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Participation Exemption (Pex)

23 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Regime fiscale, previsto in Italia dall'art. 89 del Tuir, che consente di escludere dalla base imponibile una parte significativa (il 95%) degli utili derivanti da partecipazioni societarie, al fine di evitare una doppia tassazione economica.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Esenzione plusvalenze partecipazioni: stop a immobili in affitto
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la fruizione indebita dell'esenzione plusvalenze partecipazioni per la vendita di quote di una controllata. La partecipata gestiva un patrimonio immobiliare concesso unicamente in locazione a terzi, senza svolgere un'attività commerciale diretta. Il Fisco ha recuperato a tassazione anche interessi passivi e costi imputati a un esercizio errato. I giudici di merito hanno respinto i ricorsi della contribuente. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione d'appello, rigettando il ricorso societario. La Suprema Corte ha chiarito che il regime agevolato non spetta quando gli asset consistono prevalentemente in immobili concessi in mero godimento.
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Direttiva Madre-Figlia: esenzione salva anche senza tasse estere
Una società madre olandese ha chiesto il rimborso della ritenuta sui dividendi distribuiti dalla controllata italiana. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo che la holding fosse una società fittizia e che non potesse beneficiare della Direttiva Madre-Figlia perché esente da imposte in Olanda grazie al regime Pex. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che la condizione di assoggettabilità ad imposta richiede solo un potenziale assoggettamento illimitato nello Stato di residenza, indipendentemente dalle esenzioni concrete godute. Inoltre, per escludere la qualifica di beneficiario effettivo, il fisco deve dimostrare l'esistenza di un obbligo giuridico di trasferire i dividendi a terzi, non bastando la semplice compensazione di debiti infragruppo.
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Participation exemption ed elusione fiscale: stop ai finti soci
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'applicazione del regime di favore della Participation exemption ed elusione fiscale sulla vendita di un pacchetto azionario. La società aveva classificato le azioni come immobilizzazioni finanziarie a lungo termine, ma le ha rivendute poco dopo tramite opzioni d'acquisto. Il Fisco ha ritenuto l'operazione elusiva, volta solo a evitare le tasse, poiché mancava la reale volontà di un investimento duraturo. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco. I giudici hanno stabilito che l'intenzione di investire a lungo termine deve essere reale e non fittizia. I fatti successivi, come la rapida vendita, dimostrano la natura speculativa dell'operazione. Di conseguenza, la plusvalenza è interamente tassabile e la società deve pagare le imposte e le sanzioni.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite chiusa
L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a due società l'indebita applicazione dell'esenzione fiscale sulle plusvalenze per la vendita di quote societarie, richiedendo maggiori imposte e sanzioni. Durante il processo in Cassazione, le società hanno presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge n. 119/2018, pagando gli importi dovuti. L'ente impositore ha confermato la regolarità della procedura. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, lasciando le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Perdita Partecipazione: Indeducibile anche con Fallimento
Una società ha aderito alla definizione agevolata per un avviso di accertamento, estinguendo la lite. Per un secondo avviso, ha contestato la mancata deducibilità della perdita di una partecipazione in una società fallita. La Corte di Cassazione ha confermato il principio di diritto: la perdita di valore di una quota societaria, anche a seguito di fallimento, non è deducibile. La deducibilità della perdita di partecipazione è ammessa solo al momento della sua effettiva cessione (realizzo), secondo le regole della 'Participation Exemption' (PEX), e non può essere trattata come una sopravvenienza passiva. La Corte ha quindi dato ragione all'Agenzia delle Entrate su questo punto, rinviando il caso al giudice precedente solo per un vizio procedurale.
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Esenzione plusvalenze PEX negata: la società è solo in start-up
Una società ha venduto le quote di una sua controllata, proprietaria di un'azienda alberghiera, chiedendo l'applicazione dell'esenzione plusvalenze PEX. L'Agenzia delle Entrate ha negato il beneficio fiscale perché, al momento della vendita, la società controllata non gestiva direttamente l'attività, avendola concessa in gestione gratuita alla controllante tramite un contratto di comodato. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio fondamentale: per beneficiare della PEX, la società partecipata deve esercitare un'attività commerciale effettiva e pienamente operativa. Una fase di 'start-up' o meramente preparatoria non è sufficiente a soddisfare il requisito di legge, soprattutto se l'attività non è ancora stata avviata.
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Participation Exemption (PEX): Note equiparate ad Azioni
Una società ha chiesto il rimborso delle imposte pagate su una plusvalenza, invocando la participation exemption (PEX). L'Agenzia delle Entrate ha negato il beneficio, sostenendo che gli strumenti finanziari venduti ('notes') non erano assimilabili ad azioni. La Cassazione ha dato ragione alla società, stabilendo un principio chiave: per l'assimilazione fiscale, conta solo che la remunerazione dello strumento sia totalmente legata ai risultati economici dell'affare sottostante. L'assenza di diritti di voto o di gestione è irrilevante. La società ha quindi ottenuto il diritto al regime di esenzione.
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Esenzione Plusvalenze PEX: No se i Beni Aziendali sono in Leasing
La Corte di Cassazione ha negato a una società il beneficio dell'esenzione plusvalenze PEX su un ingente guadagno derivante dalla vendita di partecipazioni. La società aveva riscattato un complesso industriale da un contratto di leasing solo pochi giorni prima di conferirlo in una nuova società e venderne le quote. Secondo i giudici, per ottenere l'agevolazione fiscale non basta utilizzare i beni, ma è necessario possederne la piena proprietà per un periodo minimo continuativo (holding period). Inoltre, la semplice annotazione dei beni nei conti d'ordine non equivale alla corretta iscrizione in bilancio. L'Agenzia delle Entrate ha quindi vinto la causa, poiché l'operazione è stata ritenuta priva dei requisiti sostanziali richiesti dalla legge per l'esenzione.
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Participation Exemption: Outsourcing non basta per la commercialità
Una società ha venduto le quote di un'altra impresa, realizzando una plusvalenza che riteneva esente da tasse grazie al regime della Participation Exemption. L'Agenzia delle Entrate ha contestato il beneficio, sostenendo che la società partecipata non fosse realmente un'impresa commerciale, poiché svolgeva la sua attività di sviluppo immobiliare quasi esclusivamente tramite professionisti esterni (outsourcing), senza una propria struttura organizzativa. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo che per applicare il regime di Participation Exemption e commercialità, è indispensabile che la società partecipata possieda un apparato organizzativo autonomo. La sola attività di gestione patrimoniale o l'affidamento totale a terzi non è sufficiente a qualificare l'attività come commerciale ai fini del beneficio fiscale.
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Participation Exemption: No al beneficio per le società-contenitore
L'Agenzia delle Entrate contesta a un'azienda l'applicazione della participation exemption sulla plusvalenza derivante dalla vendita di una partecipazione. Secondo il Fisco, la società venduta era una 'scatola vuota', priva di una reale struttura commerciale e creata solo per una singola operazione immobiliare. La Corte di Cassazione dà ragione all'Agenzia, stabilendo un principio chiaro: la participation exemption non si applica se la società partecipata non svolge un'effettiva e concreta attività d'impresa. L'agevolazione fiscale è riservata alla circolazione di complessi aziendali reali, non a singole operazioni speculative mascherate.
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Società-contenitore: no esenzione senza requisito di commercialità
Una società contribuente ha venduto le quote di una sua partecipata, omettendo di tassare la plusvalenza di oltre 12 milioni di euro. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, negando l'esenzione fiscale. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio fondamentale sul **requisito della commercialità**: per beneficiare della 'participation exemption', la società partecipata deve svolgere un'attività commerciale concreta e produttiva. Non è sufficiente un'attività di mera gestione finanziaria. La norma vuole evitare l'uso di 'società-contenitore' per trasferire beni immobili in modo elusivo. La Corte ha quindi annullato la sentenza favorevole al contribuente.
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Doppia non imposizione: utili esteri tassabili
Una società italiana ha richiesto il rimborso IRES per utili ricevuti da una controllata francese, invocando l'esenzione del 95% (Art. 89 TUIR). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, poiché gli utili non erano stati tassati in Francia a causa del regime di trasparenza fiscale dell'ente estero, l'esenzione non è applicabile in Italia. L'obiettivo della norma è evitare la doppia imposizione, non creare una doppia non imposizione.
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Dividendi esteri: no esenzione senza tassa all’origine
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28154/2023, ha negato il diritto a una società italiana di beneficiare dell'esenzione fiscale del 95% sui dividendi esteri provenienti da una controllata francese. Poiché la società francese era un'entità fiscalmente trasparente e i suoi utili non erano stati tassati in Francia, la Corte ha stabilito che l'applicazione dell'esenzione in Italia avrebbe generato una inammissibile doppia non imposizione, contraria alla ratio della norma, che è quella di evitare la doppia imposizione.
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Participation Exemption: Cassazione sulla deducibilità
Una società deduceva minusvalenze dalla cessione di partecipazioni, ritenendole non soggette al regime di Participation Exemption. L'Agenzia delle Entrate contestava tale deduzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che il giudice di merito aveva errato nel non verificare approfonditamente la natura commerciale dell'attività svolta dalla società partecipata, requisito fondamentale per l'applicazione (o l'esclusione) del regime PEX. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Participation exemption: quando è legittima? Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24209/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società tecnologica. L'Agenzia contestava l'applicazione del regime di participation exemption (PEX) su una plusvalenza derivante da una complessa operazione societaria, sostenendo che si trattasse di una cessione mascherata di beni immateriali. I giudici di merito avevano già confermato la legittimità dell'operazione, riconoscendo la reale operatività commerciale della società. La Cassazione ha stabilito che il ricorso dell'Agenzia mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, confermando indirettamente la validità dell'operazione.
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Elusione Fiscale: Ramo d’azienda o Fusione? Il Caso
La Cassazione ha confermato un accertamento per elusione fiscale contro una società. L'operazione, una cessione di ramo d'azienda seguita da liquidazione della cedente, è stata ritenuta artificiosa. Secondo i giudici, l'operazione 'naturale' sarebbe stata una fusione. La scelta alternativa è stata motivata solo dal fine di ottenere un indebito vantaggio fiscale, consistente in una minusvalenza deducibile.
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Principio di competenza: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7421/2024, ha chiarito l'applicazione del principio di competenza per la deducibilità dei costi. La Corte ha stabilito che per i costi legati a diritti contenziosi e per gli appalti, la competenza si determina non solo dall'ultimazione dei lavori ma dall'accettazione del committente o dal verificarsi delle condizioni contrattuali. Rigettato invece il ricorso dell'Agenzia delle Entrate sulla PEX per le holding.
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Valore patrimonio sociale: la Cassazione sceglie il mercato
Una società ha richiesto un rimborso IRES per una minusvalenza derivante dalla cessione di una partecipazione estera. Il punto centrale era l'interpretazione del concetto di "valore patrimonio sociale" nell'art. 87 TUIR per l'applicazione del regime PEX. La Corte di Cassazione ha stabilito che deve essere utilizzato il valore di mercato e non quello contabile, respingendo il ricorso della società poiché non aveva fornito tale prova.
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Requisito commercialità PEX: nozione e start-up
La Corte di Cassazione chiarisce che per beneficiare del regime fiscale della Participation Exemption (PEX) non è sufficiente che la società partecipata sia in una fase di start-up. Il requisito della commercialità PEX presuppone lo svolgimento di un'attività economica concreta e non meramente preparatoria o progettuale. La Corte ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, annullando la decisione di merito che aveva concesso l'agevolazione basandosi solo sull'oggetto sociale e su un'attività di progettazione non completata.
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Esterovestizione societaria: tassazione in Italia
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della tassazione in Italia di una plusvalenza realizzata da una società con sede legale in Lussemburgo. I giudici hanno ritenuto provata l'esterovestizione societaria, in quanto la sede dell'amministrazione e l'oggetto principale dell'attività erano di fatto situati in Italia, rendendo la società fiscalmente residente nel nostro Paese. La Corte ha stabilito che la presunzione di residenza fiscale non era stata superata dalle prove fornite dalla società, rigettando così i ricorsi della contribuente.
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