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Ordine Di Demolizione

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502 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prescrizione della pena: sanzione estinta ma l’abuso resta
Il Condannato riceveva una condanna per reati edilizi con sospensione condizionale della pena, subordinata alla demolizione dell'opera abusiva entro sessanta giorni. Non avendo demolito l'immobile, il Tribunale revocava il beneficio. Il Condannato ricorreva in Cassazione eccependo la prescrizione della pena. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che il termine di prescrizione della pena decorre dal giorno successivo alla scadenza del termine per demolire, e non dalla data del provvedimento di revoca. Di conseguenza, la Cassazione annulla l'ordinanza e rinvia al Tribunale per verificare se sia maturata la prescrizione della pena.
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Ordine di demolizione: la perdita del bene cancella i ricorsi
Un cittadino ha impugnato l'ordine di demolizione di un immobile abusivo, chiedendone la revoca o la sospensione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, a causa della mancata demolizione spontanea entro novanta giorni, il bene è stato acquisito automaticamente e gratuitamente al patrimonio del Comune. Questa acquisizione a titolo originario priva il precedente proprietario di qualsiasi diritto reale sull'immobile. Di conseguenza, il cittadino perde la legittimazione e l'interesse a opporsi all'ordine di demolizione, non potendo più vantare alcuna situazione giuridica tutelata sul bene. L'unico interesse concreto rimasto sarebbe stato quello di demolire spontaneamente l'opera, opzione non esercitata. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: anziana perde la veranda abusiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una proprietaria anziana e invalida contro l'ordine di demolizione di una veranda abusiva di quindici metri quadri adibita a cucina. La donna invocava il diritto all'abitazione e il principio di proporzionalità, evidenziando le proprie gravi condizioni di salute e lo stato di indigenza. I giudici hanno chiarito che il diritto all'abitazione non è assoluto e va bilanciato con la tutela del territorio. Poiché l'ordine di demolizione riguardava solo pertinenze e non l'abitazione principale, e considerato il lungo tempo trascorso dal passaggio in giudicato della condanna senza che la donna provvedesse a trovare alternative, la demolizione è stata confermata. La ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ordine di demolizione: la perdita automatica della proprietà
Un privato, condannato in via definitiva per reati edilizi, ha proposto un incidente di esecuzione per bloccare l'ordine di demolizione del proprio immobile abusivo. Il ricorrente sosteneva che l'acquisizione gratuita del bene da parte del Comune fosse invalida a causa della mancata notifica dell'accertamento di inottemperanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il trasferimento della proprietà all'ente pubblico avviene automaticamente allo scadere dei novanta giorni dall'ingiunzione. La notifica dell'accertamento ha solo valore certificativo e non costitutivo. Di conseguenza, l'ex proprietario perde la legittimazione a contestare l'ordine di demolizione, non avendo più alcun interesse giuridico concreto e attuale sull'immobile ormai comunale.
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Ordine di demolizione: la prescrizione non salva l’abuso
Il proprietario di un immobile abusivo ha impugnato l'ordine di demolizione emesso nei suoi confronti, chiedendo di escludere dall'abbattimento alcuni ampliamenti successivi di 80 metri quadri. La difesa sosteneva che tali opere, oggetto di un separato procedimento penale archiviato per prescrizione, fossero estranee al primo processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'ordine di demolizione ha natura reale e ripristinatoria. Di conseguenza, l'obbligo di abbattimento si estende inevitabilmente all'intero edificio abusivo, comprese tutte le addizioni e le prosecuzioni strutturali successive, anche se prescritte. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: il Comune acquisisce ma la ruspa non si ferma
Il Tribunale di Napoli aveva dichiarato non esecutivi gli ordini di abbattimento di un immobile abusivo, ritenendo che la successiva acquisizione del bene al patrimonio del Comune impedisse al privato di procedere. Il Procuratore della Repubblica ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il passaggio di proprietà all'ente pubblico non rende incompatibile l'ordine di demolizione. Per bloccare l'abbattimento è necessaria una specifica delibera del Consiglio comunale che attesti un prevalente interesse pubblico alla conservazione dell'opera. La Cassazione ha quindi annullato il provvedimento e rinviato il caso al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Ordine di demolizione: perché il tempo non salva l’abuso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Proprietario contro il rigetto della richiesta di sospensione dell'ordine di demolizione di un immobile abusivo. I giudici hanno ribadito che l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e non si prescrive mai. Inoltre, il diritto al domicilio tutelato dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo non è assoluto e non impedisce l'abbattimento di una costruzione abusiva, specialmente se il Proprietario è rimasto inerte per anni senza cercare soluzioni abitative alternative.
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Ordine di demolizione: le macerie non bastano a evitarlo
La proprietaria di un terreno ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Palermo che respingeva la revoca di un ordine di demolizione relativo a un basamento abusivo in cemento armato. La donna sosteneva di aver già demolito l'opera, portando come prova una perizia di parte e il ritrovamento di macerie nell'area. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la presenza di detriti non dimostra l'avvenuta demolizione dell'abuso in assenza di foto dello stato dei luoghi e di ricevute di smaltimento dei rifiuti. Inoltre, la Cassazione non può rivalutare le prove di fatto già esaminate nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, l'ordine di demolizione resta pienamente valido e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: la tutela del territorio vince sulla casa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina contro l'ordine di demolizione del proprio immobile abusivo situato in zona vincolata. La proprietaria chiedeva la revoca del provvedimento invocando una sanatoria pendente e il principio di proporzionalità per le sue precarie condizioni di salute ed economiche. I giudici hanno chiarito che la presenza di un vincolo paesaggistico rende quasi impossibile la sanatoria. Inoltre, il diritto alla casa non può essere usato per bloccare l'abbattimento se il colpevole ha ignorato i sigilli e ha fatto passare quindici anni senza cercare un'altra sistemazione. Di conseguenza, l'ordine di demolizione resta pienamente valido e l'immobile deve essere abbattuto.
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Ordine di demolizione: perché la sanatoria non salva l’ex proprietario
Due comproprietari di un immobile abusivo, costruito in una zona protetta da vincoli paesaggistici, chiedono la revoca dell'ordine di demolizione presentando una sanatoria comunale. Il giudice dell'esecuzione accoglie la richiesta, ma la Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte stabilisce che, poiché l'immobile era già stato acquisito gratuitamente al patrimonio del Comune, i vecchi proprietari non avevano più alcun interesse giuridico a chiedere la revoca dell'ordine di demolizione, essendo ormai considerati soggetti terzi ed estranei al bene. Inoltre, i giudici rilevano che una precedente richiesta identica era già stata respinta. Di conseguenza, la Cassazione annulla senza rinvio l'ordinanza di revoca, ripristinando l'efficacia dell'ordine di demolizione.
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Ordine di demolizione: l’impossibilità tecnica non salva l’abuso
I comproprietari di un immobile impugnano il provvedimento del Tribunale che dichiarava inammissibile la richiesta di revoca dell'ordine di demolizione per alcune sopraelevazioni abusive. Il Tribunale aveva declinato la propria competenza a valutare i problemi tecnici legati all'abbattimento. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione ha il potere e il dovere di valutare le questioni tecniche relative all'esecuzione dell'ordine di demolizione. Tuttavia, la Corte precisa che l'impossibilità tecnica di demolire la parte abusiva senza danneggiare quella lecita non rileva se tale situazione è imputabile al condannato stesso. La causa viene quindi rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Ordine di demolizione: decide il giudice penale, non il Comune
I Proprietari di alcuni immobili abusivi hanno chiesto la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione disposto dal giudice penale. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la richiesta, ritenendo la questione di esclusiva competenza delle autorità amministrative. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei Proprietari, stabilendo che l'ordine di demolizione, pur avendo natura di sanzione amministrativa, è un provvedimento giurisdizionale accessorio alla condanna penale. Di conseguenza, spetta sempre al giudice dell'esecuzione penale decidere sulle controversie relative alla sua legittimità ed eseguibilità. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza impugnata, ordinando al Tribunale di esaminare l'istanza nel merito.
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Ordine di demolizione: il giudice penale batte la burocrazia
I Proprietari di un immobile abusivo hanno chiesto la revoca dell'ordine di demolizione emesso dal giudice penale. Il Tribunale di Gela ha rigettato la richiesta, ritenendo che le recenti riforme avessero trasferito la competenza ad altri organi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei Proprietari, stabilendo che l'ordine di demolizione emesso dal giudice penale ha natura di provvedimento giurisdizionale. Di conseguenza, la competenza a decidere sulla sua esecuzione spetta sempre al giudice dell'esecuzione penale e non alle autorità amministrative. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando il caso al Tribunale per valutare se sia tecnicamente impossibile demolire la parte abusiva senza danneggiare quella regolare, precisando che tale impossibilità non deve essere imputabile ai Proprietari stessi.
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Ordine di demolizione: pagare le tasse non salva l’abuso
Il Proprietario di un immobile abusivo ha richiesto la sospensione dell'ordine di demolizione emesso a seguito di una condanna definitiva per reati edilizi. Il Giudice dell'esecuzione ha dichiarato inammissibile la richiesta perché identica a una precedente già respinta. Il Proprietario ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando che il giudice avesse deciso senza chiedere il parere del Pubblico Ministero e sottolineando di aver pagato le tasse sull'immobile per oltre dieci anni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'omessa richiesta del parere del Pubblico Ministero costituisce una nullità che solo quest'ultimo può eccepire. Inoltre, il pagamento delle tasse non incide sulla legittimità dell'ordine di demolizione. Il Proprietario è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: la Cassazione respinge il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un privato contro il rigetto dell'istanza di revoca di un ordine di demolizione per un manufatto abusivo di circa 31 metri quadri. Il ricorrente lamentava la violazione del contraddittorio e l'indeterminatezza dell'immobile da abbattere. I giudici di legittimità hanno stabilito che le contestazioni erano del tutto generiche e non supportate dall'allegazione degli atti necessari, violando il principio di autosufficienza. Di conseguenza, l'ordine di demolizione è stato confermato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: la sanatoria non basta a salvare l’abuso
Il proprietario di un immobile abusivo ha chiesto la sospensione dell'ordine di demolizione disposto con sentenza penale definitiva, sostenendo di aver presentato domanda per il rilascio del permesso di costruire in sanatoria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la semplice pendenza della richiesta di sanatoria non basta a bloccare l'ordine di demolizione. Per ottenere la sospensione, serve una concreta e ragionevole prospettiva di un rapido accoglimento della domanda. Nel caso specifico, tale possibilità è stata esclusa poiché l'immobile sorge in un'area protetta da vincolo paesaggistico e ad alto rischio alluvionale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Abuso edilizio: l’ordine di demolizione non si può evitare
Una cittadina viene condannata per abuso edilizio e invasione di terreni, ma il tribunale omette di disporre l'ordine di demolizione delle opere abusive. Il Procuratore Generale ricorre in Cassazione chiedendo l'applicazione della sanzione e la subordinazione della sospensione della pena alla demolizione stessa. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso: stabilisce che l'ordine di demolizione è una sanzione accessoria obbligatoria per legge e priva di discrezionalità, disponendola direttamente. Rigetta invece la richiesta di subordinare la sospensione condizionale della pena, non ricorrendone i presupposti di legge. Vince parzialmente la pubblica accusa, con l'obbligo di abbattimento delle opere abusive.
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Ordine di demolizione: la villa abusiva non si salva per povertà
Il figlio di una donna condannata per abusivismo edilizio ha chiesto la sospensione dell'ordine di demolizione di una villa abusiva di 240 metri quadri. Il ricorrente invocava la tutela del diritto all'abitazione e alla vita familiare, segnalando presunte difficoltà economiche e di salute. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la legittimità del provvedimento, rilevando che l'ordine di demolizione rispetta il principio di proporzionalità. L'immobile, interamente abusivo e di grandi dimensioni, ha richiesto un investimento economico incompatibile con lo stato di povertà dichiarato. Inoltre, le condizioni di salute della famiglia non sono risultate di gravità eccezionale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ordine di demolizione: senza prove il condono non ferma le ruspe.
Il proprietario di un immobile abusivo ha richiesto la sospensione di un ordine di demolizione, sostenendo la pendenza di una pratica di condono edilizio. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato l'istanza poiché il richiedente non ha allegato alcun documento a prova della domanda di sanatoria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito che spetta al cittadino l'onere di provare i fatti a fondamento della propria richiesta, senza che il giudice debba acquisire d'ufficio i documenti presso altre amministrazioni. Inoltre, non è consentito presentare nuove prove per la prima volta nel giudizio di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: la falsa sanatoria non ferma la ruspa
Quattro comproprietari hanno impugnato l'ordinanza del Tribunale di Catania che rifiutava di revocare un ordine di demolizione per un campo di calcetto e uno spogliatoio abusivi. I ricorrenti sostenevano che il Comune avesse rilasciato una concessione in sanatoria successiva alla condanna penale. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando che la sanatoria era illegittima. Il provvedimento comunale si basava infatti su dichiarazioni false circa l'epoca di completamento dei lavori ed era parziale rispetto all'abuso commesso. Di conseguenza, l'ordine di demolizione resta pienamente valido ed efficace, e i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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