e impedisce di verificare il rispetto dei requisiti sostanziali per beneficiare della detrazione. L'Azienda perde quindi la causa e viene condannata a pagare.
Continua »
Fatture per operazioni inesistenti: Fisco vince, ma non sull’IRAP
Un contribuente ha ricevuto avvisi di accertamento per aver dedotto costi basati su fatture per operazioni inesistenti emesse da società 'cartiere'. La Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento, stabilendo che l'Agenzia delle Entrate può basarsi su presunzioni gravi, precise e concordanti, spostando sul contribuente l'onere di provare l'effettività delle operazioni. La Corte ha inoltre validato il raddoppio dei termini di accertamento per le imposte sui redditi e l'IVA, data la rilevanza penale dei fatti, ma lo ha escluso per l'IRAP, che non prevede sanzioni penali. L'Agenzia delle Entrate ha quindi vinto sulla questione principale, ma il contribuente ha ottenuto un parziale accoglimento del ricorso.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: basta il sospetto, non la denuncia
Un contribuente ha contestato due avvisi di accertamento ricevuti nel 2014 per gli anni 2006 e 2007, ritenendoli notificati oltre i termini di legge. L'Agenzia delle Entrate ha difeso la propria azione invocando il raddoppio dei termini di accertamento, giustificato dalla presenza di un presunto reato fiscale. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Agenzia, stabilendo un principio fondamentale: secondo la normativa applicabile all'epoca dei fatti (precedente alle riforme del 2015), per attivare il raddoppio dei termini era sufficiente la sola esistenza di fatti che comportassero l'obbligo di denuncia penale. Non era necessario che la denuncia fosse stata effettivamente presentata. Di conseguenza, l'accertamento è stato ritenuto tempestivo.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: valido anche con archiviazione
Un'azienda, attiva nell'importazione di occhiali, ha ricevuto avvisi di accertamento per operazioni ritenute fittizie. L'Agenzia delle Entrate ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento, giustificandolo con la presentazione di una denuncia penale. L'azienda ha contestato la validità di tale raddoppio, poiché il procedimento penale era stato successivamente archiviato. La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento è legittimo se esiste l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito del procedimento. L'archiviazione, da sola, non è sufficiente a dimostrare un uso pretestuoso della norma da parte del Fisco. Di conseguenza, l'operato dell'Agenzia delle Entrate è stato confermato.
Continua »