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Ordinanza — Anno 2023

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425 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ordinanza

Provvedimenti

Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
Un imputato, condannato per falso e truffa, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche e il diniego di una perizia grafologica. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sostenendo che la valutazione del giudice di merito sul diniego delle attenuanti era adeguatamente motivata dalla sola incensuratezza e dalla mancanza di collaborazione processuale, e che la richiesta di perizia costituiva un'inammissibile rivalutazione dei fatti.
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Retribuzione pubblico impiego: il caso cessa in Cassazione
Alcuni dipendenti di un ente previdenziale hanno richiesto una retribuzione aggiuntiva per mansioni ritenute extra. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, considerandole parte dei doveri d'ufficio. Durante il ricorso in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine al giudizio senza una decisione sul merito della questione legata alla retribuzione pubblico impiego.
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Errore materiale: correzione nome in un’ordinanza
La Corte di Cassazione ha corretto una propria precedente ordinanza a causa di un errore materiale. Nel dispositivo della decisione, il cognome della parte vittoriosa era stato trascritto in modo errato. Su istanza della parte interessata, la Corte ha disposto la rettifica, evidenziando come la procedura di correzione dell'errore materiale serva a emendare sviste che non incidono sulla sostanza della decisione.
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Videochiamate sostitutive: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava a un detenuto in regime di 41-bis le videochiamate sostitutive dei colloqui. Il Tribunale aveva basato il diniego sulla fine dell'emergenza pandemica, omettendo di valutare le altre motivazioni addotte dal ricorrente, quali le onerose spese di viaggio e le condizioni di salute dei familiari. La Suprema Corte ha ritenuto fondato il ricorso, sottolineando il dovere del giudice di esaminare tutte le ragioni presentate, e ha rinviato il caso per un nuovo giudizio.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo dichiara
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per reati legati agli stupefacenti (art. 73 D.P.R. 309/1990). La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano mere ripetizioni di questioni già respinte in appello o tentativi di ottenere un nuovo esame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Minorata difesa: quando l’età è aggravante di truffa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una condanna per truffa aggravata. La Corte ha confermato che l'aggravante della minorata difesa sussiste quando l'autore del reato sceglie la vittima proprio in ragione della sua età avanzata e delle connesse minori capacità reattive, come dimostrato da un precedente tentativo fallito nei confronti della stessa persona ultraottantenne.
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Correzione errore materiale: spese legali dimenticate
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza, ha effettuato una correzione di errore materiale a una propria precedente sentenza. Inizialmente aveva omesso di liquidare le spese legali a favore della parte civile, nonostante la richiesta fosse stata presentata. Con questo provvedimento, la Corte rimedia all'errore, condannando l'imputato, il cui ricorso era stato dichiarato inammissibile, al pagamento delle spese legali dovute al Comune costituitosi parte civile.
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Correzione errore materiale: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza, ha disposto la correzione di un errore materiale presente nel dispositivo di una precedente sentenza. L'errore consisteva nell'errata indicazione della data di nascita di un ricorrente (27/07/1966 anziché 27/06/1966). La Corte ha rilevato che si trattava di un mero errore di trascrizione, poiché la data corretta era già presente sia nell'epigrafe che nella motivazione della stessa sentenza, e ha quindi ordinato la rettifica dell'atto attraverso la procedura semplificata.
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Omessa dichiarazione: appello inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 47214/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una legale rappresentante condannata per il reato di omessa dichiarazione. La Corte ha stabilito che le lamentele sulla ricostruzione dei fatti e la presunta forza maggiore, derivante da difficoltà economiche, non sono motivi validi per un ricorso di legittimità, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Correzione errore materiale: data di nascita errata
La Corte di Cassazione interviene con un'ordinanza di correzione errore materiale per rettificare una data di nascita indicata in modo errato in un precedente provvedimento. La Corte ha disposto che la data 1977 venisse sostituita con quella corretta del 1987, come risultante dal certificato di nascita, ripristinando la corretta identificazione della persona coinvolta.
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Litispendenza tra cause nello stesso ufficio: no
Un tribunale aveva erroneamente dichiarato la litispendenza tra due procedimenti identici pendenti davanti allo stesso ufficio, cancellando la causa dal ruolo. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, chiarendo che l'istituto della litispendenza opera solo tra cause pendenti dinanzi a uffici giudiziari diversi. In caso di pendenza davanti al medesimo ufficio, si devono applicare altri istituti processuali come la riunione o la sospensione. La causa è stata quindi rinviata al tribunale per la prosecuzione.
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Confisca denaro da spaccio: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. I giudici hanno confermato la legittimità della confisca denaro trovato in suo possesso, poiché la sua provenienza illecita era stata adeguatamente motivata e non era stata fornita prova contraria. Anche il motivo sulla presunta eccessività della pena è stato rigettato per manifesta infondatezza.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché generico. L'imputato, condannato per falsa testimonianza, non ha contestato in modo specifico le motivazioni della Corte d'Appello. Di conseguenza, è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una cospicua ammenda.
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Estinzione giudizio per rinuncia: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha decretato l'estinzione del giudizio per rinuncia in una controversia di lavoro. Una fondazione culturale e una lavoratrice, dopo aver impugnato una sentenza d'appello, hanno raggiunto una conciliazione sindacale. Di conseguenza, hanno depositato un atto di rinuncia reciproca ai rispettivi ricorsi, portando la Corte a chiudere formalmente il procedimento senza una decisione nel merito.
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Estinzione del ricorso per rinuncia in Cassazione
Un'azienda di servizi pubblici locali, dopo aver perso in appello una causa contro un dipendente per il pagamento di buoni pasto, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia e dell'accettazione della controparte, ha dichiarato l'estinzione del ricorso, chiudendo definitivamente il procedimento e rendendo esecutiva la sentenza d'appello.
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Correzione errore materiale: la Corte corregge sé
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza, interviene d'ufficio per la correzione di un errore materiale contenuto in un suo precedente provvedimento. La decisione originaria, emessa per correggere una sentenza, riportava erroneamente il nome di una società e faceva riferimento a un'altra pronuncia, del tutto estranea alla causa. L'ordinanza in esame rettifica tali imprecisioni, ripristinando la corretta identità delle parti e l'esatto riferimento alla sentenza da correggere. Questo caso evidenzia l'importanza del meccanismo di correzione errore materiale come strumento per garantire l'accuratezza e la coerenza degli atti giudiziari.
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Regolamento di competenza: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per regolamento di competenza avverso un'ordinanza puramente istruttoria. Il provvedimento impugnato si limitava a concedere alle parti i termini per il deposito di memorie, senza contenere alcuna statuizione espressa e definitiva sulla questione di competenza territoriale sollevata. La Suprema Corte ha ribadito che il regolamento di competenza è ammissibile solo contro provvedimenti che decidono la questione in modo esplicito e inequivocabile.
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Estinzione del giudizio: definizione delle liti fiscali
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in una controversia tra l'Agenzia delle Entrate e un'impresa di costruzioni. La decisione è stata presa non nel merito della questione, ma perché l'impresa ha aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti prevista dalla Legge 197/2022, pagando quanto dovuto. La presentazione della domanda di sanatoria e la relativa documentazione hanno portato alla chiusura del processo, con spese a carico delle parti che le hanno anticipate.
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Estinzione giudizio tributario: il caso di definizione
Una società e il suo socio di maggioranza hanno impugnato alcuni avvisi di accertamento fiscale. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, hanno fatto ricorso in Cassazione. Durante questo procedimento, hanno aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti, come previsto dalla L. 197/2022. La Corte Suprema, prendendo atto dell'istanza e dei relativi pagamenti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, con spese compensate tra le parti.
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Estinzione del giudizio: definizione agevolata
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in una controversia fiscale, a seguito della richiesta di definizione agevolata presentata dalla società contribuente ai sensi della Legge 197/2022. La Corte ha verificato che la società aveva presentato l'istanza e versato gli importi dovuti, soddisfacendo così i requisiti per chiudere il contenzioso. Le spese legali sono rimaste a carico di chi le aveva anticipate.
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