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Pericolosità Sociale

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1662 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Espulsione dello straniero: la famiglia non ferma la sicurezza
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di espulsione dello straniero condannato a oltre undici anni di reclusione per gravi reati, tra cui violenza sessuale e rapina. Il ricorrente invocava la presenza di familiari in Italia come causa ostativa all'allontanamento. Tuttavia, i giudici hanno accertato l'assenza di una convivenza concreta ed effettiva con il nucleo familiare, evidenziando anche la sua persistente pericolosità sociale e il fallimento del percorso rieducativo in carcere, segnato da numerose sanzioni disciplinari. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della misura di sicurezza e condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali.
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Rivalutazione della pericolosità sociale: annullata la condanna
Il Ricorrente era stato condannato per aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale, frequentando pregiudicati dopo un periodo di detenzione inferiore a due anni. La Corte d'Appello aveva ritenuto valida la misura senza una preventiva rivalutazione della pericolosità sociale, basandosi sul vecchio testo dell'art. 14 d.lgs. 159/2011. La Cassazione, applicando la storica sentenza n. 162/2024 della Corte Costituzionale, ha invece stabilito che la rivalutazione della pericolosità sociale è sempre obbligatoria dopo la scarcerazione, indipendentemente dalla durata della detenzione. In mancanza di tale accertamento, la misura rimane sospesa e la sua violazione non costituisce reato. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la condanna perché il fatto non sussiste.
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Revoca dell’affidamento in prova: il furto cancella i benefici
Il Tribunale di sorveglianza ha disposto la revoca dell'affidamento in prova al servizio sociale nei confronti di un condannato che, durante la misura, ha commesso un furto aggravato. Il condannato ha proposto ricorso lamentando la mancata valutazione della richiesta subordinata di detenzione domiciliare e della necessità di proseguire il percorso terapeutico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del provvedimento. I giudici hanno chiarito che la revoca dell'affidamento in prova è valida se motivata in modo logico. Inoltre, il giudizio di radicale inaffidabilità e pericolosità sociale del soggetto rende implicitamente infondata anche la richiesta di detenzione domiciliare, senza necessità di una specifica motivazione contraria. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Misure alternative alla detenzione: negata per mancata revisione critica
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un condannato le misure alternative alla detenzione, come l'affidamento in prova o la detenzione domiciliare. L'uomo stava scontando una pena per stalking e lesioni, con precedenti penali e procedimenti pendenti. La decisione è stata motivata dalla sua mancata revisione critica dei comportamenti passati e dalla persistente pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che la gravità dei reati e l'assenza di un effettivo percorso di cambiamento giustificano il diniego delle misure alternative alla detenzione.
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Violazione misura di prevenzione: la Cassazione distingue detenzione cautelare
Un individuo è stato condannato per la violazione misura di prevenzione, non rispettando l'obbligo di non allontanarsi da casa di notte, imposto dalla sorveglianza speciale. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata rivalutazione della sua pericolosità sociale e il riconoscimento della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che la rivalutazione della pericolosità sociale è necessaria solo se la sospensione della misura di prevenzione è dovuta a detenzione espiativa (per una pena definitiva), non a detenzione cautelare (provvisoria). La Cassazione ha confermato la validità della recidiva.
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Misure alternative alla detenzione: Cassazione conferma il no per pericolosità sociale
Un condannato per detenzione di armi clandestine e spaccio di droga ha chiesto al Tribunale di Sorveglianza l'applicazione di misure alternative alla detenzione, come l'affidamento in prova o la detenzione domiciliare. Il Tribunale ha respinto la richiesta, evidenziando la persistente pericolosità sociale del soggetto, i contatti criminali all'estero e la mancanza di un percorso di risocializzazione credibile. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ritenendo la motivazione del Tribunale adeguata e non illogica. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Rigetto Affidamento in Prova: Lavoro non basta contro la recidiva
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dell'affidamento in prova per un detenuto, nonostante una promessa di assunzione e una relazione carceraria positiva. La decisione si fonda sulla sua elevata e attuale pericolosità sociale. L'uomo, con un passato criminale significativo, era stato nuovamente arrestato per reati gravi (droga, resistenza e lesioni) subito dopo essere uscito di prigione dopo una lunga condanna. Secondo i giudici, la ricaduta immediata nel crimine dimostra il fallimento del percorso rieducativo e la mancanza di una revisione critica del proprio passato, rendendo la detenzione in carcere l'unica opzione adeguata per il momento.
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Differimento pena: la salute del detenuto vince sulla pericolosità
Un detenuto con una grave patologia psichiatrica ha chiesto il differimento pena per grave infermità, per essere curato in una struttura esterna. Nonostante il parere unanime dei medici sull'incompatibilità con il carcere, il Tribunale di Sorveglianza ha negato il beneficio, ritenendo le cure interne sufficienti e basandosi sulla passata pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il giudice deve valutare in concreto l'adeguatezza delle cure e l'impatto del carcere sulla salute, non in astratto. La pericolosità sociale, inoltre, va accertata su dati attuali. Il caso torna al Tribunale per un nuovo esame.
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Revoca libertà vigilata: passato criminale blocca lo stop anticipato
Un condannato ha richiesto l'interruzione anticipata della sua misura di sicurezza. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, confermando la decisione dei giudici precedenti. La Corte ha stabilito che per la revoca anticipata della libertà vigilata non basta dimostrare di non aver commesso nuovi reati dopo la scarcerazione. Il grave passato criminale e i lunghi periodi di latitanza sono elementi negativi che prevalgono, indicando una persistente pericolosità sociale. Il semplice trascorrere del tempo non è sufficiente a dimostrare un reale cambiamento e a giustificare la fine del controllo.
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Pene Sostitutive Negate: Pericolosità Sociale Vince sul Beneficio
Un uomo, condannato a sei mesi di arresto, si è visto negare la possibilità di accedere a misure alternative alla detenzione. La Corte ha basato la sua decisione sulla 'spiccatissima pericolosità sociale' del soggetto, evidenziata dalla sua incapacità di controllare la tendenza a commettere reati. La Cassazione ha confermato questa linea, stabilendo un principio chiaro: la valutazione della personalità criminale e del rischio di recidiva è fondamentale. Il rapporto tra **pene sostitutive e pericolosità sociale** è cruciale, e un profilo ad alto rischio preclude l'accesso ai benefici. L'appello è stato quindi respinto, rendendo la condanna detentiva definitiva.
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Confisca di Prevenzione: Titolare Fittizio Perde i Beni Immobili
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una confisca di prevenzione di alcuni immobili. I beni erano intestati a terze persone, parenti del soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Questi 'prestanome' hanno impugnato la confisca, non per dimostrare la loro effettiva proprietà, ma per contestare la pericolosità sociale del soggetto principale. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: il terzo intestatario non può mettere in discussione i presupposti della misura di prevenzione (come la pericolosità). L'unica sua difesa possibile è dimostrare di essere il vero proprietario e di aver acquistato il bene con fondi leciti. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti e la confisca è diventata definitiva.
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Pericolosità Sociale: Assolto ma Resta Sotto Sorveglianza Speciale
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale ne chiedeva la revoca, sostenendo la fine della sua pericolosità sociale a seguito di alcune assoluzioni. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta, basandosi su una condanna non definitiva per associazione mafiosa e sulla stabilità dei legami con la criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la valutazione sulla pericolosità sociale è autonoma rispetto ai singoli esiti processuali. Elementi come una condanna di primo grado o la 'contiguità' a clan mafiosi sono sufficienti a giustificare il mantenimento della misura di prevenzione, anche in presenza di assoluzioni per altri capi d'accusa.
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Confisca di Prevenzione: Usuraio perde il patrimonio, ma non tutto
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un soggetto, condannato per usura ed estorsione, a cui era stato confiscato un ingente patrimonio. I beni, tra cui immobili e quote societarie, erano intestati a familiari e altri terzi. La Corte ha confermato la legittimità della confisca di prevenzione per la maggior parte dei beni, ritenendo provato il nesso tra la pericolosità sociale del soggetto e l'origine illecita del patrimonio accumulato. Tuttavia, ha annullato la decisione per due posizioni specifiche: un immobile intestato a un terzo e una carta prepagata della figlia, a causa di una motivazione giudicata assente o illogica. Per questi beni, sarà necessario un nuovo giudizio della Corte d'Appello.
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Incompatibilità carcere e salute: Anziano pericoloso resta in cella
Un detenuto di 81 anni, affetto da gravi patologie, ha chiesto di uscire dal carcere per scontare la pena in una casa di cura. La sua richiesta si basava sul principio di incompatibilità carcere e salute. La Cassazione ha respinto la domanda. I giudici hanno ritenuto che le sue condizioni fossero gestibili all'interno della struttura penitenziaria. Soprattutto, hanno considerato l'uomo ancora socialmente pericoloso, poiché aveva recentemente minacciato la sua vittima, l'ex moglie, durante un precedente periodo di detenzione domiciliare. La pericolosità ha quindi prevalso sull'età e sulla malattia, confermando la sua permanenza in prigione.
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Madre omicida: negata la detenzione domiciliare speciale
Una madre, condannata per l'omicidio della suocera e affetta da un disturbo psichiatrico, ha richiesto la detenzione domiciliare speciale per assistere i figli, di cui uno con grave disabilità. La sua richiesta si basava sulla necessità di cure materne e sui progressi nel suo percorso terapeutico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione dei giudici precedenti. Ha stabilito che la sua persistente e grave pericolosità sociale, unita al rischio di commettere nuovi reati anche verso i familiari, rende prioritaria la tutela della collettività. L'interesse del minore, seppur fondamentale, non può prevalere quando la sicurezza pubblica, inclusa quella dei figli stessi, è a rischio.
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Detenzione domiciliare per salute: negata per possesso di cellulare
Un detenuto affetto da una patologia cronica ha richiesto la detenzione domiciliare per motivi di salute. La sua richiesta è stata respinta. Sebbene la malattia fosse reale, i medici hanno certificato che poteva essere curata in carcere e non comportava un pericolo di vita. La decisione finale è stata influenzata negativamente dalla condotta del detenuto, sorpreso più volte in possesso di un cellulare, un comportamento che ha dimostrato la sua attuale pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che il diritto alla salute del singolo non può prevalere sulla sicurezza della collettività quando la malattia è gestibile in carcere e il soggetto è considerato socialmente pericoloso.
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Sorveglianza speciale per propaganda d’odio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della sorveglianza speciale per pericolosità sociale nei confronti di un individuo. La decisione si basa su prove concrete che dimostrano la sua partecipazione a un'associazione sovversiva e una costante attività di propaganda e istigazione all'odio razziale, religioso ed etnico. I giudici hanno ritenuto che la sua condotta non fosse occasionale, ma un'espressione di uno stile di vita illecito e pericoloso per la sicurezza e la tranquillità pubblica. L'insieme degli elementi, tra cui indagini e intercettazioni, ha giustificato l'applicazione della misura, rendendo il ricorso del soggetto inammissibile.
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Differimento Pena Madre Negato: Pericolosità Vince su Malattia
Una madre detenuta, con un figlio neonato e affetta da una grave patologia, ha richiesto il differimento della pena. La richiesta è stata respinta a causa della sua eccezionale pericolosità sociale e del concreto rischio di fuga. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: anche quando si dovrebbe applicare una legge precedente più favorevole, l'altissimo profilo criminale della persona può giustificare la detenzione in un istituto a custodia attenuata per madri (ICAM). Questa soluzione bilancia il diritto del bambino a stare con la madre con l'imprescindibile esigenza di proteggere la società. La detenuta, quindi, non ottiene la libertà ma sconta la pena in una struttura protetta con il figlio.
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Affidamento Terapeutico Negato per Pericolosità Sociale: La Sicurezza Prevale
La Cassazione ha esaminato il caso di un condannato tossicodipendente che chiedeva l'affidamento in prova per seguire un percorso di cura. Nonostante la presenza di un programma terapeutico idoneo, i giudici hanno negato la misura. La decisione si fonda sulla valutazione della sua elevata pericolosità sociale, desunta dai numerosi precedenti penali, incluse evasioni. La Corte ha stabilito che la necessità di proteggere la collettività prevale sul percorso di recupero, confermando la detenzione domiciliare come misura più adeguata. Il caso chiarisce il rapporto tra affidamento terapeutico e pericolosità sociale, sottolineando come la prognosi di reinserimento debba essere concreta e non vanificata da un alto rischio di recidiva.
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Permesso premio e pericolosità sociale: figlio condannato, padre resta in carcere
Un detenuto si è visto revocare un permesso premio già concesso. La decisione è stata motivata da nuovi elementi che indicavano una sua attuale pericolosità sociale: un'operazione di polizia che confermava l'operatività del suo clan di appartenenza e, soprattutto, la recente condanna del figlio per reati associativi. La Corte di Cassazione ha confermato la revoca, stabilendo un principio chiaro: la valutazione su **permesso premio e pericolosità sociale** deve tenere conto anche di fattori esterni e familiari. La condanna di un parente stretto per reati simili può essere un indice concreto del rischio che il detenuto, una volta fuori, riallacci i contatti con l'ambiente criminale. L'appello del detenuto è stato quindi respinto.
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