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Condono edilizio e demolizione: la Cassazione annulla la revoca

Un privato è stato condannato con ordine di demolizione per la sopraelevazione abusiva di un edificio. Successivamente, la difesa ha richiesto la revoca dell’ordine presentando istanza di condono edilizio e demolizione accompagnata da una perizia giurata. Il Giudice dell’Esecuzione ha inizialmente revocato l’abbattimento, ritenendo l’opera sanabile. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione evidenziando il superamento dei limiti volumetrici di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarito che la perizia giurata non deroga ai limiti statali e ribadito che gli ampliamenti non possono eccedere il 30% del volume originario. L’ordinanza di revoca è stata annullata e la causa è stata rinviata per un nuovo esame.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 26444 Anno 2026
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

L’origine del conflitto tra condono edilizio e demolizione

La disciplina che regola il condono edilizio e demolizione rappresenta un tema centrale nell’ordinamento giuridico italiano, specialmente quando si sovrappongono norme nazionali e leggi regionali di semplificazione. La vicenda trae origine da una condanna penale irrevocabile per la realizzazione abusiva di una sopraelevazione edilizia di consistente volumetria. Il giudice dell’epoca aveva disposto la demolizione dell’opera non autorizzata per ripristinare l’assetto del territorio. Negli anni successivi, l’interessato ha presentato istanze di sanatoria e ha depositato una perizia giurata per bloccare la distruzione dell’immobile. Il Giudice dell’Esecuzione ha inizialmente accolto le doglianze della difesa, disponendo la revoca dell’ingiunzione di demolizione sulla base della sola documentazione tecnica prodotta.

Il contrasto sui calcoli volumetrici della struttura

Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la decisione del Giudice dell’Esecuzione. Secondo la pubblica accusa, l’ordinanza impugnata ha applicato in modo errato le norme sui parametri di cubatura ammessi alla sanatoria. La legislazione statale stabilisce paletti rigidi per le opere eseguite in ampliamento di manufatti preesistenti. In particolare, per gli interventi che estendono un edificio già esistente, la cubatura abusiva non può superare la soglia del trenta per cento del volume originario. Nel caso concreto, la sopraelevazione abusiva sviluppava una cubatura ampiamente superiore a tale percentuale. L’accusa ha quindi dimostrato l’impossibilità di sanare l’opera e l’illegittimità della revoca della sanzione demolitoria.

Le motivazioni della decisione su condono edilizio e demolizione

La Suprema Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, evidenziando rilevanti errori nell’applicazione delle norme sul condono edilizio e demolizione. I giudici di legittimità hanno chiarito che la perizia giurata, introdotta dalla legislazione regionale per semplificare le procedure, costituisce un mero strumento procedurale. Tale attestazione tecnica non sostituisce il controllo sostanziale del giudice né permette di superare i vincoli fissati dalla legge nazionale.

Inoltre, la Corte ha ribadito che i limiti volumetrici previsti dalla legge statale per gli ampliamenti hanno natura cumulativa. Un ampliamento abusivo è condonabile solo se rispetta contemporaneamente due condizioni: non superare il trenta per cento della volumetria della costruzione originaria e non eccedere il limite assoluto di settecentocinquanta metri cubi. L’edificio originario possedeva un volume di novecento metri cubi, fissando così il limite massimo dell’ampliamento sanabile a soli duecentosettanta metri cubi. L’opera abusiva realizzata, superando i cinquecento metri cubi, ha violato apertamente il tetto legale.

Infine, la sentenza ha richiamato il principio dell’unitarietà dell’abuso edilizio. Risulta giuridicamente inammissibile valutare in modo frazionato la sanabilità di una sopraelevazione che insiste su strutture sottostanti non regolarizzate o ancora prive di un titolo abilitativo definitivo.

Le conclusioni della Cassazione sul condono edilizio e demolizione

La pronuncia della Cassazione riafferma la prevalenza della tutela del territorio sulle semplificazioni procedurali in materia di condono edilizio e demolizione. L’ordine di demolizione impartito in sede penale conserva piena efficacia qualora l’opera abusiva non rispetti i parametri volumetrici prescritti dalla legge nazionale. La presenza di una perizia asseverata o di istanze amministrative pendenti non priva la magistratura del dovere di verificare l’effettiva sanabilità dell’immobile.

La Corte ha dunque annullato l’ordinanza di revoca emessa dal Giudice dell’Esecuzione e ha disposto il rinvio della causa per una nuova valutazione. Il giudice di rinvio dovrà uniformarsi ai principi enunciati, verificando l’assenza dei requisiti per il condono e adottando i provvedimenti necessari per il ripristino dello stato dei luoghi.

Validità della perizia giurata regionale di fronte ai limiti di cubatura nazionali
La perizia giurata prevista dalle leggi regionali semplifica l’iter procedurale ma non permette di derogare ai requisiti e ai limiti volumetrici stabiliti dalla legge nazionale sul condono.

Calcolo del limite volumetrico consentito per l’ampliamento di un edificio
Per gli ampliamenti, la nuova volumetria non può superare il trenta per cento della costruzione originaria e non deve comunque eccedere la soglia massima di settecentocinquanta metri cubi.

Conseguenze del superamento dei limiti volumetrici sull’ordine di demolizione
Il superamento dei limiti rende l’opera non condonabile, determinando l’illegittimità della revoca e il ripristino dell’ordine di demolizione impartito dal giudice.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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