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Art. 87 TUIR

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Tassazione delle plusvalenze: stop a tasse alte per aziende estere
Un'azienda holding con sede in Francia ha venduto le proprie quote in una società italiana, realizzando un forte guadagno. L'amministrazione finanziaria italiana ha applicato una tassazione ordinaria su questo profitto. Al contrario, le società residenti in Italia beneficiano di una esenzione fiscale del 95 per cento. L'azienda straniera ha chiesto il rimborso delle maggiori imposte pagate, denunciando una discriminazione contraria al diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda straniera. I giudici hanno stabilito che la disparità di trattamento nella tassazione delle plusvalenze viola la libera circolazione dei capitali. Lo Stato italiano non può tassare maggiormente le società non residenti prive di una stabile organizzazione in Italia rispetto a quelle residenti, a meno che il paese estero non compensi interamente tale svantaggio con un credito d'imposta.
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Partecipation exemption: rimborso Ires alle società estere
Una società di diritto francese ha venduto le proprie quote in una società italiana, realizzando una plusvalenza. L'Agenzia delle Entrate ha tassato questo guadagno applicando le regole per i soggetti non residenti, molto più onerose rispetto a quelle previste per le società italiane. Queste ultime beneficiano infatti della partecipation exemption, che esenta dalle tasse il 95% del guadagno. La società estera ha quindi chiesto il rimborso delle maggiori imposte pagate. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società francese, stabilendo che negare la partecipation exemption alle società dell'Unione Europea prive di stabile organizzazione in Italia costituisce una discriminazione vietata dal diritto comunitario. L'Agenzia delle Entrate è stata condannata a rimborsare la differenza e a pagare le spese legali.
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Esenzione TOSAP negata alle case popolari per i ponteggi
L'Istituto per le Case Popolari ha contestato un avviso di accertamento per il pagamento della tassa sui marciapiedi occupati da ponteggi per ristrutturare un proprio immobile. L'ente invocava l'esenzione TOSAP prevista per i soggetti pubblici con scopi assistenziali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società di riscossione. I giudici hanno chiarito che, per ottenere l'agevolazione, non basta la natura pubblica dell'ente (requisito soggettivo), ma occorre che la specifica occupazione persegua finalità assistenziali (requisito oggettivo). Nel caso in esame, l'installazione di ponteggi per la manutenzione di un edificio concesso in locazione, sebbene a canone agevolato, costituisce adempimento di obblighi contrattuali e di custodia. Trattandosi di attività economica e non direttamente assistenziale, l'esenzione TOSAP non spetta e l'ente pubblico deve pagare la tassa.
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Fisco e accertamento integrativo: vietato cambiare idea senza prove
Una società holding subisce una verifica fiscale nel 2009. Il Fisco non contesta un'operazione di vendita di quote societarie agevolata. Nel 2015, basandosi solo su un cambio di interpretazione interna e senza nuovi fatti, l'Agenzia delle Entrate esegue un nuovo controllo ed emette un accertamento integrativo per recuperare oltre 125 milioni di euro. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società e annulla l'atto. I giudici chiariscono che l'accertamento integrativo richiede tassativamente la scoperta di elementi di fatto nuovi e precedentemente sconosciuti. Un semplice ripensamento giuridico o un mutamento della prassi dell'amministrazione finanziaria non legittima l'emissione di un secondo avviso di accertamento per lo stesso periodo d'imposta.
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Motivazione apparente: sentenza fiscale annullata, l’azienda vince
Un'azienda riceve una somma aggiuntiva da una transazione dopo aver venduto delle quote societarie. La considera un'integrazione del prezzo e applica un regime fiscale agevolato. L'Agenzia delle Entrate si oppone, ritenendo la somma interamente tassabile. La Commissione Tributaria Regionale dà ragione al Fisco, ma senza spiegare il perché. La Corte di Cassazione interviene e annulla la decisione, stabilendo un principio fondamentale: una sentenza è nulla se ha una **motivazione apparente della sentenza**. Il giudice non può limitarsi a condividere la tesi di una parte, ma deve esporre un ragionamento chiaro e comprensibile. La causa torna quindi a un nuovo giudice per essere riesaminata.
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Regime PEX elusivo: no sconti fiscali sull’investimento fittizio
Una società ha tentato di applicare l'esenzione fiscale sulla plusvalenza derivante dalla vendita di una partecipazione, ma la Cassazione ha confermato la decisione dell'Agenzia delle Entrate. I giudici hanno stabilito che si trattava di un Regime PEX elusivo. La società aveva classificato la partecipazione come un investimento a lungo termine (immobilizzazione finanziaria) solo formalmente. In realtà, le prove dimostravano che l'acquisto era finalizzato a una rapida rivendita speculativa. Di conseguenza, la partecipazione doveva essere iscritta nell'attivo circolante e la plusvalenza tassata per intero, senza poter beneficiare del regime PEX.
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Participation Exemption (PEX): Note equiparate ad Azioni
Una società ha chiesto il rimborso delle imposte pagate su una plusvalenza, invocando la participation exemption (PEX). L'Agenzia delle Entrate ha negato il beneficio, sostenendo che gli strumenti finanziari venduti ('notes') non erano assimilabili ad azioni. La Cassazione ha dato ragione alla società, stabilendo un principio chiave: per l'assimilazione fiscale, conta solo che la remunerazione dello strumento sia totalmente legata ai risultati economici dell'affare sottostante. L'assenza di diritti di voto o di gestione è irrilevante. La società ha quindi ottenuto il diritto al regime di esenzione.
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Esenzione Plusvalenze PEX: No se i Beni Aziendali sono in Leasing
La Corte di Cassazione ha negato a una società il beneficio dell'esenzione plusvalenze PEX su un ingente guadagno derivante dalla vendita di partecipazioni. La società aveva riscattato un complesso industriale da un contratto di leasing solo pochi giorni prima di conferirlo in una nuova società e venderne le quote. Secondo i giudici, per ottenere l'agevolazione fiscale non basta utilizzare i beni, ma è necessario possederne la piena proprietà per un periodo minimo continuativo (holding period). Inoltre, la semplice annotazione dei beni nei conti d'ordine non equivale alla corretta iscrizione in bilancio. L'Agenzia delle Entrate ha quindi vinto la causa, poiché l'operazione è stata ritenuta priva dei requisiti sostanziali richiesti dalla legge per l'esenzione.
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Minusvalenza Indeducibile: Bonifica Ambientale è Attività Commerciale
Una società deduce una minusvalenza derivante dalla liquidazione di una sua partecipata, attiva nell'estrazione di ghiaia. L'Agenzia delle Entrate contesta l'operazione, ritenendo la minusvalenza indeducibile in applicazione del regime PEX. La società si difende sostenendo che la partecipata, al momento della liquidazione, svolgeva solo attività di ripristino ambientale, obbligatoria per legge e non commerciale. La Corte di Cassazione dà ragione al Fisco. Stabilisce che l'attività di ripristino ambientale non è un'operazione separata, ma la fase conclusiva e necessaria dell'attività estrattiva commerciale. Pertanto, il requisito della commercialità sussiste, il regime PEX si applica e la minusvalenza resta indeducibile.
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Participation Exemption: No al beneficio per le società-contenitore
L'Agenzia delle Entrate contesta a un'azienda l'applicazione della participation exemption sulla plusvalenza derivante dalla vendita di una partecipazione. Secondo il Fisco, la società venduta era una 'scatola vuota', priva di una reale struttura commerciale e creata solo per una singola operazione immobiliare. La Corte di Cassazione dà ragione all'Agenzia, stabilendo un principio chiaro: la participation exemption non si applica se la società partecipata non svolge un'effettiva e concreta attività d'impresa. L'agevolazione fiscale è riservata alla circolazione di complessi aziendali reali, non a singole operazioni speculative mascherate.
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Società-contenitore: no esenzione senza requisito di commercialità
Una società contribuente ha venduto le quote di una sua partecipata, omettendo di tassare la plusvalenza di oltre 12 milioni di euro. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, negando l'esenzione fiscale. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio fondamentale sul **requisito della commercialità**: per beneficiare della 'participation exemption', la società partecipata deve svolgere un'attività commerciale concreta e produttiva. Non è sufficiente un'attività di mera gestione finanziaria. La norma vuole evitare l'uso di 'società-contenitore' per trasferire beni immobili in modo elusivo. La Corte ha quindi annullato la sentenza favorevole al contribuente.
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Esenzione IMU Enti Non Commerciali: Casa Ferie Religiosa Paga
Un ente religioso gestiva una 'casa per ferie' all'interno del proprio complesso immobiliare, ricevendo un avviso di accertamento IMU dal Comune. La Corte di Cassazione ha negato il diritto all'esenzione IMU per gli enti non commerciali. La Corte ha stabilito che non è sufficiente la natura religiosa dell'ente per ottenere il beneficio fiscale. L'ente deve dimostrare concretamente che l'attività ricettiva è svolta con modalità non commerciali, ad esempio gratuitamente o dietro un corrispettivo simbolico. In questo caso, l'ente non ha fornito tale prova, quindi la sua attività è stata considerata commerciale e soggetta a imposta. L'Ente Religioso ha perso la causa e deve pagare l'IMU.
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Esenzione IMU enti non commerciali: stop se l’immobile è vuoto
Un ente senza scopo di lucro ha richiesto l'esenzione IMU enti non commerciali per un immobile rimasto inutilizzato per molti anni. Il Comune ha negato il beneficio, sostenendo che la mancanza di attività effettiva escluda lo sconto fiscale. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego. I giudici hanno chiarito che l'agevolazione non spetta per il solo fatto di essere un ente non profit. È necessario che l'immobile sia concretamente impiegato per attività sociali, didattiche o assistenziali. Un inutilizzo prolungato e stabile fa perdere il diritto all'esenzione, poiché viene meno il legame tra l'edificio e lo scopo solidale previsto dalla legge. La sentenza ribadisce che il fisco premia l'azione concreta e non la semplice proprietà del bene.
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Esenzione ICI enti non commerciali: stop se l’immobile è vuoto
Un ente non profit ha richiesto l'esenzione ICI enti non commerciali per un immobile rimasto completamente inutilizzato per sei anni. Il Comune ha negato il beneficio fiscale, pretendendo il pagamento dell'imposta per le annualità in cui l'edificio è rimasto vuoto. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, stabilendo che l'agevolazione non spetta se l'immobile non è concretamente impiegato per le attività sociali previste dalla legge. Il solo fatto che il proprietario sia un ente senza scopo di lucro non garantisce lo sconto sulle tasse se il bene non è funzionale a scopi assistenziali, didattici o sanitari. L'inutilizzo prolungato e privo di giustificazione interrompe il legame necessario tra l'immobile e l'attività protetta, rendendo l'imposta pienamente dovuta.
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Bilancio vs Fisco: quando la Participation Exemption svanisce
Una società di capitali ha impugnato un avviso di accertamento relativo al mancato riconoscimento della Participation Exemption su una plusvalenza da cessione di quote. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'esenzione poiché la società aveva iscritto la partecipazione nell'attivo circolante anziché tra le immobilizzazioni finanziarie nel primo bilancio utile. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso. I giudici hanno stabilito che l'iscrizione contabile iniziale è un requisito soggettivo vincolante per accedere al regime di favore. La scelta discrezionale dell'imprenditore in sede di redazione del bilancio produce effetti fiscali definitivi e non modificabili successivamente ai fini del beneficio.
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Elusione fiscale: la Cassazione sulle minusvalenze
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale per elusione fiscale nei confronti di un gruppo societario che aveva generato una ingente minusvalenza deducibile. L'operazione consisteva nel trasferimento di partecipazioni in una holding estera e nel successivo rinvio strategico della distribuzione dei dividendi. Tale condotta era finalizzata esclusivamente ad aggirare i limiti normativi alla deducibilità delle perdite, privando l'operazione di reale sostanza economica. I giudici hanno ribadito che, in assenza di giustificazioni commerciali valide, il risparmio d'imposta ottenuto è inopponibile all'amministrazione finanziaria.
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Participation Exemption: limiti e tassazione ricavi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contribuente in merito a un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA. Il cuore della controversia riguarda l'applicazione della Participation Exemption su una quota di prezzo (denominata increase) derivante dalla cessione di partecipazioni societarie. La Corte ha stabilito che tale maggiorazione non costituisce parte del prezzo di vendita esente, ma rappresenta un ricavo tassabile per servizi di garanzia e gestione prestati a favore di terzi. Inoltre, è stata confermata la legittimità della rettifica basata sul transfer pricing per finanziamenti infruttiferi verso controllate estere, escludendo l'esenzione IVA per le prestazioni di gestione non strettamente finanziarie.
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Regime PEX: limiti all’esenzione per atti preparatori
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Regime PEX non è applicabile se la società partecipata ha svolto esclusivamente atti preparatori senza avviare un'effettiva attività commerciale. Il caso riguardava la cessione di quote di una società immobiliare che si era limitata a gestire pratiche urbanistiche e consulenze professionali. Secondo i giudici, la mera predisposizione di una struttura operativa potenziale non soddisfa il requisito dell'esercizio ininterrotto di un'impresa commerciale richiesto dall'art. 87 del TUIR. L'esenzione fiscale mira a favorire la circolazione di aziende attive e non di semplici contenitori di beni immobili in attesa di valorizzazione.
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Cessazione della materia del contendere tributaria
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza relativa a presunte irregolarità fiscali su IVA e plusvalenze da cessione quote societarie. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno richiesto la cessazione della materia del contendere avendo le contribuenti aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti. Verificata la regolarità dei pagamenti e della domanda, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la definizione della lite assorbe ogni altra questione di merito.
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Inammissibilità appello tributario: il caso in Cassazione
Una società impugnava avvisi di accertamento per IRES non versata. Dopo aver vinto in primo grado, l'Amministrazione finanziaria proponeva appello. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 29551/2023, ha dichiarato l'inammissibilità dell'appello tributario dell'Amministrazione. La motivazione risiede in un vizio procedurale: l'omesso deposito, al momento della costituzione in giudizio, della ricevuta di spedizione dell'atto di appello notificato a mezzo posta, un adempimento richiesto a pena di inammissibilità e non sanabile successivamente.
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