LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Pericolosità Sociale

Pagina 23 di 40

1662 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Attualità della pericolosità sociale: tra lavoro e narcotraffico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e confisca dei beni. Il ricorrente contestava l'attualità della pericolosità sociale, sostenendo che i giudici avessero confuso la pericolosità con la vicinanza temporale dell'ultimo reato di narcotraffico. La Suprema Corte ha chiarito che l'attualità della pericolosità sociale è stata correttamente motivata: il soggetto, inserito in un ampio contesto criminale apicale, non ha mostrato segni di ravvedimento nonostante i periodi di detenzione. Inoltre, la Corte ha ritenuto irrilevante il confronto con la posizione di un coimputato non sottoposto a misura. Il ricorrente perde la causa e viene condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Affidamento in prova negato ma arresti concessi: la decisione
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un condannato l'affidamento in prova al servizio sociale, concedendogli invece la detenzione domiciliare a causa della sua persistente pericolosità sociale e di pendenze penali in corso. Il condannato ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando una presunta contraddizione tra le due decisioni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'affidamento in prova richiede una ridotta pericolosità sociale e una reale propensione alla rieducazione, requisiti assenti nel caso di specie. Al contrario, la detenzione domiciliare, avendo una natura più afflittiva e contenitiva, può essere concessa anche in presenza di una residua pericolosità. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Pericolosità sociale: no a misure automatiche per ex mafiosi
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino condannato per associazione mafiosa contro l'applicazione della misura della libertà vigilata. Il Tribunale di sorveglianza aveva confermato la misura basandosi sulla gravità del reato passato e su contatti occasionali con pregiudicati. La Suprema Corte ha chiarito che la pericolosità sociale non può mai essere presunta, nemmeno per reati di mafia. Il giudice deve compiere una valutazione prognostica concreta e attuale, analizzando il comportamento recente del soggetto, l'attività lavorativa e l'assenza di nuove violazioni. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato il provvedimento, ordinando un nuovo esame che verifichi l'effettiva e attuale pericolosità sociale del ricorrente.
Continua »
Confisca di prevenzione: case perse se i redditi sono in rosso
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di due immobili intestati alle figlie di un uomo defunto, ritenuto vicino alla criminalità organizzata. I giudici hanno rilevato una netta sperequazione reddituale tra le entrate ufficiali della famiglia e il valore degli acquisti immobiliari effettuati. La difesa sosteneva la legittimità degli acquisti e contestava il periodo di pericolosità sociale dell'uomo. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi delle eredi, confermando che per i familiari stretti la disponibilità dei beni si presume in capo al proposto se mancano redditi propri sufficienti. Di conseguenza, lo Stato acquisisce definitivamente gli immobili e le ricorrenti devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sorveglianza speciale: condanna annullata se manca la verifica
Il Sottoposto era stato condannato a tre anni di reclusione per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale. Tra il 2011 e il 2013, l'uomo si era associato più volte a persone con precedenti penali. Tuttavia, il provvedimento che disponeva la misura risaliva al 2009 ed era stato notificato solo dopo oltre due anni, senza una nuova valutazione sulla persistenza della sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Sottoposto. I giudici hanno stabilito che, dopo un lungo periodo di tempo o di detenzione, la sorveglianza speciale non è efficace se il giudice non verifica nuovamente l'attualità della pericolosità del soggetto. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste.
Continua »
Pericolosità sociale: nuovi reati bloccano la revoca delle misure
Il Tribunale di sorveglianza ha confermato la proroga di un anno della libertà vigilata per Il Ricorrente, ritenendo persistente la sua pericolosità sociale. L'uomo ha impugnato la decisione sostenendo che non fossero stati valutati correttamente i suoi sforzi di reinserimento e la mancanza di legami con la criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno evidenziato che, successivamente alla precedente proroga, a carico dell'uomo è emerso un nuovo procedimento per riciclaggio, con applicazione del divieto di dimora, unito alla persistente assenza di un lavoro stabile e alla frequentazione di pregiudicati. Questi elementi giustificano ampiamente la prognosi negativa sulla sua condotta futura.
Continua »
Misure di prevenzione: la Cassazione frena il ricorso del boss
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione delle misure di prevenzione, in particolare la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, nei confronti di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il ricorrente, esponente di spicco di un'associazione criminale, contestava l'attualità della sua pericolosità sociale dopo un lungo periodo di detenzione e l'obbligo di versare una cauzione di trentamila euro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la condotta carceraria del soggetto, costellata da sanzioni disciplinari, e il mancato rispetto dell'obbligo di presentazione all'autorità di pubblica sicurezza subito dopo la scarcerazione dimostrano la persistenza della sua pericolosità. Inoltre, la mancanza di un'attività lavorativa lecita conferma il sostentamento tramite proventi illeciti, giustificando la cauzione imposta.
Continua »
Confisca di prevenzione: sì all’ex marito, no all’ex moglie
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imprenditore, dei suoi figli e della sua ex moglie contro la confisca di prevenzione di numerosi immobili e quote societarie. L'imprenditore, ritenuto vicino a un clan criminale, contestava la competenza territoriale dei giudici calabresi e la sproporzione dei beni. La Suprema Corte ha confermato la misura patrimoniale per l'imprenditore e i figli, ribadendo che la competenza si radica dove si manifesta la pericolosità sociale. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso dell'ex moglie: la Corte d'appello aveva omesso di valutare i suoi redditi autonomi e leciti, accumunandola ingiustamente al patrimonio dell'ex coniuge. La decisione di confisca nei suoi confronti è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Sorveglianza speciale: il carcere non cancella la pericolosità
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni e sei mesi a carico di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. L'uomo era stato condannato per omicidio e porto abusivo d'armi. La difesa contestava l'attualità della pericolosità e l'uso di un precedente per resistenza a pubblico ufficiale. La Suprema Corte ha chiarito che il reato di resistenza tutela la pubblica amministrazione e non la sicurezza pubblica, ma ha ritenuto l'errore irrilevante: i soli reati in materia di armi bastano a giustificare la misura. Inoltre, il periodo trascorso in custodia cautelare in carcere giustifica la persistenza della pericolosità nel tempo, escludendo che il decorso degli anni abbia cancellato l'esigenza di prevenzione. Il ricorso è stato rigettato.
Continua »
Sorveglianza speciale: annullata la misura dopo dieci anni di silenzio
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino contro il decreto che gli applicava la sorveglianza speciale per un anno e sei mesi. I giudici di merito avevano giustificato la misura basandosi su due vecchie condanne del 2007 e 2008 e su un arresto nel 2022 per reati di droga. La Suprema Corte ha rilevato che un vuoto temporale di oltre dieci anni tra i fatti non permette di dimostrare l'abitualità nel commettere reati, elemento fondamentale per l'applicazione della misura. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato il provvedimento e ha rinviato il caso alla Corte d'appello per un nuovo esame.
Continua »
Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: no al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro il provvedimento che applicava la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Il ricorrente, indiziato di appartenere a un'associazione mafiosa, contestava l'attualità della propria pericolosità sociale e l'obbligo di dimora. I giudici di legittimità hanno stabilito che le contestazioni sui difetti di motivazione non sono ammissibili in questa sede e che la Corte d'Appello ha ampiamente e correttamente giustificato la decisione. Il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Affidamento in prova al servizio sociale: no al diniego automatico
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato l'affidamento in prova al servizio sociale a un condannato, ritenendolo ancora socialmente pericoloso sulla base di un vecchio diniego e senza considerare il corretto svolgimento di un anno di detenzione domiciliare. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, stabilendo che il giudizio sulla pericolosità sociale non può basarsi su formule generiche o sulla sola gravità del reato commesso. I giudici devono valutare in modo concreto e analitico i progressi compiuti e gli elementi positivi di risocializzazione. Per questo motivo, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza di diniego e ha disposto un nuovo esame del caso da parte del Tribunale di Sorveglianza.
Continua »
Affidamento in prova ai servizi sociali: stop ai dinieghi vaghi
Il Tribunale di Sorveglianza negava a un condannato l'affidamento in prova ai servizi sociali, applicando la detenzione domiciliare. La decisione si basava sulla presunta pericolosità sociale del soggetto, desunta da un vecchio precedente del 2018 per falso e da generiche pendenze per spaccio. Il condannato ricorreva in Cassazione, evidenziando il proprio percorso di reinserimento lavorativo e familiare. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il diniego di misure rieducative richiede una motivazione rigorosa e non formule generiche. La Cassazione ha annullato il provvedimento con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Confisca di prevenzione: gli eredi perdono i beni del boss
Gli eredi di un soggetto ritenuto appartenente a un sodalizio mafioso hanno impugnato il decreto di confisca dei beni, sostenendo l'assenza di motivazione sulla pericolosità sociale del defunto e sulla sproporzione tra redditi e patrimonio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della confisca di prevenzione. I giudici hanno evidenziato che l'attività illecita del proposto nel settore delle scommesse e delle estorsioni era continuativa e supportata dai familiari. La sproporzione patrimoniale è stata ampiamente dimostrata dalle intercettazioni e dalla gestione di attività fittizie, rendendo irrilevanti i redditi formali dichiarati. Di conseguenza, la misura patrimoniale è stata interamente confermata.
Continua »
Attualità della pericolosità sociale: il clan non si cancella
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto ritenuto affiliato a un'associazione mafiosa contro l'applicazione della sorveglianza speciale. La difesa contestava l'attualità della pericolosità sociale, evidenziando lo stato di detenzione del ricorrente e il tempo trascorso dai reati. I giudici hanno chiarito che l'attualità della pericolosità sociale deve essere valutata al momento della decisione di primo grado. Nel caso specifico, il soggetto aveva ripreso subito le attività criminali, come estorsioni e traffico di droga, dopo una precedente carcerazione, dimostrando la persistenza del vincolo associativo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Confisca di prevenzione: l’assoluzione cancella il sequestro
La Corte di Cassazione ha annullato il decreto della Corte d'appello che rigettava la richiesta di revoca della confisca di prevenzione presentata da un cittadino. Il ricorrente era stato assolto con formula piena dall'accusa di usura perché il fatto non sussiste. I giudici di appello avevano comunque confermato la misura patrimoniale, ipotizzando che l'assoluzione derivasse dalla reticenza di un testimone intimorito dallo spessore criminale dell'uomo. La Cassazione ha rilevato una grave contraddizione logica: il giudice penale aveva trasmesso gli atti per false informazioni al pubblico ministero, ritenendo quindi false le accuse iniziali e non la testimonianza dibattimentale che scagionava l'imputato. Il caso torna in appello per un nuovo esame.
Continua »
Attualità della pericolosità sociale: il carcere e la confisca
La Corte di Cassazione ha confermato la sorveglianza speciale e la confisca dei beni a carico di un soggetto ritenuto vicino a una cosca mafiosa. La difesa contestava l'attualità della pericolosità sociale a causa di un lungo periodo di detenzione e chiedeva la restituzione di un immobile acquistato dalla moglie nel 1996. I giudici hanno chiarito che il comportamento corretto in carcere non cancella la pericolosità se strumentale, e che l'emergere di nuovi elementi investigativi consente di superare i precedenti provvedimenti favorevoli (regola del rebus sic stantibus). La sentenza ribadisce che l'attualità della pericolosità sociale va valutata globalmente, considerando la capacità di riorganizzazione del clan e il ruolo strategico del soggetto. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando definitivamente le misure patrimoniali e personali.
Continua »
Misure di prevenzione: lo spaccio batte il lavoro onesto
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione delle misure di prevenzione nei confronti di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il proposto, privo di redditi leciti, viveva abitualmente grazie ai proventi dello spaccio di sostanze stupefacenti e frequentava pregiudicati. La difesa contestava l'uso di elementi tratti da procedimenti penali ancora in corso. I giudici hanno chiarito che il giudizio di prevenzione è del tutto autonomo rispetto a quello penale. Di conseguenza, i magistrati possono valutare anche indizi e processi non ancora conclusi per stabilire la pericolosità di una persona. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Proroga della libertà vigilata: i fatti nuovi superano la difesa
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la proroga della libertà vigilata per un cittadino, basandosi anche su elementi di comportamento emersi dopo la decisione di primo grado. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'utilizzo di tali fatti sopravvenuti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la valutazione sulla pericolosità sociale richiede un giudizio prognostico in continua evoluzione. Di conseguenza, il giudice può legittimamente esaminare elementi successivi emersi nel contraddittorio per confermare o smentire la persistenza della pericolosità. Il ricorrente è stato condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
Continua »
Recidiva nel reato: il furto che costa una condanna doppia
Il caso riguarda un uomo condannato per furto aggravato. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva nel reato, sostenendo che i giudici di merito non avessero motivato adeguatamente la sua reale pericolosità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno confermato che la Corte d'Appello ha ampiamente giustificato l'aumento di pena: i numerosi precedenti penali dell'uomo dimostrano una spiccata pericolosità sociale e una chiara propensione a delinquere. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »