LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Raddoppio Dei Termini Di Accertamento

Pagina 6 di 7

136 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Raddoppio Termini Accertamento: Fisco vince anche sul passato
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del raddoppio dei termini di accertamento per capitali detenuti all'estero. Due contribuenti non avevano dichiarato somme per l'anno 2005. L'Agenzia delle Entrate ha applicato una norma del 2009 che raddoppiava i termini per l'accertamento, notificando l'atto nel 2016. I contribuenti sostenevano l'illegittimità di questa applicazione retroattiva. La Corte ha dato ragione al Fisco, stabilendo che la norma sul raddoppio dei termini ha natura procedimentale, non sostanziale. Pertanto, può applicarsi anche a periodi d'imposta precedenti alla sua entrata in vigore, a condizione che i termini originari non fossero già scaduti. La sanzione è stata quindi confermata.
Continua »
Fondi in paradisi fiscali: sì al raddoppio termini accertamento
Un'Erede impugna un avviso di accertamento notificato per capitali non dichiarati, detenuti dal defunto Contribuente in un paradiso fiscale tramite una polizza finanziaria. L'Erede sostiene che i termini per l'accertamento fossero scaduti. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il raddoppio termini accertamento previsto per i capitali esteri ha natura procedimentale e non sostanziale. Questa caratteristica ne consente l'applicazione retroattiva anche a periodi d'imposta precedenti all'entrata in vigore della norma. Di conseguenza, l'atto dell'Agenzia delle Entrate è stato considerato legittimo e tempestivo.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche senza denuncia
Un contribuente impugnava alcuni avvisi di accertamento, ottenendone l'annullamento in appello. I giudici tributari avevano ritenuto tardivi gli atti perché non era applicabile il 'raddoppio dei termini di accertamento' e infondato un altro accertamento basato su una percentuale di ricarico sproporzionata. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento scatta per il solo obbligo di denuncia penale, a prescindere dalla sua effettiva presentazione. Inoltre, ha censurato la sentenza d'appello per non aver considerato le prove derivanti dalle indagini bancarie, che sono un elemento fondamentale dell'accertamento. L'Agenzia delle Entrate vince il ricorso.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: valido per IVA, nullo per l’IRAP
L'Agenzia delle Entrate contesta a un contribuente, ritenuto amministratore occulto di una società fittizia, il mancato versamento di IVA e IRAP. L'ente applica il raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di un reato tributario. La Corte di Cassazione interviene sul punto e stabilisce un principio importante. Il raddoppio dei termini è legittimo per l'IVA, poiché basta il solo obbligo di denuncia penale per attivarlo. Tuttavia, la Corte annulla la pretesa per l'IRAP, chiarendo che per questa imposta il raddoppio dei termini di accertamento non è applicabile, dato che le relative violazioni non costituiscono reato. La vittoria del contribuente è quindi solo parziale.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche senza reato
Un'azienda riceve un avviso di accertamento per IRES, IVA e IRAP oltre i termini ordinari. Il Fisco invoca il raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di un sospetto di reato (fatture false), anche se il procedimento penale si è concluso con un'archiviazione. La Cassazione conferma la legittimità del raddoppio basandosi sul solo obbligo di denuncia penale al momento dei fatti, a prescindere dall'esito del processo penale. Tuttavia, stabilisce un limite importante: il raddoppio non si applica all'IRAP, poiché le violazioni relative a tale imposta non sono penalmente rilevanti. L'Amministrazione Finanziaria vince sul principio, ma l'accertamento sull'IRAP viene annullato.
Continua »
Tassazione Proventi Illeciti: Sequestro non cancella le tasse
Un amministratore si appropria indebitamente di ingenti somme della sua società. L'Agenzia delle Entrate le qualifica come reddito e le sottopone a tassazione. Il contribuente si oppone, sostenendo che i soldi, essendo stati poi sequestrati e restituiti, non dovrebbero essere tassati. La Corte di Cassazione conferma la legittimità della tassazione proventi illeciti. Il principio chiave è che l'obbligo fiscale sorge nell'anno in cui il denaro è entrato nel possesso del soggetto, a prescindere da sequestri o restituzioni avvenuti in anni successivi. La perdita successiva del possesso non cancella il debito fiscale già sorto. Vince quindi l'Agenzia delle Entrate.
Continua »
Tassazione proventi illeciti: Confisca non basta a evitare il Fisco
Un amministratore si appropria indebitamente di ingenti somme dalla società. L'Agenzia delle Entrate le tassa come reddito. Il contribuente si oppone, sostenendo che il denaro, essendo stato sequestrato e confiscato in anni successivi, non doveva essere tassato. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla tassazione proventi illeciti: ciò che conta è il possesso del denaro nell'anno in cui è stato percepito. La successiva confisca in un diverso periodo d'imposta non annulla l'obbligazione tributaria già sorta. Pertanto, il contribuente perde la causa e deve pagare le imposte sulle somme illecitamente ottenute.
Continua »
Tassazione proventi illeciti: l’imposta resta anche se sequestrati
Un amministratore si appropria indebitamente di fondi aziendali. L'Agenzia delle Entrate li qualifica come reddito e applica la tassazione proventi illeciti. Il contribuente si oppone, sostenendo che le somme sono state poi sequestrate in un anno successivo. La Cassazione conferma la pretesa fiscale: il presupposto per la tassazione è il possesso del denaro nell'anno di imposta in cui è stato percepito. Il sequestro o la restituzione avvenuti in anni successivi non annullano l'obbligazione tributaria già sorta. Il Fisco vince sulla tassabilità, ma il caso torna in appello per la sola valutazione delle sanzioni.
Continua »
Ex socio paga i debiti: la presunzione di distribuzione utili
L'Agenzia delle Entrate contesta a un ex socio di una società cancellata maggiori imposte per ricavi non dichiarati dalla vendita di immobili. La Cassazione conferma la responsabilità del socio, non come liquidatore, ma in base alla presunzione di distribuzione utili tipica delle società con pochi soci. Secondo i giudici, i profitti 'in nero' si considerano incassati dai soci. La Corte valida l'accertamento basato su prove come i valori dei mutui, superiori ai prezzi di vendita dichiarati. Tuttavia, accoglie parzialmente il ricorso del contribuente, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento per reati fiscali non si applica all'IRAP. Di conseguenza, l'accertamento per questa imposta viene annullato.
Continua »
Conti svizzeri e Fisco: legittimo il raddoppio dei termini
Una contribuente, scoperta tramite la 'lista Falciani' a detenere capitali non dichiarati in Svizzera, riceve un avviso di accertamento per l'anno 2009. L'Agenzia delle Entrate applica il raddoppio dei termini di accertamento, poiché la Svizzera era all'epoca considerata un paradiso fiscale. La contribuente contesta la norma, ritenendola retroattiva e contraria alla libera circolazione dei capitali UE. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, confermando che il raddoppio dei termini di accertamento è una norma procedurale, non retroattiva, e costituisce una restrizione legittima e giustificata dalla necessità di combattere l'evasione fiscale. Vince l'Agenzia delle Entrate.
Continua »
Conti in Svizzera: valido il raddoppio dei termini di accertamento
Una contribuente viene accertata per capitali non dichiarati detenuti in Svizzera, emersi dalla cosiddetta 'Lista Falciani'. L'Agenzia delle Entrate applica il raddoppio dei termini di accertamento, avendo più tempo per le verifiche. La Corte di Cassazione conferma la legittimità di questa procedura. I giudici stabiliscono che le norme sul raddoppio dei termini hanno natura procedurale e non sostanziale. Pertanto, si applicano anche ai periodi d'imposta precedenti alla loro entrata in vigore, purché i termini ordinari non fossero già scaduti. La contribuente perde la causa e l'accertamento è valido.
Continua »
Conti in Svizzera: valido il raddoppio dei termini di accertamento
Una contribuente riceve un avviso di accertamento per capitali non dichiarati detenuti in Svizzera, emerso dalla 'lista Falciani'. La Corte di Cassazione ha stabilito la piena legittimità del raddoppio dei termini di accertamento previsto per i capitali nascosti in paradisi fiscali. La norma che estende i tempi per i controlli del Fisco ha natura procedurale e, pertanto, si applica anche ai periodi d'imposta precedenti alla sua entrata in vigore. L'Agenzia delle Entrate vince la causa, poiché il suo operato è risultato tempestivo e corretto, annullando la precedente decisione che aveva dato ragione alla contribuente per una presunta decadenza dei termini.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: ok per i redditi, nullo per IRAP
Un contribuente riceve avvisi di accertamento per redditi, IVA e IRAP basati su dati rinvenuti nel computer di un avvocato svizzero. L'Agenzia delle Entrate applica il raddoppio dei termini di accertamento, ritenendo sussistente un'ipotesi di reato. La Corte di Cassazione interviene e stabilisce un principio importante: il raddoppio dei termini di accertamento è illegittimo per l'IRAP, poiché le violazioni relative non costituiscono reato. Inoltre, annulla l'accertamento IVA perché l'Agenzia non ha provato il requisito della territorialità dell'operazione. L'accertamento sui redditi, invece, viene confermato.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche senza denuncia
Un imprenditore contesta un avviso di accertamento sostenendo che i termini per la notifica fossero scaduti. La Corte di Cassazione dà ragione all'Agenzia delle Entrate, stabilendo un principio fondamentale sul raddoppio dei termini di accertamento. I giudici chiariscono che per estendere i tempi a disposizione del Fisco non è necessaria la presentazione effettiva o tempestiva di una denuncia penale. È sufficiente la presenza di seri indizi di reato che facciano sorgere l'obbligo di denuncia. La semplice sussistenza di questi indizi giustifica il raddoppio dei termini, rendendo legittimo l'accertamento anche se notificato oltre la scadenza ordinaria. La vittoria iniziale del contribuente viene così annullata.
Continua »
Raddoppio dei termini di accertamento: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento scatta automaticamente quando sorge l'obbligo di denuncia per reati tributari, indipendentemente dalla sua effettiva presentazione. Il caso riguardava un socio di una società edile a cui era stato imputato un maggior reddito per trasparenza a seguito di una verifica fiscale. L'Agenzia delle Entrate contestava l'occultamento di documenti contabili, configurando una violazione penale. La Suprema Corte ha inoltre censurato la sentenza di appello per motivazione apparente, poiché il giudice non aveva spiegato quali prove dimostrassero la deducibilità dei costi per operazioni soggettivamente inesistenti. La decisione conferma che il Fisco può agire oltre i termini ordinari se la condotta del contribuente ha rilievo penale, a patto che la sentenza di merito sia adeguatamente motivata sotto il profilo probatorio.
Continua »
Frode Archiviata ma Raddoppio dei Termini di Accertamento Valido
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul raddoppio dei termini di accertamento e sulle operazioni soggettivamente inesistenti in ambito IVA e IRAP. L'Amministrazione Finanziaria aveva contestato a un imprenditore l'indebita detrazione di costi legati a una presunta frode carosello. I giudici di legittimità hanno chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento è legittimo anche se il procedimento penale viene archiviato, purché sussista l'obbligo astratto di denuncia. Tuttavia, tale raddoppio non è applicabile all'IRAP, essendo priva di sanzioni penali. Inoltre, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del contribuente riguardo alle operazioni soggettivamente inesistenti, stabilendo che i giudici di merito devono obbligatoriamente valutare la buona fede dell'imprenditore e la sua reale inconsapevolezza di partecipare a un sistema fraudolento. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio.
Continua »
Raddoppio dei termini di accertamento: stop del Fisco sull’IRAP
Un imprenditore individuale ha impugnato avvisi di accertamento per IVA, IRPEF e IRAP basati su presunte frodi e operazioni soggettivamente inesistenti. La Cassazione ha chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento è legittimo per le imposte soggette a sanzioni penali (IVA e IRPEF) qualora sussistano seri indizi di reato, indipendentemente dall'esito del processo penale. Tuttavia, tale estensione non si applica all'IRAP, poiché questo tributo non prevede fattispecie di reato. La Corte ha inoltre confermato la validità della delega di firma impersonale tramite ordine di servizio e la legittimità del ricarico induttivo del 10% se ragionevole. Il ricorso è stato accolto limitatamente alla decadenza del potere impositivo per l'IRAP.
Continua »
Raddoppio dei termini di accertamento: stop della Cassazione per IRAP
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un contribuente accusato di aver gestito un'attivita commerciale occulta nel settore caseario tramite familiari. L'Agenzia delle Entrate ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento per recuperare le imposte non pagate, basandosi su indagini bancarie e indizi di reato tributario. La Suprema Corte ha confermato la legittimita dell'accertamento induttivo e l'uso delle presunzioni bancarie per IRPEF e IVA. Tuttavia, ha accolto il ricorso limitatamente all'IRAP, stabilendo che per questa imposta non opera il raddoppio dei termini poiche le violazioni relative non hanno rilevanza penale. La sentenza ribadisce che il raddoppio dei termini di accertamento richiede la sussistenza di fatti che comportino l'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'esito del procedimento penale stesso.
Continua »
Cancellazione registro ONLUS: le conseguenze fiscali
La Corte di Cassazione conferma la legittimità della cancellazione dal registro ONLUS di un ente religioso per aver corrisposto una retribuzione eccessiva a un dirigente. La sentenza analizza le gravi conseguenze fiscali, tra cui il recupero di IRES e IRAP, il raddoppio dei termini di accertamento e l'inapplicabilità delle esenzioni. Viene inoltre ripristinata l'applicazione delle sanzioni, precedentemente annullate per incertezza normativa, chiarendo i limiti di tale esimente.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Una società di leasing, vittima di una truffa, subisce un accertamento fiscale. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19474/2024, ha confermato la legittimità del raddoppio termini accertamento per Ires e Iva, basato sul solo obbligo di denuncia penale, anche se tardiva. Tuttavia, ha annullato la ripresa per IRAP relativa agli anni 2004 e 2005, poiché per tale imposta non è previsto il raddoppio. La Corte ha inoltre confermato l'indeducibilità dei costi e dell'Iva relativi a operazioni ritenute inesistenti.
Continua »