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Presunzione — Anno 2024

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118 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Presunzione

Provvedimenti

Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci di una società di capitali a ristretta base. La sentenza stabilisce che spetta al socio fornire la prova contraria, dimostrando che i maggiori ricavi accertati in capo alla società sono stati accantonati o reinvestiti e non distribuiti. Viene inoltre chiarito che l'avviso di accertamento notificato al socio non è nullo se non viene allegato l'atto impositivo della società, poiché il socio ha il diritto di consultare la documentazione societaria.
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Utili occulti: presunzione di distribuzione ai soci
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio di una società a ristretta base, il quale era stato oggetto di un accertamento fiscale per maggiori imposte. La Corte ha confermato la legittimità della presunzione di distribuzione ai soci degli utili occulti accertati in capo alla società. Spetta al contribuente, e non all'amministrazione finanziaria, fornire la prova contraria, dimostrando che tali utili siano stati accantonati o reinvestiti. La semplice chiusura in perdita dell'esercizio sociale non è sufficiente a superare tale presunzione.
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Operazioni inesistenti: Cassazione e onere prova
Una società del settore carburanti contesta la non detraibilità dell'IVA per operazioni soggettivamente inesistenti. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, qualificandolo come un tentativo di riesame del merito, e condanna la società per lite temeraria.
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Valore probatorio: la lettera dell’avvocato fa prova?
Una società di produzione è stata condannata a pagare degli autori per la stesura di un progetto televisivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando la decisione dei giudici di merito. Il punto cruciale della controversia è stato il valore probatorio attribuito a una comunicazione scritta dall'avvocato della società, che, pur non essendo una confessione formale, è stata considerata un valido elemento indiziario per dimostrare l'avvenuta consegna del lavoro.
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Onere prova costi deducibili: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per maggiore IRPEF dovuta su una plusvalenza immobiliare, contestando il mancato riconoscimento di costi di ristrutturazione. Dopo due sentenze sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene l'onere della prova costi deducibili spetti al contribuente, il giudice non può esigere una prova "certa e inconfutabile", né può ignorare elementi indiziari come una perizia di parte. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione delle prove.
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Esigenze cautelari: il tempo non basta a escluderle
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la misura della custodia in carcere per reati associativi legati al traffico di stupefacenti. Il ricorrente sosteneva che le esigenze cautelari fossero venute meno a causa del notevole tempo trascorso dagli ultimi fatti contestati. La Corte ha ribadito che, per i reati associativi, vige una presunzione di pericolosità che il solo decorso del tempo non è sufficiente a superare, specialmente in assenza di una chiara dissociazione dal sodalizio criminale.
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Danni da animali randagi: la prova della natura
Un automobilista ha richiesto il risarcimento per i danni subiti dalla sua auto in una collisione con due cani. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la semplice assenza di microchip non è una prova sufficiente a dimostrare la natura randagia degli animali. La responsabilità per i danni da animali randagi sorge solo se il danneggiato fornisce prove concrete che gli animali fossero effettivamente randagi e che l'ente pubblico preposto abbia agito con negligenza.
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Accertamento studi di settore: la delega di firma è ok
Un imprenditore ha impugnato un avviso di accertamento basato sugli studi di settore, sollevando questioni sulla validità della delega di firma, sulla mancata allegazione di documenti e sul divieto di doppia presunzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'accertamento studi di settore era legittimo. La Corte ha chiarito che la delega di firma è un atto organizzativo interno che non richiede l'indicazione nominativa del delegato né una durata specifica, e che la motivazione dell'atto era sufficiente anche senza allegare i prospetti di calcolo, purché i dati essenziali fossero riportati.
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Onere probatorio: fatture e accertamento fiscale
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un accertamento fiscale, le fatture non contabilizzate scoperte presso i clienti di un'impresa sono sufficienti a creare una presunzione di ricavi non dichiarati. Di conseguenza, l'onere probatorio si sposta sull'Agenzia delle Entrate al contribuente, il quale deve dimostrare che tali operazioni non sono mai avvenute o non hanno generato reddito. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente richiesto all'Amministrazione Finanziaria prove aggiuntive.
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Onere della prova redditi: 770 prevale sul lavoratore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25555/2024, ha stabilito che in caso di discrepanza tra i redditi dichiarati dal datore di lavoro nel Modello 770 e quelli che il lavoratore sostiene di aver percepito, l'onere della prova redditi spetta a quest'ultimo. Il Modello 770 costituisce un elemento probatorio di grande rilevanza e la semplice affermazione di non aver ricevuto l'intero importo non è sufficiente a superare la pretesa fiscale basata su tale documento.
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Agevolazioni fiscali ASD: prova a carico dell’ente
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca delle agevolazioni fiscali ASD a un'associazione sportiva. La decisione si basa sulla mancata prova da parte dell'ente di svolgere un'effettiva attività non commerciale e di rispettare i requisiti di democraticità interna, ribadendo che l'onere probatorio spetta sempre al contribuente.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione conferma
Un lavoratore con mansioni di magazziniere veniva licenziato per aver effettuato un caricamento di bancali in numero superiore a quelli consegnati. Dopo una prima sentenza favorevole, la Corte d'Appello riformava la decisione, ritenendo legittimo il licenziamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del dipendente, confermando che il licenziamento per giusta causa è valido quando la condotta, sebbene di modesto danno patrimoniale, è reiterata e lede irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro.
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Patrocinio a spese dello Stato: la presunzione di reddito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto, condannato per associazione di tipo mafioso, contro il diniego del patrocinio a spese dello Stato. La decisione si fonda su due pilastri: l'incompletezza formale dell'istanza, priva di un riferimento temporale preciso sui redditi dichiarati, e il mancato superamento della presunzione legale di capacità economica che grava su chi è condannato per tali reati. La sentenza ribadisce che l'onere di fornire una prova rigorosa della propria indigenza spetta interamente al richiedente.
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Gratuito patrocinio 416 bis: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato per associazione mafiosa contro il diniego del gratuito patrocinio. La sentenza ribadisce la presunzione di reddito per i reati ex art. 416 bis c.p. e sottolinea l'importanza di una dichiarazione dei redditi completa e specifica, la cui mancanza rende l'istanza inammissibile a priori.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
Una società a ristretta base partecipativa e i suoi soci hanno impugnato un avviso di accertamento per maggiori redditi non dichiarati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci. L'ordinanza ribadisce che spetta ai contribuenti fornire la prova contraria, dimostrando che i maggiori ricavi sono stati reinvestiti o accantonati. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i motivi relativi a presunti vizi di forma dell'atto e alla valutazione delle prove, per difetto di autosufficienza del ricorso.
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Presunzione distribuzione utili: La Cassazione decide
Un socio di una società a ristretta base ha impugnato un avviso di accertamento fondato sulla presunzione distribuzione utili non dichiarati. Il ricorso si basava su presunti vizi procedurali, tra cui la mancata notifica dell'accertamento alla società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'accertamento al socio è indipendente da quello alla società. Pertanto, un vizio di notifica all'ente non invalida l'atto verso il socio, il quale deve provare la mancata produzione o distribuzione dei profitti. La Corte ha inoltre confermato la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di presupposti per una denuncia penale.
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Riduzione IMU immobili inagibili: la Cassazione chiarisce
Una società in fallimento ha richiesto la riduzione del 50% dell'IMU per alcuni immobili, sostenendone l'inagibilità. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22237/2024, ha respinto il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la riduzione IMU per immobili inagibili non si applica se i problemi, come ristagni d'acqua e vegetazione incolta, sono risolvibili con interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria e non richiedono un vero e proprio restauro o risanamento strutturale. La decisione sottolinea la distinzione tra degrado superficiale e inagibilità strutturale ai fini del beneficio fiscale.
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Presunzione utili soci: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30598/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia fiscale: per le società di capitali a ristretta base proprietaria, gli utili extracontabili accertati si presumono distribuiti ai soci. Questa presunzione utili soci sposta l'onere della prova sul contribuente, il quale non può limitarsi a dimostrare l'assenza di versamenti sui propri conti correnti. Deve, invece, provare che tali utili sono stati reinvestiti, accantonati dalla società o percepiti da terzi. La Corte ha cassato la decisione del giudice di merito che aveva erroneamente annullato l'avviso di accertamento.
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Società a ristretta base: utili ai soci, la guida
La Cassazione chiarisce la presunzione di distribuzione degli utili in una società a ristretta base. Anche in assenza di vincoli familiari, i ricavi non dichiarati si presumono distribuiti ai soci. Spetta al contribuente fornire la prova contraria. L'ordinanza annulla la decisione di merito che aveva erroneamente escluso tale presunzione, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Equo indennizzo: no a compensazione con vantaggi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21402/2024, ha stabilito che il diritto all'equo indennizzo per l'irragionevole durata di un processo non può essere negato compensandolo con il vantaggio derivante dal possesso di un bene, se tale vantaggio non è una diretta conseguenza del protrarsi del giudizio. Il caso riguardava una richiesta di indennizzo per una causa di rivendica durata quasi vent'anni, rigettata in appello perché i ricorrenti avevano goduto dell'immobile. La Cassazione ha cassato la decisione, precisando che la presunzione di assenza di danno va applicata con rigore e solo quando il vantaggio patrimoniale è causato proprio dall'allungamento dei tempi processuali.
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