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Ordine Di Demolizione

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502 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ordine di demolizione: la prima casa abusiva si abbatte
La proprietaria di un fabbricato abusivo ha contestato l'ordine di demolizione emesso dalla Procura della Repubblica, sostenendo che l'abbattimento della prima casa violasse l'art. 8 della CEDU a tutela della vita familiare e del domicilio. Il Tribunale prima e la Corte di Cassazione poi hanno respinto la richiesta. I giudici hanno chiarito che il diritto all'abitazione non è assoluto e non impedisce l'abbattimento di manufatti illeciti, poiché prevale l'interesse pubblico a sanare la violazione del territorio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'ordine di demolizione e condannando la ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ordine di demolizione su demanio: casa abbattuta senza residenza
L'erede di un cittadino condannato per abusivismo sul demanio marittimo ha chiesto al giudice dell'esecuzione di bloccare l'ordine di demolizione dell'immobile, invocando il diritto all'abitazione e un'istanza di condono. Il Tribunale ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'erede. I giudici hanno chiarito che il diritto all'abitazione non impedisce l'abbattimento se l'occupante risiede altrove e non prova la mancanza di case alternative. Inoltre, i fabbricati costruiti abusivamente sul demanio marittimo non possono ottenere alcun condono.
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Abuso edilizio: l’ordine di demolizione abbatte anche l’opera prescritta
Un proprietario ha realizzato un manufatto abusivo nel 1991, proseguendo e ampliando i lavori nel 1996 e nel 1997. La Corte di Appello ha dichiarato la prescrizione per i primi reati del 1991, ma ha confermato la condanna per le opere successive e ha ordinato l'abbattimento dell'opera. In sede esecutiva, l'interessato ha chiesto la revoca dell'ordine sostenendo l'impossibilità di abbattere la parte prescritta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione colpisce l'immobile nella sua totalità. La presenza di interventi successivi estende l'abusività all'intero fabbricato, imponendo il ripristino integrale dello stato dei luoghi.
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Patteggiamento ed abusi: scatta l’ordine di demolizione
Un privato cittadino ha concordato una pena pecuniaria con il Pubblico Ministero mediante patteggiamento per reati edilizi e violazioni antisismiche. Il Tribunale ha applicato la pena concordata, omettendo tuttavia di disporre la sanzione accessoria per l'abbattimento del manufatto illegale. Il Procuratore Generale ha quindi impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, evidenziando che l'ordine di demolizione rappresenta una statuizione obbligatoria per legge, sottratta alla volontà delle parti. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'accusa, confermando che il giudice deve sempre imporre la rimozione delle opere abusive, anche in presenza di un accordo sulla sanzione principale. I giudici di legittimità hanno pertanto annullato parzialmente la sentenza impugnata e hanno ordinato direttamente la distruzione delle strutture abusive.
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Pena patteggiata e sospesa: scatta l’ordine di demolizione
Un costruttore realizza un'opera abusiva in cemento armato in zona sismica. Il Tribunale accoglie la richiesta di patteggiamento dell'imputato con pena sospesa, ma omette di disporre l'abbattimento dell'immobile. Il Procuratore Generale impugna la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la mancata applicazione della sanzione ripristinatoria. La Suprema Corte accoglie il ricorso e chiarisce che l'ordine di demolizione è una sanzione amministrativa obbligatoria per legge, la quale prescinde dagli accordi tra le parti nel patteggiamento. I giudici di legittimità annullano la sentenza sul punto e ordinano direttamente la demolizione del manufatto abusivo.
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Reato prescritto ma ordine di demolizione confermato: stop
Un proprietario aveva realizzato abusivamente una piscina semi-interrata di 72 metri quadri con relativa pavimentazione e impianti tecnici. In secondo grado, i giudici hanno dichiarato estinti per prescrizione i reati edilizi e paesaggistici contestati. La corte territoriale ha tuttavia confermato l'ordine di demolizione della struttura disposto nel primo grado di giudizio. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione denunciando la violazione della legge edilizia. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha annullato il provvedimento senza rinvio. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione può accompagnare esclusivamente una sentenza formale di condanna penale e non una dichiarazione di prescrizione.
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Blocco demolizioni: chi è il giudice dell’esecuzione?
Una cittadina condannata per abusi edilizi ha chiesto la revoca dell'ordine di demolizione emesso nei suoi confronti. Sia il Tribunale sia la Corte di Appello hanno rifiutato di pronunciarsi, generando un conflitto sulla competenza a decidere. La sentenza d'appello originaria aveva prescritto alcuni reati e ricalcolato le sanzioni per i rimanenti illeciti. La Corte di Cassazione ha risolto il conflitto, chiarendo le regole sul giudice dell'esecuzione. Quando il secondo grado dichiara estinto un reato, non si limita a modificare la sanzione, ma altera la struttura della decisione cancellando la responsabilità penale. Di conseguenza, la competenza spetta funzionalmente alla Corte di Appello, alla quale sono stati trasmessi gli atti per decidere sull'istanza.
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Ordine di demolizione: la Cassazione respinge il ricorso
Un gruppo di proprietari riceve dal Comune un ordine di demolizione per tre manufatti non autorizzati sul proprio terreno. I cittadini impugnano il provvedimento davanti ai giudici amministrativi, ma subiscono una bocciatura per non aver tempestivamente contestato il precedente diniego di sanatoria edilizia. I proprietari presentano quindi ricorso alla Corte di Cassazione, invocando la violazione della tutela dell'abitazione e del giusto processo secondo le norme europee. La Suprema Corte a Sezioni Unite dichiara il ricorso totalmente inammissibile. La Cassazione chiarisce che le decisioni dei giudici amministrativi si possono impugnare davanti alle Sezioni Unite solo per questioni di giurisdizione e non per contestare errori di merito o violazioni del diritto europeo. I proprietari perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Ordine di demolizione: perché non si prescrive mai
Un privato cittadino ha costruito un capannone abusivo di grandi dimensioni all'interno di una fascia di rispetto cimiteriale. In seguito alla condanna penale irrevocabile, il giudice ha disposto l'ordine di demolizione del manufatto. Il proprietario ha impugnato il provvedimento, sostenendo la prescrizione della sanzione e l'esistenza di una domanda di condono edilizio. I giudici hanno respinto le doglianze. L'ordine di demolizione non costituisce una pena in senso stretto, ma una misura ripristinatoria con valore reale che non si estingue mai per decorso del tempo. Inoltre, la sanatoria straordinaria non può sanare immobili edificati in zone con inedificabilità assoluta o con volumetrie superiori ai limiti massimi di legge. La Suprema Corte ha confermato l'abbattimento e condannato il ricorrente.
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Ordine di demolizione: stop ai ricorsi dell’ex proprietario
La proprietaria di una costruzione abusiva ha presentato ricorso per bloccare l'ordine di demolizione emesso dal tribunale, sostenendo la presenza di diritti di terzi comproprietari sul terreno e la perdita del possesso a seguito dell'acquisizione del bene al patrimonio del Comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il passaggio di proprietà al Comune priva il vecchio titolare di qualsiasi interesse a contestare la sanzione. Inoltre, l'ordine di demolizione ha natura reale e pubblicistica: esso prevale sui diritti dei comproprietari, anche se estranei all'illecito edilizio. Di conseguenza, l'autrice dell'abuso perde definitivamente la causa ed è condannata al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Perdita dell’immobile e validità dell’ordine di demolizione
Due privati hanno costruito un fabbricato abusivo all'interno di un'area protetta e vincolata. A seguito della condanna penale irrevocabile, l'Ente Parco ha acquisito gratuitamente l'immobile al patrimonio pubblico. I responsabili dell'abuso hanno chiesto di bloccare l'ordine di demolizione, sostenendo la prescrizione parziale delle opere e la pendenza di una domanda di condono. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei privati. Con il passaggio di proprietà all'amministrazione, i precedenti titolari diventano terzi estranei al bene e perdono ogni interesse giuridico a contestare l'ordine di demolizione. I giudici hanno confermato l'abbattimento e condannato i ricorrenti a pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione personale: la difesa fai-da-te fallisce
I ricorrenti hanno presentato di persona un'istanza alla Suprema Corte contro il rigetto della sospensione dell'ordine di demolizione di un immobile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione personale a causa delle modifiche introdotte dalla riforma del 2017. L'ordinamento impone infatti la sottoscrizione esclusiva da parte di difensori iscritti all'apposito albo dei cassazionisti. I ricorrenti hanno quindi perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ordine di demolizione e condono: la perdita del bene
Un cittadino condannato per abuso edilizio riceve l'ingiunzione a demolire il manufatto entro novanta giorni. Scaduto il termine senza eseguire i lavori, presenta domanda di condono. Il Comune concede inizialmente il permesso in sanatoria, ma lo annulla poiché l'immobile è già passato automaticamente nel patrimonio comunale per la mancata demolizione. Il Giudice dell'esecuzione revoca l'ordine di demolizione adeguandosi a una sentenza del TAR. Il Pubblico Ministero ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso: il mancato rispetto dei novanta giorni dall'ordine di demolizione trasferisce automaticamente la proprietà al Comune. L'ex proprietario perde ogni diritto sul bene e la legittimazione a chiedere la sanatoria. La revoca dell'ordine di demolizione è quindi illegittima.
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Frazionamento artificioso: il condono non evita la demolizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de La Proprietaria contro l'ordine di demolizione di un capannone abusivo di 1.500 metri cubi. La ricorrente aveva tentato di sanare l'abuso dividendo catastalmente l'immobile in due unità distinte e presentando due separate domande di condono edilizio, una a proprio nome e una a nome del coniuge. I giudici hanno stabilito che tale operazione costituisce un frazionamento artificioso volto esclusivamente a eludere il limite volumetrico di 750 metri cubi previsto dalla legge per la concedibilità della sanatoria. Di conseguenza, i permessi in sanatoria rilasciati dal Comune sono stati ritenuti illegittimi e l'ordine di demolizione è stato confermato, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Diritto al contraddittorio: nullo il no alla demolizione
Un curatore fallimentare ha chiesto la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione di un immobile abusivo appartenente all'impresa fallita. La Corte d'appello ha rigettato la richiesta basandosi su un documento tecnico del Comune, acquisito dopo l'udienza, senza però mostrarlo alle parti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del curatore. I giudici hanno stabilito che l'acquisizione di nuovi documenti senza consentire alle parti di discuterne viola gravemente il diritto al contraddittorio. Questa omissione rende nulla la decisione del giudice dell'esecuzione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato il provvedimento e ha rinviato il caso alla Corte d'appello per una nuova valutazione nel rispetto delle regole procedurali.
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Ordine di demolizione: perché la casa va abbattuta dopo 20 anni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due fratelli, eredi del costruttore di un immobile abusivo, contro l'ordine di demolizione del fabbricato. Gli eredi chiedevano la revoca o la sospensione del provvedimento, invocando una domanda di condono pendente e la tutela del diritto all'abitazione. I giudici hanno stabilito che la sanatoria non era imminente e che il diritto alla casa non è assoluto. Poiché la condanna originaria risaliva a oltre venti anni prima, gli interessati hanno avuto tutto il tempo per trovare un'altra sistemazione. Di conseguenza, l'ordine di demolizione rimane pienamente valido ed efficace, e i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese del giudizio.
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Ordine di demolizione: l’abuso si abbatte anche se è in aderenza
Il Proprietario di un immobile abusivo ha chiesto la revoca dell'ordine di demolizione, sostenendo che l'abbattimento avrebbe danneggiato gli edifici vicini e che l'ordine fosse prescritto. Il Tribunale ha respinto la richiesta basandosi sulla perizia del Pubblico Ministero, secondo cui la demolizione in aderenza è realizzabile in sicurezza con un piano adeguato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Proprietario. I giudici hanno chiarito che il Tribunale ha motivato correttamente la fattibilità tecnica dell'intervento senza dover nominare un perito terzo. Inoltre, le questioni sulla prescrizione e sulla proporzionalità erano già state decise in precedenza e non potevano essere ridiscusse, essendo coperte da giudicato. Il Proprietario perde la causa, deve demolire l'immobile e pagare le spese processuali.
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Ordine di demolizione: il condono tardivo non ferma le ruspe
L'erede di un soggetto condannato per reati edilizi ha chiesto la sospensione dell'ordine di demolizione di un immobile abusivo, invocando tre domande di condono pendenti e le norme per la ricostruzione post-sisma. Il Tribunale ha rigettato la richiesta, rilevando che le opere erano state completate oltre il termine di legge del 31 dicembre 1993 e sorgevano in un'area protetta da vincolo paesaggistico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione dell'ordine di demolizione non può essere concessa se esistono cause ostative insuperabili, come il mancato rispetto dei termini temporali del condono e la presenza di vincoli ambientali, che rendono impossibile sanare l'abuso. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: perché l’abuso non si prescrive mai
Il proprietario di un immobile abusivo situato in un'area protetta si opponeva all'ordine di demolizione emesso dopo una condanna penale definitiva. Il ricorrente sosteneva che il provvedimento fosse prescritto, che vi fossero errori materiali nei documenti e che la demolizione violasse il suo diritto all'abitazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e, pertanto, non è soggetto a prescrizione. Inoltre, le tolleranze costruttive non si applicano in zone protette da vincolo paesaggistico e i piccoli errori materiali non annullano il provvedimento se l'immobile è chiaramente identificabile. Di conseguenza, il proprietario perde il ricorso e deve demolire l'immobile, oltre a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Abuso edilizio: l’ordine di demolizione batte la finta prima casa
Una cittadina ha impugnato l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che respingeva la revoca di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La ricorrente sosteneva che una delibera comunale destinasse gli abusi all'edilizia pubblica e invocava il diritto all'abitazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la delibera comunale era generica e che l'immobile era destinato all'abbattimento. Inoltre, la demolizione non è una sanzione afflittiva ma una misura di ripristino del territorio. La ricorrente non ha provato l'assenza di altre case o una reale situazione di indigenza, risultando peraltro non residente nell'immobile. L'ordine di demolizione resta quindi pienamente efficace.
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