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Ordine Di Demolizione

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502 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Abuso edilizio: reato estinto e revoca della demolizione
La Corte d'Appello condannava i proprietari di un immobile a mesi quattro di arresto e a una sanzione pecuniaria per aver eseguito opere edilizie in presunta totale difformità dal titolo abilitativo. I giudici di merito ordinavano anche la demolizione dei manufatti contestati. Gli imputati impugnavano la decisione davanti alla Corte di Cassazione, evidenziando il decorso dei termini massimi di legge. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha dichiarato la prescrizione del reato edilizio. I giudici di legittimità hanno accertato che il termine quinquennale era maturato prima della sentenza d'appello, rendendo inefficaci le successive sospensioni temporanee. La Cassazione ha annullato la sentenza senza rinvio ed ha revocato integralmente l'ordine di demolizione impartito dal tribunale penale.
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Condono Edilizio Illegittimo: Cassazione Annulla Revoca Demolizione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che revocava un ordine di demolizione, riguardante un condono edilizio illegittimo. Gli eredi di un costruttore abusivo avevano ottenuto la revoca dell'ordine di demolizione, sostenendo la sanatoria delle opere. Il Pubblico Ministero ha contestato la legittimità del condono, evidenziando lavori eseguiti oltre i termini, demolizioni parziali fittizie e la mancanza della Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA) obbligatoria per aree vincolate. La Suprema Corte ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione non avesse adeguatamente verificato la legittimità del condono, soprattutto per l'assenza della VincA, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Ordine di demolizione: l’appartamento abusivo non si può sanare
Un Lavoratore ha realizzato un appartamento abusivo di cinque vani, trasformando un terrazzo. Il Tribunale ha rigettato la sua richiesta di revocare l'ordine di demolizione, poiché l'opera non rispettava il requisito della "doppia conformità" per la sanatoria. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Lavoratore, confermando l'ordine di demolizione. Il perito aveva infatti chiarito che l'opera non era conforme alle normative urbanistiche vigenti al momento della costruzione. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Revoca ordine di demolizione: niente spese dopo la prescrizione
A seguito della dichiarazione di prescrizione per un reato edilizio, i proprietari dell'immobile hanno riscontrato che la Corte d'Appello aveva omesso di disporre la revoca ordine di demolizione, della confisca e del ripristino dei luoghi stabiliti in primo grado. I cittadini hanno quindi proposto ricorso in Cassazione e contestualmente richiesto la correzione dell'errore materiale. La Corte d'Appello ha successivamente corretto la sentenza annullando le sanzioni accessorie, inducendo i proprietari a rinunciare al ricorso supremo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per intervenuta rinuncia, ma ha escluso la condanna al pagamento delle spese processuali, evidenziando che l'azione dei ricorrenti era pienamente giustificata e priva di colpa.
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Acquisto all’asta e ordine di demolizione: la Cassazione decide
L'Acquirente acquista all'asta un fabbricato abusivo già colpito da una condanna definitiva penale. Successivamente, richiede al giudice dell'esecuzione la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione, facendo leva sulla voltura di una vecchia domanda di condono e sull'estraneità all'abuso originario. Il giudice respinge l'istanza e la Corte di Cassazione conferma la decisione. I giudici supremi stabiliscono che l'ordine di demolizione colpisce l'immobile a prescindere dai passaggi di proprietà e dai terzi acquirenti. La semplice pendenza di una sanatoria non blocca l'abbattimento in assenza di una concessione imminente. Inoltre, il diritto all'abitazione non impedisce la demolizione quando l'opera abusiva danneggia gravemente l'ambiente e il territorio.
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Ordine di Demolizione: Inammissibile la Contestazione Post-Sentenza
L'Imputata ha tentato di contestare un ordine di demolizione per un abuso edilizio, sostenendo di non essere proprietaria del terreno al momento dei fatti e che l'intervento di demolizione fosse difforme da quanto stabilito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che la responsabilità dell'Imputata era già stata accertata con una sentenza di patteggiamento definitiva e non poteva essere rimessa in discussione. Inoltre, la presunta difformità tra l'ordine e l'esecuzione della demolizione non era stata sollevata correttamente. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Ordine di demolizione: quando il giudice non può disporlo d’ufficio
Un Lavoratore è stato condannato per reati edilizi. La sentenza non prevedeva l'ordine di demolizione dell'opera abusiva. Successivamente, il giudice dell'esecuzione ha emesso un ordine di demolizione d'ufficio. Gli eredi del Lavoratore hanno contestato questo provvedimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ordine di demolizione, se non presente nella sentenza originaria ormai irrevocabile, non può essere disposto d'ufficio dal giudice dell'esecuzione tramite una correzione di errore materiale. Questo rappresenta un error in iudicando (errore nella decisione), non un semplice errore formale. La Corte ha quindi annullato l'ordine di demolizione, accogliendo il ricorso degli eredi.
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Sanatoria invalida e ordine di demolizione confermato dai giudici
L'erede di un immobile abusivo ha chiesto la revoca dell'ordine di demolizione definitivo, sostenendo di aver ottenuto un permesso di costruire in sanatoria dopo un sisma. Il Tribunale ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. I giudici hanno chiarito che il giudice dell'esecuzione deve sempre verificare la reale legittimità del titolo edilizio rilasciato dal Comune. L'ordine di demolizione resta pienamente valido perché il permesso comunale era illegittimo: la struttura sorgeva in un'area protetta e mancava la necessaria autorizzazione paesaggistica esplicita. La legge esclude infatti il meccanismo del silenzio-assenso per i beni paesaggistici sensibili. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'obbligo di abbattere il manufatto abusivo e condannando la ricorrente al pagamento delle spese.
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Ordine di demolizione e sanatoria: i limiti del giudice penale
Un proprietario subiva una condanna penale per reati edilizi con conseguente ordine di demolizione dell'immobile. Anni dopo, il Comune rilasciava un permesso di costruire in sanatoria, salvo poi annullarlo d'ufficio. Il Tribunale Amministrativo Regionale accoglieva il ricorso del cittadino e annullava la revoca comunale in via definitiva. Il proprietario chiedeva quindi al Giudice dell'esecuzione la cancellazione della demolizione penale. Il Giudice rigettava la richiesta, ritenendo invalido il condono e legittimo il ripensamento del Comune, scavalcando la decisione amministrativa. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione: il giudice penale non può ignorare il giudicato amministrativo, ma deve verificare direttamente la sussistenza dei requisiti di legge dell'opera prima di confermare l'ordine di demolizione.
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Ordine di demolizione: la sanatoria annullata non ferma l’abbattimento
Due persone hanno impugnato l'ordinanza della Corte d'Appello che aveva respinto la loro richiesta di annullare un ordine di demolizione. Questo ordine riguardava un immobile abusivo, oggetto di una condanna penale definitiva risalente al 1997. I ricorrenti sostenevano di aver ottenuto un permesso di costruire in sanatoria e lamentavano la mancata considerazione di una precedente sentenza di revoca. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha evidenziato che il Comune aveva annullato il permesso in sanatoria e che i ricorrenti non avevano fornito prove sufficienti sulla presunta sentenza di revoca. La Corte ha ribadito che l'ordine di demolizione è una sanzione amministrativa che può essere revocata solo se incompatibile con nuovi provvedimenti legittimi della Pubblica Amministrazione.
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Prescrizione edilizia: revocato l’ordine di demolizione
Un proprietario subiva una condanna in primo grado per reati edilizi e paesaggistici dovuti alla costruzione abusiva di una tettoia e di volumi abitativi. Il giudice ordinava anche l'abbattimento delle opere e il ripristino dei luoghi. La Corte d'Appello dichiarava i reati estinti per prescrizione ma confermava sia l'ordine di demolizione sia l'obbligo di rimessione in pristino. L'imputato ricorreva in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che le sanzioni accessorie della demolizione e del ripristino paesaggistico possono essere ordinate dal giudice penale esclusivamente con una sentenza di condanna. Di conseguenza, in presenza di prescrizione, il giudice penale deve revocare tali ordini.
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Sospensione ordine di demolizione: non basta la sanatoria
Il Proprietario di un immobile ha richiesto la sospensione ordine di demolizione di opere abusivamente realizzate, sostenendo di aver avviato le pratiche comunali di sanatoria edilizia e accertamento di conformità. La Corte di Appello ha respinto l'istanza e il cittadino ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice pendenza di una pratica burocratica non basta per fermare l'abbattimento. Per bloccare le ruspe occorre dimostrare che il rilascio del permesso in sanatoria sia imminente e altamente probabile. Il cittadino è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ordine di demolizione: il condono illegittimo non lo blocca
I Proprietari di un immobile abusivo richiedevano la revoca dell'ordine di demolizione disposto dal Procuratore della Repubblica in seguito a una condanna penale irrevocabile. A sostegno dell'istanza, presentavano titoli di condono concessi dal Comune, sostenendo che il decorso del tempo li rendesse inattaccabili. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'ordine di demolizione non viene automaticamente caducato da un condono formale. Il giudice dell'esecuzione penale mantiene il potere-dovere di verificare se il provvedimento amministrativo possiede realmente i requisiti previsti dalla legge, come il rispetto dei limiti volumetrici. Se il condono risulta rilasciato in assenza dei presupposti legali, l'ordine di demolizione rimane pienamente valido ed esecutivo.
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Ordine di demolizione: bloccato il ricorso tardivo del privato
I privati chiedono la sospensione di un ordine di demolizione per un immobile abusivo, sostenendo di non essere i proprietari del terreno ed evidenziando una precedente assoluzione penale relativa a una diversa struttura. Il giudice dell'esecuzione rigetta la domanda. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La Corte rileva infatti che i ricorrenti non hanno dimostrato la coincidenza tra il manufatto oggetto della precedente assoluzione e quello da demolire. Inoltre, i soggetti hanno presentato per la prima volta in Cassazione l'argomento relativo alla proprietà del terreno, violando le regole procedurali e il principio di autosufficienza. La decisione finale conferma l'obbligo di abbattimento dell'abuso e condanna i ricorrenti alle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Condono edilizio e demolizione: la Cassazione annulla la revoca
Un privato è stato condannato con ordine di demolizione per la sopraelevazione abusiva di un edificio. Successivamente, la difesa ha richiesto la revoca dell'ordine presentando istanza di condono edilizio e demolizione accompagnata da una perizia giurata. Il Giudice dell'Esecuzione ha inizialmente revocato l'abbattimento, ritenendo l'opera sanabile. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione evidenziando il superamento dei limiti volumetrici di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarito che la perizia giurata non deroga ai limiti statali e ribadito che gli ampliamenti non possono eccedere il 30% del volume originario. L'ordinanza di revoca è stata annullata e la causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Ordine di demolizione: stop ai rinvii, immobile da abbattere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da una proprietaria contro il rigetto della richiesta di revoca o sospensione di un ordine di demolizione. La vicenda riguarda un immobile abusivo completato nel tempo attraverso progressivi interventi edilizi, già oggetto di condanna definitiva. La difesa sosteneva l'incertezza sulla struttura del bene e la presenza di procedimenti distinti a carico dell'ex coniuge. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione colpisce l'edificio nella sua interezza, comprese le opere successive e le rifiniture. La sanzione ha natura reale e resta vincolante indipendentemente da passaggi di proprietà o concorso di terzi. Il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ordine di demolizione: perché la casa altrui non salva il reo
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rigetto della sua istanza voluta ad ottenere la sospensione dell'ordine di demolizione di un immobile abusivo. Il ricorrente ha lamentato la mancata notifica del provvedimento ai suoi figli, asseriti reali proprietari dell'immobile, e la presunta mancata valutazione sulla legittimità del diniego di sanatoria edilizia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione costituisce una sanzione amministrativa ripristinatoria applicabile a prescindere dalla titolarità dell'immobile. Il condannato privo di diritto di proprietà non possiede un interesse concreto per contestare la notifica ad altri soggetti. Inoltre, la verifica sulla legittimità del diniego di sanatoria spetta al giudice amministrativo e non al giudice penale dell'esecuzione.
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Permesso di costruire in sanatoria e vincolo sismico: la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un privato cittadino contro la conferma dell'ordine di demolizione di un immobile abusivo. L'interessato sosteneva di poter ottenere il permesso di costruire in sanatoria pur in assenza di autorizzazione sismica preventiva. I giudici hanno chiarito che l'assenza del nullaosta sismico impedisce di dimostrare la doppia conformità dell'opera, rendendo l'abuso edilizio del tutto insanabile. Inoltre, le domande di sanatoria minori o tardive non bloccano il passaggio di proprietà del bene al Comune. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: perché la casa abusiva va abbattuta
Gli eredi di un immobile abusivo hanno chiesto di revocare l'ordine di demolizione disposto decenni prima. I ricorrenti sostenevano che la misura fosse ormai prescritta, lesiva del diritto all'abitazione e coperta da istanze di condono. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la validità del provvedimento. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione non è una pena ma una misura ripristinatoria a tutela del territorio, pertanto risulta imprescrittibile e vincola anche gli eredi del responsabile dell'abuso. La Suprema Corte ha inoltre precisato che il diritto all'abitazione non è assoluto e non protegge l'inerzia prolungata nella ricerca di un alloggio alternativo, confermando l'illegittimità dei condoni presentati previa suddivisione fittizia dell'immobile.
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Revoca dell’ordine di demolizione negata per abuso non condonabile
Gli eredi di un costruttore condannato per abusivismo hanno chiesto la revoca dell'ordine di demolizione di un intero fabbricato. I richiedenti hanno presentato quattro domande di condono separate per eludere il limite massimo di volumetria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'edificio abusivo costituisce un complesso unitario e non può essere frazionato artificiosamente per rientrare nella sanatoria. Inoltre, i ricorrenti non hanno provato l'ultimazione dei lavori al rustico entro la data limite di legge. L'immobile deve essere integralmente abbattuto.
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