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Ordine Di Demolizione

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502 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: demolizione e condanna
Quattro comproprietari hanno impugnato l'ordine di demolizione di un immobile abusivo davanti al Giudice dell'esecuzione. Dopo il rigetto della loro istanza, hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, il loro difensore munito di procura speciale ha depositato una formale rinuncia. La Suprema Corte ha preso atto di questa scelta, dichiarando l'inammissibilita del ricorso. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende. La vicenda evidenzia come la rinuncia al ricorso per cassazione precluda qualsiasi esame nel merito, comportando l'obbligo di farsi carico delle spese del procedimento penale.
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Ordine di demolizione: la casa abusiva non si salva col condono
La proprietaria di un immobile abusivo ha impugnato l'ordine di demolizione emesso dalla Procura, chiedendone la sospensione a causa di una pendenza di condono edilizio e invocando il diritto all'abitazione ex art. 8 CEDU, essendo l'immobile la sua unica casa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione può essere sospeso solo se la concessione della sanatoria è imminente e altamente probabile. Inoltre, il diritto al domicilio non è assoluto e cede di fronte alla necessità di ripristinare la legalità violata, a meno che il ricorrente non dimostri l'assoluta impossibilità di trovare un'altra sistemazione e una concreta situazione di vulnerabilità, elementi non provati nel caso di specie.
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Ordine di demolizione: perché la casa abusiva non si salva mai
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una proprietaria contro il rigetto della revoca di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La ricorrente sosteneva che l'ordine fosse prescritto e violasse il principio di proporzionalità sul diritto alla casa. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e non di pena, rendendolo imprescrittibile. Inoltre, il bilanciamento con il diritto al domicilio è stato rispettato, poiché la proprietaria ha avuto oltre quindici anni per regolarizzare la propria posizione o trovare un'alternativa, continuando invece a realizzare ulteriori opere abusive. Di conseguenza, la proprietaria perde la causa e deve demolire l'immobile, oltre a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: l’asta giudiziaria non salva la casa
Un cittadino acquista un immobile abusivo tramite un'asta giudiziaria, ritenendo in buona fede che non vi fossero irregolarità edilizie. Successivamente, presenta una richiesta di sanatoria. Tuttavia, sulla casa pende un ordine di demolizione definitivo emesso dal giudice penale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che l'ordine di demolizione deve essere eseguito. La buona fede del terzo acquirente è del tutto irrilevante, poiché l'immobile abusivo continua a danneggiare l'ambiente. Inoltre, la semplice richiesta di sanatoria, senza un provvedimento amministrativo valido ed efficace già approvato, non ferma la demolizione. L'acquirente perde la casa ma può rivalersi sul venditore originario per il risarcimento dei danni.
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Sanatoria edilizia condizionata: perché non evita la demolizione
Il Proprietario di un immobile abusivo ha chiesto la revoca dell'ordine di demolizione, sostenendo di aver ottenuto un permesso di costruire in sanatoria dal Comune. Tuttavia, questo provvedimento era subordinato alla condizione di demolire alcune parti dell'edificio, interventi mai eseguiti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sanatoria edilizia condizionata è illegittima e non può estinguere il reato edilizio né bloccare la demolizione. Il provvedimento di sanatoria deve infatti attestare la piena conformità delle opere già realizzate, senza poter imporre prescrizioni o interventi futuri. Di conseguenza, l'ordine di demolizione originario resta pienamente valido ed efficace.
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Ordine di demolizione: la sanatoria tardiva non salva la casa
Due coniugi, condannati per reati urbanistici, non rispettano l'ordine di demolizione del loro immobile abusivo entro i novanta giorni prescritti. Successivamente, ottengono un permesso in sanatoria dal Comune e il giudice dell'esecuzione revoca l'ordine di demolizione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Procuratore della Repubblica, stabilendo che la mancata demolizione comporta l'acquisizione automatica e gratuita del bene al patrimonio comunale. Di conseguenza, il successivo permesso in sanatoria è illegittimo poiché rilasciato a soggetti non più proprietari. La Cassazione annulla senza rinvio la revoca dell'ordine di demolizione, confermando che i vecchi proprietari non hanno più alcun diritto sul bene né la legittimazione a chiederne la revoca, se non per demolirlo a proprie spese.
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Ordine di demolizione: l’inerzia del Comune non salva l’abuso
Il Responsabile dell'abuso ha impugnato il provvedimento che respingeva la revoca dell'ordine di demolizione per un imponente immobile abusivo. Il ricorrente sosteneva che la demolizione violasse il principio di proporzionalità, trattandosi della sua unica abitazione, e che l'inerzia di quindici anni della Pubblica Amministrazione avesse generato un affidamento incolpevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il decorso del tempo non sana l'illegalità originaria e che l'immobile, per le sue enormi dimensioni e la presenza di aree commerciali, non giustifica la tutela del diritto al domicilio. Inoltre, l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e non penale, escludendo qualsiasi violazione del divieto di doppia punizione.
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Ordine di demolizione: il condono non salva i nuovi abusi
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di demolizione per un intero immobile abusivo, respingendo il ricorso della proprietaria. La donna sosteneva che l'ordine dovesse riguardare solo i successivi ampliamenti e non la struttura originaria, per la quale pendeva una vecchia domanda di condono. I giudici hanno chiarito che le nuove opere abusive, inglobate nell'edificio principale, hanno reso improcedibile la sanatoria originaria. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che le contestazioni sullo stato dell'immobile dovevano essere sollevate durante il processo principale e non nella fase esecutiva, quando la condanna è ormai definitiva. Di conseguenza, l'intero complesso deve essere abbattuto.
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Ordine di demolizione: se la casa è del Comune il ricorso decade
Una cittadina ha impugnato il rifiuto di revocare un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Tuttavia, l'immobile era già stato acquisito dal Comune fin dal 1994 a causa della mancata demolizione spontanea nei termini. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, una volta che il bene entra nel patrimonio comunale, il privato perde la proprietà e non ha più alcun interesse concreto a chiedere la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione.
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Ordine di demolizione: l’inutile difesa sull’immobile abusivo
Una proprietaria ha impugnato l'ingiunzione di abbattimento di un immobile abusivo, sostenendo che l'atto non contenesse gli elementi minimi per identificare le opere da distruggere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione coincideva con l'abbattimento dell'intero fabbricato abusivo, già individuato nella sentenza di condanna definitiva del 1998. Di conseguenza, non vi era alcuna incertezza sull'oggetto del provvedimento. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: l’età avanzata non salva la casa abusiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una proprietaria contro il rigetto della revoca di un ordine di demolizione per un immobile abusivo adibito a sua abitazione. La ricorrente invocava il principio di proporzionalità, lamentando l'omessa valutazione della sua età avanzata, delle condizioni di salute degli occupanti e del tempo trascorso dall'abuso. I giudici hanno chiarito che il rispetto della proporzionalità richiede un bilanciamento complesso, ma la proprietaria non ha dimostrato un'attuale precarietà economica né ha cercato soluzioni abitative alternative negli anni. Di conseguenza, l'ordine di demolizione rimane pienamente valido ed efficace, e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: cade anche il tetto se il muro è abusivo
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore contro l'ordinanza che limitava l'ordine di demolizione al solo muro di un terrazzo, escludendo la copertura sovrastante. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione di un immobile abusivo si estende all'intero manufatto, comprese le opere accessorie, le aggiunte e le modifiche successive. L'obbligo di ripristino dello stato dei luoghi non può essere limitato se le opere successive sono collegate fisicamente e funzionalmente a quella principale. La Cassazione ha quindi annullato la decisione, rinviando il caso alla Corte d'appello per un nuovo esame che verifichi l'effettivo collegamento tra il muro e la copertura dell'edificio.
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Condono edilizio: lo scheletro abusivo non ferma la demolizione
Il Procuratore generale ha impugnato la revoca dell'ordine di demolizione di un immobile abusivo, decisa dalla Corte di appello sulla base di un condono edilizio concesso dal Comune. L'immobile, sequestrato nel 1996, era costituito solo da uno scheletro di cemento armato sia nel 2000 che nel 2013. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice ha il dovere di controllare la legittimità del titolo in sanatoria. La mancata ultimazione dell'opera entro i termini di legge non può essere giustificata dal sequestro se l'immobile si presentava ancora come un mero rustico strutturale non funzionale. La sentenza di revoca è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Ordine di demolizione: stop se rischia di far crollare la casa
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del proprietario di un immobile contro la revoca della sospensione di un ordine di demolizione per opere abusive. Il Giudice dell'Esecuzione aveva revocato la sospensione ignorando il pericolo di crollo della parte regolare dell'edificio. La Suprema Corte ha stabilito che la demolizione non può essere eseguita se mette a rischio la stabilità dell'intero immobile. Di conseguenza, i giudici hanno annullato il provvedimento e rinviato il caso per una nuova valutazione tecnica.
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Ordine di demolizione: il ricorso pretestuoso costa 5.000 euro
Il proprietario di un immobile abusivo ha proposto ricorso contro il rigetto della richiesta di revoca o sospensione dell'ordine di demolizione. La difesa lamentava la mancata notifica dell'udienza a uno dei difensori e la presenza di istanze di condono. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'omessa notifica a un co-difensore costituisce una nullità sanata dalla presenza dell'altro avvocato in udienza senza obiezioni. Inoltre, l'ordine di demolizione può essere sospeso solo in presenza di imminenti provvedimenti amministrativi incompatibili con l'abbattimento, non bastando la mera pendenza di vecchie istanze di sanatoria. Il ricorrente è stato condannato anche a una pesante sanzione pecuniaria per aver presentato un ricorso pretestuoso e dilatorio.
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Condono edilizio: no alla sanatoria se si divide la casa abusiva
Un cittadino ha impugnato l'ordine di demolizione di un immobile abusivo, sostenendo che i figli avessero diritto a presentare autonome domande di condono edilizio e proponendo di demolire la volumetria in eccesso per salvare il resto della struttura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di comproprietà indivisa, non è ammesso il frazionamento delle domande di sanatoria per aggirare i limiti volumetrici di legge. Inoltre, la demolizione tardiva della volumetria eccedente non rende condonabile la parte restante, poiché costituisce un indebito aggiramento dei termini temporali previsti dalla normativa. Di conseguenza, l'ordine di demolizione resta pienamente valido ed efficace.
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Ordine di demolizione: la salute non basta a fermare le ruspe
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro il rigetto della sua richiesta di revoca o sospensione di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Il Tribunale aveva respinto l'istanza a causa della totale mancanza di prove concrete. Il ricorrente non ha infatti allegato documenti idonei a dimostrare le sue precarie condizioni economiche, lo stato di salute o l'eventuale richiesta di accesso all'edilizia popolare. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, ribadendo che la semplice opposizione senza prove specifiche non può fermare l'abbattimento del manufatto abusivo. Di conseguenza, il cittadino perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: no al blocco senza udienza della difesa
Il Tribunale, in veste di giudice dell'esecuzione, dichiarava inammissibile la richiesta del Proprietario di sospendere l'ordine di demolizione di alcune opere abusive, nonostante la pendenza di una sanatoria edilizia. Il Proprietario proponeva ricorso in Cassazione lamentando la mancata valutazione dei pareri favorevoli degli enti competenti e il rischio di danneggiare l'intero immobile. La Corte di Cassazione ha stabilito che il Tribunale non poteva liquidare la richiesta come inammissibile senza un effettivo confronto tra le parti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha riqualificato il ricorso come opposizione e ha rinviato gli atti al Tribunale per svolgere una regolare udienza in contraddittorio.
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Ordine di demolizione: gli eredi perdono l’immobile del Comune
Gli eredi di una donna condannata per abusivismo edilizio ottengono dal Giudice dell'esecuzione la revoca dell'ordine di demolizione di un immobile a Ercolano. Il Procuratore della Repubblica impugna la decisione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, annullando il provvedimento con rinvio. La Corte chiarisce che, una volta che il bene è stato acquisito al patrimonio del Comune, i privati non hanno più titolo per chiedere la revoca dell'ordine di demolizione, a meno che non vogliano provvedere spontaneamente all'abbattimento. Inoltre, la presenza di un parere negativo definitivo dell'Ente Parco Nazionale del Vesuvio esclude ogni ragionevole probabilità di ottenere un condono edilizio, rendendo illegittima la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione.
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Ordine di demolizione: la sanatoria prevale sui dubbi del giudice
Il Proprietario ha impugnato la decisione del Tribunale che rifiutava di revocare un ordine di demolizione, nonostante il successivo rilascio di un permesso di costruire in sanatoria. Il giudice dell'esecuzione aveva sollevato dubbi sulla corrispondenza dell'immobile a causa di una variazione del nome della via e sulla legittimità dell'intero edificio storico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Proprietario, evidenziando che i dati catastali erano immutati e che per i fabbricati antecedenti al 1942 non serve una licenza edilizia originaria. La Cassazione ha quindi annullato il provvedimento, rinviando al Tribunale per un nuovo esame.
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