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Perdita Di Chance

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393 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Responsabilità Avvocato: Scelta Perdente non è Colpa | Cassazione
Un cliente cita in giudizio il proprio legale per aver scelto una strategia di recupero crediti rivelatasi inefficace. La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità professionale dell'avvocato, stabilendo un principio fondamentale: la scelta di una linea difensiva, anche se non porta al successo, non costituisce colpa se risulta adeguata e ponderata al momento della decisione (valutazione 'ex ante'). Nel caso specifico, le alternative proposte dal cliente (come l'esecuzione del contratto preliminare) erano impraticabili a causa di pesanti ipoteche sull'immobile. La Corte ha quindi confermato che l'avvocato aveva agito con la dovuta diligenza, rigettando la richiesta di risarcimento del cliente.
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Progetto eolico: Comune perde causa milionaria per onere della prova
Un Comune ha citato in giudizio un'Azienda Energetica per un presunto inadempimento contrattuale. L'accordo prevedeva la progettazione gratuita di tre aerogeneratori da parte dell'Azienda, ma il Comune lamentava la mancata consegna del progetto, chiedendo un risarcimento milionario per i mancati guadagni. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che il Comune non ha rispettato l'onere della prova del danno. L'ente pubblico, infatti, ha confuso il danno derivante dalla mancata progettazione (il costo per affidarla ad altri) con quello, non risarcibile in questo caso, derivante dalla mancata realizzazione dell'impianto, che era un suo compito. L'inerzia del Comune ha inoltre interrotto il nesso causale, portando alla sua totale sconfitta.
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Perdita di Chance: Vince ma non Incassa per un Errore in Appello
Un candidato, secondo in una selezione per un incarico dirigenziale, contesta la nomina del vincitore, ottenendo ragione in appello. I giudici gli riconoscono un risarcimento per perdita di chance, ritenendo probabile la sua vittoria se la selezione fosse stata regolare. Tuttavia, la Corte di Cassazione ribalta la decisione. Il candidato, pur avendo vinto la causa principale in primo grado, non aveva riproposto specificamente la sua richiesta subordinata di risarcimento in appello. Questo errore procedurale è stato fatale: la Cassazione ha annullato la condanna al risarcimento, stabilendo che la domanda, non essendo stata riproposta, doveva considerarsi abbandonata. L'azienda vince, il candidato perde il risarcimento.
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Diniego di distacco illegittimo: Comune condannato per chance persa
Un Agente di Polizia Locale si vede negare dal proprio Comune il distacco presso un'Unione Montana, dove avrebbe ricoperto un ruolo di maggiore responsabilità. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diniego di distacco illegittimo, perché privo di una valida motivazione, viola i doveri di buona fede e correttezza del datore di lavoro. Tale condotta ha causato al lavoratore un danno da 'perdita di chance', ovvero la perdita della concreta opportunità di crescita professionale ed economica. Per questo motivo, il Comune è stato condannato a risarcire il dipendente. La Corte ha quindi rigettato il ricorso dell'ente, confermando la sua responsabilità.
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Medico escluso contesta selezione: la Cassazione nega la perdita di chance
Un medico fa ricorso per essere stato escluso dalla terna finale per un incarico da Primario, sostenendo che un requisito specifico, da lui posseduto, fosse un prerequisito obbligatorio ignorato dalla commissione. Chiedeva quindi un risarcimento per perdita di chance. La Corte di Cassazione ha respinto la sua domanda, stabilendo che il requisito in questione non era un criterio di esclusione, ma solo uno degli elementi descrittivi del profilo professionale ideale. La commissione ha legittimamente valutato i candidati nel loro complesso, considerando tutti i parametri. Di conseguenza, non è stata riconosciuta alcuna illegittimità nella procedura né il diritto al risarcimento per la presunta perdita di chance.
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Risarcimento danno da spoil system: il manager vince ma a metà
Un dirigente pubblico, rimosso anticipatamente dal suo incarico a causa di una legge sullo 'spoil system', ha chiesto il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante sul risarcimento danno da spoil system: il diritto al risarcimento non parte dal giorno della rimozione, ma dalla data in cui la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la legge che la permetteva. Questo perché l'Amministrazione non può essere considerata 'colpevole' per aver applicato una norma allora in vigore. Inoltre, la Corte ha negato il risarcimento per la retribuzione di risultato, poiché il dirigente non ha fornito prove concrete sulla probabilità di raggiungere gli obiettivi richiesti.
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Danno da perdita di chance: promozione annullata, risarcimento ok
Una lavoratrice, promossa a dirigente sulla base di un regolamento poi annullato, subisce la revoca della nomina. A causa di tale promozione illegittima, era stata costretta a rinunciare a un concorso per lo stesso ruolo. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto al risarcimento per il danno da perdita di chance. L'Ente Pubblico, con la sua condotta illecita, le ha impedito di partecipare al concorso, privandola di una concreta possibilità di successo. Il risarcimento è stato liquidato in via equitativa, quantificando la probabilità di vittoria nel 30% della differenza retributiva tra la qualifica di funzionario e quella di dirigente.
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Mansioni superiori: delega a ufficiale civile non dà paga extra
Un dipendente comunale, a cui erano state delegate le funzioni di ufficiale di stato civile, ha chiesto al Comune il pagamento di uno stipendio più alto, sostenendo di svolgere mansioni superiori pubblico impiego. Ha inoltre richiesto un risarcimento per la perdita di un'opportunità di promozione. La Corte di Cassazione ha respinto le sue richieste. I giudici hanno stabilito che la delega di funzioni da parte del Sindaco non equivale a una promozione o a un'assegnazione formale a un ruolo superiore. Tali compiti, pur essendo di responsabilità, non danno diritto a differenze di stipendio, ma possono essere compensati con un'indennità specifica, se prevista dal contratto collettivo. La richiesta di risarcimento per perdita di chance è stata giudicata inammissibile.
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Mancato conferimento posizione organizzativa: non è demansionamento
Una funzionaria di un Comune non viene riconfermata nel suo incarico di posizione organizzativa dopo un cambio di amministrazione. La lavoratrice fa causa, sostenendo di aver subito un demansionamento illegittimo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il mancato conferimento di una posizione organizzativa non costituisce demansionamento. L'ente pubblico esercita un potere discrezionale nella scelta dei responsabili e non è obbligato a seguire procedure comparative né a motivare la mancata riconferma. L'incarico è una facoltà del datore di lavoro, non un diritto del dipendente. La lavoratrice ha quindi perso la causa.
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Responsabilità avvocato: negligenza senza danno, niente risarcimento
Una società fa causa al proprio legale per non aver comunicato la notifica di una sentenza, impedendole così di fare appello. La Corte di Cassazione ha però respinto la richiesta di risarcimento. Il principio affermato è che la responsabilità professionale dell'avvocato per un'impugnazione mancata scatta solo se l'appello aveva concrete e ragionevoli probabilità di essere accolto. Nel caso specifico, i giudici hanno ritenuto che l'appello sarebbe stato comunque respinto. Di conseguenza, la negligenza del legale non ha causato un danno effettivo, perché la 'chance' persa dal cliente era, in realtà, inesistente. L'avvocato, pur negligente, vince la causa.
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Perdita di Chance in Appalti: Azienda Perde Causa contro Ente
Un'impresa appaltatrice ha chiesto a un ente pubblico il risarcimento del danno per la sospensione illegittima di alcuni lavori. Oltre ai costi diretti, l'azienda ha richiesto il risarcimento per la cosiddetta perdita di chance, sostenendo che l'inattività forzata le avesse impedito di aggiudicarsi altri appalti. La Corte di Cassazione ha respinto questa richiesta. Ha stabilito che la perdita di chance non può essere presunta solo perché un'impresa opera nel settore degli appalti pubblici. Per ottenere il risarcimento, l'azienda avrebbe dovuto fornire prove concrete e specifiche delle opportunità mancate, dimostrando un'elevata probabilità di successo. Di conseguenza, la domanda dell'impresa è stata rigettata.
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Perdita di chance: ente pubblico condannato senza confronto CV
Un dipendente di un ente pubblico ha agito in giudizio contro il datore di lavoro per essere stato escluso da una selezione per incarichi di maggiore responsabilità. La procedura si era conclusa senza una valutazione comparativa tra il suo curriculum e quello dei candidati scelti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'ente al risarcimento del danno da perdita di chance. I giudici hanno stabilito che il datore di lavoro pubblico, anche se con rapporto di impiego 'privatizzato', ha l'obbligo di agire secondo buona fede e correttezza. Questo impone di specificare i criteri di selezione e di motivare la scelta attraverso un confronto trasparente tra tutti gli aspiranti, non essendo sufficiente motivare solo le qualità dei vincitori.
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Mobilità Pubblico Impiego: Unico Candidato ma Trasferimento Negato
Un dipendente pubblico, unico candidato a una procedura di trasferimento, si è visto negare il passaggio dopo la valutazione professionale. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mobilità nel pubblico impiego non è un diritto automatico, ma una cessione del contratto che richiede il consenso dell'amministrazione di destinazione. Quest'ultima ha il pieno diritto di verificare le competenze del candidato attraverso un colloquio e di negare il trasferimento se non le ritiene adeguate. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento danni del lavoratore per la presunta perdita di opportunità è stata respinta, confermando la legittimità dell'operato dell'Azienda Sanitaria.
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Lavoratore reintegrato: sì a bonus e aumenti nati durante l’assenza
Un lavoratore, licenziato e poi reintegrato dal giudice, ha chiesto all'azienda il pagamento di aumenti e premi aziendali introdotti durante la sua assenza forzata. L'azienda si è opposta, sostenendo che la precedente sentenza sul licenziamento avesse già definito ogni questione economica. La Corte di Cassazione ha dato ragione al lavoratore. Ha stabilito che la precedente decisione non impedisce di chiedere diritti sorti successivamente, basati su nuovi accordi aziendali. La corretta retribuzione del lavoratore reintegrato deve includere anche questi nuovi elementi, poiché non potevano essere richiesti nella causa originaria. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione e ha ordinato un nuovo processo.
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Danno da demansionamento: risarcimento anche senza poteri formali
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per danno da demansionamento di una dipendente pubblica. L'Ente datore di lavoro le aveva assegnato compiti privi del 'significativo grado di complessità' richiesto dalla sua categoria contrattuale (Categoria D). I giudici hanno chiarito che la qualifica superiore non dipende dall'esercizio di poteri formali, ma dalla complessità e discrezionalità tecnica delle attività svolte. Il danno non è stato considerato automatico, ma provato attraverso presunzioni basate su fatti concreti come la lunga durata del demansionamento e la sua notorietà nell'ambiente di lavoro. L'Ente Pubblico ha perso la causa e la condanna al risarcimento è diventata definitiva.
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Risarcimento Lavoro Pubblico: Tassato o Esente? La Cassazione Decide
Una lavoratrice del settore pubblico ottiene un risarcimento per l'illegittima successione di contratti a termine. L'Amministrazione Finanziaria tassa tale somma, considerandola un reddito. La Corte di Cassazione, però, stabilisce un principio chiave sulla tassazione del risarcimento danno nel pubblico impiego. La somma non ha natura di reddito sostitutivo (lucro cessante), ma serve a compensare la 'perdita di chance' di trovare un'occupazione migliore (danno emergente). Di conseguenza, l'importo non è soggetto a tassazione IRPEF. La lavoratrice vince la causa e ha diritto al rimborso delle tasse versate.
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Conferimento incarico dirigenziale senza gara: basta l’idoneità
Una dirigente sanitaria si oppone al conferimento di un incarico dirigenziale a un collega, avvenuto senza alcuna procedura di selezione. La sua richiesta di ripetere la selezione viene respinta in appello perché non aveva provato di avere concrete possibilità di vincere. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale: in caso di totale assenza di una gara, per contestare il conferimento dell'incarico dirigenziale è sufficiente dimostrare di possedere i titoli per partecipare, non di avere la certezza di vincere. La prova della 'chance' si attenua, e il diritto alla corretta procedura prevale. La causa torna in Appello per una nuova valutazione.
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Perdita di Chance: Risarcimento Tassabile? La Cassazione Dice No
Un lavoratore aveva ricevuto un risarcimento dal suo datore di lavoro per la mancata attivazione di un corso di pilotaggio che gli avrebbe permesso un avanzamento di carriera. L'Agenzia delle Entrate riteneva questa somma tassabile, ma la Corte di Cassazione ha stabilito il contrario. La sentenza chiarisce che la tassazione del risarcimento per perdita di chance non è dovuta. Tale somma, infatti, non sostituisce un reddito mancato (lucro cessante), ma compensa la perdita di un'opportunità concreta (danno emergente). Di conseguenza, il risarcimento è esente da imposte e il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato respinto.
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Abuso di posizione dominante: esclusiva in aeroporto, ma niente danni
Una società di avvolgimento bagagli ha citato in giudizio i gestori di alcuni dei principali aeroporti italiani e un'azienda concorrente. L'accusa era di aver stretto accordi di esclusiva che integravano un abuso di posizione dominante, impedendole di operare e causandole un danno da perdita di chance. I tribunali di merito avevano già accertato l'illecito concorrenziale, inibendo la condotta, ma avevano respinto la richiesta di risarcimento danni per mancanza di prove concrete. La Corte di Cassazione ha confermato questa linea, dichiarando inammissibili i ricorsi. La Corte ha stabilito che le argomentazioni della società ricorrente erano giuridicamente deboli, soprattutto sulla definizione di mercato rilevante e sulla prova del danno. Di conseguenza, la società che ha denunciato l'abuso ha perso la causa e non ha ottenuto alcun risarcimento.
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Precariato: Stabilizzazione Blocca il Risarcimento Danno Aggiuntivo?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni docenti che, dopo essere stati assunti a tempo indeterminato (stabilizzazione), hanno richiesto un ulteriore risarcimento per i danni subiti a causa di anni di lavoro precario. I giudici hanno stabilito che la stabilizzazione è la misura principale e generalmente sufficiente per sanzionare l'abuso di contratti a termine nel settore pubblico. Per ottenere un ulteriore risarcimento danno da precariato, il lavoratore deve dimostrare con prove specifiche e concrete di aver subito danni diversi e ulteriori, come quelli morali o esistenziali. In assenza di tale prova rigorosa, la sola assunzione a tempo indeterminato è considerata un rimedio adeguato che chiude la questione.
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