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Perdita Di Chance

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393 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Nomina dirigenti PA: legali vs manageriali
Una legale di un'azienda sanitaria pubblica ha contestato la nomina di un collega a direttore dell'ufficio legale, sostenendo che la sua maggiore esperienza forense dovesse essere decisiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che nella nomina dirigenti PA l'amministrazione può legittimamente dare priorità alle competenze manageriali, specialmente per ruoli con responsabilità di budget e programmazione, senza che tale scelta sia di per sé illegittima.
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Responsabilità medica: il danno da perdita anticipata
In un caso di diagnosi tardiva di cancro, la Corte d'Appello ridefinisce il danno subito non come 'perdita di chance', ma come 'danno da perdita anticipata della vita'. La sentenza analizza la responsabilità medica, attribuendola in via esclusiva al ginecologo per l'omissione di controlli e escludendo quella della struttura ospedaliera. Il risarcimento viene ricalcolato proporzionalmente agli anni di vita che la paziente ha perso a causa del ritardo diagnostico, stabilendo un importante principio sulla quantificazione del danno.
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Risoluzione contratto dirigente per legge regionale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della risoluzione anticipata del contratto di un direttore generale di un'azienda sanitaria, avvenuta a seguito di una legge regionale di riorganizzazione. La Corte ha stabilito che tale evento costituisce un'impossibilità sopravvenuta della prestazione, escludendo il diritto al risarcimento. Anche la richiesta per la perdita di chance relativa alla retribuzione di risultato è stata respinta per mancanza di prove specifiche. La decisione chiarisce che la risoluzione contratto dirigente in questo contesto non è illegittima.
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Perdita di chance: prova del danno e oneri per il consumatore
Un consumatore ha citato in giudizio una società energetica per la mancata emissione di fatture periodiche, sostenendo di aver subito un danno da perdita di chance per non aver potuto valutare offerte più convenienti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che per ottenere un risarcimento per perdita di chance non basta un'allegazione generica, ma è necessario dimostrare una possibilità concreta e apprezzabile di ottenere un vantaggio, fornendo elementi specifici che in questo caso mancavano.
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Obblighi di buona fede: la trasparenza è d’obbligo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azienda viola gli obblighi di buona fede se non adotta criteri trasparenti nella selezione del personale per la trasformazione di contratti da part-time a full-time. Tale omissione costituisce un inadempimento che giustifica un risarcimento per perdita di chance ai lavoratori esclusi, anche in assenza di previsioni specifiche nell'accordo sindacale di riferimento. La mancanza di trasparenza, infatti, impedisce ai dipendenti di verificare la correttezza delle scelte aziendali e integra di per sé la violazione del dovere di lealtà contrattuale.
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Perdita di chance: come si calcola il risarcimento?
Un'azienda subisce un inadempimento contrattuale e perde un'importante commessa. La Cassazione interviene sul calcolo del danno da perdita di chance, annullando la decisione della Corte d'Appello perché la quantificazione equitativa del danno era arbitraria e priva di motivazione, stabilendo che deve basarsi su criteri logici e verificabili.
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Incarico discrezionale: risarcimento se la PA ignora la graduatoria
Un candidato, secondo in una graduatoria per un incarico dirigenziale, si è visto negare l'assunzione dopo la rinuncia del primo classificato. L'ente pubblico ha preferito non scorrere la graduatoria. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha riconosciuto l'importanza della questione: un incarico discrezionale può essere vincolato da una procedura di selezione auto-imposta? A causa della mancanza di precedenti, la Corte ha rinviato la decisione a una pubblica udienza per stabilire un principio di diritto.
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Ricorso inammissibile: oneri di specificazione
Un dipendente pubblico ha agito in giudizio per ottenere un'ulteriore progressione economica dopo aver già ottenuto una riclassificazione. La Corte d'Appello ha respinto la sua domanda e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La causa della decisione risiede nel mancato rispetto da parte del ricorrente del principio di autosufficienza, non avendo specificato né allegato adeguatamente gli atti processuali necessari a sostenere le proprie censure, rendendo impossibile per la Corte Suprema esaminare il merito delle questioni sollevate.
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Perdita di chance: i criteri per il risarcimento
Un dirigente ha citato in giudizio un'Amministrazione Pubblica per essere stato escluso da una selezione per un ruolo superiore, chiedendo un risarcimento per perdita di chance. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello, specificando che per ottenere un risarcimento, il dirigente deve dimostrare una probabilità molto alta, quasi una certezza, di aver vinto la selezione, e non solo l'illegittimità della sua esclusione. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Compenso variabile: no se P.A. non fissa obiettivi
Un commissario straordinario ha richiesto il pagamento di un compenso variabile legato al raggiungimento di obiettivi. Tuttavia, la Pubblica Amministrazione non ha mai definito tali obiettivi. La Corte di Cassazione ha stabilito che la fissazione degli obiettivi rientra nel potere discrezionale dell'Amministrazione e non costituisce un obbligo. Di conseguenza, in assenza di obiettivi predeterminati, non sorge il diritto al compenso variabile né a un risarcimento per perdita di chance, respingendo il ricorso del commissario.
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Perdita di chance: onere della prova e risarcimento
Un dirigente ha citato in giudizio un'amministrazione pubblica per danni derivanti da perdita di chance, sostenendo che le procedure di selezione per incarichi dirigenziali erano illegittime. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che per ottenere un risarcimento non è sufficiente dimostrare l'irregolarità della procedura, ma è indispensabile provare un nesso di causalità e una concreta probabilità di successo che è andata perduta a causa di tale irregolarità.
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Risarcimento danni: incarico dirigenziale illegittimo
Una dipendente pubblica ha ottenuto il risarcimento danni per il mancato conferimento di un incarico dirigenziale. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche se la procedura si basava su una legge poi dichiarata incostituzionale, il danno era derivato dalla violazione dei principi di correttezza e buona fede da parte dell'Amministrazione, che non aveva effettuato una reale valutazione comparativa tra i candidati. La condotta illegittima dell'ente pubblico fonda autonomamente il diritto al risarcimento.
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Avviamento categorie protette: la prova di idoneità
Un lavoratore iscritto alle categorie protette, primo in graduatoria per un posto in un ente comunale, è stato giudicato non idoneo dopo un colloquio. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, chiarendo che nell'avviamento categorie protette, la prova di idoneità non deve essere necessariamente un test pratico-manuale. Un colloquio è sufficiente per verificare le capacità del candidato, specialmente per mansioni concettuali, e il diritto all'assunzione sorge solo dopo il superamento di tale prova.
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Prova idoneità categorie protette: il colloquio basta
Un candidato appartenente alle categorie protette ha impugnato la sua esclusione da una selezione pubblica, avvenuta a seguito di un colloquio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che un colloquio costituisce una valida prova idoneità categorie protette quando è finalizzato a valutare le capacità pratiche e relazionali richieste dalla mansione, rendendo superflua un'ulteriore prova manuale in caso di esito negativo.
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Demansionamento dirigente pubblico: quando è risarcibile?
Un dirigente pubblico, a seguito di una riorganizzazione, veniva assegnato a un incarico di livello inferiore. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha stabilito che il demansionamento del dirigente pubblico non comporta un risarcimento automatico. È necessario che il dirigente dimostri una specifica violazione, da parte dell'amministrazione, dei principi di correttezza e buona fede nella procedura di conferimento degli incarichi, che abbia causato un danno concreto come la perdita di chance.
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Rinnovo contratto a termine: nessun diritto automatico
Una dottoressa con contratto a termine ha citato in giudizio un'azienda sanitaria pubblica per non aver rinnovato il suo contratto per la stessa durata dei suoi colleghi. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, chiarendo che non esiste un diritto automatico al rinnovo del contratto a termine nel pubblico impiego. La decisione di rinnovare è un potere discrezionale dell'amministrazione e la lavoratrice non poteva chiedere un risarcimento per perdita di chance in quanto priva di un'aspettativa giuridicamente tutelata.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo rigetta
Una professionista sanitaria ha citato in giudizio l'azienda sanitaria per ottenere differenze retributive, avendo svolto per anni mansioni superiori senza un formale incarico. Dopo un parziale accoglimento in appello, ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di specificità dei motivi. L'ordinanza sottolinea che non è possibile chiedere alla Cassazione una nuova valutazione delle prove e che i motivi di ricorso devono essere autosufficienti, indicando con precisione gli atti e i documenti a sostegno delle proprie tesi.
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Perdita di chance: PA condannata per scelta immotivata
Un Ente Locale è stato condannato a risarcire un dipendente per la perdita di chance di ottenere una posizione organizzativa. La Cassazione ha confermato che la scelta del candidato deve essere motivata e basata su una valutazione comparativa, non integrabile in giudizio.
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Onere probatorio e perdita di chance: guida pratica
Un funzionario pubblico ha impugnato una procedura di selezione interna, lamentando irregolarità e chiedendo un risarcimento per la perdita di chance. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che il ricorrente non ha adempiuto al suo onere probatorio. Non è sufficiente denunciare vizi procedurali, ma è necessario dimostrare, tramite un'analisi comparativa, di avere avuto concrete probabilità di ottenere l'incarico rispetto ai candidati vincitori.
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Perdita di chance: come provare il danno risarcibile?
Un dirigente pubblico ha citato in giudizio un'amministrazione regionale per non essere stato selezionato per incarichi dirigenziali, lamentando procedure illegittime. La Corte d'Appello aveva riconosciuto un risarcimento per la perdita di chance, calcolandolo sulla base di una probabilità di successo pari a quella degli altri candidati. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il risarcimento per perdita di chance non è automatico. Il lavoratore deve dimostrare una 'elevata probabilità, prossima alla certezza' di ottenere il risultato sperato, non essendo sufficiente provare la mera illegittimità della procedura o una generica possibilità di successo.
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