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Ordine Di Demolizione

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502 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Vincolo cimiteriale: quando la demolizione è inevitabile
La Cassazione conferma l'ordine di demolizione per un immobile ristrutturato abusivamente in zona con vincolo cimiteriale. Nonostante una pronuncia favorevole del TAR, il notevole aumento di volumetria e l'assolutezza del vincolo hanno reso l'opera insanabile, portando al rigetto del ricorso.
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Ordine di demolizione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un proprietario contro un ordine di demolizione. La Corte ha confermato che le opere edilizie abusive erano proseguite anche dopo la data ultima per il condono, rendendo la sanatoria illegittima e il ricorso un'azione meramente dilatoria.
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Frazionamento artificioso: no al condono edilizio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di demolizione. La richiesta di condono edilizio è stata rigettata a causa del frazionamento artificioso delle domande, presentate per un immobile ancora in comproprietà indivisa al solo fine di eludere i limiti volumetrici previsti dalla legge. La Corte ha ribadito che il giudice dell'esecuzione deve verificare la legittimità sostanziale del titolo in sanatoria.
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Ordine di demolizione: prevale la sentenza penale?
Un proprietario impugna un ordine di demolizione per 27 unità abusive, basandosi su una precedente sentenza del TAR che aveva annullato un'ordinanza comunale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che un annullamento amministrativo per vizi puramente formali non può bloccare l'esecuzione di una sentenza penale definitiva che ha accertato la natura sostanziale dell'abuso, specialmente in aree soggette a vincolo paesaggistico.
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Ordine di demolizione: vale per il nuovo proprietario?
Una società che ha acquistato un immobile in buona fede ha contestato un preesistente ordine di demolizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'ordine di demolizione è una sanzione amministrativa con carattere "reale". Questo significa che segue l'immobile e si applica a tutti i proprietari successivi, indipendentemente dalla loro buona fede o dal loro coinvolgimento nell'abuso edilizio originario. La tutela dell'acquirente consiste nel diritto di rivalsa verso il venditore.
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Ordine di demolizione eredi: cosa succede alla morte?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17840/2024, ha stabilito che l'obbligo di demolire un'opera abusiva non si estingue con la morte del responsabile, ma si trasferisce ai suoi successori. Il caso riguarda un'erede che ha impugnato un'ordinanza di demolizione per un immobile ricevuto in eredità, sostenendo l'impossibilità tecnica dell'intervento. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'ordine di demolizione eredi ha natura reale, cioè segue il bene e vincola chiunque ne abbia la disponibilità, a prescindere dal fatto che sia l'autore materiale dell'illecito.
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Ordine di demolizione: la sanatoria non basta a fermarlo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la semplice presentazione di un'istanza di sanatoria edilizia non è sufficiente a bloccare un ordine di demolizione. Il giudice dell'esecuzione ha il potere-dovere di verificare la legittimità della richiesta e, in caso di rigetto da parte del Comune o di manifesta infondatezza, l'ordine di demolizione riacquista piena efficacia. La sentenza sottolinea che la sanatoria urbanistica non sana le violazioni della normativa antisismica.
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Ordine di demolizione: a chi notificarlo? Novità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17809/2024, ha stabilito un importante principio in materia di abusivismo edilizio. Ha chiarito che l'ordine di demolizione emesso dal giudice penale deve essere notificato non solo alla persona condannata per l'illecito, ma anche all'attuale proprietario dell'immobile, pure se estraneo al processo penale. Questa decisione, che supera un precedente orientamento, sottolinea la natura 'reale' della sanzione, la quale è legata all'immobile e non alla persona, con lo scopo di ripristinare la legalità violata.
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Ordine di demolizione: quando non si può revocare
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di revoca di un ordine di demolizione per un cambio di destinazione d'uso abusivo. La sentenza stabilisce che se l'impossibilità tecnica di demolire è causata dal comportamento del condannato, l'ordine non può essere revocato. Inoltre, il principio di proporzionalità va valutato solo in relazione alla situazione del responsabile dell'abuso e non dei terzi che occupano altre parti dell'immobile.
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Ordine di demolizione: valido dopo il patteggiamento?
La Cassazione ha respinto il ricorso contro un ordine di demolizione emesso con una sentenza di patteggiamento nel 2003. Si è stabilito che la Riforma Cartabia non annulla tale ordine, poiché esso costituisce una sanzione autonoma e non un effetto secondario della sentenza, confermandone la piena esecutività.
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Ordine di demolizione: quando è inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due sorelle contro un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La decisione si fonda sulla constatazione che sull'edificio originario erano state realizzate ulteriori opere abusive, precludendo di fatto la possibilità di ottenere un condono edilizio e rendendo il ricorso manifestamente infondato.
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Ordine di demolizione: obbligatorio in caso di condanna
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29106/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di abusi edilizi. Un individuo era stato condannato per reati edilizi, ma il Tribunale aveva omesso di emettere il conseguente e obbligatorio ordine di demolizione. Il Procuratore ha fatto ricorso, sostenendo la natura inderogabile di tale ordine. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando la sentenza nella parte mancante e impartendo direttamente l'ordine di demolizione. La decisione chiarisce che la demolizione è una statuizione obbligatoria che non può essere omessa, nemmeno in caso di concessione della pena sospesa, e che la sua mancanza costituisce un errore di diritto che la Cassazione può correggere direttamente.
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Ordine di demolizione: 20 anni non bastano per fermarlo
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un ordine di demolizione per abusi edilizi, nonostante una richiesta di condono pendente da quasi vent'anni. La sentenza stabilisce che il semplice, abnorme ritardo della Pubblica Amministrazione nel decidere sull'istanza non è motivo sufficiente per sospendere l'esecuzione della demolizione, se non vi sono elementi concreti che facciano prevedere un esito favorevole e rapido della pratica.
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Ordine di demolizione: non è pena, non si prescrive
La Corte di Cassazione affronta il caso di un ordine di demolizione per un immobile abusivo, contestato dagli eredi del responsabile. La Corte chiarisce che l'ordine di demolizione non è una sanzione penale, ma una misura amministrativa ripristinatoria. Di conseguenza, non è soggetto a prescrizione e si trasmette a chiunque abbia la disponibilità del bene, inclusi gli eredi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per la maggior parte dei ricorrenti, confermando la validità dell'ordine.
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Legittimo affidamento: no se il condono è illegittimo
La Corte di Cassazione ha stabilito che il principio del legittimo affidamento non può essere invocato per bloccare un ordine di demolizione quando il condono edilizio, ottenuto successivamente, è palesemente illegittimo. Il giudice penale ha il potere-dovere di verificare la sussistenza dei requisiti di legge del provvedimento amministrativo. Se il beneficiario del condono è lo stesso autore dell'abuso e non era in buona fede, l'ordine di demolizione resta valido ed efficace.
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Ordine di demolizione: quando la salute non basta
La Corte di Cassazione ha confermato un ordine di demolizione per un immobile abusivo, nonostante la ricorrente avesse invocato gravi condizioni di salute proprie e della figlia e il lungo tempo trascorso dalla condanna (24 anni). La Corte ha stabilito che né il tempo né le patologie cronicizzate possono bloccare la demolizione, soprattutto quando la persona condannata non ha dimostrato di aver cercato attivamente soluzioni abitative alternative e compatibili con le proprie esigenze. La sentenza ribadisce la prevalenza dell'interesse pubblico al ripristino della legalità urbanistica sul diritto individuale all'abitazione in caso di illecito consapevole.
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Condono edilizio frazionato: no alla revoca della demolizione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un ordine di demolizione, confermando che il condono edilizio frazionato per superare i limiti di volumetria è un espediente illecito. La Corte ha chiarito che non si può invocare il silenzio-assenso se mancano i requisiti di legge, come il rispetto del limite di 750 mc per l'opera abusiva.
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Ordine di demolizione: quando è inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro un ordine di demolizione per un manufatto abusivo. Il ricorso è stato respinto per mancanza di specificità e perché basato solo su una perizia di parte, senza alcun atto amministrativo che giustificasse la sospensione o la revoca della demolizione.
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Ordine di demolizione su immobile ereditato: analisi
Un figlio eredita un immobile con un abuso edilizio realizzato dalla madre decenni prima. Contesta l'ordine di demolizione per vizi di notifica, violazione del diritto all'abitazione e pendenza di condoni. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che l'ordine di demolizione su immobile ereditato è valido ed efficace. La morte dell'autrice del reato rende la sentenza definitiva, e l'erede subentra in tutti gli obblighi, incluso quello di demolire, senza che il tempo trascorso possa sanare l'illecito.
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Ordine di demolizione: quando non si può fermare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro un ordine di demolizione. La richiesta di sospendere l'esecuzione, basata su istanze di condono e sanatoria, è stata respinta a causa della presenza di vincoli paesaggistici e ambientali insuperabili che rendevano impossibile qualsiasi forma di regolarizzazione dell'abuso edilizio.
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