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Regime PEX: limiti all’esenzione per atti preparatori

La Corte di Cassazione ha stabilito che il Regime PEX non è applicabile se la società partecipata ha svolto esclusivamente atti preparatori senza avviare un’effettiva attività commerciale. Il caso riguardava la cessione di quote di una società immobiliare che si era limitata a gestire pratiche urbanistiche e consulenze professionali. Secondo i giudici, la mera predisposizione di una struttura operativa potenziale non soddisfa il requisito dell’esercizio ininterrotto di un’impresa commerciale richiesto dall’art. 87 del TUIR. L’esenzione fiscale mira a favorire la circolazione di aziende attive e non di semplici contenitori di beni immobili in attesa di valorizzazione.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 6732 Anno 2026
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Pubblicato il 31 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Regime PEX: quando l’attività è solo preparatoria

Il Regime PEX rappresenta uno dei pilastri della pianificazione fiscale per le società di capitali, permettendo di esentare quasi totalmente la tassazione sulle plusvalenze. Tuttavia, l’accesso a questo beneficio non è automatico e richiede il rispetto rigoroso di requisiti soggettivi e oggettivi. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i confini dell’esercizio di impresa commerciale, negando l’agevolazione in presenza di soli atti preparatori.

Il caso: plusvalenze e requisiti PEX

La controversia nasce dall’impugnazione di avvisi di accertamento emessi dall’Amministrazione finanziaria contro due società. Queste avevano ceduto le proprie quote in una società immobiliare, applicando il regime di esenzione previsto dall’art. 87 del TUIR. L’Agenzia delle Entrate ha contestato l’operazione, ritenendo che la società partecipata non avesse mai esercitato un’effettiva attività commerciale, limitandosi a operazioni preliminari come la gestione di pratiche urbanistiche e l’ottenimento di autorizzazioni.

I giudici di merito avevano inizialmente dato ragione ai contribuenti, sostenendo che la presenza di una struttura organizzativa potenziale fosse sufficiente a integrare il requisito commerciale. La Suprema Corte ha però ribaltato questa visione, focalizzandosi sulla distinzione tra organizzazione e attività.

La distinzione tra atti preparatori e attività d’impresa

Il cuore della decisione risiede nell’interpretazione dell’art. 55 del TUIR, richiamato dalla disciplina PEX. Per beneficiare dell’esenzione, la società partecipata deve esercitare un’impresa commerciale in modo effettivo e ininterrotto. La Cassazione ha chiarito che la semplice predisposizione di una struttura operativa, seppur idonea all’avvio del processo produttivo, non equivale all’esercizio dell’attività.

Nel caso analizzato, la società non aveva dipendenti e si avvaleva solo di professionisti esterni. Gli atti compiuti erano meramente propedeutici alla futura vendita o ristrutturazione degli immobili. Mancava, dunque, quel dinamismo economico che caratterizza l’impresa commerciale rispetto alla mera gestione patrimoniale di beni immobili.

Implicazioni per le società immobiliari

Per le società che operano nel settore immobiliare, la prova dell’attività commerciale è particolarmente complessa. Non basta classificare gli immobili come beni merce in bilancio o accendere mutui per il loro acquisto. È necessario dimostrare che l’attività di produzione o scambio sia effettivamente iniziata e proseguita nel triennio antecedente alla cessione delle quote.

Le motivazioni

La Corte ha spiegato che la ratio del Regime PEX è incentivare la circolazione di complessi aziendali dotati di capacità produttiva concreta. Se si permettesse l’esenzione per società che sono semplici contenitori di immobili, si finirebbe per equiparare ingiustamente la cessione di partecipazioni alla cessione diretta dei singoli cespiti, eludendo la tassazione ordinaria. La sussistenza del requisito commerciale deve essere accertata tenendo conto dei valori correnti e dell’effettivo svolgimento di operazioni volte alla produzione di reddito d’impresa.

Le conclusioni

In conclusione, l’ordinanza ribadisce che il Regime PEX richiede un’analisi sostanziale e non solo formale della società partecipata. Gli atti preparatori, se non seguiti dall’effettivo espletamento dell’attività imprenditoriale, non sono sufficienti a garantire l’esenzione fiscale. Le aziende devono quindi prestare massima attenzione alla documentazione dell’operatività reale per evitare pesanti recuperi a tassazione in fase di accertamento.

Qual è il requisito principale per accedere al Regime PEX?
Oltre al possesso annuale delle quote, la società partecipata deve esercitare un’effettiva attività commerciale secondo la definizione fiscale, non limitata alla mera gestione patrimoniale.

Gli atti preparatori sono sufficienti per dimostrare l’attività commerciale?
No, la Cassazione ha stabilito che la semplice predisposizione di una struttura potenziale o il compimento di atti propedeutici non equivalgono all’esercizio concreto dell’impresa.

Cosa rischia chi applica il Regime PEX senza i requisiti?
L’Amministrazione finanziaria può recuperare a tassazione l’intera plusvalenza non esentata, applicando sanzioni amministrative e interessi sulla maggiore imposta dovuta.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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