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Pericolosità Sociale

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1662 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sorveglianza speciale: processi in corso provano la pericolosità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni. Il ricorrente contestava la valutazione della propria pericolosità sociale, ritenendo che i giudici si fossero basati su vecchie condanne e procedimenti ancora aperti. La Suprema Corte ha chiarito che, in tema di misure di prevenzione, il ricorso in Cassazione è limitato alla sola violazione di legge. Nel caso specifico, i giudici d'appello hanno fornito una motivazione solida e coerente, fondata non solo su condanne definitive, ma anche su procedimenti in corso per reati gravi, come lesioni con armi da fuoco, e sull'assenza di redditi leciti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Confisca di prevenzione: i regali di nozze non salvano la villa
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di un immobile, un'auto e un conto corrente intestati a un soggetto socialmente pericoloso e al coniuge. I giudici hanno rilevato una netta sproporzione tra i redditi dichiarati dalla coppia (circa 111 mila euro in dieci anni) e le spese reali, comprese quelle per l'acquisto dei beni. La difesa sosteneva che l'acquisto fosse avvenuto con regali di nozze e aiuti familiari, ma non ha fornito prove sufficienti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, ribadendo che la confisca di prevenzione è legittima quando vi è una sproporzione non giustificata e una correlazione temporale con l'attività illecita del proposto, valutata anche tramite i parametri di spesa dell'ISTAT. Lo Stato vince e la confisca diventa definitiva.
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Applicazione della recidiva: ricorso respinto per chi non cambia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la sentenza della Corte di Appello di Roma. Il ricorrente contestava l'applicazione della recidiva decisa nei gradi precedenti. I giudici di legittimità hanno confermato la correttezza della decisione impugnata. La Corte d'Appello aveva infatti accertato la presenza di precedenti penali specifici e molto vicini nel tempo, l'ultimo dei quali risalente al 2019. Questi elementi dimostrano una chiara insensibilità del soggetto verso la legge e una persistente pericolosità sociale. La Cassazione ha quindi respinto il ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Misura di prevenzione: il passato criminale pesa sul presente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro l'applicazione di una misura di prevenzione. Il soggetto, con precedenti penali per reati di droga e banconote contraffatte commessi tra il 2006 e il 2017, sosteneva l'assenza di elementi recenti sulla sua pericolosità sociale. I giudici hanno invece confermato la validità del provvedimento, evidenziando contatti continui con pregiudicati fino al 2020 e la mancanza di redditi leciti sufficienti. La condotta complessiva e i comportamenti antigiuridici recenti giustificano pienamente la misura applicata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve gravità ma troppi precedenti: l’applicazione della recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la sentenza d'appello che aveva confermato l'applicazione della recidiva. Nonostante la lieve gravità del fatto contestato, i giudici hanno ritenuto legittimo l'aumento di pena a causa dei numerosi e specifici precedenti penali del soggetto, attualmente detenuto per altra causa. Tali elementi dimostrano una spiccata pericolosità sociale che giustifica l'applicazione della recidiva. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Confisca di prevenzione: quando il patrimonio tradisce il reo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca di prevenzione e della sorveglianza speciale applicate a un soggetto dedito al narcotraffico. Il Proposto era stato trovato in possesso di ingenti quantitativi di droga, armi e denaro contante. I giudici hanno retrodatato la sua pericolosità sociale agli anni in cui, pur dichiarando redditi modesti, aveva acquistato immobili e veicoli fittiziamente intestati a terzi. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice d'appello può riqualificare giuridicamente la pericolosità del proposto senza violare il principio di riserva di iniziativa. Inoltre, non vi è violazione del divieto di riforma in peggio se la valutazione più severa dei fatti non aggrava la misura concreta già inflitta in primo grado. Il ricorso è stato rigettato.
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Affidamento in prova al servizio sociale: no ai legami criminali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de La Condannata contro il diniego dell'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di sorveglianza aveva respinto la richiesta a causa dei precedenti penali, delle frequentazioni con esponenti della criminalità organizzata e dell'assenza di una reale presa di coscienza del proprio passato deviante. La Suprema Corte ha confermato che, ai fini della concessione della misura alternativa, non basta la disponibilità al lavoro o l'adesione formale al trattamento rieducativo. È invece indispensabile una valutazione complessiva che escluda la pericolosità sociale del soggetto. Di conseguenza, La Condannata rimane in carcere e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Confisca di prevenzione: no al sequestro se manca la data certa
La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso di un cittadino contro la confisca di prevenzione della sua abitazione familiare. Sebbene la sorveglianza speciale sia stata confermata a causa dei numerosi precedenti penali, la Suprema Corte ha annullato il sequestro dell'immobile. I giudici hanno stabilito che, per disporre la confisca di prevenzione, l'accusa deve dimostrare con precisione che l'acquisto del bene sia avvenuto esattamente nel periodo in cui il soggetto era considerato socialmente pericoloso. Non basta una stima generica sull'epoca di costruzione della casa. La causa è stata quindi rinviata alla Corte di Appello di Roma per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Misure di prevenzione: quando il passato criminale non si cancella
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro l'applicazione delle misure di prevenzione, nello specifico la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Il ricorrente contestava l'attualità della sua pericolosità sociale, valorizzando l'età avanzata e un periodo di astensione dai reati. I giudici hanno chiarito che il ricorso in Cassazione contro queste misure è limitato alla sola violazione di legge, inclusa la motivazione apparente. Nel caso specifico, i giudici di merito hanno motivato correttamente la pericolosità basandosi su una lunga scia di precedenti penali per furto, rapina e droga dal 1989 al 2020. Inoltre, il periodo di inattività criminale era dovuto a una misura cautelare e non a un reale ravvedimento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attualità della pericolosità sociale: condannato chi vede i clan
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'uomo, già condannato per associazione mafiosa ed estorsione, contestava l'attualità della pericolosità sociale, ritenendola basata su semplici presunzioni. I giudici hanno invece confermato che la pericolosità è attuale e concreta. Infatti, dopo la scarcerazione, l'uomo ha continuato a frequentare esponenti della criminalità organizzata e a pianificare traffici illeciti, violando persino i precedenti obblighi di soggiorno. La Suprema Corte ha ribadito che il legame con la mafia si presume persistente in assenza di prove di un effettivo recesso. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Espulsione dello straniero: il patteggiamento non la evita
Un cittadino straniero, condannato tramite patteggiamento a due anni e sei mesi di reclusione per spaccio di droga e furto di energia elettrica, non era stato destinatario di alcuna valutazione circa l'espulsione dello straniero dal territorio nazionale. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione lamentando l'omessa pronuncia sulla misura di sicurezza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che nel patteggiamento allargato (pena superiore a due anni) il giudice ha l'obbligo di valutare in concreto la pericolosità sociale del condannato per decidere sull'applicazione della misura di sicurezza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente a questo aspetto, rinviando il caso al Tribunale per una nuova decisione.
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Pericolosità sociale: condanna passata non basta per la misura
Il Tribunale di Sorveglianza aveva confermato la misura della libertà vigilata per un anno nei confronti di un uomo condannato per associazione mafiosa. Il condannato ha fatto ricorso, lamentando che la sua pericolosità sociale fosse stata considerata attuale in modo automatico, basandosi solo sulla gravità del reato passato risalente al 2013 e ignorando la sua buona condotta in carcere e un possibile errore di persona. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice non può presumere l'attualità del pericolo. Anche per reati gravi, occorre una valutazione concreta del comportamento recente del soggetto e del suo effettivo distacco dalle logiche criminali. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Misure di prevenzione personali: carcere e pericolo attuale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per violazione delle norme antiriciclaggio e delle prescrizioni relative alle misure di prevenzione personali. L'imputato lamentava la mancata verifica della sua pericolosità sociale attuale, sostenendo che lo stato di detenzione precedente avesse sospeso l'efficacia della misura. La Suprema Corte ha chiarito che la contemporanea sottoposizione a misure cautelari non cancella la presunzione di pericolosità. Inoltre, i giudici hanno ritenuto corretto il diniego delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva, confermando la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Espulsione dello straniero: obbligatoria la verifica del giudice
Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza di patteggiamento con cui il Giudice per le indagini preliminari ha condannato Il Cittadino Straniero a quattro anni di reclusione per reati di droga, omettendo però di disporre l'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per i reati in materia di stupefacenti l'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione è obbligatoria, a condizione che il giudice accerti in concreto la pericolosità sociale del condannato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla mancata decisione sulla misura di sicurezza, rinviando gli atti al giudice di merito per effettuare questa specifica valutazione.
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Misura di sicurezza dell’espulsione: no al ricorso diretto
Il Tribunale ha condannato Lo Straniero per spaccio di marijuana. Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza lamentando la mancata applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio dello Stato. La Corte di Cassazione ha stabilito che le impugnazioni riguardanti esclusivamente le misure di sicurezza devono essere decise dal Tribunale di Sorveglianza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha riqualificato il ricorso in appello e ha trasmesso gli atti al Tribunale di Sorveglianza competente. I giudici hanno chiarito che la misura di sicurezza dell'espulsione è facoltativa e richiede una specifica valutazione della pericolosità sociale del soggetto, non potendo quindi essere contestata direttamente in Cassazione per violazione di legge.
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Valutazione della recidiva: i vecchi reati pesano ancora
Il caso riguarda un imputato condannato per spaccio di lieve entità. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva, sostenendo che i precedenti penali fossero troppo vecchi per dimostrare una reale pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la valutazione della recidiva effettuata dalla Corte d'appello era corretta e ben motivata, avendo valorizzato tre precedenti penali specifici. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata: tra elenco formale e reale pericolosità
L'Imputato, condannato per il tentato omicidio di due poliziotti investiti ad alta velocità, ha impugnato l'applicazione della recidiva reiterata. La difesa sosteneva che i giudici di merito avessero semplicemente elencato i precedenti penali senza motivare l'effettiva pericolosità sociale del soggetto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la recidiva reiterata è stata correttamente applicata. I giudici hanno evidenziato la gravità del nuovo reato e la storia criminale dell'uomo (rapine e lesioni), elementi che dimostrano una spiccata pericolosità e una maggiore colpevolezza, giustificando così l'aumento di pena.
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Revoca della libertà vigilata: fuggire all’estero non basta
Il caso riguarda la richiesta di revoca della libertà vigilata presentata da un condannato per associazione mafiosa e lesioni personali. Dopo aver scontato la pena detentiva, l'uomo si era trasferito in Germania, avviando un'attività lavorativa e una relazione affettiva. Sulla base di questo allontanamento volontario, egli sosteneva fosse venuta meno la sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha invece confermato il rigetto della richiesta. I giudici hanno evidenziato che il trasferimento all'estero ha costituito una deliberata sottrazione alla misura di sicurezza, senza che vi sia stato un reale distacco dagli ambienti criminali d'origine o una revisione critica del proprio passato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la misura e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Revoca della detenzione domiciliare: truffa e ritorno in cella
Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca della detenzione domiciliare nei confronti di un condannato. Durante il periodo di espiazione della pena presso la propria abitazione, le Forze dell'Ordine hanno accertato l'accredito sul suo conto corrente di somme provenienti da una truffa informatica. Il condannato presentava inoltre precedenti specifici per reati analoghi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando che la commissione di nuovi illeciti durante la misura alternativa dimostra una persistente pericolosità sociale e l'inidoneità del beneficio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Misure di prevenzione: l’assoluzione non ferma la confisca
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione delle misure di prevenzione personali e patrimoniali nei confronti di un uomo e della moglie. I giudici hanno stabilito che, ai fini della valutazione della pericolosità sociale, il giudice della prevenzione può autonomamente considerare fatti storici emersi in procedimenti penali conclusi con l'assoluzione, purché non coperti da un giudicato definitivo di esclusione del fatto. Inoltre, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della moglie per mancanza di procura speciale del difensore e quello del marito per carenza di interesse sulla proprietà della moglie. Infine, è stata confermata la confisca per equivalente di un assegno, a prescindere dalla provenienza lecita del denaro. I ricorsi sono stati rigettati.
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