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Art. 101 TUIR

80 provvedimenti

Deducibilità costi d’impresa: la Cassazione frena l’Agenzia
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un Imprenditore la deducibilità costi d'impresa relativi a spese di rappresentanza (cesti natalizi) e beni strumentali, oltre a sopravvenienze passive, ritenendoli sproporzionati o non inerenti. La Commissione Tributaria Regionale aveva già dato ragione all'Imprenditore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando che l'Amministrazione finanziaria non può sindacare l'opportunità economica di un costo. La deducibilità dipende dalla sua inerenza all'attività d'impresa, purché adeguatamente documentata. L'Imprenditore ha vinto, e l'Agenzia è stata condannata alle spese.
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Definizione agevolata della controversia: estinta la lite fiscale
L'Agenzia delle Entrate notifica un avviso di accertamento a una società per recuperare a tassazione IRES una minusvalenza ritenuta non deducibile, derivante dalla svalutazione di quote in un fondo estero. La società impugna l'atto nei primi due gradi di giudizio, con esito negativo. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, l'impresa sceglie la definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018 e versa l'importo stabilito dalla legge. Trascorso il termine legale senza alcuna richiesta di trattazione da parte dei litiganti, la Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo. Le spese legali rimangono a carico di chi le ha anticipate, senza l'obbligo del versamento del doppio contributo unificato.
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Regolarizzazione scritture contabili: Fisco batte la società
Il Fisco ha contestato a una società l'omesso versamento dell'imposta sostitutiva al 6% su una somma di circa 3,88 milioni di euro, iscritta a bilancio come credito e regolarizzata mediante condono. La società sosteneva che la regolarizzazione scritture contabili riguardasse solo i beni materiali e non i crediti, e che l'amministrazione non avesse mai contestato le poste negli anni precedenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che il termine attività comprende anche i crediti e che l'inerzia del Fisco negli anni passati non impedisce i controlli sull'anno in corso. Inoltre, la sanatoria richiede sempre l'effettiva esistenza del credito dichiarato. La causa torna al giudice di merito per un nuovo esame.
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Deduzione canoni di leasing: stop fiscale per il garante
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deduzione dei canoni di leasing relativi a beni utilizzati da una diversa impresa garantita e l'omessa capitalizzazione di perizie immobiliari. I giudici di merito avevano inizialmente accolto le ragioni della contribuente. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito, accogliendo il ricorso dell'amministrazione finanziaria. La Suprema Corte ha chiarito che il garante non può operare la deduzione dei canoni di leasing come costo immediato d'esercizio se non utilizza direttamente i beni per produrre ricavi d'impresa. Tale esborso costituisce soltanto un credito verso il debitore garantito, deducibile come perdita solo a fronte della provata inesigibilità. Inoltre, le perizie tecniche per ampliamenti immobiliari vanno obbligatoriamente capitalizzate e ammortizzate nel tempo.
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Deduzione perdite su crediti senza fallimento: vince l’impresa
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società edile la rettifica del reddito d'impresa per l'anno 2005. L'Ufficio contestava la deduzione perdite su crediti non riscossi da un debitore insolvente e l'imputazione temporale di un corrispettivo per prestazioni edili. La contribuente aveva dimostrato l'irrecuperabilità della somma tramite protesti a carico del debitore, vicende giudiziarie per truffa e un parere legale negativo sulle possibilità di recupero. I giudici di merito hanno annullato l'avviso di accertamento riconoscendo la piena legittimità delle scelte contabili. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Fisco, confermando che per dedurre la perdita non serve attendere un fallimento formale, purché sussistano elementi chiari e oggettivi che provino l'impossibilità di riscuotere il credito.
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Delega di firma: l’accertamento è valido anche senza nome
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Contribuente contro un avviso di accertamento emesso dall'Amministrazione Finanziaria per l'anno d'imposta 2009. Il Contribuente contestava la validità dell'atto per un presunto vizio nella delega di firma, sostenendo che l'ordine di servizio non indicasse il nome del funzionario firmatario. I giudici hanno chiarito che la delega di firma non richiede l'indicazione nominativa del delegato, essendo sufficiente l'indicazione della qualifica per consentire una verifica successiva. Inoltre, la Corte ha respinto la richiesta di deduzione delle perdite su crediti di modesta entità, poiché le regole semplificate introdotte nel 2012 non si applicano retroattivamente al periodo d'imposta 2009. L'atto impositivo resta quindi pienamente valido ed efficace.
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Deduzione perdite su crediti: no alla scelta dell’anno comodo
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società commerciale ricavi non dichiarati derivanti da finti finanziamenti dei soci e l'indebita deduzione perdite su crediti relative a debitori falliti o cancellati negli anni precedenti, ma dedotte solo successivamente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che i versamenti dei soci in contanti, senza prova della loro reale disponibilità finanziaria, si presumono ricavi occulti. Inoltre, la deduzione perdite su crediti deve rispettare rigorosamente il principio di competenza temporale: le perdite vanno dedotte nell'anno in cui si acquista la certezza dell'irrecuperabilità (come la chiusura del fallimento o la cancellazione del debitore), e non quando il creditore dichiara di averne avuto conoscenza. La causa è stata rinviata alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo esame.
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Svalutazione delle partecipazioni: no alla deduzione anticipata
Una società, prima di essere cancellata dal registro delle imprese, ha dedotto fiscalmente una perdita derivante dalla svalutazione delle partecipazioni in un'altra azienda in crisi. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, ritenendola indeducibile. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della deduzione. I giudici hanno chiarito che la svalutazione delle partecipazioni non è assimilabile a una perdita su crediti e non è deducibile fino al momento del reale realizzo, ossia la vendita della quota o la chiusura della liquidazione della società partecipata. Inoltre, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del liquidatore per perdita di capacità processuale della società estinta, respingendo l'appello dei soci e condannandoli al pagamento delle spese.
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Rinuncia al credito e IVA: perché lo scambio non evita le tasse
La Corte di Cassazione ha esaminato la rilevanza fiscale di una complessa operazione di retrovendita di un macchinario industriale tra due imprese. L'acquirente originario ha restituito il bene al venditore, il quale ha rinunciato a un consistente credito residuo. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'omessa fatturazione del valore del credito rinunciato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ufficio finanziario, stabilendo che la rinuncia al credito e IVA sono strettamente collegate. Tale rinuncia costituisce infatti una prestazione di servizi soggetta a imposta, in quanto comporta attribuzioni patrimoniali reciproche. Inoltre, i giudici hanno chiarito che le agevolazioni previste per le procedure concorsuali in materia di imposte dirette non si applicano all'IVA.
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Incasso giuridico addio: la Cassazione salva il socio dal fisco
Una società riceveva un finanziamento da una consociata estera. Successivamente, la società controllante, divenuta creditrice, rinunciava al diritto di ricevere gli interessi maturati. Per prudenza, la società debitrice versava la ritenuta fiscale del ventisei per cento ipotizzando un incasso giuridico (la finzione per cui la rinuncia equivale a un pagamento). Successivamente, chiedeva il rimborso di tale somma, ma l'Amministrazione Finanziaria rifiutava. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che, dopo la riforma fiscale del duemilaquindici, la teoria dell'incasso giuridico non è più applicabile. La riforma ha infatti risolto l'asimmetria fiscale tassando direttamente la sopravvenienza attiva in capo alla società. Di conseguenza, la società ha diritto al rimborso delle ritenute versate per errore.
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Deducibilità perdite su crediti: no allo sconto tasse automatico
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società ricavi non dichiarati, derivanti da finanziamenti dei soci ritenuti fittizi per mancanza di capacità economica dei soci stessi, e ha disconosciuto la deduzione di una minusvalenza derivante dalla cessione di crediti. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento sui ricavi occulti. Inoltre, ha accolto il ricorso del Fisco chiarendo che la deducibilità perdite su crediti derivanti da cessione pro soluto non è automatica. Non basta il semplice atto notarile di cessione a un prezzo inferiore al valore nominale. Il contribuente deve dimostrare con elementi certi e precisi l'effettiva irrecuperabilità del credito. La causa viene quindi rinviata al giudice d'appello per un nuovo esame.
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Deduzione perdite su crediti: perché la truffa non dà sconti
L'Azienda ha richiesto il rimborso delle imposte Ires e Irap versate in eccedenza, sostenendo di aver subito una perdita su crediti a causa di una truffa subita per una fornitura mai avvenuta. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso, contestando la mancanza dei requisiti di certezza e precisione per la deduzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, stabilendo che la deduzione perdite su crediti richiede prove rigorose. Non basta un precedente accordo con il fisco per un altro anno d'imposta: il contribuente deve dimostrare gli elementi certi e precisi che giustificano l'irrecuperabilità del credito. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria per un nuovo esame.
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Definizione agevolata: stop alla lite sulle perdite su crediti
L'Azienda ha impugnato l'avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate recuperava a tassazione IRES le perdite derivanti dalla cessione pro soluto di crediti verso una società collegata. Nelle more del giudizio di Cassazione, l'Azienda ha presentato istanza per avvalersi della definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi della Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione, preso atto della richiesta e della sussistenza dei requisiti di legge, ha disposto la sospensione del giudizio per consentire il perfezionamento della procedura di sanatoria.
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Svalutazione dei crediti: banca contro fisco in Cassazione
Un istituto di credito ha dedotto fiscalmente l'intera svalutazione dei crediti incagliati e in sofferenza. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, ritenendola illegittima, e ha emesso un avviso di accertamento. La Corte di Cassazione ha chiarito che la svalutazione dei crediti è deducibile solo se esiste un rischio di inesigibilità ragionevolmente prevedibile. Ha escluso la svalutazione totale per i crediti incagliati (temporanei) e l'ha ammessa solo parzialmente per quelli in sofferenza. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso della banca per un vizio di forma: il giudice d'appello ha totalmente ignorato un argomento difensivo cruciale sull'invarianza del risultato fiscale. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo esame.
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Sopravvenienza passiva: l’azienda vince a metà contro il Fisco
L'Azienda ha ceduto delle quote societarie, ma a seguito di una transazione ha registrato una perdita in bilancio. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato la deduzione di tale perdita, oltre ad alcune spese di ospitalità e detrazioni IVA. La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso dell'Azienda sia quello del Fisco. I giudici hanno confermato che la somma di circa 809mila euro è deducibile come sopravvenienza passiva e non come perdita su crediti, legittimando la riqualificazione operata dai giudici di merito. Al contrario, le spese alberghiere e l'IVA non sono detraibili per mancanza di prove sul loro reale collegamento con l'attività d'impresa. Entrambe le parti escono sconfitte dal giudizio, con compensazione delle spese legali.
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Consolidato fiscale: vietato usare le perdite della controllata
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'azienda un'operazione elusiva finalizzata a sfruttare indebitamente le perdite di una società acquisita. L'azienda aveva optato per il consolidato fiscale, cercando di compensare le perdite pregresse della controllata, derivanti da un credito non svalutato tempestivamente nonostante il fallimento del debitore nel 2004. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando che le perdite maturate prima dell'ingresso nel consolidato fiscale non possono essere trasferite al gruppo per abbattere l'imponibile complessivo. La Corte ha chiarito che il fallimento del debitore fa scattare la presunzione automatica di perdita nell'anno in cui avviene, impedendo il differimento strategico della svalutazione per aggirare i divieti di compensazione.
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Interposizione Fittizia: Cessione di Credito Annullata dal Fisco
La Corte di Cassazione conferma un avviso di accertamento a carico di un'azienda che aveva dedotto una perdita fiscale. La perdita derivava dalla vendita di un credito, per un valore irrisorio, a una società terza. L'Agenzia delle Entrate ha dimostrato che la società acquirente era solo uno schermo, un caso di interposizione fittizia creato ad arte per generare un vantaggio fiscale indebito. Secondo la Corte, la norma antielusiva (art. 37, d.P.R. 600/1973) permette di ignorare l'operazione fittizia e tassare la situazione reale, negando la deduzione della perdita. La sostanza economica dell'operazione prevale sulla sua forma giuridica.
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Deducibilità minusvalenza: no se è solo svalutazione contabile
La Corte di Cassazione affronta il tema della deducibilità minusvalenza derivante dalla cessione di una partecipazione societaria. Un'Azienda aveva dedotto una perdita, ma l'Agenzia delle Entrate l'aveva contestata. I giudici hanno chiarito una distinzione fondamentale: è deducibile solo la minusvalenza da realizzo, cioè quella che deriva da una vendita effettiva. Non è invece ammessa la deduzione di una minusvalenza da svalutazione, che è una semplice perdita contabile. Poiché l'Azienda non è riuscita a provare la natura della perdita e altri presupposti per la deduzione, il suo ricorso è stato respinto. La Corte ha confermato la pretesa del Fisco, stabilendo che l'onere della prova spetta sempre al contribuente.
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Perdita su crediti: no alla deduzione se si scambia il certo per l’incerto
L'Agenzia delle Entrate contesta la deducibilità di una perdita su crediti a una società. L'operazione è considerata antieconomica perché l'azienda ha rinunciato a un credito IVA certo ed esigibile verso una sua controllata. In cambio, ha accettato un credito litigioso e di incerta riscossione che la controllata vantava verso un ente pubblico. Secondo il Fisco, questa scelta, priva di logica imprenditoriale, non giustifica la deduzione del costo. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha sospeso il giudizio in attesa della definizione di una procedura di sanatoria fiscale richiesta dalla società, rinviando la decisione finale sul merito della controversia.
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Deducibilità perdita su crediti: sì anche senza azioni legali
Una società si vede contestare dall'Amministrazione Finanziaria la deducibilità della perdita su crediti vantati verso due debitori. L'azienda aveva provato l'inesigibilità tramite assegni protestati, inattività e cessazione delle società debitrici, risultate prive di beni. Il Fisco riteneva invece necessarie le azioni esecutive. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda, stabilendo un principio fondamentale: per la deducibilità perdita su crediti non è indispensabile l'azione legale. La prova della perdita definitiva può essere fornita anche con altri 'elementi certi e precisi', come la comprovata insolvenza e irreperibilità del debitore. L'azienda ha quindi vinto la causa.
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