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Pericolosità Sociale

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1662 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccaossa: reati vecchi provano la pericolosità sociale abituale
La Corte di Cassazione ha confermato la sorveglianza speciale per un individuo ritenuto a capo di un'associazione criminale dedita a truffe assicurative, note come 'spaccaossa'. I giudici hanno stabilito che la pericolosità sociale abituale del soggetto sussiste, nonostante un lungo intervallo di tempo tra i reati più vecchi e quelli recenti. La Corte ha valorizzato la gravità dei nuovi crimini, la mancanza di redditi leciti e la persistente 'dedizione al crimine' come stile di vita. La decisione chiarisce che anche condanne risalenti possono essere considerate per dimostrare una scelta di vita criminale consolidata, giustificando così l'applicazione di una misura di prevenzione.
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Senza precedenti ma con 62kg di droga: scatta la sorveglianza speciale
Un uomo, pur essendo incensurato, è stato sottoposto a due anni di sorveglianza speciale. La misura si fondava su un unico, ma gravissimo, episodio: la coltivazione di piante per stupefacenti e la detenzione di 62 kg di marijuana. La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento, stabilendo un principio chiaro: un singolo reato di eccezionale gravità è sufficiente a dimostrare la pericolosità del soggetto. La Corte ha quindi respinto il ricorso, confermando la legittimità della sorveglianza speciale per pericolosità sociale anche in assenza di una carriera criminale.
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Pericolosità Sociale: Cibo non sicuro e resistenza bastano
Un individuo è stato sottoposto a sorveglianza speciale per la sua ritenuta pericolosità sociale, basata su condanne per vendita di prodotti alimentari non a norma e resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo ha contestato la decisione, sostenendo che tali reati non fossero abbastanza gravi da giustificare la misura. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo che anche reati come la frode alimentare e la resistenza ledono la sicurezza e la salute pubblica, confermando quindi la valutazione di pericolosità sociale. Tuttavia, ha annullato con rinvio la parte della sentenza relativa all'obbligo di soggiorno per un difetto di motivazione, richiedendo una nuova valutazione su quel singolo punto.
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Pericolosità Sociale: Reati Vecchi Giustificano Misure Attuali
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di prevenzione (sorveglianza speciale) verso un soggetto con precedenti per spaccio e armi. La difesa sosteneva che i reati fossero troppo vecchi per dimostrare un pericolo attuale. I giudici hanno invece stabilito che l'attualità della pericolosità sociale può essere desunta anche da condanne passate, pure per reati di natura diversa. Se questi fatti, uniti ad altri elementi come la presenza di ulteriori misure cautelari, delineano una stabile dedizione al crimine, la misura preventiva è legittima. Il ricorso è stato quindi respinto perché la valutazione del giudice di merito era corretta.
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Pericolosità Sociale: Ricorso Generico Respinto dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'applicazione di una misura di sicurezza. La misura era basata su un giudizio di attuale pericolosità sociale. I giudici hanno stabilito che il ricorso era generico e manifestamente infondato. La Corte ha confermato la validità della decisione del giudice precedente, che aveva motivato in modo logico e coerente la valutazione sulla personalità e sulla capacità criminale del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca di prevenzione annullata: l’imprenditore vince in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale contro l'annullamento di una confisca di prevenzione. La Corte d'Appello aveva limitato il periodo di 'pericolosità sociale' di un imprenditore e, tramite una perizia, aveva escluso la sproporzione tra reddito e patrimonio, presupposto della misura. Il Procuratore contestava la valutazione economica del perito e la riteneva una motivazione solo apparente. La Cassazione ha stabilito che tali critiche riguardano il merito dei fatti e non una violazione di legge, unico motivo valido per ricorrere in questa materia. La decisione di annullare la confisca è quindi diventata definitiva.
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Diniego Attenuanti Generiche: Niente Sconto Pena Senza Meriti
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego attenuanti generiche a un imputato condannato per porto di oggetti atti ad offendere. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: per negare la riduzione di pena, è sufficiente l'assenza di elementi positivi e meritevoli di considerazione. Dopo la riforma del 2008, lo stato di incensuratezza da solo non basta più per ottenere il beneficio. In questo caso, i precedenti penali dell'imputato, che ne confermavano la pericolosità sociale, hanno ulteriormente giustificato la decisione. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'imputato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Circostanze attenuanti generiche: no allo sconto se c’è pericolo
Uno straniero condannato per essere rientrato in Italia dopo un'espulsione ha presentato ricorso in Cassazione. Chiedeva l'applicazione della non punibilità per 'tenuità del fatto' e la concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Corte ha respinto entrambe le richieste. Ha stabilito che la commissione di più reati simili in poco tempo impedisce di considerare il fatto 'tenue'. Inoltre, ha negato le circostanze attenuanti generiche perché i precedenti penali dell'imputato dimostravano una certa pericolosità sociale. La sola assenza di condanne non basta per ottenere uno sconto di pena. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna confermata.
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Sorveglianza speciale: ricorso generico, misura confermata
Una donna, già condannata per tentata estorsione e nota per la sua vicinanza ad ambienti criminali, è stata sottoposta alla misura della sorveglianza speciale per pericolosità sociale. La donna ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la misura fosse illegittima e contraria alle norme europee. La Corte Suprema ha però respinto il suo ricorso, dichiarandolo inammissibile. La ragione è che i motivi presentati erano troppo generici e astratti, non criticando in modo specifico e concreto la valutazione della sua pericolosità. La sentenza ribadisce che per contestare la sorveglianza speciale per pericolosità sociale servono argomenti puntuali e non semplici richiami a principi di legge.
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Pericolosità Sociale Attuale: Buona Condotta Non Basta, Dice la Cassazione
Un uomo, condannato per gravi reati come associazione mafiosa, si vede applicare la libertà vigilata al termine della pena. L'uomo si oppone, sostenendo che la sua buona condotta e un'attività lavorativa dimostrino la fine della sua pericolosità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave sulla **pericolosità sociale attuale**: non basta l'assenza di nuovi reati per cancellarla. Il giudice deve valutare il quadro completo, inclusi i legami con ambienti criminali, la gravità dei reati passati e la reale volontà di reinserimento. La pericolosità si presume esistente finché non ci sono prove concrete e definitive di un cambiamento radicale di vita.
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Affidamento in prova negato: pericolosità sociale batte lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di misure alternative, tra cui l'affidamento in prova al servizio sociale, a un detenuto con gravi precedenti per reati contro il patrimonio. La decisione si fonda sulla sua persistente pericolosità sociale e sull'assenza di un'evoluzione positiva della personalità. Una semplice proposta di lavoro, non supportata da dettagli concreti, è stata ritenuta insufficiente a dimostrare un serio percorso di reinserimento. I giudici hanno sottolineato che per accedere a tali benefici non basta l'assenza di comportamenti negativi, ma servono elementi positivi concreti che dimostrino un reale cambiamento. La prosecuzione della detenzione è stata quindi considerata necessaria.
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Espulsione dello Straniero: Obbligatoria ma non Automatica
Un cittadino straniero, condannato per reati di droga tramite patteggiamento, non riceve la misura di sicurezza dell'espulsione. Il Procuratore Generale ricorre in Cassazione, sostenendo l'illegalità della sentenza per tale omissione. La Corte Suprema, pur riconoscendo l'obbligatorietà della misura, dichiara il ricorso inammissibile. Il principio sancito è che l'espulsione dello straniero non è mai automatica: il giudice deve sempre valutare la concreta pericolosità sociale del condannato. Il ricorso del Procuratore è stato giudicato troppo generico per consentire una decisione nel merito, portando alla sua reiezione per motivi procedurali.
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Casa intestata a terzi: la Confisca di prevenzione vince
La Corte di Cassazione ha confermato la Confisca di prevenzione di un box e un appartamento, ritenuti nella disponibilità di un soggetto socialmente pericoloso per reati di droga. I beni erano intestati a terzi, rispettivamente l'ex convivente e un'altra persona. I giudici hanno dichiarato inammissibili i ricorsi presentati. Quello del soggetto pericoloso è stato respinto perché riproponeva questioni di fatto già decise. Quello della terza intestataria dell'immobile è stato bloccato da un vizio di forma: il suo avvocato non aveva la necessaria procura speciale per agire. La decisione di confisca è quindi diventata definitiva.
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Pericolosità Sociale: carriera criminale costa l’espulsione
Un cittadino straniero, condannato per una serie di reati, ha ricevuto anche la misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio nazionale. L'uomo ha contestato la decisione, sostenendo che il giudice non avesse motivato a sufficienza la sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: la sistematicità dell'attività criminale, il suo carattere organizzato e una spiccata capacità a delinquere sono elementi sufficienti a dimostrare la pericolosità sociale di un individuo. Di conseguenza, la misura dell'espulsione è stata confermata, così come la confisca dei suoi beni. La sentenza chiarisce che una 'carriera' criminale consolidata giustifica pienamente l'applicazione di misure di sicurezza severe.
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Pericolosità Sociale: Ex Mafioso Perde, il Legame Non Si Spezza
La Corte di Cassazione ha confermato la pericolosità sociale di un individuo con un passato di rilievo in un'associazione mafiosa. I giudici hanno stabilito che il lungo tempo trascorso, la detenzione e la partecipazione a programmi di rieducazione in carcere non sono sufficienti a dimostrare la fine del legame con il clan. In assenza di segnali concreti e inequivocabili di dissociazione, come una collaborazione con la giustizia o un netto ripudio del passato criminale, la pericolosità sociale si presume ancora attuale. L'appello dell'uomo è stato quindi respinto, confermando le misure di prevenzione a suo carico.
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Pericolosità Sociale Straniero: Legami con la Mafia, Espulsione
Un cittadino straniero, condannato per associazione di tipo mafioso e altri gravi reati, ha impugnato l'ordine di espulsione. Sosteneva che la sua pericolosità sociale non fosse più attuale, data la sua condotta in carcere e un'attività lavorativa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla **pericolosità sociale dello straniero** deve essere attuale e concreta. Nel caso specifico, la decisione di espellere l'uomo era legittima perché basata su elementi concreti, come i suoi persistenti legami con la criminalità organizzata e un insufficiente radicamento sociale. La Corte ha quindi confermato l'espulsione come misura necessaria.
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Confisca di prevenzione: via 260.000€ per rapina e soldi sospetti
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di 260.000 euro a un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. L'uomo, con un reddito dichiarato molto basso, era stato trovato in possesso dell'ingente somma in contanti e aveva definito con un patteggiamento un'accusa per rapina. Secondo i giudici, la netta sproporzione tra il denaro e le fonti lecite, unita ai precedenti, è sufficiente a giustificare la misura. La confisca di prevenzione, infatti, non richiede la prova che ogni euro provenga da uno specifico reato, ma si basa su un giudizio complessivo di pericolosità e sulla probabile origine illecita del patrimonio.
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Pericolosità Sociale: udienza valida anche se il detenuto è assente
Un uomo, già condannato per maltrattamenti in famiglia e atti persecutori, era stato sottoposto a sorveglianza speciale per la sua conclamata pericolosità sociale. L'uomo ha contestato la misura, lamentando di non essere stato trasferito dal carcere per partecipare all'udienza decisiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il detenuto che vuole partecipare a un'udienza deve farne esplicita richiesta. In assenza di tale richiesta, il procedimento è valido. La Corte ha quindi confermato la valutazione sulla pericolosità sociale dell'uomo, basata sulla sua comprovata tendenza a ripetere comportamenti violenti, e ha ritenuto legittima la misura di prevenzione applicata.
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Sorveglianza Speciale: Querela Ritirata Non Annulla la Pericolosità
Un uomo, sottoposto a sorveglianza speciale perché indiziato di stalking, ha impugnato la misura. Sosteneva di non essere più pericoloso perché la vittima aveva ritirato la querela. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha stabilito un principio importante: i fatti nuovi, accaduti dopo l'applicazione della misura, non possono essere usati per contestarla in appello. La valutazione di una eventuale cessata pericolosità sociale sopravvenuta deve essere richiesta con un'istanza separata di revoca. L'appello, quindi, è stato dichiarato inammissibile.
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Lavoro onesto non basta: confermata la sorveglianza speciale
Un individuo, sottoposto a sorveglianza speciale per due anni a causa della sua ritenuta pericolosità sociale, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva di aver cambiato vita dal 2016, svolgendo un'onesta attività lavorativa, e che quindi la misura non fosse più attuale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha chiarito che in sede di legittimità non si può rivalutare la pericolosità del soggetto, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. La motivazione dei giudici di merito è stata ritenuta logica e sufficiente, confermando così la sorveglianza speciale.
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