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Perdita Di Chance

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393 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Perdita di chance: risarcimento e giurisdizione
Una lavoratrice del settore pubblico ha ottenuto un risarcimento per perdita di chance dopo che un ritardo nell'inquadramento le ha impedito di partecipare a una selezione per una posizione superiore. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso dell'Amministrazione. L'ordinanza chiarisce importanti aspetti sulla giurisdizione del giudice ordinario in materie connesse a precedenti giudizi amministrativi e sulla corretta riproposizione delle domande in appello.
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Perdita di chance: quando è risarcibile? La Cassazione
Una pubblica amministrazione era stata condannata dalla Corte d'Appello a risarcire una dipendente per perdita di chance, avendola esclusa da una selezione per ruoli dirigenziali. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo due principi chiave: in primo luogo, non si può lamentare l'esclusione da una procedura per cui mancano i requisiti fondamentali di partecipazione (in questo caso, la qualifica dirigenziale); in secondo luogo, il diritto al risarcimento per perdita di chance sorge solo in presenza di una concreta ed elevata probabilità di successo, non di una mera possibilità.
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Perdita di chance: ricorsi inammissibili in Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della perdita di chance per un dipendente pubblico a seguito di un errato inquadramento al momento della stabilizzazione. La Corte d'Appello aveva riconosciuto un risarcimento pari al 50% delle differenze retributive. La Cassazione, tuttavia, ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale dell'ente datore di lavoro sia quello incidentale del lavoratore, consolidando di fatto la decisione di merito. La sentenza sottolinea i rigorosi limiti procedurali per l'accesso al giudizio di legittimità, ribadendo che la Corte non può riesaminare le valutazioni di fatto operate dai giudici dei gradi inferiori.
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Perdita di chance: il risarcimento include la proroga
Una dipendente pubblica ottiene il riconoscimento del danno da perdita di chance per un incarico dirigenziale assegnato illegittimamente a un esterno. La Corte di Cassazione stabilisce che il risarcimento deve includere anche la probabilità di ottenere la successiva proroga dell'incarico, in quanto evento strettamente collegato. Viene invece confermata l'esclusione dal calcolo della retribuzione di risultato, poiché legata all'effettivo svolgimento delle mansioni.
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Licenziamento disciplinare dirigente: analisi Cassazione
Un manager di un'azienda di trasporti pubblici è stato licenziato per aver violato le procedure interne nell'affidamento di consulenze esterne. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare dirigente, ribadendo la differenza tra 'giusta causa' e 'giustificatezza'. La Corte ha inoltre accolto un ricorso dell'azienda su un punto procedurale relativo alla retribuzione variabile, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Perdita di chance: come si calcola il risarcimento?
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che aveva qualificato come perdita di chance il danno subito da un professionista a seguito del mancato convenzionamento con la P.A. La Suprema Corte chiarisce che, data l'incertezza intrinseca alla possibilità di ottenere un risultato favorevole, il risarcimento deve essere liquidato in via equitativa e non sulla base del mancato guadagno. Viene inoltre ribadito che il principio di non contestazione non si applica alla parte rimasta contumace.
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Impugnazione inammissibile: ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di pubblico impiego relativo all'inquadramento e alle progressioni di carriera di alcuni dipendenti ministeriali. La Corte ha dichiarato sia il ricorso principale dei lavoratori che il ricorso incidentale del Ministero inammissibili per vizi procedurali. La sentenza evidenzia l'importanza critica di rispettare i requisiti formali per evitare una declaratoria di impugnazione inammissibile, che impedisce al giudice di esaminare il merito della controversia.
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Danno da perdita di chance: onere della prova
Un funzionario pubblico ha citato in giudizio la propria amministrazione per un danno da perdita di chance, sostenendo di essere stato illegittimamente escluso dall'assegnazione di una posizione organizzativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le sentenze precedenti. Ha stabilito che, per ottenere un risarcimento, il lavoratore deve fornire la prova concreta e specifica di una seria possibilità di successo, non bastando una semplice contestazione generica della procedura selettiva.
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Incarico dirigenziale sanitario: la scelta fiduciaria
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello che annullava la nomina di un dirigente medico. Sebbene la scelta per un incarico dirigenziale sanitario abbia natura fiduciaria, deve essere supportata da una motivazione congrua e basata su una reale comparazione dei candidati, nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede. La mancanza di una motivazione chiara e coerente con le risultanze della commissione tecnica ha portato alla condanna dell'Azienda Sanitaria al risarcimento del danno per perdita di chance in favore del candidato escluso.
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Assunzione società in house: no a chiamata diretta
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'assunzione presso una società in house, anche per le categorie protette come gli orfani di caduti sul lavoro, non può avvenire tramite chiamata diretta nominativa. Tale procedura è riservata esclusivamente alle Pubbliche Amministrazioni. Le società a partecipazione pubblica, pur essendo tenute al rispetto del collocamento obbligatorio, devono seguire le procedure di reclutamento che garantiscano trasparenza e selezione, come previsto da normative specifiche. La richiesta di assunzione diretta è stata quindi respinta.
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Perdita di chance: risarcimento per bonus non pagato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni dirigenti di una società fallita che chiedevano il pagamento di bonus variabili. Poiché la società non aveva mai fissato gli obiettivi necessari, il tribunale di merito aveva respinto la richiesta. La Cassazione ha cassato la decisione, affermando che il giudice avrebbe dovuto valutare la domanda di risarcimento per perdita di chance, cioè la perdita della possibilità di ottenere il premio, che era stata espressamente formulata dai lavoratori. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame su questo punto.
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Incarico dirigenziale: non è un diritto automatico
Una professoressa universitaria ha citato in giudizio un policlinico per non averle conferito un incarico dirigenziale apicale, chiedendo un risarcimento per perdita di chance. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'assegnazione di un incarico dirigenziale a un professore universitario non è un diritto automatico derivante dal solo titolo accademico. Tale conferimento è condizionato dalla disponibilità di posti nell'atto aziendale, dalla copertura finanziaria e dal superamento delle procedure di selezione, elementi che la ricorrente non ha provato.
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Danno da demansionamento: prova e risarcimento
Un dipendente, dopo aver svolto mansioni dirigenziali, subisce un demansionamento. La Cassazione interviene sul caso, chiarendo la ripartizione dell'onere della prova e i criteri di liquidazione del danno da demansionamento. Si specifica che spetta al datore di lavoro dimostrare di aver adibito il lavoratore a mansioni corrette. Viene inoltre affrontata la questione del risarcimento del danno professionale, distinguendolo dalla perdita di chance, e si statuisce sulla necessità di accertare la soggettività giuridica dei fondi di previdenza complementare prima di poter decidere sulla relativa domanda di contribuzione.
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Perdita di chance pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per perdita di chance di una dipendente pubblica. A causa di un illegittimo ritardo nel suo inquadramento, la lavoratrice non ha potuto partecipare a progressioni economiche successive. La Corte ha qualificato la responsabilità dell'ente come contrattuale, con prescrizione decennale, e ha ritenuto sufficientemente provata la probabilità di successo della dipendente nelle selezioni mancate, quantificando il danno nell'80% delle differenze retributive perse.
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Perdita di chance: come si prova il danno?
Una lavoratrice ha citato in giudizio un'azienda sanitaria pubblica per non averle conferito un incarico direttivo, sostenendo l'illegittimità della procedura di selezione. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha respinto il ricorso, chiarendo che per ottenere un risarcimento per perdita di chance non basta dimostrare l'irregolarità della selezione, ma è necessario provare una 'significativa probabilità' di successo. La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha correttamente compiuto una valutazione prognostica comparando i profili dei candidati, e tale valutazione, se ben motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Inquadramento superiore: quando spetta la paga?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17862/2025, ha rigettato il ricorso di un istituto sanitario pubblico, confermando il diritto di un suo dirigente a ricevere le differenze retributive per l'inquadramento superiore. Il dipendente aveva di fatto svolto per anni il ruolo di responsabile di una 'struttura semplice', pur senza un formale atto di nomina. La Corte ha stabilito che la valutazione delle prove documentali, che dimostravano l'effettivo svolgimento delle mansioni superiori, è di competenza dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Viene così ribadito il principio secondo cui la prova fattuale dello svolgimento di mansioni superiori, desumibile dagli stessi atti dell'ente, è sufficiente per il riconoscimento del diritto alla retribuzione corrispondente.
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Retribuzione di risultato e vincoli di bilancio P.A.
La Corte di Cassazione interviene sul tema della retribuzione di risultato nel pubblico impiego. Un dirigente universitario aveva citato in giudizio l'Ateneo per la riduzione della sua retribuzione accessoria a seguito dell'aumento del numero di dirigenti a parità di fondi. La Suprema Corte ha stabilito che la retribuzione di risultato non è un diritto automatico, ma è subordinata a una valutazione positiva degli obiettivi e soggetta ai vincoli di bilancio dell'ente. Di conseguenza, la riduzione della quota individuale di retribuzione variabile di posizione è legittima se il fondo complessivo rimane invariato per legge e il numero di beneficiari aumenta. La richiesta di pagamento per annualità future è stata respinta.
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Revoca incarico dirigenziale: quando è atto pubblico?
Un ex direttore generale di un ente pubblico per l'edilizia residenziale ha contestato la revoca anticipata del suo incarico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la nomina e la revoca di tale figura non sono atti di diritto privato, bensì provvedimenti amministrativi. Di conseguenza, l'impugnazione doveva essere presentata dinanzi al giudice amministrativo e non al giudice del lavoro. La mancata impugnazione in sede amministrativa ha reso definitivo l'atto di revoca.
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Perdita di chance: onere della prova e motivazione
Una dirigente pubblica fa causa all'amministrazione per non essere stata nominata a un incarico apicale, lamentando una perdita di chance. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17672/2025, chiarisce aspetti fondamentali sull'onere della prova. Stabilisce che il danneggiato deve dimostrare una seria probabilità di successo non solo rispetto a chi ha ottenuto l'incarico, ma anche rispetto a tutti gli altri candidati. La Corte distingue tra motivazione 'mancante' e 'insufficiente' dell'atto di nomina, confermando la valutazione del giudice di merito che l'aveva ritenuta insufficiente. Infine, accoglie il ricorso solo sulla parte relativa alle spese legali, affermando che un accoglimento parziale della domanda non giustifica la compensazione totale delle spese.
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Frazionamento del credito e giudicato: i limiti
La Corte di Cassazione affronta il tema del frazionamento del credito e del giudicato in un caso di risarcimento per perdita di chance richiesto da dipendenti universitari. L'ordinanza chiarisce che una nuova azione è ammissibile se la precedente domanda di danno, formulata come subordinata, non è stata esaminata nel merito. Al contrario, se la domanda era stata rigettata, il giudicato preclude ogni ulteriore richiesta, anche se relativa a voci di danno differenti ma riconducibili alla stessa causa.
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