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Perdita Di Chance

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393 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Perdita di chance e obbligo di formazione aziendale
Un'azienda di trasporti non ha attivato un corso di formazione promesso a un dipendente, che di conseguenza ha superato il limite di età per ottenere una promozione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'azienda al risarcimento del danno per la perdita di chance, rigettando le giustificazioni della società, ritenute non provate. La sentenza sottolinea che l'impegno formativo del datore di lavoro è un obbligo il cui inadempimento genera responsabilità.
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Residenza lavorativa: legittima clausola selettiva
Un'azienda di trasporti ha escluso alcuni dipendenti da una selezione interna a causa di una clausola che richiedeva una pregressa "residenza lavorativa" nel territorio di destinazione. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di tale requisito, ritenendolo una scelta organizzativa ragionevole e non arbitraria, finalizzata a garantire una conoscenza approfondita del territorio necessaria per la mansione. Il ricorso dei lavoratori è stato quindi respinto.
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Incarichi dirigenziali: le regole per la selezione
Un dirigente scolastico si oppone alla sua esclusione da una selezione per un incarico amministrativo. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando la netta distinzione tra i ruoli e la legittimità della scelta dell'amministrazione basata sull'esperienza specifica del candidato vincitore. La sentenza definisce i criteri di accesso ai diversi tipi di incarichi dirigenziali, sottolineando la discrezionalità della P.A. nelle procedure comparative.
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Termine breve impugnazione: notifica e sentenza
Una dirigente scolastica contesta l'assegnazione di un incarico a una collega, ritenendola illegittima. Dopo una complessa vicenda processuale, la Corte di Cassazione chiarisce un importante principio sul termine breve impugnazione: la notifica dell'atto di riassunzione del processo non è sufficiente a farlo decorrere. L'ordinanza dichiara inoltre inammissibile il ricorso, poiché le motivazioni sul merito espresse dalla Corte d'Appello erano solo apparenti, avendo quest'ultima rimesso la causa al giudice di primo grado per una decisione sulla giurisdizione.
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Perdita di chance: come si calcola la rivalutazione?
Un progettista partecipa a un concorso pubblico per un'importante opera regionale, ma la gara viene truccata dalla commissione. Dopo un lungo percorso giudiziario, viene riconosciuto il suo diritto al risarcimento per la perdita di chance di vittoria. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, stabilisce un principio fondamentale: la rivalutazione monetaria del danno, trattandosi di un debito di valore, deve essere calcolata fino alla data della sentenza finale che liquida l'importo, e non a una data precedente. La Corte accoglie così il ricorso del progettista su questo specifico punto, garantendo un risarcimento pienamente adeguato al valore attuale.
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Demansionamento pubblico impiego: la decisione chiave
Un dipendente pubblico, trasferito illegittimamente e poi reintegrato, ha citato in giudizio l'ente per demansionamento pubblico impiego, lamentando l'assegnazione a compiti meno qualificanti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che nel pubblico impiego rileva solo l'equivalenza formale delle mansioni, ovvero l'inquadramento contrattuale, e non la professionalità concreta acquisita. Di conseguenza, non essendoci un illecito, è stata negata anche la richiesta di risarcimento per perdita di chance.
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Retribuzione variabile: quando spetta al dipendente?
Un dipendente comunale ha svolto per anni mansioni dirigenziali superiori. I giudici di merito gli hanno riconosciuto il diritto alla piena retribuzione, inclusa la retribuzione variabile. La Corte di Cassazione ha parzialmente riformato la decisione, stabilendo che, in assenza di atti formali come la 'pesatura' dell'incarico e l'assegnazione di obiettivi, al dipendente spetta solo la retribuzione variabile nella misura minima prevista dai contratti collettivi, a meno che non venga avanzata una specifica richiesta di risarcimento per perdita di chance.
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Estorsione contrattuale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per estorsione contrattuale aggravata dal metodo mafioso a carico di due individui. Questi avevano minacciato di morte un imprenditore edile per costringerlo a interrompere una trattativa vantaggiosa e ad accettare un accordo economicamente deteriore con un terzo soggetto. La Corte ha stabilito che l'ingiusto profitto può andare a beneficio di terzi e che il danno per la vittima non deve essere una perdita economica immediata, ma può consistere nella compressione della libertà negoziale e nella perdita di un'opportunità favorevole (perdita di chance).
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Danno patrimoniale: la Cassazione e l’asta pilotata
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha dichiarato inammissibile un ricorso straordinario riguardante un caso di estorsione e turbativa d'asta. Il ricorrente sosteneva un errore di fatto nella sentenza precedente, che avrebbe applicato una norma errata per valutare il danno patrimoniale subito dalle vittime, costrette a non partecipare a un'asta immobiliare. La Corte ha stabilito che la contestazione riguardava un errore di diritto, non di fatto, e che in ogni caso, anche secondo la vecchia normativa, le vittime (aggiudicatari provvisori) avevano una posizione giuridicamente tutelata, la cui lesione, ovvero la perdita della possibilità di rilanciare e aggiudicarsi il bene, integra il danno patrimoniale richiesto per il reato di estorsione.
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Bancarotta fraudolenta: condanna confermata in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale a carico dell'amministratore di una Srl. La condanna si basa su due condotte: l'aver utilizzato fondi della società per ristrutturare un immobile di proprietà di una società del gruppo e l'aver omesso di riscuotere un ingente credito verso la società controllante. La Suprema Corte ha ritenuto infondati tutti i motivi di ricorso, confermando la natura distrattiva delle operazioni e la gravità del danno patrimoniale.
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Perdita di chance: la prova del danno nel pubblico impiego
Una dipendente pubblica fa causa per l'illegittima assegnazione di un incarico a un altro candidato. Il Tribunale riconosce il danno da perdita di chance. La Corte d'Appello ribalta la decisione, ritenendo insufficiente una probabilità di successo del 33%. La Corte di Cassazione cassa la sentenza d'appello, stabilendo che il giudice non può rigettare la domanda basandosi su una bassa probabilità senza prima aver effettuato una valutazione comparativa dei curricula dei candidati per determinare la reale consistenza di tale chance.
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Perdita di chance: onere della prova e concorsi
Un medico ha richiesto il risarcimento per perdita di chance a un'Azienda Sanitaria Locale per il mancato svolgimento di concorsi per incarichi dirigenziali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. È stato sottolineato che, per ottenere un risarcimento, non basta lamentare la mancata selezione, ma occorre fornire prove concrete e specifiche di una probabilità effettiva e non ipotetica di successo. La genericità delle allegazioni e la mancata partecipazione all'unico concorso bandito sono state decisive nel rigetto della domanda.
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Audizione lavoratore: quando il rinvio è un diritto?
Un dirigente impugna il licenziamento per vizi procedurali, sostenendo la violazione del suo diritto di difesa per il mancato rinvio dell'audizione richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, chiarendo che il diritto all'audizione del lavoratore non comporta un obbligo per il datore di lavoro di posticipare l'incontro in caso di generica indisponibilità del dipendente o del suo rappresentante. Il diritto di difesa è stato ritenuto garantito dalle giustificazioni scritte già presentate.
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Incarichi dirigenziali: motivazione e trasparenza
Un funzionario pubblico ha contestato l'assegnazione di due incarichi dirigenziali. La Corte di Cassazione, accogliendo parzialmente il suo ricorso, ha sancito un principio fondamentale: anche quando la Pubblica Amministrazione conferisce incarichi con atti di natura privatistica, deve rispettare i principi di correttezza, buona fede e trasparenza. La scelta non può essere arbitraria ma deve fondarsi su una valutazione comparativa e una motivazione congrua che renda palesi le ragioni della preferenza accordata a un candidato rispetto agli altri, pena l'illegittimità della selezione.
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Progressione economica: serve una selezione specifica
Una dipendente pubblica ha richiesto l'inquadramento in una posizione economica superiore (D4), sostenendo di averne diritto poiché un precedente mancato inquadramento (in D3) le aveva impedito di partecipare a una selezione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la progressione economica orizzontale richiede inderogabilmente la partecipazione a una procedura selettiva specifica e distinta per ogni passaggio di livello. La mancata partecipazione, anche se per causa imputabile al datore di lavoro, non dà diritto all'inquadramento automatico ma, al più, a un risarcimento per perdita di chance, che deve essere oggetto di una domanda specifica.
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Diniego mobilità volontaria: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del diniego di mobilità volontaria opposto da un'Azienda Sanitaria a una dipendente. La decisione si fonda sulla carenza di personale, ritenuta motivazione sufficiente e coerente. La sentenza sottolinea che il trasferimento non è un diritto del lavoratore, ma una scelta discrezionale del datore di lavoro pubblico, il quale deve agire secondo buona fede. L'onere di provare l'illegittimità o la pretestuosità del diniego spetta al lavoratore.
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Reiterazione contratti a termine: Cassazione rinvia
Un lavoratore del pubblico impiego si è visto rigettare la richiesta di stabilizzazione e risarcimento per la reiterazione di contratti a termine. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'importanza della questione e la necessità di una interpretazione uniforme della legge, ha sospeso la decisione. Il caso sulla reiterazione contratti a termine è stato rinviato a una pubblica udienza per una valutazione approfondita.
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Perdita di chance: ricorso inammissibile in Cassazione
Una farmacista cita in giudizio un Comune per il risarcimento del danno da perdita di chance, derivante da una procedura di vendita di una farmacia viziata da errori amministrativi. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda per mancanza di prove. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, dichiara il ricorso della farmacista inammissibile. La decisione si fonda sulla violazione del principio di specificità dei motivi di ricorso: la ricorrente non ha adeguatamente criticato la ratio decidendi della sentenza d'appello e ha tentato di ottenere un riesame del merito dei fatti, non consentito in sede di legittimità. La Corte sottolinea che per contestare la valutazione delle prove è necessario indicare vizi precisi e non una generica doglianza.
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Risarcimento frode sportiva: onere della prova
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di risarcimento frode sportiva derivante da un noto scandalo calcistico. La Corte ha rigettato le richieste di due società, una per un vizio procedurale di tardiva riassunzione del giudizio, l'altra per non aver provato il nesso di causalità tra la frode e la retrocessione subita. L'ordinanza chiarisce che spetta al danneggiato dimostrare che, senza l'illecito, l'esito del campionato sarebbe stato diverso, e ribadisce l'inammissibilità della richiesta di danni da parte del socio per un pregiudizio diretto alla società (danno riflesso).
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Perdita di chance: prova necessaria per il risarcimento
Una dipendente pubblica, a seguito dell'annullamento di una sua valutazione negativa, ha richiesto un risarcimento per la mancata progressione economica. I tribunali di merito hanno respinto la domanda per mancanza di prove concrete sulla perdita di chance. La Corte di Cassazione ha confermato tali decisioni, dichiarando il ricorso inammissibile. La sentenza sottolinea che l'illegittimità di un atto non comporta un risarcimento automatico: è onere del lavoratore dimostrare, con prove concrete, di aver perso una reale e significativa opportunità di avanzamento.
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