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Perdita Di Chance

393 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un tipo di danno risarcibile che consiste nella perdita della possibilità concreta e apprezzabile di conseguire un risultato utile o di evitare un pregiudizio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Mancata Promozione e Tassazione Risarcimento Perdita di Reddito: la Cassazione
Un Lavoratore, escluso da un concorso dirigenziale, ha ottenuto dai giudici amministrativi il risarcimento per il danno subito, inclusa la differenza retributiva e un danno non patrimoniale. L'Agenzia delle Entrate ha recuperato l'IRPEF su tali somme. La Commissione Tributaria Regionale ha ritenuto le somme non tassabili come danno emergente. La Cassazione, invece, ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che le somme risarcitorie che reintegrano una perdita di reddito (lucro cessante) sono soggette a tassazione. La sentenza ha chiarito i principi sulla Tassazione risarcimento perdita di reddito, rinviando il caso per una nuova valutazione che distingua tra le diverse tipologie di danno risarcito.
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Risarcimento Danni: Lucro Cessante Tassabile, Danno Emergente No
Un lavoratore, escluso ingiustamente da un concorso per la dirigenza, otteneva un risarcimento danni dall'ente. L'ente applicava la `tassazione risarcimento danni` (IRPEF) sulle somme erogate. Il lavoratore chiedeva il rimborso, sostenendo che le somme fossero danno emergente e non reddito. La Commissione Tributaria Regionale stabiliva che il danno patrimoniale (lucro cessante) era tassabile, mentre il danno esistenziale (danno emergente) no. La Cassazione ha confermato che le somme risarcitorie che sostituiscono redditi persi (lucro cessante) sono soggette a tassazione, anche se derivanti da `perdita di chance` se quantificate in base a redditi non percepiti. Le somme che riparano un pregiudizio diverso, come il danno morale o esistenziale (danno emergente), non sono tassabili. Il ricorso del lavoratore è stato respinto.
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Ritardo Consegna Plico: La Cassazione ridefinisce la Responsabilità del Vettore
L'Ente Pubblico ha affidato a uno Spedizioniere il recapito di un plico per una gara d'appalto, avvalendosi di un Vettore. Il plico è arrivato in ritardo di 13 minuti, causando l'esclusione dell'Ente dalla gara. L'Ente ha chiesto il risarcimento per danno emergente e perdita di chance. La Corte d'Appello aveva condannato il Vettore per responsabilità extracontrattuale, escludendo quella contrattuale dello Spedizioniere. La Cassazione ha cassato la sentenza. Ha ritenuto che la motivazione sulla responsabilità extracontrattuale del Vettore fosse insufficiente e che il contratto con lo Spedizioniere dovesse qualificarsi come "spedizione-trasporto", implicando la sua responsabilità contrattuale. La Suprema Corte ha così rinviato la causa per un nuovo esame della Responsabilità del vettore e dello spedizioniere.
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Indennità di posizione organizzativa: mansioni senza nomina
Due dipendenti universitari in servizio presso un'azienda ospedaliera hanno chiesto il riconoscimento economico per l'attività di elevata responsabilità svolta, pretendendo l'indennità di posizione organizzativa o il risarcimento del danno per mancata attribuzione dell'incarico. I giudici hanno respinto ogni richiesta. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'istituzione e il conferimento di questi incarichi spettano esclusivamente alla discrezionalità dell'azienda sanitaria. Lo svolgimento di compiti analoghi non attribuisce automaticamente alcun compenso aggiuntivo se manca un atto formale di istituzione della posizione e una regolare nomina.
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Revoca bando pubblico: l’interesse personale non giustifica il danno al lavoratore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Comune per la revoca illegittima di un bando pubblico per l'assunzione di un carpentiere. L'Ente aveva annullato la procedura, adducendo generiche ragioni finanziarie, ma la vera causa era l'ostilità di un dirigente verso il Lavoratore, primo in graduatoria. La Suprema Corte ha ribadito che la revoca bando pubblico è legittima solo per superiori interessi pubblici, non per motivi personali. Al Lavoratore spetta il risarcimento per la perdita di chance di essere assunto.
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Indennità negata: ok al risarcimento del danno per inadempimento
Un dirigente medico ha avviato una causa per ottenere il pagamento dell'indennità di posizione variabile. Il tribunale ha respinto la richiesta perché l'ente sanitario non aveva predisposto la graduazione delle funzioni, presupposto necessario per calcolare l'importo. Successivamente, il professionista ha promosso una nuova causa chiedendo il risarcimento del danno per inadempimento del datore di lavoro, responsabile di non aver effettuato tale valutazione e di aver causato una perdita di chance economica. La Corte d'Appello ha bloccato la domanda ritenendola coperta dal precedente giudicato. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione: l'azione per ottenere il compenso e l'azione risarcitoria per mancata graduazione sono autonome e distinte per fatti costitutivi e finalità. Di conseguenza, il rigetto del pagamento diretto non impedisce al lavoratore di agire per i danni.
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Inadempimento del mandatario senza danno: niente risarcimento
Un'impresa esecutrice agisce contro la società capogruppo mandataria per ottenere il risarcimento del danno subito a seguito dei lavori di consolidamento di un ponte. La capogruppo aveva omesso di trasmettere alla committente la contestazione formale sui difetti dei giunti. L'attrice lamenta l'inadempimento del mandatario e richiede il ristoro economico automatico per la perdita subita. La Corte di Cassazione respinge integralmente le pretese della ricorrente e conferma la decisione d'appello. I giudici stabiliscono che l'inadempimento del mandatario non produce un danno automatico se la contestazione omessa era comunque tardiva o del tutto infondata nel merito. Senza una concreta possibilità di successo della richiesta verso la committente, la violazione dell'incarico non genera alcun danno-conseguenza risarcibile. L'attrice subisce la condanna al pagamento delle spese processuali.
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Selezione pubblica OSS: la prova scritta è legittima, non illecita
Due lavoratrici hanno contestato una selezione pubblica per operatori socio-sanitari, ritenendo illegittima la prova scritta. Sostenevano che l'Art. 27 del D.P.R. n. 487/1994 richiedesse prove pratiche o sperimentazioni lavorative. Dopo un iniziale rigetto del Tribunale, la Corte d'Appello ha accolto il ricorso, riconoscendo un risarcimento per perdita di chance. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che l'istituto non ha violato la legge, poiché la prova scritta, sebbene attitudinale, era compatibile con il profilo professionale richiesto e con le normative che prevedono esami sia teorici che pratici per l'ottenimento della qualifica di operatore socio-sanitario.
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Riconoscimento della qualifica superiore: assunzioni e limiti
Una lavoratrice ha fatto causa alla propria azienda chiedendo il riconoscimento della qualifica superiore. La dipendente lamentava che il datore di lavoro aveva assunto personale esterno senza verificare prima la possibilità di promuovere i lavoratori già in servizio, violando il contratto collettivo nazionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della dipendente. I giudici hanno chiarito che l'obbligo aziendale di valutare il personale interno prima di assumere esterni tutela la collettività dei lavoratori e il sindacato, ma non attribuisce un diritto individuale alla promozione automatica al singolo dipendente. Di conseguenza, la lavoratrice non ottiene il passaggio di livello e deve restituire le somme economiche provvisoriamente ottenute nei gradi precedenti del giudizio.
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Progressione Economica: Non è Automatica nel Pubblico Impiego
Sei lavoratrici pubbliche hanno chiesto il riconoscimento di una maggiore progressione economica (posizioni D3 e D4) dopo essere state inquadrate nella categoria D2 da un precedente giudicato. La Corte d'Appello ha respinto la loro domanda, sostenendo che la progressione economica non è automatica. Richiede una valutazione specifica e la partecipazione a selezioni. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che il diritto alla progressione economica non deriva da un inquadramento superiore riconosciuto in via giudiziale, ma da procedure selettive. La richiesta di risarcimento per perdita di chance è stata dichiarata inammissibile per mancanza di specificità. Le lavoratrici hanno perso la causa.
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Incarichi dirigenziali pubblici: risarcimento per nomine viziate
Una dipendente pubblica di livello dirigenziale ha citato in giudizio l'Ente regionale datore di lavoro per essere stata esclusa dalla nomina al vertice amministrativo dell'ente. L'incarico era stato attribuito a un altro collega privo del diploma di laurea prescritto, senza alcuna selezione comparativa dei profili. La lavoratrice ha richiesto il risarcimento del danno per perdita di chance. I giudici di merito avevano respinto la domanda qualificando la nomina come atto politico discrezionale basato su una scelta fiduciaria insindacabile. La Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni precedenti. Il conferimento di incarichi dirigenziali pubblici costituisce un atto di natura tecnica e gestionale regolato dai principi di correttezza, buona fede, trasparenza e imparzialità. La mancata comparazione motivata tra i candidati integra un inadempimento contrattuale della Pubblica Amministrazione che giustifica la tutela risarcitoria del candidato escluso.
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Danno da Demansionamento: Allegazioni Generiche Costano il Risarcimento
Un Lavoratore, trasferito illegittimamente a mansioni inferiori da un Ente Pubblico, ha chiesto il risarcimento per il danno da demansionamento e la perdita di chance. Il Tribunale aveva riconosciuto il danno, ma la Corte d'Appello ha respinto la richiesta risarcitoria. Ha ritenuto le allegazioni del Lavoratore troppo generiche, non specificando le capacità perdute o gli effetti del demansionamento sulla sua vita. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il danno da perdita di chance richiede allegazioni specifiche che dimostrino una probabilità concreta, non ipotetica, di ottenere un vantaggio.
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Trasferimento illegittimo: Cassazione nega risarcimento danno per mancata prova
Un Lavoratore ha chiesto il risarcimento danno da trasferimento illegittimo e per perdita di chance, a seguito di un trasferimento ritenuto illegittimo dall'Agenzia delle Entrate. La Corte d'Appello aveva ridotto il risarcimento, escludendo il danno da perdita di chance e il danno biologico per mancanza di prove. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Lavoratore, confermando che non aveva provato il nesso causale tra il trasferimento e la mancata progressione di carriera o il danno esistenziale, imputando la mancata partecipazione a concorsi a un procedimento penale pendente.
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Senza nomina niente indennità di posizione organizzativa
Alcuni dipendenti universitari in servizio presso una struttura sanitaria hanno richiesto l'indennità di posizione organizzativa, sostenendo di aver svolto compiti di elevata responsabilità analoghi a quelli previsti dal contratto collettivo. In subordine, i lavoratori hanno domandato il risarcimento per la mancata conclusione dell'iter di assegnazione. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi dei dipendenti. I giudici hanno chiarito che l'istituzione e l'assegnazione di tali ruoli rientrano nella piena discrezionalità organizzativa dell'amministrazione. Il semplice svolgimento di fatto di compiti complessi non genera alcun diritto economico automatico senza un formale provvedimento di nomina. Di conseguenza, l'azienda sanitaria non ha commesso alcun inadempimento contrattuale e i lavoratori non hanno diritto ad alcun compenso aggiuntivo né a risarcimenti.
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Procedura Selettiva Pubblica: Ricorso Respinto, Spese al Lavoratore
Un Lavoratore ha contestato la legittimità di una procedura selettiva pubblica per un incarico dirigenziale presso un'Agenzia, sostenendo la mancanza di motivazione comparativa dei candidati e l'assenza di trascrizione dei colloqui. Ha anche chiesto il risarcimento per la perdita di chance. I giudici di merito hanno respinto le sue domande. La Corte di Cassazione, esaminando il ricorso, ha confermato le decisioni precedenti, affermando che il Lavoratore non ha fornito prove sufficienti delle sue contestazioni. La Corte ha quindi respinto il ricorso del Lavoratore, condannandolo al pagamento delle spese legali a favore dell'Agenzia.
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Mancato Conferimento Incarichi Dirigenziali: Danno o Nullità?
Una Lavoratrice, dirigente presso un Ministero, ha contestato il mancato conferimento incarichi dirigenziali, sostenendo di essere stata illegittimamente esclusa da diverse posizioni. I giudici di merito hanno respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione ha confermato che il conferimento incarichi dirigenziali da parte della Pubblica Amministrazione è un atto di natura negoziale, soggetto ai principi di correttezza e buona fede. La violazione di tali principi, come la mancanza di adeguata motivazione o criteri di selezione, configura un inadempimento contrattuale che può generare un risarcimento per perdita di chance. Tuttavia, non comporta la nullità dell'incarico. La Lavoratrice non ha fornito la prova di una significativa probabilità di ottenere l'incarico, e per questo il suo ricorso è stato rigettato.
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Progressione di carriera dei dipendenti: risarcimento negato
Un gruppo di lavoratori pubblici ha citato in giudizio il Ministero datore di lavoro per ottenere il risarcimento dei danni. I dipendenti contestavano l'interruzione delle procedure di riqualificazione previste dagli accordi collettivi, lamentando una perdita di opportunità professionali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno stabilito che la progressione di carriera dei dipendenti regolata dai contratti collettivi ha carattere programmatico. L'amministrazione non ha l'obbligo vincolante di concludere le selezioni, ma deve valutare le risorse fisiche ed economiche disponibili. L'interruzione delle selezioni a seguito di decisioni giudiziarie di annullamento non costituisce inadempimento. Pertanto, ai lavoratori non spetta alcun risarcimento per il mancato avanzamento.
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Progressioni economiche orizzontali: nessun automatismo
Una lavoratrice ha ottenuto con effetto retroattivo l'inquadramento nella categoria superiore presso un ente pubblico locale. Successivamente, la dipendente ha richiesto il riconoscimento economico degli scatti interni e le relative differenze retributive, lamentando in subordine il danno da perdita di chance. L'amministrazione comunale ha negato i benefici economici. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto delle domande della dipendente. I giudici hanno stabilito che le progressioni economiche orizzontali mantengono natura selettiva e non automatica. Inoltre, le valutazioni positive ottenute nella qualifica inferiore non possono essere applicate alla categoria superiore, poiché le mansioni e l'oggetto della valutazione risultano differenti.
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Risarcimento danno contratto a termine: serve la prova del danno
Un'infermiera veniva precettata tramite un'ordinanza comunale urgente per prestare servizio presso una casa di riposo pubblica. A seguito della revoca anticipata del provvedimento, la lavoratrice richiedeva il risarcimento dei danni per l'illegittima interruzione del rapporto a tempo determinato. La Corte d'Appello le riconosceva un indennizzo presunto, applicando le tutele previste per gli abusi da reiterazione contrattuale. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e chiarisce che per ottenere il risarcimento danno contratto a termine in presenza di un unico contratto non esiste alcuna presunzione automatica. Il lavoratore deve provare concretamente il pregiudizio economico subito. Non avendo la lavoratrice fornito alcuna prova del danno effettivo, la domanda risarcitoria viene interamente rigettata e l'ente pubblico non deve versare alcuna somma.
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Errore in graduatoria e Perdita di chance: Cassazione rigetta ricorso
Una docente ha chiesto il risarcimento per la perdita di chance di essere assunta prima, a causa di un errato inserimento nelle graduatorie. La Corte d'Appello aveva escluso il risarcimento, ritenendo che la perdita di chance non fosse automatica e richiedesse una prova rigorosa. La docente doveva dimostrare che, anche con l'inserimento corretto di tutti gli aventi diritto, avrebbe comunque ottenuto il posto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso della docente inammissibile, confermando che l'onere della prova non era stato soddisfatto. La perdita di chance richiede una dimostrazione certa del nesso causale tra l'errore e il mancato vantaggio.
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